www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 15-02-06

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ripreso in http://www.kprf.ru


Un commento di parte comunista all’intervista di Putin ai giornali spagnoli

9 febbraio 2006

 

Il commento (di cui pubblichiamo i passaggi a nostro parere più interessanti) alla conferenza stampa, tenuta da Vladimir Putin, nel corso della sua recente visita in Spagna, redatto da due studiosi russi del “Centro di indagine politica della cultura della Russia” (ZIPKR), istituto di ricerche sociologiche legato al Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR), si sofferma su aspetti rilevanti dell’intervento del presidente russo, passati praticamente inosservati nei resoconti dei media occidentali.

 

Nei giorni scorsi il PCFR si è meritato una citazione da parte del presidente russo. Nella sua intervista ai giornalisti spagnoli, Putin è stato costretto a riconoscere che “esiste (in Russia) un solo partito politico stabile: il PCFR”.

 

Che cosa ha rilevato o “non ha rilevato” la stampa liberale

 

Naturalmente la stampa liberale si è sforzata di non dare particolare rilievo a questa osservazione di Putin in merito al ruolo del PCFR. Come mostrano i dati del monitoraggio dei media attuato dal nostro Centro, gli strumenti di comunicazione del regime, in generale, si sono interessati soprattutto ai temi riguardanti il programma nucleare dell’Iran (il 27% delle citazioni riguardanti l’intervista di Putin), la vicenda Khodorkovskij (15 per cento) e così via dicendo. Solo tre pubblicazioni hanno parlato del “confronto” di Putin con i giornalisti spagnoli in merito al ruolo del PCFR.

 

(…) Con molta chiarezza, anche se riferendosi solo indirettamente all’argomento, Putin ha anche voluto esprimere un suo parere sulle recenti decisioni dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE): “Sono nettamente contrario a che venga stabilito un qualsiasi parallelo tra il fascismo e il comunismo”.

 

Certo, l’esperienza dimostra che, dopo aver indirizzato buone parole al PCFR, il potere ha sempre cercato di “fare sgambetto” ai comunisti. Ricordiamo l’importante incontro dei dirigenti del PCFR con Putin nel 2002 in relazione alle questioni legate alla strategia di sviluppo del paese. Dopo i discorsi, con cui si dava l’impressione di approvare il programma alternativo proposto dal PCFR, fu organizzato il “colpo di mano della Duma” ed ebbe inizio una massiccia campagna diretta a provocare la scissione nel partito, con la collaborazione di Selezniov, Glaziov e Semighin (i  promotori delle più significative “scissioni”). Per questa ragione, appare assolutamente corretto il modo con cui è stata posta dal giornale “Kommersant” la domanda in merito alle buone parole riservate da Putin al PCFR e a Lenin (nel corso della stessa conferenza stampa, Putin, sulla questione della chiusura ipotizzata del Mausoleo di Lenin, ha affermato che “intende attenersi alle decisioni che saranno sostenute dalla grande maggioranza dei cittadini”. Conoscendo bene quali sono, a riguardo della questione, gli umori dell’opinione pubblica russa, alcuni giornali hanno tratto la conclusione che “Putin non toccherà Lenin”, nota del traduttore): “Ma è vero al cento per cento?”

 

Segnali di Putin alla “rossa” America Latina?

 

Al di là dell’analisi della contingente reazione dei media all’intervista concessa da Putin ai giornalisti spagnoli è opportuno considerarla un avvenimento politico di spiccato rilievo. E’ molto importante osservare quando e a chi è stata concessa l’intervista, e immediatamente dopo analizzare che cosa vi è stato detto.

 

Da un lato, tutto sembra confermare che il presidente abbia voluto dare una sua risposta alla campagna internazionale, che ha visto come protagonista il PCFR, contro la provocazione anticomunista nell’APCE. Occorre riconoscere che il partito del potere ha imparato ad analizzare sul campo i processi che avvengono in Russia e attorno alla Russia.

 

E’ evidente che ci troviamo di fronte alla reazione dei vertici russi alla trasformazione del PCFR in un partito di avanguardia del risorgente movimento comunista mondiale. La presenza dei dirigenti del PCFR alla testa del corteo dei rappresentanti delle forze comuniste per le strade dell’europea Strasburgo non è sicuramente passata inosservata nelle stanze del Cremlino.Ciò è testimonianza del nuovo status di prestigio internazionale del PCFR. Dopo l’onda, scioccante per il potere, di protesta contro la monetizzazione delle agevolazioni sociali nel 2005, le manifestazioni di fronte al Mausoleo di Lenin del 6 ottobre 2005 e del 21 gennaio 2006, l’azione di Strasburgo, probabilmente il potere russo è stato costretto ad operare una riconsiderazione delle forze in campo. Come all’inzio della presidenza di Putin, nuovamente risuonano voci in qualche modo rispettose all’indirizzo dei comunisti.

 

Ma sorge un’altra domanda: ma perché per gli attestati di rispetto nei confronti del PCFR si è scelto proprio l’uditorio spagnolo?

 

La risposta è chiara. Sempre lo stato spagnolo – nel periodo franchista, al tempo della transizione alla democrazia borghese, con i governi di destra o di sinistra – ha cercato di tradurre in pratica la nozione di “ispanismo”, vale a dire l’unità storica e culturale e la collaborazione politica tra la Spagna e i paesi latinoamericani.

 

Oggi l’America Latina è una roccaforte della sinistra e, per certi aspetti, anche dei comunisti. E’ una delle principali forze in grado di condizionare la politica USA… Non a caso oggi anche la Cina socialista è stata coinvolta nei processi politici in America Latina, rafforzando la propria influenza.

 

Sembrerebbe allora che anche Putin aspiri a giocare la carta latinoamericana nel contesto dei suoi complicati rapporti con gli USA e l’Europa Occidentale. Ecco perché ha voluto utilizzare la scena spagnola per trasmettere in America Latina una sua immagine di “dirigente quasi di sinistra”.

 

Ecco come si spiegano i complimenti all’indirizzo del Partito comunista e gli atti, che dovrebbero attribuire a Putin se non un profilo di sinistra, perlomeno l’impronta di politico riflessivo e moderato. Dal momento che l’anticomunismo esplicito, tanto più nel caso di un capo di stato, non porterebbe ad alcun dialogo produttivo con i regimi di sinistra dell’America Latina (…)

 

Serghey Vasilzov,

Storico, direttore del ZIPKR

 

Serghey Obukhov,

Economista, vicedirettore del ZIPKR

 

 

Traduzione dal russo a cura di Mauro Gemma