www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 08-02-06

Russia: un saggio di Nina Kulivova illustra le basi dello sviluppo economico-sociale tracciato dal governo di Vladimir Putin.

 

A cura di Sergio Ricaldone

 

 

La pubblicazione pura e semplice del saggio che segue, che illustra il percorso di edificazione dell’economia di mercato in Russia, potrebbe far pensare ad una qualche forma di simpatia per il modello capitalistico che si va via via consolidando nella Russia di Vladimir Putin.

 

Non è ovviamente così. Sappiamo molto bene quali sono, ancora oggi, le drammatiche condizioni dei lavoratori russi e quanto sia profondo l’abisso di regressione sociale ed economico in cui sono caduti dopo gli sconvolgimenti seguiti alla dissoluzione dell’URSS.

 

Conosciamo, apprezziamo e sosteniamo le lotte che i comunisti russi, sebbene diversamente collocati, sostengono per rivendicare diritti sociali e politici calpestati dal potere politico, subalterno agli interessi del capitale.   Spetta ovviamente al movimento operaio e ai comunisti russi decidere come opporsi con la lotta di classe e con un progetto socialista alternativo a quello della borghesia  che, per quanto nazionale, mira a consolidare i suoi tassi di accumulazione e di profitto.

 

Tuttavia, in una fase storica di riflusso del movimento operaio e rivoluzionario, la prospettiva del socialismo, in Russia come altrove, pur continuando ad essere la stella polare che accompagna i comunisti verso il futuro, non può essere intesa come nozione aggregante settaria, rigidamente classista, ma deve tendere ad unire tutte le forze, che in questa congiuntura di politica internazionale, molto fluida e dinamica,  si oppongono all’imperialismo nella sua espressione peggiore e più pericolosa, quella americana appunto, riconducibile alla nozione di nuovo ordine mondiale a gestione unipolare.

 

Sebbene l’insieme delle forze che nel mondo si oppongono al dominio unipolare sia composto da entità statuali, sociali e politiche molto diverse e disomogenee, esse rientrano tutte in un sistema di alleanze auspicabili, più o meno congiunturali, ma tutte ugualmente necessarie in quanto espressione di contraddizioni antagoniste, piccole e grandi, di segno antimperialista.

 

In questo contesto analitico rientra il giudizio che noi diamo della politica estera di Putin.

Giudizio che peraltro è oggetto nella stessa Russia di animate discussioni e scontri all’interno della sinistra e dei comunisti che, benché concordi sulla natura borghese e classista del potere politico che governa oggi la Russia, sono divisi sulla necessità o meno di sostenere, la crescente dimensione multipolare, oggettivamente antimperialista, della politica estera del governo di Mosca.

 

Difficile non vedere la profonda differenza qualitativa tra la politica estera di Putin rispetto a quella di Boris Eltsin.   Nei primi anni 90 la Russia sembrava destinata, dopo essere stata smembrata e balcanizzata, a diventare un caotico protettorato americano, una sorta di nuovo Far West ottocentesco, senza legge e senza regole, vittima dei  famelici oligarchi che si disputavano a colpi bassi e a mano armata le gigantesche risorse naturali e minerarie del paese, coperti da un presidente più interessato alla qualità dell’whisky che non all’interesse della Russia.   In quegli anni a Mosca la lingua più ascoltata negli uffici governativi, commerciali e mediatici era l’inglese con l’inconfondibile accento “slang”.   La dipendenza di Mosca da Washington era così pacchianamente evidente che quando Eltsin fece democraticamente bombardare dall’artiglieria il Parlamento russo, ricevette immediatamente il benestare del suo nume tutelare, Bill  Clinton.

 

 

Senza troppo dilungarci su come, quando e perché Vladimir Putin sia giunto al potere, ci limitiamo ad osservare che con lui il rischio  che la Russia diventasse un protettorato coloniale di Washington è stato sventato.   Giocando la partita, come un abile giocatore di scacchi, nelle varie sedi internazionali, Putin è riuscito, con consumata abilità diplomatica, a ridare alla Russia il suo status di grande potenza.   Gli effetti di questo rientro e le reazioni compiaciute sono ormai apertamente osservabili in molte capitali che si oppongono al progetto di dominio imperiale: Pechino, Nuova Delhi, Caracas, Hanoi, Teheran, Pyogyang , La Paz, L’Avana, ecc.  Molti sono gli accordi bilaterali di carattere politico, economico e militare che legano Mosca a molti paesi.  A nessuno possono sfuggire le conseguenze strategiche delle recenti manovre militari congiunte con la Cina e l’India, sulle quali la Casa Bianca non ha nascosto la sua preoccupazione e la sua irritazione.  Come anche è sempre più evidente il disappunto e la preoccupazione degli ambienti imperialisti e dei loro alleati locali “compradori”, che si stanno traducendo in un crescente bombardamento propagandistico, destinato ad abituare le opinioni pubbliche occidentali ad una rinnovata fase della “guerra fredda” (basta vedere i commenti alla vicenda del gas).

