http://www.politcom.ru/2005/prognoz18.php
Il Partito Comunista della Federazione Russa alla ricerca della
rivincita elettorale
Un quadro sostanzialmente obiettivo delle più recenti iniziative del principale partito russo di opposizione in un articolo del politologo Aleksey Zudin, apparso nell’autorevole sito “indipendente” di analisi politica del “Centro di tecnologie politiche”
Di fronte alla crescente frammentazione e indeterminatezza nella destra, il PCFR si distingue per la sua relativa saldezza. Le elezioni del 2003-2004 hanno cambiato in modo significativo la situazione dei partiti nel campo dell’opposizione. Dopo che solo il PCFR, tra tutte le forze politiche autonome alla Duma di Stato, è stato in grado di resistere, il rapporto di forze nel campo dell’opposizione è cambiato a vantaggio dei comunisti. La sua egemonia è oggi riconosciuta praticamente da tutte le forze di opposizione.
Gli altri rappresentanti dell’opposizione hanno interrotto la lotta con il PCFR. I liberali hanno trovato motivazioni adeguate per instaurare un nuovo rapporto con i comunisti: un’alleanza con i comunisti è necessaria per mantenere le basi della democrazia. (Rifiutandosi di seguire questa linea, l’ “Unione delle forze di destra” si è trasformata in una specie di “mosca bianca”, e si è relativamente isolata). Sui comunisti in forme diverse si orientano (o, per lo meno, ai comunisti guardano) tutte le altre forze di opposizione. Avvenimento rilevante è stata la pubblicazione all’inizio di agosto 2005 dell’articolo di M. Khodorkovskij “Svolta a sinistra” (da qualche tempo, il malversatore russo che stava per consegnare “senza colpo ferire” il controllo dell’energia russa all’imperialismo, con una paradossale operazione trasformistica, cerca di accreditare una sua immagine di “oppositore di sinistra”, difensore dello “stato sociale” e aperto al confronto con gli stessi comunisti, che evidentemente ha l’intenzione di strumentalizzare nella speranza di “bissare” uno scenario di tipo ucraino anche in Russia, nota del traduttore).
Del resto, la disponibilità del PCFR a coalizioni politiche tra le opposizioni è significativamente cresciuta. La svolta più drammatica è avvenuta in “Rodina” che, da partito in competizione con il PCFR per la leadership, si è trasformata in alleato politico. (Il posto di principale avversario di Rodina è stato assunto dal Partito Liberal-Democratico di Russia). Ora le alleanze politiche dei comunisti cominciano ad uscire dal campo della sinistra patriottica (le azioni congiunte con “Mela” e con il Comitato-2008). Le alleanze con l’opposizione liberale hanno permesso al PCFR di compiere il passo, impensabile in precedenza, di rivolgersi alla Corte di Strasburgo per l’apertura di una causa di annullamento delle elezioni per la Duma di Stato del 2003 (dopo che l’azione giudiziaria era stata respinta dalla Corte Suprema).
Ma dopo la liquidazione nel 2004 dell’Unione Popolare Patriottica di Russia che, con la mediazione di G. Semighin è stata trascinata di fatto nell’orbita del Cremlino (a questa operazione politica, che ha raccolto l’adesione di nove partiti e movimenti per complessivi 50.000 iscritti, ha partecipato anche il gruppo degli “scissionisti” del PCFR, guidati da Tikhonov, Potapov e Kuvajev, che ha dato vita al cosiddetto “Partito Comunista Panrusso del Futuro”, nota del traduttore), le possibilità di realizzare una coalizione nel settore nazional-patriottico, capace di assicurare dividendi elettorali al PCFR, si sono consistentemente ridotte. L’esperienza delle azioni di protesta contro la monetizzazione delle “concessioni speciali” (la legge 222 che prevedeva la monetizzazione di alcune garanzie – ad esempio, la gratuità dei trasporti urbani – per un certo numero di categorie particolarmente disagiate di pensionati; in verità, dopo le diffuse proteste di piazza, la legge è stata radicalmente modificata, con l’effetto di provocare un rapido esaurimento del movimento, nota del traduttore) e la campagna per i parlamenti regionali nella prima metà del 2005 hanno fatto emergere i limiti delle risorse elettorali del PCFR. Nonostante l’attivo ruolo nell’organizzazione di azioni di massa contro la riforma delle “concessioni speciali”, il partito non è stato in grado di mettere a frutto le potenzialità del sostegno ricevuto. Le elezioni nei parlamenti regionali hanno nuovamente messo in evidenza la debolezza elettorale del PCFR.
Sebbene le ultime consultazioni si siano svolte in quelli che erano considerati i feudi elettorali del PCFR, il partito non ha potuto trarre profitto dagli umori di protesta, e neppure dalla dissoluzione dei “partiti locali” del potere (dove esistevano). Solo nella regione di Vladimir, utilizzando il fattore “governatore rosso” (N. Vinogradov) e l’allontanamento dalla competizione di “Rodina”, esso è riuscito a condividere la prima posizione con “Russia Unitaria”. Nel migliore dei casi il PCFR si è piazzato al secondo posto, conservando la sua reputazione di principale forza di opposizione (regioni di Ryazan e Amursk), mentre in altre situazioni si è trovato relegato al terzo posto, preceduto da Rodina (regione di Voronezh). E’ risultato chiaro che, contando essenzialmente sul proprio elettorato tradizionale, il PCFR potrebbe anche vedere messo in discussione il ruolo di primo partito dell’opposizione.
