www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 26-09-05

Russia: una svolta nella politica delle spese sociali?


E’ la prima volta dal 1991 che viene proposto lo stanziamento di fondi per lo sviluppo e l’ammodernamento dei sistemi sanitario ed educativo, in senso contrario agli ammonimenti delle istituzioni finanziarie mondiali

 

Le reazioni e i commenti della sinistra russa, che si divide sulla natura e l’incisività delle proposte di bilancio 2006 dell’amministrazione

 

In questi giorni il progetto di bilancio per il 2006 avanzato dal governo russo è passato all’esame del parlamento (Duma di Stato).

Il progetto prevede - attraverso l’utilizzo di parte delle enormi risorse derivanti dalla vendita di energia, in particolare dopo il recupero del controllo statale su settori decisivi del sistema di produzione e trasporto di gas e petrolio - grandi stanziamenti per misure di carattere sociale, in particolare per lo sviluppo e la modernizzazione di sanità e istruzione. A tal fine, sono previsti anche consistenti aumenti salariali per tutto il personale di questi settori, colpiti più di altri dai processi di liberalizzazione seguiti al collasso dell’URSS.

Alcuni osservatori non hanno mancato di notare che è la prima volta, nella storia post-sovietica, che vengono presentate proposte, tese al miglioramento della generale condizione sociale e che prevedono un deciso sfondamento dei parametri di spesa imposti dagli obblighi richiesti alla Russia post-sovietica dalle istituzioni finanziarie internazionali, che già avevano espresso il loro malumore di fronte alle energiche misure adottate da Putin nei confronti delle grandi oligarchie petrolifere.

Non è un caso che gli esponenti politici più vicini alle istanze dei petrolieri privati e degli interessi stranieri abbiano immediatamente reagito alla proposta di aumento delle spese sociali e, in alcuni casi (ad esempio nelle dichiarazioni dell’ex premier Kasjanov, rimosso da Putin, oggi passato all’opposizione e indicato come possibile candidato delle forze neoliberali alle prossime elezioni presidenziali), siano arrivati addirittura al punto di definire queste misure “una svolta a sinistra del presidente della Russia e di altri esponenti dell’elite” (intervista di Kasjanov alla radio “Eco di Mosca”).

Era pure inevitabile che l’iniziativa dell’amministrazione russa accendesse il dibattito all’interno delle forze di opposizione di sinistra sulle ragioni della mossa di Putin.

Alcuni, come ad esempio la principale forza di sinistra, il PCFR, sembra interpretare l’iniziativa presidenziale nel senso di una mossa demagogica tesa ad assicurare consenso al regime, con l’avvicinarsi delle prossime scadenze elettorali, non ravvisandovi alcuna intenzione di operare una svolta radicale negli indirizzi di politica sociale fino ad ora adottati.

I comunisti preferiscono in questo momento concentrarsi sulla campagna di massa da essi lanciata, attraverso la richiesta di svolgimento di referendum popolari che, nelle intenzioni, dovrebbero imporre il ripristino di forme di più efficace controllo statale sui processi economici e sociali.

Altri, come il gruppo che si raccoglie attorno al redattore del sito internet “left.ru”, Dmitrij Jakushev, in polemica aperta con il PCFR, che arriva al punto di accusare di “fare il gioco” dell’opposizione neoliberale e filo-imperialista, ravvisa nella mossa di Putin un nuovo e più avanzato episodio del durissimo braccio di ferro che contrappone il presidente russo e la fetta di apparato statale a lui vicino (rappresentativo di parte significativa del complesso militare-industriale e dei settori dell’apparato di sicurezza a vocazione “nazionale”) ai grandi gruppi oligarchici privati e alle lobbies occidentali che sono stati colpiti nei loro interessi vitali e che meditano una rivincita, progettando per la Russia scenari simili a quelli delle “rivoluzioni di velluto” che hanno investito altri paesi della CSI, a cominciare dall’Ucraina.

Per dare conto della natura del dibattito in corso nella sinistra russa, abbiamo ritenuto opportuno tradurre due interventi in merito al nuovo passaggio della politica russa. Il primo è il testo quasi integrale del discorso pronunciato dal “numero due” del PCFR Ivan Melnikov alla Duma di Stato, in occasione del dibattito parlamentare sulla proposta di bilancio 2006. Segue (la prima parte di un lungo saggio dedicato all’apertura della nuova stagione politica russa) l’analisi di Jakushev delle ragioni del provvedimento e dei suoi possibili contraccolpi politici e sociali.


