Russia: La femminilizzazione della povertà nelle donne anziane
Struttura di genere delle persone con redditi inferiori ad un salario sufficiente
per vivere
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Milioni di persone |
1992 |
1998 |
1999 |
2000 |
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Tutte le persone con redditi < al salario di sussistenza |
49,7 |
34,2 |
41,6 |
42,3 |
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di cui: |
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Donne di 54 anni |
8,6 |
7,2 |
9,0 |
9,3 |
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Uomini di 31-54 anni |
8,3 |
6,3 |
7,7 |
7,7 |
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|
Donne di 55 anni ed oltre |
7,6 |
3,3 |
4,5 |
4,1 |
|
|
Uomini di 55 anni ed oltre |
2,3 |
1,0 |
1,5 |
1,4 |
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|
% sul totale della popolazione in quel gruppo d'età/sesso |
1992 |
1998 |
1999 |
2000 |
|
Tutte le persone con redditi < al salario di sussistenza |
33,5 |
23,3 |
28,4 |
29,1 |
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di cui: |
|
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Donne di 54 anni |
34,4 |
28,0 |
34,4 |
35,0 |
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Uomini di 31-54 anni |
30,6 |
22,4 |
27,4 |
28,0 |
|
Donne di 55 anni ed oltre |
36,8 |
15,1 |
21,1 |
19,6 |
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Uomini di 55 anni ed oltre |
29,0 |
11,0 |
17,1 |
15,3 |
|
% sul totale della popolazione con redditi < al salario di sussistenza |
1992 |
1998 |
1999 |
2000 |
|
Tutte le persone con redditi < al salario di sussistenza |
100 |
100 |
100 |
100 |
|
di cui: |
|
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Donne di 54 anni |
17,4 |
20,9 |
21,6 |
21,9 |
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Uomini di 31-54 anni |
16,8 |
18,5 |
18,4 |
18,3 |
|
Donne di 55 anni ed oltre |
15,2 |
9,6 |
10,8 |
9,7 |
|
Uomini di 55 anni ed oltre |
4,6 |
3,1 |
3,7 |
3,4 |
Fonte: RF Goskomstat data 2000
L’analisi di genere dei livelli di povertà della
popolazione russa conferma l’emergere della femminilizzazione della povertà,
intendendo con ciò il fenomeno per cui le donne costituiscono una porzione
sempre più elevata di assistiti e poveri. Il Rapporto sulla femminilizzazione
della povertà in Russia, redatto nel 2000, dimostra che i tassi più alti di
povertà (come % sul numero totale delle persone nel corrispondente gruppo
d'età/sesso) si riscontrano tra i bambini nella fascia d'età 7-15 anni (41,9%)
e tra le donne nella fascia d'età 31-54 anni (36,4%).
Uno dei fattori chiave della femminilizzazione della povertà è la posizione
delle donne russe nel mercato del lavoro. Nel corso della transizione liberista
tutti i gruppi di popolazione femminile si sono impoveriti: le donne
percepiscono salari più bassi di quelli degli uomini e hanno tassi più bassi
d’uscita dalla condizione di disoccupate e d’ingresso in quella di occupate.
L’introduzione del libero mercato ha prodotto il calo drastico dei livelli di
vita, rendendo più visibile la vulnerabilità delle donne rispetto ai processi
d’impoverimento. Le trasformazioni in atto nel Paese stanno portando alla luce
una nuova realtà sociale: quella delle donne (single, madri e anziane
sole, vedove, separate o divorziate) che devono provvedere autonomamente al
proprio sostegno e a quello dei figli o di altri membri del nucleo familiare.
La povertà ha colpito in modo particolare le famiglie monoparentali con la
madre capofamiglia e quelle unipersonali costituite prevalentemente da donne
anziane sole (soprattutto da quelle dei gruppi d’età più avanzata).
In questo articolo, ci concentreremo sul primo gruppo di popolazione (le
pensionate), riservandoci di affrontare il tema delle famiglie incomplete in un
prossimo articolo.
La situazione nel Paese
Nel 1992 con il passaggio ad un’economia di mercato molti prezzi furono
liberalizzati, mettendo in moto un’inflazione che azzerò i risparmi di gran
parte dei russi e che intrappolò circa 50 milioni di persone sotto la soglia di
povertà (35% della popolazione totale), anche a causa dell'assenza di una rete
di protezione sociale.
Nel 1993 forti aggiustamenti apportati alle pensioni, in linea con il costo
crescente della vita, l’innalzamento dei salari minimi nominali e
l’assegnazione d’incentivi economici alle imprese statali per creare nuovi
posti di lavoro, avevano consentito di ridurre sensibilmente negli anni
successivi (sino al 1998) la quota di povertà in tutti i tipi demografici di
famiglia, in particolare fra i pensionati soli e le coppie senza figli. Queste
misure erano state, tuttavia, rese possibili grazie ai prestiti concessi dal
Fondo monetario internazionale, che era stato il fautore principale delle
politiche nefaste di liberalizzazione dei prezzi e di privatizzazione delle
risorse statali del paese. Va, inoltre, detto che la diminuzione dei livelli di
povertà non era soltanto l’effetto dell’assunzione di provvedimenti di
sostegno, poiché anche l’introduzione di una nuova soglia di povertà (novembre
1992) aveva artificialmente ridotto la quota delle persone che in base al nuovo
indice del minimo ufficiale di sussistenza non erano più classificabili come
povere.
