www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 05-11-05

Articolo tratto da “Tribunes et décryptages” del 20/9/2005
e pubblicato dal sito Réseau Voltaire

 

L’affare Khodorkovski e i riflessi della Guerra fredda

 

In Russia, il processo d’appello agli oligarchi decaduti Mikhail Khodorkovski (già amministratore delegato di Yukos) e Platon Lebedev (già amministratore delegato di Menatep) è iniziato il 14 settembre ed è stato oggetto di battaglie procedurali. La difesa dei due uomini accusa la giustizia russa di accelerare il processo per non lasciare il tempo agli avvocati di lavorare sul fascicolo. La procura accusa al contrario la difesa di fare ostruzione. Infatti, tutta la posta della data di questo processo è il momento in cui sarà pronunciata la decisione di giustizia. In effetti, Mikhail Khodorkovski si è presentato ad una elezione legislativa parziale a Mosca anche se è incarcerato. In prima istanza, la giustizia russa l’aveva condannato, con Platon Lebedev, a nove anni di prigione per frode, truffa e evasione fiscale, ma la legge russa autorizza i condannati a presentarsi ad una elezione fino a che il loro appello non è passato in giudizio. L’elezione a cui Mikhail Khodorkovski si è presentato avrà luogo il 4 dicembre, ma affinché la candidatura dell’ex oligarca sia valida, occorre che egli non sia condannato prima della chiusura delle candidature in ottobre.


Gli avvocati di Mikhail Khodorkovski fanno dunque tutto per guadagnare tempo. Il suo avvocato principale, Guenrikh Padva, è stato ricoverato in ospedale e la difesa ha chiesto un rinvio. Il tribunale ha preteso che l’accusato prendesse un altro avvocato, cosa che è stata rifiutata. Prima, la difesa aveva fatto valere il fatto che il loro cliente non aveva potuto consultarsi con i suoi avvocati prima che fosse stato  posto in quarantena. L’amministrazione carceraria russa aveva affermato che era stato esposto ad una grave infezione di cui era portatore uno dei codetenuti.


Le manovre procedurali dei due campi fanno passare la giustizia in secondo piano. Però la difesa dell’ex oligarca non pone la sua lotta su questo campo. L’avvocato canadese Robert R. Amsterdam, membro della squadra incaricata dalla difesa di Khodorkovski, afferma infatti in un’intervista al quotidiano tedesco “Der Spiegel” che la giustizia russa non è che un’amministrazione al servizio del potere russo e che non si può fare affidamento sulla sua integrità. Egli ammette che il suo cliente è persuaso di perdere in appello e cerca di guadagnare tempo. In considerazione di tale immagine della giustizia russa, l’avvocato non si attarda sulla questione giuridica e svela un’analisi politica.

Per lui, il suo cliente è la sola vera opposizione al presidente Putin. Presenta i partiti russi d’opposizione politica come clienti del Cremino incaricati di dare un’immagine di pluralismo ad un sistema bloccato da Vladimir Putin. Egli  sostiene che molto presto, il suo cliente compirà un’azione di sorpresa contro il potere russo che stupirà tutti, ma non aggiunge altro. La domanda è: se il sistema giudiziario è iniquo e il sistema democratico russo un inganno, in quale campo l’oligarca decaduto prevede di destabilizzare il Cremlino?


In ogni caso, per gli analisti occidentali, l’affare è chiaro: Khodorkovski subisce un trattamento giudiziario ingiusto e, quali che siano i suoi errori, il suo processo è il segnale dell’autoritarismo del potere di Mosca.


Corrispondente in Russia di numerose testate della stampa anglosassone ed editorialista al “Bolshoi Gorod”, Masha Gessen denuncia le manovre del potere contro Khodorkovski nel “Moscow Times”, quotidiano russo anglofono. Commentando un sondaggio del Levada Center che annuncia la vittoria di Khodorkovski nell’elezione a cui intende candidarsi, afferma di dolersi della sua pubblicazione. Secondo lei infatti, il Cremino userà ogni modo per impedirgli di candidarsi. La situazione è tanto più inquietante secondo lei dal momento che si tratta dell’ultima elezione alla Duma con uno scrutinio uninominale. Paradossalmente, essa sostiene che il prossimo passaggio ad uno scrutinio di lista costituirà una regressione democratica.