Mauro Gemma

 

 

Dall’intervento pronunciato da Ivan Melnikov nel corso del dibattito

sul progetto di bilancio 2006 presentato alla Duma di Stato

http://www.kprf.ru , 22 settembre 2005

 

(..) Se si cerca di interpretare gli interventi dei rappresentanti di “Russia Unitaria”, la tesi principale delle forze dominanti pare essere questa: dalla politica di stabilizzazione allo sviluppo economico.

 

Noi, in realtà, oggi esaminiamo il solito bilancio. E analizzando tale bilancio, noi dichiariamo: questa vostra tesi è un cinico bluff politico.

 

Questo è il bilancio, non il bilancio dello sviluppo.

 

Questo è il bilancio, non una base di partenza per lo sviluppo.

 

In questo bilancio non c’è nulla che possa far pensare al miglioramento della situazione che viene sbandierato.

 

Voi affermate che è necessario investire sull’uomo, che l’essenza della nuova politica è rappresentata dagli “investimenti sull’uomo”. Un approccio corretto. Solo che in questo bilancio non esiste l’uomo. Di quale uomo si sta parlando, se la sfera sociale non diventa prioritaria? Nel vostro progetto di bilancio è effettivamente pianificato un aumento del salario dei lavoratori della sfera di bilancio statale in tre tappe. Ma facendo solo l’esempio del sistema di istruzione è possibile capire che non ci troviamo di fronte ad un aumento, ma nel migliore dei casi ad un adeguamento all’inflazione.

 

Il risultato di tale adeguamento è che la parte principale degli insegnanti degli istituti continuerà a vivere al di sotto del minimo vitale, vale a dire che riceverà meno di 3.375 rubli. Mentre lo stipendio della più alta categoria – “professori, dottori delle scienze” – non riceverà più dell’80% dello stipendio medio nel paese. Gli stipendi degli studenti, del resto, non verranno incrementati. Mentre l’aumento dello stipendio di coloro che studiano nei politecnici da 140 a 210 rubli equivale a una beffa. Certo sulla carta ciò appare, come sempre, bello, 1 volta e mezzo in più! Ma tutto ciò non deve sorprendere: per la prima volta in dieci anni l’istruzione addirittura non figura tra le priorità della politica statale.

 

Negli ultimi tempi si parla molto di assistenza sanitaria e scienza. Significa forse che si sta realizzando uno strappo in questa direzione? Non c’è alcuno strappo. Effettivamente si progetta di aumentare lo stipendio dei lavoratori della medicina di 2,5-3 volte. Ma contemporaneamente noi comprendiamo che tale aumento è in primo luogo selettivo, che coinvolgerà un gruppo ristretto di lavoratori del settore, circa 60.000 su oltre 600.000. C’è da dire che anche per questo gruppo, nel progetto di bilancio l’aumento di stipendio non sarà affatto garantito, come stanno già segnalando le autorità regionali.

 

Il governo utilizza spesso l’argomento, secondo cui non bisogna guardare a questo bilancio come fine a sé stesso, ma considerarlo solo una tappa di un piano triennale. Questo argomento non convince per nulla. Affermiamo di avere davanti a noi il compito di aumentare il salario reale dei dipendenti delle forze armate di una volta e mezzo in tre anni. Ma la realizzazione di questo compito non sarà garantita. Il salario reale aumenterà per tutto questo periodo non del 50%, ma del 27%. Sono le cifre fornite dalla Corte dei conti. Per le rimanenti categorie di cittadini la situazione risulta ancora peggiore. Un’eccezione forse è rappresentata dai magistrati.

 

In continuazione l’opposizione e, in particolare, i comunisti vengono biasimati perché criticano “solamente per la voglia di criticare”. Non è vero. Molto semplicemente è completamente diversa dalla vostra l’idea che noi abbiamo di salario dignitoso. Noi abbiamo un’idea assolutamente diversa di ciò che rappresenta “un aumento” e di ciò che significa “per tappe”. E ciò che è fondamentale, abbiamo un’idea diversa di economia che funziona. Non intendiamo adesso aprire una disputa sui modelli economici: il discorso verte su un’economia che funziona ai livelli più elementari. Dal momento che la vostra economia non funziona per nulla. Il fondo di stabilizzazione, che secondo il progetto di bilancio dovrebbe raggiungere 2,2 trilioni di rubli, e con le riserve in oro circa 6 trilioni di rubli, rappresenta l’indicatore di un balzo dell’economia. Ma l’economia non funziona. Perché?

