www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 25-12-06

Da:www.left.ru/2006/17/sychev151.phtml
 
Un cielo arancione
 
Vjaceslav Sychev
 

(…) In questo momento un’aspra lotta politica si sta svolgendo in condizioni di passività della gran parte del popolo. Le sempre più vicine elezioni presidenziali del 2008 costringono le diverse forze politiche a formare anche alleanze fuori dagli schemi. Capita di vedere nei comizi avvicendarsi al microfono comunisti, liberali e nazionalisti di varie tendenze. Gli oratori intervengono, infiammano l’atmosfera con accuse terribili rivolte alle autorità. Spesso, si avverte tra i manifestanti un clima di unità. Insomma, siamo tutti contro il regime di Putin, contro la corruzione, contro l’arbitrio della burocrazia.

 

Manifestazioni di questo tipo si stanno estendendo. Persino alla celebrazione della Rivoluzione d’Ottobre nella folla dei manifestanti, l’uno accanto all’altro, non era difficile incontrare rappresentanti di tutte le tendenze appena menzionate. E quasi la stessa cosa era successa alcuni giorni prima alla “marcia russa” organizzata dai “bruni” (si è trattato di una manifestazione dai chiari connotati xenofobi e razzisti, nota del traduttore). Non si tratta di un bluff. Ecco come Kasparov (tra i dirigenti dell’OGF, che raggruppa in primo luogo quegli esponenti delle forze liberali filo-occidentali, che portano ad esempio la “rivoluzione arancione” ucraina) spiega l’unione che si sta realizzando tra liberali, nazionalisti e sinistre: “Occorre dire che sostenitori del nostro progetto si trovano dovunque. Nei ranghi dell’OGF ci sono sia membri del PCFR, che dei partiti liberali. E’ un processo che stiamo osservando nelle regioni. Ad esempio, è il comitato regionale del PCFR ad aver proposto il leader di Sverdlovsk dell’OGF quale candidato alla Camera dei rappresentanti del locale parlamento. Ciò avviene dovunque, anche in altre regioni. Il movimento di protesta dell’OGF a San Pietroburgo include “Mela”, il Partito Nazional-Bolscevico (NBP), il PCFR, i difensori dei diritti della piccola imprenditoria e delle case degli studenti. Sarà dopo la vittoria che stabiliremo chi è 5 gradi più a sinistra o a destra. Per far uscire il paese dall’attuale crisi è necessario il consenso”.

 

Perché si ritiene necessario riunire in un unico acquario politico destri, sinistri e indefiniti? Kasparov a questa domanda così risponde: “In realtà solo le elezioni presidenziali possono cambiare la situazione nel paese. E allora l’opposizione, non importa se di destra o di sinistra, deve riunire le forze e presentare un unico candidato a presidente. Io non sono ancora in grado di dire quale sarà il programma comune di azione, ma il candidato deve per forza essere uno solo. Persino se le sue opinioni non coincidono con le mie, con le tue”.

 

In breve, è chiaro che, chiunque tu sia, devi metterti insieme a Kasparov, Limonov e compagnia restante per far fuori il regime di Putin. Ma ecco sorgere il problema. Il regime che vuole costruire Kasparov sarà migliore di quello di Putin? Ora sappiamo che queste sono elezioni borghesi, in cui saremo costretti a scegliere il meno peggio. Sappiamo anche che il popolo tace, dimostra passività. Ma i soldi che l’Occidente ha investito su un cambiamento “arancione” di regime in Russia dovranno essere restituiti. In primo luogo da quel “candidato unitario” che si vorrebbe alla guida del paese. Dopo le rivoluzioni filo-occidentali delle rose e “per la democrazia” di solito nel territorio prescelto salgono al potere delle marionette, che cercano di forzare i tempi del passaggio oltre Atlantico, come Juschenko e Saakashvili. In cambio del potere e del diritto di spartirsi i beni materiali, i politici “arancioni” annientano i loro popoli, eseguendo gli ordini ricevuti dagli ambasciatori dei paesi “civili”. Gli strilli sulla democrazia sono soltanto l’ornamento per propositi di saccheggio. Letteralmente, violette piantate nel letame. Da lontano sono belle, ma non è possibile gustarne il piacevole aroma.

 

Perché allora i liberali filo-occidentali hanno oggi bisogno dei socialisti radicali come alleati? Insieme ai compradori possiamo oggi trovare rappresentanti di ogni organizzazione comunista operante in Russia. Ci sono addirittura speciali organizzazioni “arancioni” di sinistra, che raccolgono sostenitori dell’imperialismo con la falce e il martello. E’ noto che le bandiere rosse sono popolari tra la nostra gente. Fanno parte della storia eroica del paese. Le bandiere rosse infondono fiducia. Ma in alcune situazioni può succedere che la retorica delle bandiere, di Che Guevara o di Stalin sulle maglie dei giovani, non rappresenti certo un ostacolo, ma solo un aiuto per la causa arancione, di fatto “nera”. Sulle spalle di gente formalmente di sinistra gli “arancioni” contano di salire al Cremlino.