Questa presentazione di una modifica del modo di scrutinio comparata ad un passo verso l’autoritarismo è frequente nei circoli atlantici fustigatori della politica di Vladimir Putin. Tale argomento tuttavia si applica solo alla Russia. Infatti, il sistema di voto per liste proporzionali è impiegato in numerose democrazie e la scelta di questo modo di scrutinio in Irak è stata presentata come un grande progresso, talvolta dalle stesse persone che denunciano la sua adozione in Russia.

L’avvocato francese Patrick Klugman, membro del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche in Francia (CRIF) e di SOS Racisme, denuncia su Le Monde il processo dell’oligarca. Questo processo è un segnale della situazione politica in Russia e stigmatizza la giustizia russa. Pur riconoscendo che le imputazioni di cui Khodorkovski è stato ritenuto colpevole sono vere, egli sostiene che quest’ultimo non abbia avuto un processo equo. Chiede che la società internazionale si mobiliti a favore del miliardario adottando una retorica simile a quella usata dai difensori dei dissidenti sovietici. Può sembrare sorprendente che sia il portavoce sulle questioni dell’antisemitismo di SOS Racisme ad esprimersi a tale proposito. Soprattutto dal momento che vi è affatto una questione di posizione antisemita nella critica dell’autore al processo Khodorkovski.


Tuttavia, la difesa dell’oligarca ha tentato a più riprese di presentare i problemi giudiziari del loro cliente come un segno di un antisemitismo atavico russo. Senza pronunciarsi su tale questione, gli intenti di Klugman, riportati dal quotidiano francese vanno nel senso di questa tesi senza avere esplicite accuse da portare, difficilmente dimostrabili.


Questo tono che compara la Russia attuale all’URSS si ritrova nella rubrica che la capo redattrice del giornale del Canergie Moscow Center, Masha, Lipman, pubblica sul Washington Post. Pur riconoscendo che Vladimir Putin gode di una grande popolarità, afferma che quest’ultimo sta per usare ogni mezzo per schiacciare l’opposizione che può nascere dalla società civile. Essa denuncia la creazione di un’assemblea incaricata di rappresentare le ONG presso il potere. E prende come prova della corruzione di questa istituzione la nomina di una persona che avrebbe firmato una petizione contro……Mikhail Khodorkovski.


Come si vede, i riflessi ereditati dalla Guerra Fredda sono duri a morire presso la stampa occidentale. Non c’è tuttavia nulla di comparabile tra l’URSS totalitario e la Russia di Vladimir Putin e tra i dissidenti spediti nei gulag e un oligarca condannato per frode fiscale dopo aver  saccheggiato il suo paese.


L’affare Khodorkovski non è l’unica occasione per la stampa occidentale per manifestare i riflessi usciti da questo periodo. Infatti, quando un dirigente europeo incontra un suo omologo russo, la stampa occidentale si chiede se la questione dei Diritti dell’Uomo sarà affrontata. In caso di incontri tra dirigenti statunitensi ed europei, la stampa occidentale di chiede se i legami tra le due sponde dell’Atlantico saranno rinforzati. Se la Guerra Fredda ha avuto ufficialmente fine, essa persiste negli spiriti.


Il punto di vista della stampa araba è un altro. In quest’area della comunicazione, la Russia non è percepita come il discendente dell’URSS, l’orco minaccioso, ma come il successore dell’alleato sovietico contro l’imperialismo americano ed israeliano. Di conseguenza, contro alla politica di ristrutturazione del Medio Oriente orchestrata da Washington, si spera nell’aiuto russo.


Nel gennaio 2005, il giornalista di Asharqalawsat, Walid Abou Morshed, dimostrava alla perfezione questo punto di vista. Per lui, l’attuale debolezza del mondo arabo di fronte all’amministrazione Bush non è che la conseguenza dell’indebolimento della Russia. Chiedeva a Mosca di impegnarsi di nuovo nella regione e si felicitava della consegna di missili russi alla Siria.

 

 

Traduzione dal francese di Massimo Martori