 

Di fronte a questo nuovo “protagonismo” della Russia, anche il pressing esercitato da Bush sulla Bielorussia, in vista delle imminenti elezioni presidenziali, pare destinato all’insuccesso (anche se il disprezzo per la volontà dei popoli e delle più elementari regole della convivenza internazionale, continuamente dimostrato dall’amministrazione USA, deve indurre tutte le forze di pace a non abbassare la guardia)     Per le non poche teste di ponte allestite in Russia dal Dipartimento di stato e dalla Cia,  camuffate da ONG e colorate di arancione, tira un brutta aria in quel di Mosca.  Governo e Duma le hanno cortesemente invitate a togliere il disturbo con un apposito decreto sostenuto anche dai comunisti.  Analoga sorte per i servizi segreti britannici colti con le mani nel sacco.   La Russia torna ad essere un paese sovrano in grado di esibire tutto il suo potenziale economico, culturale, tecnologico e militare.  Le grandi risorse minerarie cominciano a ritornare sotto controllo statale.  Qualche potente oligarca viene trascinato davanti ai tribunali.

 

Una simile svolta politica non può che poggiare su una struttura economica regolata da leggi organiche e severe in grado di riportare sotto il controllo dello Stato tutte le attività economiche e sociali che garantiscono il suo funzionamento e neutralizzino i tentacoli dei gruppi oligarchici legati allo straniero.

 

Il saggio proposto da Nina Kulikova ad Axis for peace illustra la natura e gli scopi di queste leggi il cui scopo principale non è sicuramente il socialismo ma, al contrario, quello di garantire, in questa fase storica, il rafforzamento della borghesia nazionale, ossia del ceto su cui far leva per rilanciare lo sviluppo socio-economico della Russia, ricollocandola come paese sovrano e con tutto il peso di cui dispone, quale soggetto primario della politica mondiale.

 

Il senso di marcia di questo percorso politico della Russia appare già nel titolo e nel sottotitolo di questo saggio:  Multipolarismo (contrapposto a “unilateralismo”) e carattere pacifico delle sue ambizioni (contrapposte alla nozione “di guerra infinita”).

 

Non è un caso che questo saggio sulla Russia sia stato presentato da Axis for peace (iniziativa a cui guardiamo con grande interesse, come dimostra l’ampio spazio che “Nuove resistenti” le ha dedicato nelle sue rassegne), che sembra porsi l’obbiettivo ambizioso di favorire le condizioni per l’apertura di uno stimolante confronto tra tutti coloro che, nello spirito di un rinnovato impegno per la costruzione di regole condivise di pacifica convivenza e di rispetto reciproco, intendono contrastare i pericoli per la pace derivanti dalle pretese egemoniche dell’imperialismo americano e della coalizione che attorno ad esso si raccoglie.

 


da http://www.voltairenet.org/article131413.html#article131413


Multipolarismo

La ripresa dell’economia russa


di Nina Kulikova

 

Nel suo contributo alla conferenza Axis for Peace 2005, l’accademica Nina Kulikova assicura che la ricostruzione economica della Russia, benché non sia ancora in grado di offrire alla  sua popolazione uno standard di vita comparabile con quello dell’Europa Occidentale, ha tuttavia raggiunto un livello che le permette di svolgere nuovamente un ruolo equilibrato sulla scena internazionale.  Inoltre, l’integrazione economica della Russia nelle strutture internazionali è la garanzia del carattere pacifico delle sue ambizioni.

