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da “Sovetskaja Rossija” , 29 novembre 2005
http://www.sovross.ru

Proponiamo la traduzione di un interessante articolo, pubblicato immediatamente dopo  lo svolgimento delle elezioni per il parlamento della Cecenia, nelle pagine di  “Sovetskaja Rossija”, giornale russo vicino al Partito Comunista.

Parlamento tripartito in Cecenia


di E. Jureva

Alle elezioni svoltesi domenica scorsa in Cecenia, in cui si eleggeva il parlamento della repubblica, ha preso parte più del 60% degli elettori. Secondo i risultati provvisori, “Russia Unitaria” (il partito di Putin, nota del traduttore) avrebbe ottenuto circa il 60% dei voti, mentre al secondo posto si collocherebbe il PCFR con il 12% (nelle ultime elezioni generali per la Duma nel 2003, il PCFR aveva ottenuto appena l’1,7% dei voti in Cecenia), seguito dall’Unione delle Forze di Destra (SPS) con il 10,5%.

I restanti partiti non sono riusciti a superare la barriera del cinque per cento. Ecco i loro risultati: “Unione Eurasiatica” – 4,26%; “Mela” – 3,36%; “Rodina” – 2,8%; PLDR (Zhirinovskij) – 1,7%; “Volontà popolare” – 1,2%. Il 2% ha votato la casella “contro tutti”. Non si conoscono ancora i risultati delle circoscrizioni uninominali.

In questo modo, la Repubblica di Cecenia – unico soggetto della Federazione Russa, dove non si erano eletti i rappresentanti del potere legislativo nell’arco degli ultimi 6 anni – ha finalmente il proprio parlamento.

Sulle elezioni in Cecenia hanno espresso il loro parere moltissimi osservatori, tanto russi come stranieri. Le loro impressioni sulla campagna elettorale differiscono enormemente. Mentre la Commissione Elettorale Centrale della Cecenia dichiara orgogliosa di non avere ricevuto denunce di violazioni nel corso del processo elettorale, gli stranieri non nascondono il loro scetticismo relativamente alla parzialità e alla credibilità dei risultati.

Occorre segnalare che le elezioni cecene hanno subito gli stessi condizionamenti di tutte le campagne che si registrano nel resto delle regioni russe, in particolare nelle repubbliche nazionali. Mi riferisco al risaputo utilizzo delle risorse amministrative da parte del “partito del potere”. Inoltre, si è prodotta – come del resto è capitato in altri soggetti della Federazione – una particolare guerra intestina nella stessa “Russia Unitaria”, in cui sono risultate vincitrici le forze più leali all’attuale vice-premier della repubblica Ramzan Khadyrov.

Secondo numerosi testimoni, le cifre della partecipazione potrebbero essere state gonfiate artificialmente, almeno a Grozny. Nei risultati si sarebbero anche riflesse le particolarità delle tradizioni locali, in virtù delle quali tra gli elettori pesa soprattutto l’appartenenza di un candidato ad un determinato clan, indipendentemente dalle sigle o dal programma che difende.

Ci sono senza dubbio altre particolarità nella campagna elettorale cecena.

Molti abitanti della repubblica, inclusi quelli che non ripongono molte speranze nell’attività del parlamento appena eletto e che non si fidano del governo centrale, credono che queste elezioni possano significare un passo reale sul cammino del conseguimento della pace.

I civili pacifici, la gente normale, sono stufi di 11 anni di guerra, o in qualunque modo la vogliano chiamare i dirigenti della Federazione Russa o i guerriglieri separatisti.

In Cecenia è cresciuta una generazione intera di bambini, che non sanno cosa significhi vivere in pace. Sullo sfondo degli abituali combattimenti, spari, esplosioni, assalti e “operazioni di pulizia”, le elezioni, sebbene si siano svolte con la conseguente “singolarità democratica” russa, paiono un fattore di normalizzazione, di vita pacifica.

Chissà che non sia proprio questo a non essere apprezzato dall’Occidente, dove per tanto che ci si nasconda dietro le roboanti dichiarazioni sui diritti umani, in realtà non importa assolutamente nulla della conclusione della pace e dell’instaurazione dell’ordine in terra cecena.

“Elezioni senza elezione” titolava “Daily Telegraph” senza aspettare i risultati.

“Die Welt” in Germania va oltre: “un popolo che si trova immerso in qualcosa di simile alla guerra, che si dirige alle urne sotto l’attenta mira dei fucili di 80.000 militari e di 25.000 membri delle forze di sicurezza, non può esprimere liberamente la sua volontà”.

E’ vero che, per dirla con parole appropriate, i cittadini russi, dovunque essi vivano, hanno grandi problemi ad “esprimere liberamente la propria volontà”. Anche se questo fatto non inquieta per nulla i guardiani della democrazia occidentale.

In questo caso però, è evidente che il principale obiettivo dell’Occidente è invece quello di appoggiare le forze che destabilizzano il Caucaso russo, di ostacolare tutto ciò che possa aiutare a recuperare la tranquillità.

Il tempo dirà se il nuovo parlamento ceceno potrà contribuire al ristabilimento della tanto sospirata normalità. Al momento non possiamo sottovalutare i buoni risultati del PCFR. Il sostegno ai comunisti, che recentemente sono riusciti a recuperare l’organizzazione nel territorio della Cecenia, sarebbe stato senza dubbio più significativo, se non fosse per il fatto che il nostro paese si trova in un regime di “democrazia diretta e limitata”, e se i risultati delle elezioni riflettessero la volontà reale dei cittadini.

Senza dubbio, anche i dati ufficiali dimostrano chiaramente che in Cecenia continua ad esserci un numero importante di persone che non hanno perso il ricordo di quando c’era il governo comunista, di quando i differenti popoli vivevano in pace e buon vicinato, di quando le abitazioni, le fabbriche e le case della cultura venivano costruite e non distrutte dal fuoco delle “bombe intelligenti” o dalle esplosioni dei guerriglieri terroristi.

Allora, la guerra contro il proprio popolo e nella propria terra era qualcosa di inconcepibile.

Traduzione dal russo di Mauro Gemma