Compito fondamentale è diventato quello di accrescere la capacità di attrazione del partito in vista delle elezioni del 2007-2008. In tal senso, un ruolo centrale è stato occupato dalla preparazione allo svolgimento di un referendum nazionale, che prevedeva la presentazione di 17 quesiti, riguardanti le basi stesse del corso politico ed economico-sociale del Cremlino. Le serie divergenze tra gli umori dell’opinione pubblica e l’agenda delle riforme del secondo mandato dell’amministrazione di V. Putin, che hanno segnato la seconda metà del 2004, hanno dato al PCFR la possibilità reale di ricevere significativi utili politici. Il referendum è sembrato fin dall’inizio votato al successo: i quesiti, proposti al giudizio popolare, hanno assunto un carattere esplicitamente “populistico”.
Secondo i dati forniti dal “Centro Levada” (prestigiosa istituzione di sondaggi, nota del traduttore), nella prima metà del 2005 più della metà dell’opinione pubblica si è espressa a sostegno di tutte le proposte avanzate dai comunisti in merito al cambiamento degli indirizzi politici ed economico-sociali. La quota di sostegno oscilla dal 59% che si pronuncia per il mantenimento del sistema elettorale misto maggioritario/proporzionale al 97% che dichiara la necessità di “garantire il diritto all’istruzione prescolastica, media, professionale e superiore accessibile a tutti e gratuita”. Dopo che nell’aprile 2005 la Commissione Elettorale Centrale aveva proibito lo svolgimento del referendum, e la Corte Suprema alla fine di luglio aveva confermato questa decisione, il PCFR ha cambiato le forme della sua iniziativa e ha iniziato la preparazione di un referendum “popolare” (vale a dire parallelo). Il numero dei quesiti è stato ridotto da 17 a 7 (in particolare sono stati ritirati i quesiti collegati alla riforma del sistema di potere).
Il “referendum popolare” apre al PCFR grandi prospettive politiche. La partecipazione, insieme al PCFR, di rappresentanti di Rodina e del Partito Nazional-Bolscevico (NBP) (Si tratta certo di “compagni di strada” poco raccomandabili, impropriamente considerati “di sinistra” in Russia. Diretto dallo scrittore Eduard Limonov, l’NBP – che si distingue per un simbolo che richiama quello dei nazisti tedeschi, con la sostituzione della svastica con la falce e martello - non ha mai nascosto il suo stupido sciovinismo militante e le feroci inclinazioni antisemite, che sono costati processi e condanne ai suoi dirigenti, i quali ultimamente però, in virtù della loro a volte violenta opposizione a Putin, al contrario che in passate occasioni, hanno potuto godere della calda solidarietà di settori dell’opposizione neoliberale “filo-arancione” e di alcuni “difensori dei diritti umani”, nota del traduttore) al gruppo promotore del referendum, permette di trasformare il progetto dei comunisti in una più ampia iniziativa interpartitica. L’inclusione nell’elenco dei quesiti, sottoposti all’approvazione del popolo, di tradizionali rivendicazioni democratiche (il mantenimento del rinvio del servizio militare), in linea di principio, consente all’opposizione liberale di aderire alle azioni di sostegno del referendum. (Il progetto di referendum dimostra che non solo i liberali si sono adattati all’alleanza con il PCFR, ma che anche lo stesso PCFR – nei limiti del possibile – è oggi più compatibile con i liberali). Il referendum dà al PCFR la possibilità di rivolgersi all’elettorato non comunista senza la partecipazione dei suoi intermediari della sinistra patriottica, aprendo la strada alla formazione di qualcosa di analogo all’Unione Popolare Patriottica di Russia. I risultati del referendum permetteranno di ricevere un nuovo mandato per proseguire “la lotta contro il regime antipopolare”: Dimostreranno che gli slogan del partito riflettono le esigenze della società. Alla leadership politica nell’ambito dell’opposizione il PCFR potrebbe aggiungere la leadership morale nella società.
Il referendum può aiutare il partito a creare nella società una propria maggioranza, di molto superiore nelle dimensioni all’elettorato comunista delle ultime elezioni per la Duma, e alternativa alla “maggioranza putinista”, che si è affermata in un primo tempo alle elezioni presidenziali del 2000 e che, in seguito, è ancora cresciuta alle elezioni presidenziali del 2004. I risultati del “referendum popolare” possono anche trasformarsi in uno strumento di pressione politica sul potere: il PCFR otterrebbe la possibilità di avanzare la tradizionale rivendicazione di cambiamento della politica economico-sociale non solo a nome del partito, ma a nome della gran parte della società. Infine, un’azione politica condotta con successo in tutto il paese rappresenterebbe un buona base di partenza nella fase preparatoria delle elezioni del 2007-2008: aiuterebbe a “riscaldare” gli attivisti del partito, a mobilitare l’elettorato più fedele e permetterebbe la ripresa definitiva dalla sconfitta traumatizzante subita nel 2003-2004.