 

Le riforme e le loro conseguenze

L’ultimo decennio del 20° secolo è stato un periodo di cambiamenti profondi.  L’abbandono della pianificazione e la recessione che ne è seguita, hanno provocato il crollo del sistema budgetario e monetario innescando un’inflazione galoppante ed una caduta della produzione.  La situazione è stata ulteriormente aggravata dal fatto che le trasformazioni economiche, politiche e strutturali sono iniziate in Russia quasi simultaneamente.  Alla fine del 1991, non c’era più alcuna istituzione in grado di assicurare un regolare funzionamento dello Stato.  Le istituzioni economiche erano in condizioni disastrose, gli squilibri economici erano immensi, il paese era in preda ad una depressione e ad una penuria di prodotti.  Ma il crollo delle istituzioni del potere statale in Russia, consecutivo alla dissoluzione dell’URSS, conteneva un pericolo ancora più grave.  Per questa ragione le prime autorità postcomuniste si sono poste come compito primario quello di ricostruire le istituzioni, in primo luogo i meccanismi economici e i rapporti di proprietà, senza cui nessun paese può funzionare.

 

Praticamente, lungo tutti gli anni 90, la Russia si è impegnata a creare gli elementi di base della democrazia di mercato e la stabilità macro-economica e politica.  Alla fine di questo periodo si può dire che questo obiettivo sia stato, in linea di massima, raggiunto.  Le principali istituzioni politiche sono state rafforzate, una nuova Costituzione è stata approvata, le relazioni federative riordinate.  La situazione macro-economica è stata stabilizzata attraverso una serie di misure standard, la liberalizzazione dei prezzi e la stabilizzazione budgetaria e monetaria.  Privatizzazioni massicce sono state compiute, il che ha permesso di passare all’economia di mercato.  Queste riforme sono state il primo passo compiuto sulla via della separazione dello Stato dall’economia, condizione principale per la formazione di un mercato.

 

La crisi finanziaria del 1998 e il crollo del rublo hanno messo in evidenza l’imperfezione dei meccanismi economici esistenti nel paese.  Alla fine del 1998, il PIL è stato inferiore del 5,3% a quello del 1997, l’inflazione annua dell’84% e le riserve in oro e  valuta hanno registrato un calo del 30% rispetto all’anno precedente.  La politica budgetaria (austera) e monetaria (moderata) applicata dalla Banca Centrale del 1999 ha permesso di aumentare le entrate fiscali, di rallentare l’inflazione e di stabilizzare il rublo.  A partire dall’autunno 1998 l’economia russa si è sensibilmente dinamizzata.  Dopo la svalutazione del rublo, che ha riportato la moneta al livello del 1994, la situazione è migliorata sui mercati mondiali delle materie prime e la produzione ha iniziato ad aumentare nei settori orientati all’esportazione e nelle industrie destinate a limitare le importazioni.  Il periodo di stabilizzazione si è potuto compiere con la messa a punto della basi sulle quali il paese ha potuto rilanciare il suo sviluppo economico.

 

 

Nel periodo seguente è iniziata la tappa dello sviluppo stabile delle istituzioni di mercato.  Grazie alla stabilità acquisita il paese ha iniziato la costruzione di istituzioni economiche coerenti con gli standard della società contemporanea e con le peculiarità della Russia.  L’attenzione è stata rivolta soprattutto alla creazione degli elementi fondamentali dell’economia di mercato (Codice civile, fiscale, budgetario, fondiario, Codice del lavoro, legge sulle pensioni).  Processi di deregulation (abbassamento delle barriere amministrative di ostacolo alle attività imprenditoriali) sono stati attivati, le relazioni tra i diversi budget (federali, regionali, locali) sono stati perfezionati, una ristrutturazione dei monopoli naturali è stata avviata.  Misure sono state prese per poter aderire all’OMC, i processi di integrazione con le repubbliche confinanti, membri della CSI, si sono accelerate.  Le riserve di valuta della Banca centrale si sono rapidamente accresciute e l’inflazione si è potuta gradatamente rallentare.

 

Riserve di valuta della Federazione Russa (in miliardi di dollari US)

 

maggio

gennaio

gennaio

gennaio

gennaio

gennaio

gennaio

gennaio

novembre

1998

1999

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

14,6

12,2

12,8

28

36,7

47,8

77,1

124,6

164,7

 

(Fonte: Banca di Russia)

 

I rilevamenti successivi sul suo grado di affidabilità e l’attribuzione alla Russia, da parte dell’Unione Europea  e  Stati Uniti, dello statuto di paese ad economia di mercato sanzionano il riconoscimento dei successi del suo sviluppo socio economico.