Il tracollo economico dell’agosto 1998, provocato dalla crisi finanziaria del
Sud-Est asiatico, con il conseguente ribasso del prezzo del greggio, aveva di
nuovo livellato tutti i tipi demografici di famiglia su un tasso
eccezionalmente alto di povertà.
Quest’ultimo aveva avuto il maggiore incremento nelle famiglie
monoparentali composte da madri sole e in quelle unipersonali composte da
pensionati soli (di cui oltre il 90% erano donne). La condizione economica dei
pensionati era diventata particolarmente critica: nel secondo trimestre del
1999, la pensione media era scesa ad un livello molto basso corrispondente al
67% del minimo di sussistenza, mentre la pensione minima raggiungeva il 44% del
minimo vitale. La situazione della popolazione anziana si era ulteriormente
aggravata a causa della crisi nell’accesso a fonti alternative di reddito.
Prima del 1998, i pensionati più giovani erano per la maggior parte impiegati
in lavori a bassa retribuzione, non ambiti dalla popolazione in età da lavoro.
Il crack aveva ridotto i posti di lavoro e aveva costretto la popolazione
economicamente attiva a rivolgere il proprio interesse anche verso le attività
meno retribuite, indebolendo di conseguenza lo status competitivo dei
pensionati occupati.
Successivamente, la positiva tendenza congiunturale dell’economia russa,
registrata a partire dalla fine del 1999 e dovuta allo slancio verso l’alto del
prezzo del petrolio e ai vantaggi della svalutazione del rublo, aveva permesso
al governo russo di varare una serie di provvedimenti a favore dei lavoratori e
alcuni atti legislativi relativi all’indicizzazione delle pensioni. Malgrado
ciò, l’entità delle pensioni non raggiungeva ancora neppure 1/8 del minimo
vitale per milioni di anziani, a causa del debito cronico delle aziende nei
confronti dei contributivi assicurativi e dei prezzi che erano aumentati di 3,4
volte mentre le pensioni di 2. Il divario tra ricchi e poveri non si era
ridotto, nonostante la crescita del Pil alimentata dall'aumento dei prezzi del
greggio, e sul piano sociale la mancanza di una rete di sicurezza costringeva i
lavoratori e i pensionati abili a mantenere il posto di lavoro anche a salario
zero.
La povertà delle donne anziane
La struttura di genere della popolazione russa evidenzia le maggiori
differenze tra le persone anziane. Un tasso di mortalità più alto ed una
speranza di vita più breve tra gli uomini adulti in età da lavoro, fa sì che le
donne con le stesse caratteristiche demografiche siano quasi 2.2 volte di più
degli uomini (20.461.000 contro 9.398.000). Se si prendono, invece, in
considerazione le persone con un’età uguale o superiore a 60 anni, si può
notare che le donne eccedono gli uomini di 1.9 volte. Ciò vuol dire che due
terzi dei pensionati sono di sesso femminile. Se poi si osservano i gruppi
d’età più avanzati (75 anni ed oltre), l’esubero femminile risulta ancora più
alto: 3 o 4 volte.
In base ai dati del Goskomstat della Federazione russa (anno 2000), la povertà
colpisce in primo luogo i pensionati soli dei gruppi d‘età più avanzata
(superiore ai 65 anni), poiché i più giovani proseguono a lavorare (57% delle
donne sole e 62% degli uomini soli). Tuttavia, la povertà si manifesta anche
nelle fasce più giovani d’età: le donne povere di età uguale o superiore ai 55
anni sono quasi 3 milioni in più rispetto agli uomini poveri della
corrispondente fascia d’età. Non solo, la percentuale delle donne povere sul
totale della popolazione femminile di età uguale o superiore ai 55 anni è più
alta rispetto a quella corrispondente degli uomini poveri (19,6% contro 15,3%).
Infine, considerando la struttura per sesso della popolazione con redditi
inferiori al salario di sussistenza, risulta che le donne di tutte le fasce
d'età sono "le più povere tra i poveri" e che il differenziale di
genere tende a crescere con l'avanzare dell'età. Le pensionate hanno in genere
alle spalle una carriera lavorativa più breve, discontinua ed economicamente
meno vantaggiosa. Godono, dunque, di livelli pensionistici inferiori. Il gap di
genere tra i livelli salariali retributivi si ripercuote anche sui livelli di
pensione con un importo di pensione superiore per gli uomini rispetto alle
donne in tutti i gruppi d’età.
La povertà delle donne pensionate, soprattutto di quelle sole e di età
avanzata, si caratterizza per le forme estreme con le quali tale povertà si
manifesta. Esse vivono innanzi tutto di sola pensione, non avendo altri
trasferimenti. Non godono d’indennità, privilegi o benefit particolari
conseguiti in quanto veterani di guerra o ex occupati del complesso militare-industriale.
Hanno meno opportunità di proseguire a lavorare per arrotondare la pensione.
Ecco perché sono considerate il gruppo di popolazione più bisognoso. La povertà
delle donne anziane si manifesta non solo in relazione al reddito monetario ma
anche in relazione ad altri tipi di reddito. Infine, esse soffrono la
deprivazione a causa dello smantellamento dei servizi pubblici sociali e
sanitari, che ha avuto luogo nel corso della transizione liberista.
Cristina Carpinelli