www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 27-10-06
In vista un rapido deterioramento dei rapporti tra Russia e Stati Uniti
Secondo un rapporto presentato al parlamento russo
Nota di Mauro Gemma*
Nei giorni scorsi è stato reso pubblico a Mosca un importante lavoro, commissionato dalla Duma di Stato (la camera bassa della Federazione Russa) e curato da due autorevoli esperti di politica internazionale e di questioni della difesa e della sicurezza nazionale, Valentin Falin, ex segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, e Ghennadij Jevstafiev, già tenente generale dei servizi segreti.
Il documento, dal titolo “Probabile guida delle azioni degli Stati Uniti nei confronti della Russia nel periodo 2006-2008”, verrà ora sottoposto all’attenzione delle commissioni competenti del Parlamento russo e, molto probabilmente, verrà discusso anche in sessione plenaria.
I due prestigiosi esperti fanno il punto sullo stato delle relazioni tra le due grandi potenze e analizzano nei dettagli la politica USA nei confronti della Russia, delineando, già per l’immediato futuro, scenari a dir poco inquietanti.
I rapporti russo-americani, secondo il rapporto, dovrebbero subire un brusco e accelerato deterioramento, a prescindere dal tipo di amministrazione che, in futuro, fosse chiamata a gestire la Casa Bianca.
Il documento che, a parere della stampa russa (ne ha parlato in particolare l’autorevole “Nezavisimaja Gazeta”), sembra essere una risposta a un testo, pubblicato nel marzo scorso dal “Consiglio di New York per le relazioni internazionali”, dal significativo titolo “La strada sbagliata della Russia”, e mette in guardia il Cremlino e le autorità russe rispetto alla pericolosità dei progetti messi in campo da Washington per fronteggiare il crescente protagonismo di un paese che ormai è considerato un pericoloso concorrente da neutralizzare e ridimensionare.
Da un lato, Washington sembra intenzionata a produrre ogni sforzo per intaccare la “sovranità energetica” della Russia, mediante la sollecitazione di processi separatisti all’interno della stessa Federazione Russa e gravi forme di ingerenza negli affari interni del paese; dall’altro, l’amministrazione USA (con una sostanziale comunanza di intenti di repubblicani e democratici) sicuramente darà ulteriore impulso a tutte le iniziative tese a promuovere l’allargamento della NATO ad est e la rapida integrazione nell’alleanza nord-atlantica di alcune repubbliche dell’ex Unione Sovietica, in particolare della Georgia e dell’Ucraina.
E’ così prevedibile che non cessino i tentativi di promuovere rivolgimenti nelle strutture di potere dei paesi che fanno parte della Confederazione degli Stati Indipendenti (CSI), e che venga rafforzato il sostegno materiale e propagandistico (attraverso la mobilitazione di tutti gli strumenti di comunicazione di massa a disposizione) alle forze filo-occidentali fautrici di nuove “rivoluzioni colorate”, puntando, in tal modo, direttamente alla destabilizzazione della stessa Federazione Russa, mediante l’isolamento dei suoi dirigenti e l’azione delle forze di opposizione della destra neoliberista presenti nel paese.
Per quanto riguarda il programmato attacco alla cosiddetta “sovranità energetica”, secondo gli estensori del documento, si dovrebbe assistere ad un’intensificazione delle pressioni dell’amministrazione USA allo scopo di ottenere la privatizzazione del settore dell’energia, oggi in larga parte tornato sotto controllo statale, pretendendo la partecipazione obbligatoria delle compagnie multinazionali occidentali ai pacchetti azionari. Allo stesso tempo, sempre in merito al settore strategico dell’energia, il lavoro redatto da Falin e Jestafiev accenna a iniziative tendenti a favorire l’interruzione dei piani di cooperazione tra Russia e Cina e all’intensificazione delle pressioni su Azerbaigian, Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan per coinvolgerli attivamente nei progetti dell’amministrazione di Washington.
Non è privo di interesse il fatto che il documento presentato all’attenzione del parlamento russo venga reso pubblico in coincidenza con l’elaborazione da parte del Ministero della Difesa russo di una nuova dottrina militare, in cui, nell’ordine, Stati Uniti, NATO e “terrorismo internazionale” vengono indicati quali “nemici potenziali della Russia” e che spiega che la maggior minaccia alla sicurezza nazionale continua ad essere costituita dall’ingerenza straniera negli affari interni del paese, attuata attraverso l’appoggio a “strutture interne” (un riferimento esplicito a ONG e “gruppi informali”, ispirati da istituzioni occidentali) animate da intenti eversivi.
Di più. Il documento viene significativamente diffuso mentre in Russia e in altri paesi della CSI si sta assistendo ad una fase di particolare vivacità del vasto movimento di opinione (testimoniato da tutti i sondaggi) che intende opporsi alle ingerenze e alle pressioni degli USA e della Nato negli affari interni dell’ex URSS, pretendendo dalle autorità locali una più energica politica di contrapposizione ai piani delle potenze imperialiste.
Un seppur limitato risalto hanno ricevuto in Occidente le manifestazioni di massa in Crimea e nel resto dell’Ucraina contro la presenza delle truppe USA sul territorio nazionale, che hanno certamente avuto un ruolo non secondario nella sconfitta della “rivoluzione arancione”, nel mutamento degli assetti di governo a Kiev (con l’ingresso di due ministri proposti dai comunisti nell’esecutivo) e nel conseguente “congelamento” di una quasi scontata (fino a pochi mesi fa) adesione alla NATO, annunciato dal primo ministro Janukovic a Bruxelles.
Non ha avuto praticamente eco, invece, il rilevante movimento che si è manifestato nelle scorse settimane in Russia contro l’effettuazione di manovre militari congiunte russo-statunitensi nella regione di Nizhegorod nel quadro degli accordi di partnership militare realizzati nell’ultimo decennio, culminato in incisive manifestazioni su tutto il territorio nazionale, con la partecipazione complessiva di decine di migliaia di persone. Quasi a coincidere con gli umori oggi prevalenti negli ambienti militari della Federazione, il movimento (in cui ha giocato un ruolo rilevante il Partito Comunista della Federazione Russa) sembra aver offerto ai vertici della difesa l’opportunità per rinviare “sine die” lo svolgimento delle operazioni previste, lanciando in tal modo un secco segnale al partner statunitense.
*La nota sarà pubblicata nel prossimo numero della rivista comunista “L’Ernesto”