 

Dopo parecchi anni la Russia si è vista assegnare un punteggio di affidabilità da tutte le grandi agenzie di rating internazionale: Moody’s nell’ottobre 2003, Fitch nel novembre 2004 e Standard and Poor nel gennaio 2005.   Nell’ottobre 2005, Moody’s ha rialzato l’affidabilità delle obbligazioni in moneta nazionale ed estera della Russia dal livello Baa3 (il più basso) a Baa2.  La Fitch ha fatto altrettanto nell’estate 2005.

 

Questi cambiamenti confermano in primo luogo che la stabilità macro-economica in Russia è un fatto acquisito.  I dati del Ministero russo dello sviluppo economico e del commercio mostrano come il PIL russo sia aumentalo del 5,6% nel primo semestre 2005, rispetto allo stesso periodo del 2004, la produzione industriale sia cresciuta del 4% e gli investimenti nelle immobilizzazioni siano progrediti del 9,4%.  Il fondo di stabilizzazione e le riserve valutarie, che avevano già raggiunto rispettivamente 29 miliardi e 159 miliardi di dollari, sono in continuo aumento e costituiscono una buona protezione contro eventuali contraccolpi esterni.

 

Con la messa a regime delle riforme la Russia si trova ora in una fase di slancio economico.

 

 

Le particolarità dello sviluppo economico della Russia nel periodo 1999-2004.

A giudicare dalle statistiche del 2004 lo sviluppo economico della Russia, dopo la crisi finanziaria del 1998, appare convincente.

Il periodo 1999-2004 e stato segnato da uno slancio dinamico dell’insieme dei vari settori e branchie economiche.  Nel corso degli ultimi 6 anni il PIL è aumentato del 48%, quello dei beni di consumo del 48,1% e gli investimenti nelle immobilizzazioni del 72%.  La crescita dell’attività economica ha fatto leva sugli investimenti che, aumentando più rapidamente della produzione e dei consumi, hanno esercitato un’influenza massiccia sull’evoluzione strutturale del PIL prodotto e consumato.  Nel 2004, in rapporto al 1998, la produzione industriale è cresciuta del 53,4% e quella agricola del 26,4%.  La crescita delle produzioni delle merci è stata incrementata dallo sviluppo delle infrastrutture del mercato dei servizi che si è sviluppato durante gli anni delle riforme.  Mentre la produzione delle merci è aumentata del 57,5% nel periodo 1998-2004, quella dei servizi è progredita del 43,4%.  Il volume dei servizi di telecomunicazione è cresciuto del 238,7% rispetto al 1998 e quello del commercio al dettaglio del 49,3%.

 

Principali indici macro-economici del periodo 1999-2004

(% in rapporto all’anno precedente)

 

 

1999

2000

2001

2002

2003

2004

Prodotto interno lordo

106,4

110,0

105,1

104,7

107,3

107,1

Beni di largo consumo

97,1

107,3

109,5

108,5

107,5

111,3

Investimenti nelle immobilizzazioni

105,3

117,4

108,7

102,6

112,5

110,9

Produzione industriale

111,0

111,9

104,9

103,7

107,0

106,1

Produzione agricola

104,1

107,7

107,5

101,7

101,5

101,6

Servizi di telecomunicazioni

133,1

113,8

119,1

115,6

127,5

127,3

Commercio al dettaglio

93,9

108,8

110,7

109,1

108,0

112,1

Servizi di sostegno alla popolazione

107,0

105,0

102,8

100,4

105,1

107,1

Commercio estero

86,7

129,7

105,4

108,1

124,6

131,1

Redditi in contanti reali

86,4

109,1

108,5

108,8

114,5

107,8

Salari reali

78,0

121,0

119,9

116,6

110,4

110,8

Popolazione attiva (media annuale)

100,5

100,6

100,6

101,0

99,2

101,8

Disoccupati (a fine anno)

102

77,0

90,0

98,0

106,0

96,4

Indice dei prezzi

 

 

 

 

 

 

Prezzi al consumo

136,5

120,2

118,6

115,1

112,0

111,7

Prezzi alla produzione

167,3

131,6

110,7

117,1

113,1

128,3

                              

Fonte: Comitato statistico statale, Servizio federale delle statistiche.