 

La posizione delle autorità è sostanzialmente questa: non bisogna utilizzare il fondo di stabilizzazione per aumentare le spese di bilancio. Ciò porterebbe ad un incremento dell’inflazione, e l’economia non potrebbe sopportarlo. Le preoccupazioni sono comprensibili anche a noi. Occorre combattere l’inflazione e accostarsi con prudenza agli investimenti. Ma bisogna valutare con quali metodi combattere l’inflazione e a quale prezzo. Noi siamo convinti che ora, nel momento in cui, in virtù di una situazione economica internazionale a noi estremamente favorevole, nel paese esistono sufficienti risorse finanziarie, il discorso dovrebbe vertere non sulla conservazione di tali strumenti, ma su un loro efficace e razionale utilizzo.

 

Il discorso verte sulla introduzione di un lavoro corretto di preparazione dei progetti di investimento. E’ preparata per questo la nostra economia? Ci sono le risorse lavorative. Nel paese solo secondo i dati ufficiali i disoccupati sono circa 6 milioni e grande è la base di coloro che lavorano a livelli di bassa produttività. I mezzi materiali e le potenzialità esistono e potrebbero contare sull’utilizzo dei mezzi del fondo stesso. Ma l’economia non è preparata. Non sono preparati i nostri dicasteri finanziari ed economici. Non c’è iniziativa nel settore dell’economia reale, non esiste una precisa e sufficientemente meditata politica industriale. La società non vede risposte alle sue domande: quali settori e tipi di produzione è più opportuno sviluppare? Quali aziende creare a tale scopo? Quali produzioni occorre modernizzare? In quali tipi di produzione occorre aumentare la capacità di competere?

 

E ciò accade anche perché il potere ha reciso ogni legame con la comunità scientifica e non ascolta le argomentazioni degli esperti.

 

Noi definiamo antinazionale la politica finanziaria introdotta. In primo luogo, invece di essere investiti nell’economia nazionale e nella sfera sociale, gli strumenti del fondo di stabilizzazione sono utilizzati per l’acquisto di titoli esteri a bassi rendimenti. In tal modo, i nostri soldi si trasformano in risorse creditizie utili a paesi stranieri. In secondo luogo, è praticamente impossibile verificare l’utilizzo di tali mezzi, poiché non esistono basi giuridiche e forme di controllo in parte del fondo di stabilizzazione, che possano assicurare la realizzazione delle indicazioni di bilancio. Anche se ciò non sorprende per nulla. La mancanza di trasparenza è il segno distintivo dei compilatori del bilancio.

 

Così, di anno in anno è sempre più complicato compiere un esame delle spese sociali, per il cambiamento della metodologia della loro composizione. Perché, ad esempio, nell’attuale progetto di bilancio tra le spese sociali vengono inclusi gli investimenti di capitale? Non è forse per rendere difficile la possibilità di separare le componenti di investimento dalle spese correnti? E’ evidente che il bilancio non è trasparente. Ed è evidente che la mancanza di trasparenza è intenzionale, che la mancanza di trasparenza ancor di più nasconde l’inconsistenza della crescita di una o l’altra spesa, e “risolve” il compito della lotta contro la corruzione in senso esattamente contrario a quello in cui si dovrebbe procedere.

 

In un capitolo a parte, con la partecipazione della Procura Generale, si richiede di condurre un’analisi del programma di privatizzazioni delle proprietà federali per il 2006. Nella descrizione delle aziende statali federali, di cui si progetta la privatizzazione nel 2006, non ci sono elementi, che caratterizzino gli oggetti da privatizzare, né esiste un metodo di valutazione del loro valore.

 

Quando abbiamo analizzato il bilancio del 2005, noi avevamo avvertito che sarebbe stato un bilancio avventato, che non avrebbe difeso dalle conseguenze della legge 122, relativa al cambio della normativa sui sussidi sociali. Nell’inverno e nella primavera scorsi, al tempo del caos generato dall’applicazione della legge, che ha provocato un’ondata di proteste in tutta la Russia, le nostre valutazioni in merito al bilancio hanno avuto una conferma.

 

Qual è l’attuale bilancio, qual è l’attuale piano finanziario triennale? E’ un bilancio congelato, è un bilancio morto. In questo bilancio viene concentrata una massa di soldi, che sono strappati al sistema paese, che non alimentano i suoi settori decisivi. Invece che un fiume in piena, la nostra economia ricorda una palude, che inghiotte enormi mezzi dall’esportazione delle risorse naturali, i quali poi provocano in superficie solo piccole bolle.

 

Allo stesso tempo voi promettete la crescita. Ma il modello di sviluppo dell’economia russa che si è affermato ha esaurito tutte le potenzialità, sia nella realizzazione della crescita economica, che nella frenata dell’inflazione. Proprio questo si afferma anche nelle conclusioni ufficiali della Corte dei conti, con le quali non si può che essere d’accordo.

