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Da www.komunist.com.ua 
 
L’inizio del “progetto arancione” in Russia 
 
Semion Jezhikov
 
24 ottobre 2006 
 
L’articolo è apparso nel sito di “Kommunist”, giornale del Partito Comunista di Ucraina (KPU)
 
L’assassinio di una persona e di un giornalista è sempre un fatto increscioso. Ma non è certamente fuori luogo porsi la domanda: a chi giova e perchè? La stampa è già ricolma di articoli su questo tema, che indirizzano la ricerca dei colpevoli in un’unica direzione. Verrebbe da dire che, viste le sue caratteristiche politiche, l’assassinio “è venuto a pennello”.
 
Per Boris Berezovskij, “è significativo che l’assassinio sia avvenuto lo stesso giorno del compleanno del presidente Putin. La Russia sembra tornata ai tempi dei riti pagani, dal momento che questo sembra un assassinio rituale, consacrato a Putin”.
 
Per The Observer (Gran Bretagna), “Anna Politkovskaja era un’instancabile critica del Cremlino, e il suo assassinio getta un’ombra di sospetto sui servizi segreti e sul regime filo-moscovita della Cecenia… La sua morte è avvenuta nel giorno del compleanno del presidente Putin…”
 
Per The Indipendent (Gran Bretagna), “l’assassinio di Anna Politkovskaja, la più nota giornalista russa, è una storia alquanto sinistra, come del resto lo sono coloro su cui essa aveva indagato nel corso della sua coraggiosa carriera costellata da molti riconoscimenti. Il suo nemico più influente era il presidente Vladimir Putin”.
 
Per The Economist (Gran Bretagna), “è possibile che si tratti semplicemente di una orribile coincidenza il fatto che essa sia stata uccisa nel giorno del compleanno del presidente Putin, ma i suoi amici e sostenitori non sembrano nutrire dubbi che i suoi agghiaccianti e dettagliati servizi giornalistici sulla svolta sinistra, che ha operato la Russia sotto - sono sue parole – una direzione “sanguinaria”, spiegano il suo assassinio…Essa sarà proclamata martire dell’idea della libertà di parola e della coscienza sociale. Vogliamo credere che il suo esempio smuoverà i russi”.
 
Per The Washington Post (USA), “anche senza alcuna indagine si può indicare chi in definitiva porta la responsabilità di questa morte: è l’atmosfera di brutalità, che si è manifestata con il signor Putin. Ex collaboratore del KGB, egli ne ha ereditato la carenza di democrazia”.
 
Ecco! Tutti ormai a Washington e in Gran Bretagna lo hanno compreso chiaramente e senza dover neppure verificare. Così la Politkovskaja è stata immediatamente proclamata martire per un’ideale. E nessuno può permettersi di dubitarne.
 
Noi vogliamo ricordare che in Ucraina “il caso Gongadze” (vicenda per molti versi simile a quella della Politkovskaja, nota del traduttore) è tornato utile alla causa della “rivoluzione arancione”. Anche se fino ad oggi non è stato ancora chiarita.
 
(…) Allo stesso modo, non si può escludere che qualcuno abbia deciso di assassinare Politkovskaja perché erano di pubblico dominio i suoi attriti con il potere. Quanto di più utile per discreditare il Cremlino e dare corso ad uno scenario “da Majdan” in Russia! La stampa occidentale ha già spiegato come la ricerca dei colpevoli vada indirizzata in un’unica direzione. Boris Abramovic pure.
 
Del resto, si può pienamente comprendere che l’Occidente voglia vedere al potere in Russia qualcuno simile a Juschenko. Per questo la storia della giornalista filo-occidentale eliminata dal potere può rilevarsi estremamente utile.
 
(…) Non possiamo escludere che con questo omicidio si sia voluto dare inizio al progetto “arancione” per la Russia. E allora: a chi torna utile tutto questo? Chi ha effettivamente commissionato l’assassinio?
 
Traduzione dal russo di Mauro Gemma per www.resistenze.org