 

Investimenti

Nel periodo 2000-2004 gli investimenti nelle immobilizzazioni sono aumentati più rapidamente del PIL e della produzione dei principali settori economici.  Nel 2004 il presidente Putin ha firmato parecchie leggi concernenti lo sviluppo della Borsa Valori, modificando la Legge federale sulle  procedure di esecuzione per proteggere i fondi dei clienti operanti in Borsa.   Ha modificato anche la Legge federale sulle società per azioni per migliorare le attività di investimento delle società e per sostenere una politica di maggiore efficienza in materia di dividendi, nel pieno rispetto della trasparenza finanziaria ed economica.  Altri testi normativi sono stati adottati per regolamentare l’attività degli operatori di Borsa in modo da diminuire i rischi e sviluppare nuovi strumenti finanziari suscettibili di attirare gli investitori esteri e nazionali, semplificando la registrazione dei titoli e sviluppando un sistema di divulgazionee di informazione da parte delle società emittenti verso i potenziali investitori.   Nel giugno 2004 il Presidente russo ha firmato una legge che ha modificato la Legge federale sul riciclaggio del denaro sporco e il finanziamento al terrorismo che permette di controllare l’attività della banche e degli investitori istituzionali, nonché le operazioni immobiliari e finanziarie e quelle sui titoli.  A questa va aggiunta la “legge federale sull’insolvibilità degli istituti di credito”.  Essa ha per scopo di perfezionare la regolamentazione giuridica delle procedure di sostegno o di liquidazione giudiziaria degli istituti di credito.

 

Investimenti stranieri nell’economia russa

Lo sviluppo economico della Russia si è distinto in questi ultimi quattro anni per la crescita dei volumi di investimenti stranieri in rapporto alla dinamica del PIL e a quello degli indici di attività degli investitori nazionali.  Nel 2004, rispetto al 2003, il volume degli investimenti stranieri si è accresciuto del 36,4% raggiungendo i 40,5 miliardi di dollari.  L’economia russa è diventata più attraente per gli investitori esteri dopo le classifiche di affidabilità attribuite alla Russia dalle agenzie internazionali.   La tendenza alla crescita degli investimenti diretti, apparsa nel 2003, si è mantenuta costante.   Nel 2004 il loro ammontare è cresciuto del 38,9% e la loro quota rispetto alla totalità degli investimenti ha raggiunto il 23,3%.   La quota di altri investimenti rispetto alla totalità dei capitali esteri collocati in Russia è rimasta, nel 2004, al livello del 75,8%, mentre quello degli investimenti di portafoglio è calato dello 0,8%

 

Investimenti stranieri del settore non finanziario dell’economia russa (in milioni di dollari)

 

 

2000

2001

2002

2003

2004

Totale

10.958

14.258

19.780

29.699

40.509

Diretti

4.429

3.980

4.002

6.781

9.420

Portafoglio

145

451

472

401

333

Altri

6.384

9.827

15.306

22.517

30.756

 

Nel 2003 e 2004, gli investimenti stranieri in Russia sono aumentati più rapidamente degli investimenti russi all’estero.  L’eccedenza ammontava a 6,74 miliardi di dollari nel 2004.

Secondo i dati della società internazionale di consigli manageriali A T Kearney, nel 2004 i principali investitori del settore petrogas russo classificavano la Russia come il secondo mercato tra

i più attraenti del mondo, dopo l’Australia.

 

Sebbene la maggioranza degli investimenti diretti sia concentrata nel settore del petrolio e del gas, i capitali stranieri hanno cominciato, in questi ultimi anni,  ad espandersi in altri settori industriali, particolarmente in quelli contenenti progetti di imprese di medie dimensioni operanti nel settore dei consumi e della rete commerciale.

 

Le industrie di trasformazione cominciano a dare segni di dinamismo.  Secondo dati del Ministero russo dello sviluppo economico e del commercio, nel corso della prima metà del 2005, le industrie di trasformazione si sono sviluppate più rapidamente delle industrie estrattive. La quota degli investimenti stranieri nell’industria di trasformazione ha raggiunto il 28,4% del totale nel primo semestre del 2004, contro il 21,2% delle industrie estrattive.  Ciò consente di sperare che l’industria russa continui ad attrarre nuovi investimenti.

 

Lo slancio dell’economia russa attira capitali nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, un settore che ha proiettato la Russia dalla 13° alla 5° posizione tra i paesi giudicati più attraenti dagli investitori esteri diretti.  Anche il mercato dei beni di consumo si sta sviluppando molto rapidamente in Russia.

