“Sovetskaja Rossija”, 15 ottobre 2005
La situazione allarmante esige
un cambio del potere
Dichiarazione di G. Zjuganov in merito ai drammatici avvenimenti di Nalcik
Un attacco
banditesco ha sconvolto la vita pacifica di un’altra città russa. Il paese è
ormai abituato a rapporti che parlano dell’annientamento dei nemici, ma
l’entità delle loro azioni continua a crescere. Budionnovsk e “Nord Ost”. Nazran e Beslan. Ora Nalcik. Si
ingigantisce il triste elenco delle tragedie della “nuova Russia”.
Una fiumana di sciagure sociali si è abbattuta sul Caucaso Settentrionale. Un abitante su tre della Kabardino-Balkaria è disoccupato. La disoccupazione colpisce il 70% dei giovani. Nella repubblica, come del resto in tutto il paese, cresce la povertà. E’ diventata sempre più inaccessibile l’istruzione di qualità e l’assistenza sanitaria.
Il governo borghese Putin-Fradkov persegue con durezza una politica
antisociale. I problemi più stridenti delle masse popolari sono diventati il
terreno di coltura del banditismo. E si fanno avanti coloro che offrono
“un’alternativa”. Le forze reazionarie nel Caucaso utilizzano il crescente
malessere sociale nella lotta per il potere e la proprietà. Esse speculano abilmente
sulla miseria della popolazione, che è provocata dalla corruzione di una
burocrazia insaziabile, dall’indifferenza e dalla debolezza delle autorità
federali, dalla sfiducia nel futuro. La situazione è resa più grave dalla
paralisi del sistema di sicurezza. Il paese raccoglie i frutti della
distruzione degli organi sovietici di ordine pubblico avvenuta all’inizio degli
anni ’90. L’onda della falsa “democratizzazione” ha spazzato via un intero
settore di professionisti, ha minato il prestigio di coloro che hanno prestato
il loro servizio nelle strutture di sicurezza. Ora il regime ha trasformato gli
organi di sicurezza in strumenti di punizione. Le repressioni politiche
provocano ancora maggiore sfiducia nella popolazione verso tali istituzioni. La
designazione dei responsabili regionali dall’alto è stata giustificata dal
presidente come un rafforzamento della “verticale del potere” nella lotta
contro il terrorismo. Il corso degli avvenimenti ha dimostrato la falsità di
tali assicurazioni. La crescita dei poteri presidenziali non ha giovato
all’efficienza del potere. Ciò che è successo a Nalcik ha nuovamente colto di
sorpresa i suoi rappresentanti. Per giorni interi il paese non ha nemmeno avuto
una intelligibile percezione di quanto stava accadendo.
La conclusione che se ne deve trarre è evidente. Il regime è patologicamente
incapace di agire con efficacia. Ad esso non importa nulla di milioni di
cittadini. Le entrate del bilancio statale vengono cinicamente investite dal
regime per far fronte alle future campagne elettorali. Invece di risolvere i
problemi reali, il potere cerca di coinvolgere la società in dibattiti
insensati. Invece di lottare contro il terrorismo, fa la guerra al passato del
proprio paese (il riferimento è all’intenzione espressa dalle autorità russe
di rimuovere la salma di Lenin dal Mausoleo sulla Piazza Rossa di Mosca e alla
recente decisione di riabilitare il generale delle armate “bianche” Denikin, nota
del traduttore).
La questione del cambiamento degli assetti di potere è sempre più all’ordine del giorno. Esiste un’alternativa alla bancarotta politica. La combinazione di giustizia, internazionalismo e patriottismo è la base della politica del PCFR. Il nostro partito è pronto a dare pace e concordia alla Russia multinazionale. E’ pronto a difendere gli interessi dei suoi popoli.
G. A. ZJUGANOV
Presidente del CC del Partito Comunista della Federazione Russa