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da: www.voltairenet.org/article144594.html#article144594
Nuove sanzioni statunitensi contro la Russia: prime reazioni
Ria Novosti
12 gennaio 2007
L’amministrazione Bush ha decretato sanzioni contro aziende di armamenti di 24 paesi, tra cui la Russia. Ufficialmente, si tratterebbe di limitare la proliferazione delle armi. Ufficiosamente, Washington punisce gli Stati che hanno sostenuto la Resistenza libanese nei confronti di Israele e tenta di rimuovere i suoi principali concorrenti nel mercato internazionale. I responsabili politici russi stanno predisponendo misure di ritorsione.
Venerdì 5 gennaio, il Washington Times [1] scriveva, citando alti rappresentanti dell’amministrazione Bush, che gli Stati Uniti avevano decretato sanzioni contro tre società russe: Rosoboronexport, gli uffici studi Priborostroenie di Tula e Machinostroenie di Kolomna [2]. Le sanzioni colpiscono anche un cittadino russo di nome Andrei Safonov. Questa lista nera, preparata dopo il 22 dicembre, è stata siglata sei giorni più tardi da Andrew Semmel, sottosegretario di Stato ad interim per l’incarico della sicurezza internazionale e della non proliferazione.
Le sanzioni si applicano a un totale di 24 persone fisiche e morali di Cina, Corea del Nord, Iraq, Iran, Malaysia, Messico, Pakistan, Russia, Sudan e Siria.
Sono gli accordi stipulati da Rosoboronexport con la Siria per una somma che si avvicina ai dieci miliardi di dollari che sono serviti da pretesto per queste misure coercitive. Secondo le autorità statunitensi, la Russia avrebbe consegnato armi ad alta tecnologia, di cui avrebbero fatto uso l’estate scorsa i combattenti di Hezbollah, durante il conflitto armato con Israele [3]. Le armi incriminate sono i missili anticarro Kornet e Metis.
Per Valeri Kartavtsev, capo del servizio stampa di Rosoboronexport, l’impresa pubblica federale “accresce di anno in anno le sue esportazioni di materiale militare che, di fatto, sono raddoppiate in cinque anni. Essa accede a nuovi mercati, in particolare in America Latina. Noi crediamo possibile che le nuove sanzioni che ci colpiscono rappresentino una qualche sorta di manifestazione di concorrenza sleale, diretta contro la nostra impresa e contro la Federazione Russa più in generale”. Valeri Kartavtsev aggiunge che Robosoronexport si asterrà da ogni commento in attesa della notifica ufficiale delle sanzioni.
Priborostroenie non ha ancora ricevuto alcun documento ufficiale. Secondo il suo vicedirettore generale, Alexei Boutenko, “è la quarta volta che il dipartimento di Stato statunitense ci infligge sanzioni. Non comprendiamo la loro posizione. Noi agiamo nel quadro delle regole internazionali e delle leggi della Federazione Russa”.
Da parte della Duma fioccano le critiche. Leonid Sloutski, primo vicepresidente della Commissione degli Affari internazionali, giudica ingiustificate le sanzioni. “Come sempre, ha dichiarato, gli Stati Uniti cercano di giocare il ruolo di gendarme del mondo”. Secondo lui, è lo strumento che hanno trovato per tentare di rimuovere dal mercato mondiale gli armamenti russi di cui apparentemente temono molto la concorrenza. Anche il vicepresidente della Duma Vladimir Pekhtin evoca, tra le altre cause, le paure che suscita, negli Stati Uniti, la crescita della potenza di Robosoronexport. Egli sottolinea che, quest’anno, “la Russia ha considerevolmente rafforzato le sue posizioni nella scena militare-politica, in particolare in Asia e America Latina”.
La Duma esaminerà la questione dopo le vacanze, nel corso della sua prima seduta plenaria. Come ha annunciato Konstantin Kossatchev, presidente della Commissione degli Affari internazionali, “noi dobbiamo, sia sul piano politico che per via diplomatica, esprimere il nostro fermo rifiuto di queste misure. Dobbiamo ancora una volta spingere i nostri partners statunitensi a rispettare le decisioni prese a livello internazionale”.
Rouslan Pukhov, direttore del Centro d’analisi delle strategie e delle tecnologie, non crede che le sanzioni possano avere un grosso impatto sull’attività delle imprese russe, poiché la Russia vende armamenti essenzialmente a paesi che non si trovano nell’orbita degli Stati Uniti.
Le sanzioni che gli Stati Uniti avevano decretato nell’agosto 2006 nei confronti di Rosoboronexport non sono ancora state rimosse, precisa Rouslan Pukhov. A suo parere, la Russia potrebbe logicamente reagire con restrizioni agli acquisti da Boeing. Cosa che renderebbe le sanzioni ancora più penalizzanti per le imprese statunitensi. Del resto, Rosoboronexport non deve preoccuparsi molto: proprietaria del più grosso produttore di titanio nel mondo (VSMPO-Avisma), ed esercitando il controllo del 50% della holding di elicotteri Oboronprom, la società è anche la sola esportatrice di armi della Russia.
Anche un certo Alexei Safonov figura tra le persone colpite dalle sanzioni statunitensi. Ma né gli esperti né il portavoce di Rosoboronexport conoscono questo personaggio che non risulta tra i collaboratori dell’impresa.
Dal 2001, l’amministrazione Bush ha decretato una quarantina di volte sanzioni contro società straniere. Essa invoca la propria legge sulla non proliferazione in Iran e in Siria che, ad avviso di numerosi esperti, non è conforme al diritto internazionale. In effetti, gli Stati Uniti cercano di obbligare le imprese straniere a conformarsi alla loro legislazione.
[1] “Sanctions imposed on Iran, Syria arms suppliers” di Bill Gertz, The Washington Post, 5 gennaio 2007., 5 gennaio 2007.
[2] Dall’inizio degli anni ’90, 18 imprese russe sono state oggetto di sanzioni da parte degli Stati Uniti. L’estate scorsa, Rosoboronexport e Sukhoi sono state accusate di cooperare con l’Iran e inserite in una lista nera. All’epoca, il ministero russo degli Affari esteri aveva parlato di accuse fittizie. Dopo verifiche ulteriori, le sanzioni sono state rimosse nei confronti di Sukhoi.
[3] “Israele accusa i lanciamissili russi dei suoi rovesci in Libano” di Viktor Litovkin, Reseau Voltaire, 12 agosto 2006.