Il commercio al dettaglio, l’industria della ristorazione pubblica e delle bevande sono in fase di slancio dinamico.   I rapporti di A T Kearney mostrano che l’interesse per l’industria alimentare, del tabacco e dell’abbigliamento hanno fatto salire la Russia  dell’11° al 3° posto nella graduatoria del 2004.

 

Eccezionali le entrate da esportazioni di materie prime

Non c’è alcun dubbio che lo sviluppo economico sia stato favorito dall’andamento eccezionalmente favorevole dei prezzi delle materie prime energetiche sui mercati internazionali.

Il petrolio e il gas costituiscono il settore di base dell’economia russa e svolgono un ruolo determinante quale fonte di entrata del budget nazionale e in quello della bilancia dei pagamenti.   La situazione del settore del petrolio e del gas dipende principalmente dall’andamento dei prezzi  del greggio sul mercato mondiale. Siccome la Russia esporta più del 70% della sua produzione di petrolio, sia greggio che raffinato, e siccome il rimanente viene commercializzato nel mercato interno, a dei prezzi sensibilmente inferiori che all’estero, il livello mondiale dei prezzi è il fattore determinante delle entrate e della situazione finanziaria dell’industria petrolifera russa.

 

Stimolati dalla rapida crescita dell’economia mondiale, soprattutto dalla pressante domanda di materie prime dei paesi asiatici, i prezzi del greggio sul mercato mondiale si sono mantenuti in questo ultimo periodo ad un livello molto elevato.  La società russa Urals ha venduto, nel 2004, il suo greggio al prezzo medio di 34,45 dollari al barile, ossia il 27,4% più caro dell’anno precedente.

 

Andamento dei prezzi del petrolio sul mercato mondiale nel periodo 1997-2004

(dollari - barile)

 

Produttore

1997

1998

1999

2000

2001

2002

2003

2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gran Bretagna

19,12

12,72

17,97

28,50

24,44

25,02

28,83

38,21

Urals (Russia)

18,33

11,83

17,30

26,63

22,97

23,73

27,04

34,45

Paniere Opec

18,68

12,28

17,47

27,60

23,12

24,34

28,13

36,05

 

Fonte: OCDE, agenzia internazionale dell’OPEC

 

Il 2004 è stato, sul piano delle esportazioni, l’annata più efficace di tutta la storia postsovietica della Russia: i prezzi del petrolio hanno raggiunto il loro massimo superando, durante la maggior parte dell’anno, i 30 dollari al barile,  giungendo fino a 50 dollari in certi periodi.  Per l’economia russa il livello di domanda delle materie prime, la cui vendita è fonte primaria di introiti, hanno un’importanza fondamentale.

 

Alla luce degli stretti rapporti esistenti tra le entrate del budget statale e quello del settore del petrolio e del gas (il rialzo di un solo dollaro al barile aumenta il capitolo entrate da 1 a 1,5 miliardi di dollari) è perfettamente logico che l’utilizzazione del fondo di stabilizzazione sia uno dei principali problemi economici dibattuti del paese. La crescita rapida delle entrate budgetarie provenienti da esportazione di idrocarburi ha permesso un aumento sensibile del fondo di stabilizzazione che, secondo il Ministero delle finanze, ammontava a 1.094,5 miliardi di rubli alla data del 1 novembre 2004.

 

Siccome la componente dirigista diviene sempre più influente nel governo russo, si può prevedere che il problema dell’impiego del fondo di stabilizzazione a fini di investimento nell’industria non tarderà ad essere sollevato.

 

Una inversione di tendenza della politica di riduzione del settore pubblico iniziata negli anni 90 potrebbe significare l’abbandono della funzione stabilizzatrice del fondo.  Questo fondo può essere teoricamente speso a fini di finanziamento corrente, ma in tal caso non potrà assolvere al suo compito principale che consiste nell’evitare una dipendenza eccessiva dal budget nazionale.  (……)

 

Una soluzione di compromesso è stata trovata: utilizzare una parte del fondo di stabilizzazione per finanziare dei “progetti d’infrastruttura” e rimborsare il debito estero prima della scadenza. Il debito ha già cominciato ad essere ammortizzato con anticipazioni.  Ma la questione della stabilità creata da questo compromesso resta comunque aperta.  La lotta politica su questo tema cruciale proseguirà inevitabilmente.  Fintanto che questa fonte di finanziamento esisterà, l’amministrazione Finanziaria dello Stato avrà difficoltà a reggere la pressione esercitata congiuntamente dai ministeri settoriali e dagli altri gruppi di interesse.