 

(…) A nostro avviso, invece, se ci sono i mezzi, occorrerebbe al più presto adeguare i salari alla crescita dei prezzi. Il paese non può svilupparsi in presenza di bassi salari e pensioni. Se ci sono i mezzi, sarebbe necessario fare seri investimenti statali in quei settori dell’industria, che possono diventare la locomotiva dell’economia nazionale. Se ci sono i mezzi, occorrerebbe al più presto incrementare le spese per la scienza. Occorrerebbe ripristinare al più presto i fondi per la produzione, per scongiurare una catastrofe tecnologica. Per fare tutto ciò è necessario un nuovo indirizzo. Ed il sostegno, che oggi ricevono i quesiti del “Referendum popolare” organizzato dal PCFR, conferma che la gente si aspetta un'altra politica, un altro corso.

 

L’attuale progetto di bilancio dimostra che il governo, “Russia Unitaria”, il potere in generale non sono in grado di proporre alla società ciò, di cui essa ha acuto e urgente bisogno.

 

E sulla vostra cosiddetta “svolta a sinistra” possiamo dire: Signoridi “Russia Unitaria”! O non avete operato alcuna svolta, o state facendo confusione su dove sia la sinistra e dove sia la destra.

 

Voi state conducendo il paese alla crisi.

 

Il gruppo del PCFR voterà contro.

 

 

Commenti all’inizio della nuova stagione politica in Russia

di Dmitrij Jakushev

http://left.ru/2005/13/yakushev130.phtml , settembre 2005

 

E’iniziata la nuova stagione politica. Il Cremlino e il gruppo politico che ad esso si contrappone hanno fatto le prime mosse, che promettono un’aspra lotta. Il Cremlino ha annunciato alcune serie iniziative sociali (progetti nazionali), che prevedono un forte aumento delle spese per la sanità e l’istruzione. In tal modo il bilancio del Ministero della sanità crescerà nel 2006 di colpo del 62%. Contemporaneamente verrà aumentato lo stipendio di insegnanti e medici. Inoltre non solo verranno stanziati i finanziamenti, ma verranno indirizzati a programmi concreti di modernizzazione di policlinici e scuole, all’acquisto di attrezzature, ecc. Per la realizzazione di questi programmi, presso la presidenza verrà creato un organo speciale già chiamato “secondo governo” o addirittura “nuovo gosplan”.

 

Comunque sia, occorre comunque considerare che queste sono le prime iniziative sociali su larga scala intraprese dalle autorità nella storia post-sovietica, come pure occorre rilevare che tali iniziative appaiono in contrasto con la politica neoliberale dominante, che predica la diminuzione delle spese statali e il darwinismo sociale. Nel corso del prossimo anno, secondo le previsioni di bilancio, le spese dello stato cresceranno del 28%, in presenza di un PIL che non dovrebbe superare il 6%.

 

Già alla fine di maggio 2005 era apparso un rapporto del FMI, che criticava fortemente il governo russo “per la debole politica di bilancio” e per l’incremento delle spese statali. Allora il capo della missione del FMI Paul Thompson aveva dichiarato che “la cosa peggiore da fare con i ricavi ottenuti dall’esportazione di petrolio sarebbe stata quella di permettere che i soldi fossero spesi per salari e pensioni”. Allora apparvero anche relazioni, preparate dalla Banca Mondiale e dall’Organizzazione Economica per la Collaborazione e lo Sviluppo, in cui le autorità russe erano duramente criticate per l’aumento del ruolo dello stato in economia.

 

Occorre ricordare che le ultime azioni del Cremlino si distinguono ancor più decisamente dalle raccomandazioni delle istituzioni finanziarie internazionali e dell’imperialismo che sta dietro ad esse.

 

Il contenuto politico-economico delle iniziative sociali del Cremlino non si presta ad equivoci, dal momento che prevede una redistribuzione di una parte dei flussi di petrodollari a vantaggio della popolazione. E ciò, a sua volta, non sarebbe stato possibile senza la pesante sconfitta della “Jukos” e della fortissima lobby petrolifera negli organi del potere.

 

Inoltre, seguendo la storia delle iniziative sociali del potere, balza alla vista l’essenza di classe dell’attuale conflitto tra la burocrazia vicina a Putin e il grande capitale compradore. Si sa bene che la diminuzione del salario è lo strumento più semplice per ottenere un aumento dei profitti del capitalista. Per questa ragione un forte e “non motivato” incremento dei salari di categorie abbastanza ampie colpisce direttamente gli interessi dei capitalisti, soprattutto di quelli che dipendono dall’esportazione del petrolio, dal momento che tale aumento dei salari avviene in primo luogo a loro spese. Per giunta un serio incremento dei salari nel sistema statale della sanità e dell’istruzione accrescerà i bisogni e le richieste di tutta la forza lavoro, che negli ultimi 15 anni si era abituata all’indigenza e ai bisogni più elementari.

