Zjuganov prende le distanze da
Kasjanov
Tatjana Stanovaja
1 marzo 2006
Pubblichiamo, quale contributo all’approfondimento delle vicende politiche russe, ampi stralci di un’interessante analisi della politologa Tatjana Stanovaja apparsa nel sito del “Centro di tecnologie politiche” di Mosca.
Il PCFR ha definitivamente smentito ogni ipotesi di contatti con la nuova organizzazione politico-sociale, creata dell’ex primo ministro della Russia Mikhail Kasjanov. Dalla dichiarazione rilasciata dal partito emerge che “non è possibile l’unità senza principi”. Ciò significa che il PCFR rifiuta la possibilità che la lotta contro il “regime di Vladimir Putin” possa essere condotta insieme a tutta l’opposizione liberale. E significa anche che il PCFR potrebbe assumere in ancora maggior grado la funzione, riconosciutale dal Cremino, di unico partito politico di protesta.
Come ha dichiarato ieri il presidente del CC del PCFR Ghennadij Zjuganov, il partito non ha intenzione di avviare consultazioni di alcun tipo con la nuova formazione politica creata dall’ex premier Mikhail Kasjanov. “Abbiamo ritenuto e continuiamo a ritenere che non possa esserci alcun tipo di contatto tra il nostro partito e il movimento fondato da Kasjanov, dal momento che esso è caratterizzato da un evidente orientamento “arancione”, - ha dichiarato Zjuganov. Egli ha fatto anche notare che la formazione di Kasjanov “potrebbe giocare nella vita politica della Russia il ruolo di “quinta colonna”, diretta dai servizi segreti americani e dagli agenti della CIA”. Alla strumentalizzazione del PCFR in qualità di alleato oggi sembra essere interessata tutta l’opposizione. Di una “svolta a sinistra” ha scritto due volte Mikhail Khodorkovskij, con le sinistre partecipano alle manifestazioni i militanti della liberale “Oborona” (Difesa), dell’Unione delle forze di destra (SPS) e del Partito Nazional-bolscevico (NBP) (formazione a cui non sono estranee anche simpatie per il nazismo, oggi ferocemente opposta a Putin e, per questa ragione, strenuamente difesa da molte sedicenti organizzazioni per i “diritti umani” in Russia e in Occidente, nota del traduttore). Recentemente Garri Kasparov ha proposto a tutte le forze di opposizione, compresi i comunisti e l’NBP, di riunirsi per “smantellare il regime di Putin”. Ciò si spiega per alcune ragioni.
In primo luogo, oggi l’elettorato di protesta è prevalentemente di sinistra e orientato in senso nazionale (patriottico). Non è dovuto al caso, ad esempio, che la liberale SPS abbia partecipato attivamente alle azioni di protesta contro la monetizzazione delle agevolazioni sociali all’inizio del 2005. Allora la leader del movimento “La nostra scelta” Irina Khakamada era arrivata al punto di rinnegare la propria identità liberale, dichiarando che non voleva più che la definissero liberale. Alla prima metà del 2005 può essere fatta risalire la “sterzata a sinistra” di tutta l’opposizione di destra. Ciò si è espresso, prima di tutto, nell’attenzione particolare riservata alle problematiche sociali. Le questioni della libertà e della democrazia sono state relegate in un secondo piano. Oggi questa tendenza sembra essersi indebolita. Non sembrano manifestarsi grandi scosse sociali, e allora per i liberali si è presentata la necessità di riportare in primo piano la propria identità. Non a caso si ascoltano di nuovo appelli astratti alla lotta per la democrazia, e per la libertà di parola, nonostante Mikhail Kasjanov non si sia ancora pronunciato in merito alla legge sulle ONG.
Per questo, se da un lato ai liberali conviene coordinare le proprie azioni con l’opposizione di sinistra, d’altro canto è vero che esiste una grande quantità di ostacoli ideologici alla collaborazione. Di fronte ai liberali si presenta il dilemma: o diventano “patriottici di sinistra” e concorrono nello stesso campo elettorale sia con il PCFR che con lo stesso Vladimir Putin, o rimangono liberali almeno “in prospettiva”. Nel primo caso c’è il grande rischio di una sconfitta, dal momento che la cosa più importante per un politico liberale che voglia aver successo è attirare dalla propria parte quelle elite, a cui fa paura una evidente sterzata a sinistra dei liberali. Inoltre, essendo l’elettorato di protesta fondamentalmente orientato verso il PCFR e in parte verso il Partito liberal-democratico (di Zhirinovskij), conquistarlo è praticamente impossibile. Ecco allora la necessità di costruire un’alleanza con il PCFR non sulla base di idee condivise, ma sulla generica protesta “contro il regime”.
(…) Per il PCFR l’unione con Kasjanov appare oggi semplicemente come un’ipotesi insensata. Per i comunisti l’ex premier rimane un rappresentante dell’ “oligarchia”, “parte separata” del “regime criminale”. A suo tempo, il PCFR aveva promosso il voto di sfiducia al governo Kasjanov. Per questa ragione, ci troviamo di fronte non solo ad un’incompatibilità ideologica, ma anche politica: il PCFR non è certo intenzionato a mettere le proprie risorse a disposizione di concorrenti.
Oggi per i liberali è di vitale importanza non essere tagliati fuori dai processi politici che avvengono nel paese. Attirare il PCFR verso la loro lotta politica potrebbe contribuire a farli uscire dalla marginalità: essi potrebbero presentarla come una lotta generale, di cui i liberali costituirebbero parte. Ma ciò non è possibile.
La situazione pare così molto favorevole al Cremlino. Del resto, l’amministrazione presidenziale in questo momento preme per la formazione di un sistema tripartitico: “Russia Unitaria”, in posizione dominante, il PCFR che attrae i voti di protesta, il partito nazional-patriottico “neutralizzato” di Zhirinovskij. Tutti questi partiti sarebbero uniti dall’orientamento anti-arancione (…)
Traduzione dal russo di Mauro Gemma