 

I futuri assi delle riforme

E’ importante notare che nel periodo trascorso tra la crisi finanziaria e il 2004 la crescita economica ha fatto leva su un riassestamento della produzione, ossia un reimpiego delle capacità produttive rimaste inutilizzate durante la crisi.  Ora, questa crisi di riassestamento si esaurisce gradualmente via via che calano le capacità di produzione disponibili e utilizzabili, e ciò è divenuto particolarmente visibile nel 2003.   Occorre perciò una politica che incrementi la crescita mediante il riassestamento basato sull’investimento.   E ciò dipende non dalle riforme economiche ma dal successo con cui le istituzioni politiche e giuridiche si svilupperanno in Russia.

 

Attualmente il mercato in Russia non funziona in maniera ideale. Settori monopolizzati esistono ancora, i diritti di proprietà sono debolmente protetti e l’impatto esercitato dal potere sugli affari è ancora molto forte.  Ma occorre anche comprendere che le principali istituzioni di mercato sono nate quindici anni fa in Russia  partendo praticamente da zero.  Inoltre, le buone leggi economiche non sono sufficienti a garantire un costante sviluppo dell’economia.  Tutte queste norme e regole devono essere poi correttamente interpretate e applicate nella pratica e ciò esige un apparato amministrativo efficiente e una giustizia equa. L’elite politica ed economica della Russia percepisce sempre più l’importanza di questi problemi. Attenzione particolare viene perciò attribuita alla riforma amministrativa e giudiziaria.

 

Nel quadro della riforma amministrativa, le autorità cercano di eliminare il principale ostacolo al mercato, ossia le barriere amministrative.  La riforma in atto dell’amministrazione pubblica tende appunto a ridurre l’ingerenza eccessiva dello Stato nell’economia. La riforma del regolamento tecnico tende a creare un contesto favorevole allo sviluppo efficiente del commercio e ad armonizzare le norme nazionali con quelle internazionali.  Una legge di base è già stata approvata e le norme di applicazione sono in fase di preparazione.

 

La messa a punto dei meccanismi di protezione dei diritti di proprietà, in particolare quelli degli investitori e degli azionisti, cosi pure le procedure per regolare i conflitti corporativi e di arbitraggio proseguono il loro iter nel quadro delle riforme concernenti l’applicazione delle leggi. La riforma giudiziaria, tendente a rendere più efficiente le procedure e a garantire l’indipendenza dei tribunali, segue anch’essa il suo corso.

 

Il carico fiscale sull’economia si sta gradualmente abbassando. Gli emendamenti, in virtù dei quali i contribuenti avranno il diritto, a partire dal gennaio 2006, di non pagare imposte per il 10% degli investimenti nelle immobilizzazioni, sono stati già apportati al codice fiscale nell’estate scorsa. Le nuove misure in materia saranno legate al perfezionamento del fisco e, più ancora, alla regolamentazione delle procedure di verifica richieste dal potere.

 

Una legislazione antimonopolio efficiente, il cui obbiettivo consiste nel garantire la concorrenza, rappresenta una delle condizioni per proteggere i diritti degli operatori economici. Prosegue il lavoro mirante a perfezionare il controllo preventivo degli abusi che potrebbero favorire posizioni dominanti nel mercato.

 

Nel marzo 2005, il Presidente ha firmato la “Legge sulla concorrenza e la limitazione dei monopoli”

sul mercato dei beni di largo consumo.  Con la nuova legge federale i valori limite dei profitti degli operatori economici sono stati aumentati.

 

La riforma delle infrastrutture finanziarie e del sistema di mediazione finanziaria ha per obbiettivo quello di assicurare l’afflusso di investimenti nell’economia. Nell’aprile 2005, il governo e la Banca di Russia hanno adottato la “strategia di sviluppo del settore bancario nella federazione di Russia”.

 

Nel dicembre 2004 il Presidente ha firmato una legge relativa alla concessione del credito. Il testo definisce le modalità di creazione, di trattamento, di accantonamento e di presentazione, da parte degli uffici di concessione del credito, delle informazioni relative all’esecuzione dei prestiti e del loro impiego.

