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Fine del baratto tra Mosca e Kiev
di Giulietto Chiesa
da La Stampa del 18 aprile 2005
La prima mossa di Viktor Yushenko, presidente "arancione" ucraino,
sarà quella di proporre a Vladimir Putin di terminare "l'era del
baratto", altrimenti detto barter
, che ha segnato tutti gli anni dall'indipendenza a oggi, cioè dalla
fine dell'Unione Sovietica.
Funzionava così, all'incirca: più dell'80% del consumo energetico dell'Ucraina
dipendeva (e dipende) dalle esportazioni russe, effettuate da Gazprom (che è
formalmente una società per azioni, ma che di fatto si comporta come un'impresa
statale) . A sua volta l'85% del gas russo arriva in Europa attraverso
l'Ucraina, così come accadeva ai tempi sovietici, e così come accadde nei tempi
di Eltsin.
Siccome l'Ucraina non aveva un dollaro per pagare la bolletta del gas, la
soluzione trovata, di comune accordo sia con Eltsin che con Putin attraverso
uno strano gentlemen agreement, fu
duplice, o triplice. Io ti dò il gas e tu mi paghi in merci. Solo che il gas
costa e l'Ucraina di merci ne aveva poche, e quelle poche di scarso valore, per
cui gli ucraini, al tempo di Kravchuk e di Kuchma, si sono arrangiati,
integrando il bilancio energetico ufficiale con una serie abbastanza numerosa e
ingegnosa di fori . Insomma foravano i gasdotti e si prendevano gratis un bel
quantitativo di metri cubi di gas. Tutti i giorni, per anni.
I russi sono spesso ingenui, ma sanno leggere i contatori. Non potevano dunque
non accorgersi che quello che usciva in Europa, puntualmente pagato in euro,
non corrispondeva mai a quello che entrava in Ucraina. Tanto per dare un'idea
delle dimensioni basti ricordare che, ai tempi del primo ministro di Eltsin,
Viktor Chermomyrdin, questi si arrabbiò e tirò fuori una cifra clamorosa: ci
avete rubato gas per cinque miliardi di dollari!
Eravamo circa dieci anni fa. Si continuò così. Sbollita l'ira, Chernomyrdin è
diventato ambasciatore russo in Ucraina. Tutti sanno, ad esempio, che la
miliardaria Julia Timoshenko, ora divenuta primo ministro arancione, con questi
commerci ci ha fatto una fortuna. Gli esperti ucraini ammettono un debito
ufficiale di 1,4 miliardi di dollari, effetto delle consegne non pagate ma
note. Probabilmente si dovrebbe aggiungere altri tre miliardi di dollari di
gas, diciamo così, trafugato.
Perchè Mosca sopportasse tutto questo in silenzio è piuttosto chiaro: in tal
modo poteva tenere la sua mano paterna sulla politica di Kiev, in attesa
d'incassare dividendi d'altro genere, cioè politici.
E, in ogni caso, i gasdotti di Ucraina, costruiti tutti dall'Urss, dovevano
funzionare a pieno ritmo per garantire le entrate del Cremlino e, dall'altro
lato, il funzionamento dell'economia europea, inclusa quella italiana e
tedesca. Dunque il silenzio russo era spiegabile sotto diversi punti di vista.
Ma adesso tutto è cambiato. Yushenko e Timoshenko preferiscono palesemente la
mano paterna di Washington, che l'ha subito offerta in concorrenza con l'altra
mano tesa, quella di Bruxelles. Quindi il patto silenzioso tra Mosca e Kiev è
insostenibile per entrambi. E' chiaro che Mosca non accetterà più i buchi nei
gasdotti, e vorrà i dollari da Yushenko. Il quale, adesso, ne riceverà dalla
prossima, totale dollarizzazione (o eurizzazione) dell'economia ucraina. La
Russia, aumenterà il prezzo del gas portandolo dagli attuali 50 dollari per
1000 metri cubi a 80 dollari. Il che potrebbe rendere la vita impossibile a
Yushenko.
Ma Yushenko renderà pan per focaccia, chiedendo a Mosca circa 2 dollari per far
muovere di 100 chilometri 1000 metri cubi di gas sul suo territorio.
E' probabile che assisteremo a un duro tiro alla fune, perchè entrambi hanno
bisogno dell'altro e possono ricattarsi vicendevolmente.
Vladimir Putin ha già incassato una sconfitta e non sarà tenero con Yushenko. E
sta pensando anche ad altro. Tra i suoi progetti c'è quello di costruire un
gasdotto sottomarino nel Baltico, alternativo a quelli ucraini, e che -
passando in acque internazionali - non dovrebbe chiedere il permesso a nessuno.
Costo dell'impresa : tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari. Una bella cifra. Il
difetto è che, anche facendolo, non sarà possibile rimpiazzare i possenti tubi
via Ucraina, ma solo ridurne il potere di ricatto. Putin ha già detto ai
tedeschi - e lo ha ripetuto a Schroeder nel suo ultimo viaggio in Germania -
che, se vogliono rifornimenti senza rischio e senza pedaggio, sarà utile che
paghino un pezzo di questo nuovo gasdotto. Ma se l'Europa paga, indebolisce
Yushenko.
Partita multipla, dunque, dove il futuro dell'Ucraina e i suoi rapporti con la
Russia e con l'Europa, entreranno come parte integrante in tutti i negoziati
est-ovest: Russia-USA , Russia-Europa. Si annunciano tempi difficili, che
rischiano di diventare ardui se qualcuno tenterà - com'è probabile - di forzare
anche il lucchetto bielorusso.