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25 marzo 2005

“La Russia e’ assolutamente priva di una politica nazionale”


di Oleg Kulikov, segretario del CC del PCFR

Con questo scritto che puntualizza le linee di politica estera del suo partito, il dirigente comunista intende rispondere anche alle aspre critiche rivolte da settori della sinistra (in particolare, gli esponenti di “Rodina”, il gruppo di autorevoli intellettuali marxisti del cosiddetto “putinismo rosso”, capeggiato da Dmitrij Jakushev e Anton Baumgartner, e alcuni gruppi della sinistra comunista come “Democrazia operaia”) al Partito Comunista della Federazione Russa, perché, nella sua durissima polemica con l’amministrazione Putin e nella conseguente ricerca delle alleanze, esso si sarebbe sostanzialmente allineato alle posizioni dei gruppi oligarchici a loro volta sostenuti dall’imperialismo USA, attivamente coinvolto nell’azione di destabilizzazione degli attuali assetti di potere russo e nella creazione delle condizioni per la realizzazione di una “rivoluzione arancione” anche a Mosca.
M.G.


In questo momento la Russia non dispone di una politica estera, indirizzata alla difesa degli interessi nazionali. Esiste qualche manifestazione di azioni scollegate e in contraddizione tra loro, dietro le quali si nascondono soprattutto gli interessi di personalità private o di corporazioni oligarchiche. Inoltre, la politica estera russa sembra spesso indirizzata all’esecuzione di direttive geopolitiche di forze esterne ed anche ostili alla Russia. Un eloquente esempio è rappresentato dalla posizione assunta dalla dirigenza russa nei confronti della Moldavia e della Bielorussia.

In conseguenza di ciò la Russia continua a perdere posizioni sia nello spazio post-sovietico che nel mondo più in generale. Dal punto di vista degli interessi nazionali della Russia, ciò che è accaduto in Abkhazia, Ucraina, Moldavia e, oggi, in Kirghizia rappresenta una totale catastrofe.

La mancanza di una politica estera nazionale non sorprende affatto. La Russia è completamente priva non solo di una propria politica estera, ma anche di una politica economico-sociale, demografica e culturale. Si manifestano esclusivamente azioni intraprese nell’interesse delle corporazioni oligarchiche o burocratiche.

Eppure una politica estera basata sugli interessi nazionali sarebbe pienamente perseguibile. Disponiamo di personale competente, di tradizioni, di un’opinione pubblica in grado di sostenere qualsiasi azione ragionevole condotta in difesa degli interessi economici e politici dello stato. Certo, la situazione internazionale si presenta per noi abbastanza pesante. Ma anche in passato la diplomazia russa era riuscita a strappare significativi successi in condizioni estremamente complicate, ad esempio dopo la guerra persa in Crimea. In questo momento, però, io non riesco a scorgere un solo successo della politica estera della dirigenza russa.

C’è comunque ancora spazio per operare. Nel mondo abbiamo molti potenziali alleati, che volentieri collaborerebbero con la Russia. Il loro numero potrebbe aumentare anche di molto, se la Russia dimostrasse la propria disponibilità a mettere in pratica una politica estera nazionale, a formulare e, conseguentemente, anche a difendere i propri interessi. Finora abbiamo solo dimostrato al mondo che non intendiamo valorizzare i rapporti durevoli di alleanza e partneriato, che siamo pronti in qualsiasi momento a cambiarli per miope convenienza. Oggi manteniamo relazioni di partneriato praticamente solo con l’India e con la Siria. Ma anche con questi paesi, probabilmente ci comporteremo come con gli altri alleati, nel momento in cui qualcuno di loro dovesse provocare il malumore degli USA.

L’attuale debolezza della Russia le impedisce di occupare un posto dignitoso nel sistema economico mondiale. Un’energica politica estera deve offrire l’opportunità di difendere le proprie posizioni economiche, di creare le condizioni ideali per lo sviluppo della propria produzione industriale, per gli scambi commerciali e per la collaborazione tecnologica. Inoltre, senza una forte politica estera non è neppure possibile un’espansione sul piano culturale. E dal momento che oggi la Russia non dispone di una forte politica estera, la sua autorità nel mondo diminuisce e noi veniamo allontanati dai mercati internazionali. In un futuro non lontano, ci verranno anche avanzate pretese territoriali anche all’interno della nostre frontiere.

Ma i comunisti non si limitano ad osservare con amarezza come svanisce l’autorità del nostro stato, come cade a pezzi e va in disfacimento tutto ciò che è stato creato dalle generazioni precedenti. E’ particolarmente vergognoso che simili processi avvengano nell’anno del sessantesimo anniversario della vittoria. I comunisti hanno intenzione di agire in difesa degli interessi nazionali della Russia. Grazie ai comunisti e ai loro alleati, la Russia dispone anche di un’altra diplomazia, quella popolare, che contribuisce a mantenere l’unità culturale nello spazio post-sovietico, a rafforzare le tendenze all’integrazione nelle ex repubbliche sovietiche. Nell’ambito di tale linea, una particolare rilevanza assume l’imminente “Congresso dei popoli di Russia e Bielorussia”.

Emerge allora la questione essenziale e complessa in merito a quali interessi – quello nazionale, statale o quello della solidarietà internazionale – siano da considerarsi prioritari per i comunisti. E, a tal proposito, è probabilmente scorretto imbastire una sterile discussione, che potrebbe condurre solamente alla scissione del movimento patriottico di sinistra.

Noi vediamo che, nel movimento comunista mondiale, esistono differenti approcci alla questione. Così, il Partito Comunista del Giappone si è sempre pronunciato per la restituzione al Giappone di praticamente tutto l’arcipelago delle Curili, avanzando in Parlamento risoluzioni coerenti con questa posizione. Il fatto che il partito comunista giapponese anteponga gli interessi nazionali è pienamente spiegabile e comprensibile. Simile approccio alle questioni di politica estera è possibile anche per le forze patriottiche di sinistra della Russia. Ma naturalmente, in nessun caso, in nome della difesa degli interessi nazionali, dovranno essere adottate parole d’ordine a sostegno delle azioni dell’attuale regime, che sta conducendo il paese verso la catastrofe. In questo momento gli interessi della Russia coincidono con la necessità della lotta contro il regime esistente.

Traduzione dal russo di Mauro Gemma