 

Nuovi meccanismi di investimento, concernenti zone economiche speciali e partneriato pubblico-privato, sono stati introdotti.   Le leggi delle zone economiche speciali e accordi di concessioni sono state firmate nell’estate 2005 e destinate a creare meccanismi che incrementino gli investimenti per progetti concreti che contribuiscano a diversificare l’economia russa.

 

Il paradigma dello sviluppo economico

La posizione del governo federale di Russia viene espressa nei due documenti di programmazione:

I grandi assi delle attività del governo della federazione di Russia fino al 2008 e Il programma di sviluppo economico e sociale a medio termine (2005-2008).  I due testi hanno un carattere d’insieme e sistemico.

 

Il programma a medio termine mette l’accento sulla creazione di istituti che garantiscano tassi di crescita elevati e sostenuti.  Per gli anni a venire, i grandi assi della politica economica saranno:

 

o la creazione di condizioni suscettibili di migliorare la competitività dell’uomo, l’efficienza della sanità pubblica, dell’educazione, del sistema pensionistico e della protezione sociale, del settore degli alloggi adibiti ai servizi collettivi, alla eliminazione graduale della povertà;

 

o il consolidamentodello Stato, l’applicazione delle riforme amministrative, la maggiore efficienza del sistema giudiziario e della sicurezza e delle istituzioni garanti dell’applicazione delle leggi;

 

o lo sviluppo delle strutture della società civile che sono considerate come un fattore importante per assicurare una crescita economica costante;

 

o il rafforzamento della garanzie dei diritti di proprietà, inclusa la proprietà intellettuale, nonché il proseguimento della privatizzazione e del miglioramento dell’efficienza della gestione dei beni pubblici;

 

o lo sviluppo della concorrenza e la riduzione del settore non sottoposto alle regole di mercato, il perfezionamento radicale della legislazione antimonopolio e delle attività ad indirizzo antimonopolio, inclusa la liberalizzazione delle modalità di fusione con il rafforzamento parallelo delle attività monopoliste;

 

o la soppressione dei “colli di bottiglia” che ostacolano lo sviluppo economico soprattutto nel campo delle infrastrutture e delle tecnologie, la riforma dei monopoli naturali e il miglioramento della loro attività;

 

 o il miglioramento della competitività delle compagnie russe e il sostegno PME che rappresenta una fonte di investimento e di modernizzazione dell’economia;

 

o l’incoraggiamento dello sviluppo economico fondato sugli investimenti, il potenziamento del ruolo della ricerca e il suo apporto alla diversificazione dell’economia;

 

o lo sviluppo delle regioni, il sostegno alle strategie regionali di sviluppo sociale ed economico, nonché la creazione di condizioni che incoraggino le entità della federazione di Russia e quelle municipali a mobilitare le fonti di crescita economica a loro disposizione;

o l’integrazione nelle strutture economiche internazionali e una più grande apertura dell’economia russa al mondo, il che presuppone l’adesione della Russia all’Organizzazione Mondiale del Commercio, lo sviluppo dei processi di integrazione nel quadro della Comunità di Stati Indipendenti e di altre associazioni (Comunità economica euro-asiatica, Spazio economico unico, Stato dell’Unione russo- bielorussa) e l’intensificazione della cooperazione con l’Unione Europea.

 

Questa ultima disposizione riveste un significato particolare per la Russia.  Durante gli anni della crisi e delle riforme di mercato, il paese si è occupato essenzialmente dei propri problemi economici, ripiegandosi su sé stesso, mentre si creavano nuove integrazioni che i processi di mondializzazione hanno via via amplificato.  Ma oggi, dopo che la Russia ha superato la crisi e raggiunto la stabilità macro-economica, l’esigenza di assicurare una qualità superiore alla crescita economica diventa prioritaria, ed il paese ha tutte le opportunità di intensificare le sue attività internazionali.

 

Molti Stati, ha detto il presidente Vladimir Putin, vorrebbero vedere la Russia assumere un ruolo più attivo negli affari mondiali.   Tutte le premesse sono già in essere per approfondire il dialogo politico con diversi paesi, regioni e unioni integrate, per allargare la cooperazione commerciale ed economica e moltiplicare i contatti con i rappresentanti delle istituzioni economiche e culturali del mondo intero. 



Nina Kulikova  
Istituto per l’Europa dell’Accademia delle scienze di Russia

 

Traduzione a cura di Sergio Ricaldone