 

Oggi, per distinguere chi veramente lotta contro il capitalismo dagli pseudo-rivoluzionari di sinistra arancioni occorre andare oltre le bandiere e i simboli. I comunisti si distinguono dagli altri innanzitutto per il fatto che si pronunciano per abolire la proprietà privata sui mezzi di produzione. I comunisti non possono condividere gli stessi obiettivi di coloro che sono contro questa richiesta, che si pronunciano per il mantenimento dei diritti dei padroni. Tutti costoro sono nemici di chi sta veramente a sinistra. A volte con esponenti delle forze politiche moderate, che difendono i diritti dei proprietari, si possono realizzare temporanee alleanze, esclusivamente per lottare contro avversari ancora peggiori. Ma oggi occorre capire chi è il peggiore: se la “burocrazia” o gli oppositori liberali. Ad esempio, un combattente contro il regime di Putin come Javlinskij non ha mai mancato di dimostrare la sua fedeltà alla causa del mercato. L’autore del famigerato “programma dei 500 giorni”, quando occupava il ruolo di vice-presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa nel lontano 1990, ha “destatalizzato” e privatizzato l’economia. Il suo popolo deve ringraziarlo per il passaggio della proprietà statale nelle mani di un gruppo di furbi, per la perdita, nel periodo dell’inflazione galoppante, dei risparmi della popolazione depositati nella “Sberbank” (Cassa di Risparmio). Questo Javlinskij ha coltivato progetti di “riorganizzazione strutturale dell’economia”, grazie ai quali oggi molte fabbriche sono state trasformate in centri commerciali o in magazzini. Questo campione di democrazia ha contribuito non poco anche alla distruzione del settore agricolo. Ma come possono i comunisti anche solo immaginare un’alleanza con questo nemico del popolo?

 

E’ del tutto evidente che esistono forze di opposizione che sono ancora peggiori dell’attuale regime.

 

I comunisti criticano il regime di Putin da sinistra, dalle posizioni di chi si propone di abolire i privilegi della proprietà privata, accusano Putin perché non attua nazionalizzazioni, ma privatizzazioni. Per loro è necessario mettere la parola fine alle privatizzazioni, rimuoverne le conseguenze. Al contrario, gli “arancioni” criticano il regime da destra: essi ritengono che le privatizzazioni procedano lentamente e che occorra imprimere ad esse un’accelerazione. E’ assurdo che i comunisti possano entrare in un’alleanza con costoro. Il “Comitato 2008”, i liberali, i “difensori dei diritti”, ecc., con la loro richiesta di sfrenate privatizzazioni che ricordano i tempi di Eltsin, sono ben peggio di Putin con le sue fiacche privatizzazioni.

 

Il regime di Putin è certamente orribile. Esso sta lentamente riducendo le libertà borghesi, sta costruendo il capitalismo, contro cui occorre battersi con tutte le forze. E’ necessario condurre un lavoro di agitazione, operare perché i collettivi dei lavoratori prendano il potere e diffondere gli ideali del socialismo tra le masse. Ma non bisogna dimenticare che gli altri, vale a dire gli “arancioni”, sono ancora più impresentabili: essi suonano il piffero dei paesi imperialisti, preparano la dissoluzione della Russia, simile a quella precedente dell’Unione Sovietica. Con Putin, adepto della borghesia nazionale, si è ridotta la degradazione dell’apparato industriale. Gli arancioni, con gli stessi ritmi di Eltsin, annienterebbero l’industria, base e condizione dell’esistenza del proletariato. E’ indispensabile battersi contro gli arancioni. Sapendo che ciò è reso più difficile dal fatto che la peste dell’ideologia compradora rischia di contagiare tutti i partiti e i movimenti di sinistra. Potrebbe apparire allettante unirsi attorno ad un solo obiettivo: quello di rimuovere il putinismo. Ma gli arancioni si propongono di gettare con l’acqua sporca anche il bambino. La privatizzazione di tutte le aziende, delle materie prime e della terra, e la loro svendita: ecco il loro vero obiettivo. Essi ambiscono a depredare ad un popolo già depredato quello che ancora gli resta. Sono degli autentici truffatori, e unirsi a costoro verrebbe considerato vergognoso da ogni persona onesta.

 

Identificare compagni di partito con gli arancioni non è certo facile. Ma è quello che devono fare i comunisti, per non trasformarsi in un giocattolo nelle mani di truffatori politici. Il nostro obiettivo è la socializzazione dei mezzi di produzione, i nostri metodi sono il marxismo e la rivoluzione comunista. Il nostro nemico è il capitalismo. Gli arancioni sono i nostri peggiori nemici. Morte alla peste arancione!

 

Traduzione dal russo di Mauro Gemma per www.resistenze.org