 

Per questa ragione non deve assolutamente stupire che i rappresentanti politici della grande borghesia non abbiano approvato e siano insorti contro queste iniziative sociali. Ecco come nel sito di Kasparov si esprime Aleksey Mazur in merito alle nuove iniziative sociali, nell’articolo “Pane e circo”:

 

“Ed ecco che è stata annunciata la distribuzione del pane. Vladimir Putin ha promesso un aumento di stipendio e non di poco. Dopo lunghi astrusi dibattiti sul tema “Dove indirizzare i mezzi del fondo di stabilizzazione? Quali progetti di investimento realizzare con tali fondi?” è stata presa la decisione più semplice e sicura: distribuire alla popolazione…Attraverso le somme, che ci si prepara a distribuire, la vittoria del partito del potere e di Putin alle prossime elezioni è garantita. Si potrà persino convocare un referendum per l’attribuzione a Putin del titolo di imperatore, il cui esito è assolutamente prevedibile. Come esperto di tecnologie politiche, non posso che esprimere ammirazione per le mosse di Putin e della sua squadra. Come cittadino, sono profondamente rattristato. Al popolo della Russia hanno detto “pane e circo”! E il popolo è contento e sembra pronto a cantare alleluia…Bisogna guardare la verità in volto. In Russia non esiste un Popolo. C’è una popolazione, isolata ed esasperata, insoddisfatta di sé, del potere e dei vicini. E ci sono pochissime persone intelligenti capaci di comprendere, che da tutto quanto sta accadendo traggono una conclusione: andare via, andare via e, se possibile, con i propri figli”.

 

Indignato contro l’antico slogan “pane e circo”, il signor Mazur dimentica che in questo caso il discorso riguarda non il pane gratuito per l’antico proletariato, che si distingueva per non produrre nulla di utile, ma gli investimenti in sanità e istruzione, vale a dire il sostegno al moderno proletariato, del cui lavoro vive la società, compreso il signor Mazur. E, naturalmente, non se ne può più neppure di tutte queste ipocrisie in merito all’ “andar via dal paese”…

 

(…) Ed ecco come ha commentato le iniziative sociali delle autorità la speranza della democrazia russa Mikhail Kasjanov ai microfoni della radio “Eco di Mosca”:

 

“Ritengo che la svolta a sinistra del presidente della Russia, la svolta a sinistra di tutti gli altri rappresentanti dell’elite, questo pacchetto sociale (iniziative sociali nazionali) siano misure sbagliate, rappresentino una svolta sbagliata…Per la semplice ragione che non sono altro che una distribuzione di elemosina. Non rappresentano un miglioramento di carattere sistemico, sono un’elemosina. Che cosa si dovrebbe invece fare? Occorrerebbe creare un sistema, per così dire, di difesa sociale, di assicurazione sociale, o più semplicemente un sistema sociale, chiaro e comprensibile a tutti. In modo che ogni persona – maestro, professore, imprenditore, comprendendo, conoscendo tale sistema, al mattino sentendo da radio “Eco di Mosca” che la crescita semestrale del PIL è stata del 5,5%, sia in grado di sapere che tra tre mesi ci sarà da aspettarsi un aumento dello stipendio”.

 

I comunisti russi da Zjuganov a Tiulkin hanno scelto o di tacere completamente in merito alle iniziative sociali delle autorità, o di solidarizzare di fatto con gli esponenti più in vista del grande capitale. Nei siti di partito non siamo riusciti a trovare commenti dei comunisti a queste questioni, tranne alcune strane riflessioni del segretario del CC del PCFR Oleg Kulikov su “kprf.ru” nell’articolo “Putin cerca di trasformare i petrodollari in amore”, in cui si afferma che “i progetti di Putin” non possono essere assolutamente paragonati ai piani quinquennali sovietici, alle decisioni economiche e ai programmi sociali dei tempi dell’URSS. Ma che scoperta ha fatto Kulikov, quando con precisione ha notato che le iniziative sociali di Putin sono diverse dai piani quinquennali socialisti! Ha perfettamente ragione. Sono effettivamente diverse. E allora? Visto che è così, se ne trae questa conclusione: “Abbasso Putin, cerchiamo alleanze per la democrazia con Kasjanov e Kasparov”. (…)

 

Traduzione dal russo di M.G.