www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 01-05-07
Discorso Annuale all’Assemblea Federale russa di Putin
La politica estera
Del messaggio del presidente russo all'Assemblea Federale russa (i due rami del parlamento), proponiamo la parte dedicata alla politica estera e di difesa
Come sapete, nel 1990 i paesi del Patto di Varsavia e la Nato firmarono il Trattato delle Forze Convenzionali in Europa. Questo trattato avrebbe avuto un senso se il Patto di Varsavia avesse continuato ad esistere.
Ma oggi tutto ciò che questo trattato significa è che noi ci troviamo di fronte a restrizioni nello schierare forze convenzionali sul nostro stesso territorio. È difficile immaginare una situazione nella quale, per esempio, gli Stati Uniti accetterebbero su tale base restrizioni nel dispiegamento di truppe sul loro proprio territorio. Comunque, la Russia non solo ha firmato e ratificato questo trattato ma ha anche osservato i suoi provvedimenti nella pratica.
Noi abbiamo eseguito considerevoli riduzioni di truppe. Nel nordovest non abbiamo più nessun raggruppamento dell’esercito o capacità di reparti. Praticamente è stato rimosso ogni tipo di armamento pesante dalla parte europea del paese. Noi siamo l'unico paese che effettivamente fa fronte alle cosiddette ‘restrizioni di fianco’, nel sud e nel nord. Anche quando si infiammava la situazione in Cecenia, la Russia continuò ad osservare i suoi impegni relativi a questo trattato e a coordinare la sua azione coi suoi partner.
E cosa hanno fatto i nostri partner? Loro non hanno neanche ratificato il trattato adattato, citando gli Accordi di Istanbul che contemplano il ritiro delle truppe russe dalla Georgia e dal Trans-Dniester.
Mentre il nostro paese sta operando costantemente per assolvere a questi compiti complessi. Ancora più importante, il Trattato delle Forze Convenzionali in Europa non è in alcun modo giuridicamente legato agli Accordi di Istanbul.
Questo ci giustifica completamente a dire che, in questo particolare caso, i nostri partner non stanno tenendo un comportamento corretto, per parlare, come minimo, dei loro tentativi di ottenere vantaggi unilaterali. Avvalendosi di un pretesto inventato per non ratificare il Trattato delle Forze Convenzionali in Europa, loro stanno approfittando della situazione per costruire un loro proprio sistema di basi militari lungo i nostri confini. Inoltre, progettano di schierare elementi di un sistema di difesa missilistica nella Repubblica Ceca e in Polonia.
Nuovi membri della Nato come la Slovenia e gli stati Baltici, a dispetto degli accordi preliminari conclusi dalla Nato, non hanno affatto firmato il Trattato delle Forze Convenzionali in Europa. Questo crea una minaccia reale ed una situazione imprevedibile per la Russia.
In questo contesto, credo che il corretto corso di azione per la Russia sia di dichiarare una moratoria sulla sua osservanza di questo trattato fino a che tutti i membri della Nato, senza eccezione, lo ratifichino e comincino ad osservare seriamente i suoi provvedimenti, come sta facendo la Russia su una base finora unilaterale.
È ora che i nostri partner diano anche il loro contributo alle riduzioni degli armamenti, non solo a parole ma nei fatti. Al momento, stanno solamente aumentando le armi; ma è ora che loro comincino a fare delle riduzioni, almeno in Europa.
Io propongo che noi discutiamo questa questione al Consiglio Russia-Nato. Se non potesse essere fatto alcun progresso attraverso il negoziato, allora propongo che noi esaminiamo la possibilità di sospendere i nostri impegni in calce al Trattato delle Forze Convenzionali in Europa (Applauso). -…Stavo quasi per dire che mi appello all’Assemblea Federale per sostenere questa proposta; ma capisco dalla sua reazione che lo sostiene!-
Richiamo anche la vostra attenzione sul fatto che per la prima volta elementi di sistemi d’arma strategici degli Stati Uniti potrebbero essere schierati in Europa. È chiaro che i piani statunitensi di schierare un sistema di difesa missilistica in Europa non sono un problema solo per le relazioni bilaterali russo-americane.
Questa questione, in un modo o in un altro, colpisce gli interessi di tutti i paesi europei, inclusi quelli nella Nato. A questo riguardo, questo argomento potrebbe essere, e direi meglio dovrebbe essere, discusso nell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa come parte della dimensione politica e militare di questa organizzazione.
È ora che noi diamo all'OSCE vera sostanza e che sia indirizzata alle questioni di reale preoccupazione per i popoli dell'Europa invece di limitarsi a far le pulci nell’area post-sovietica.
Incidentalmente, noi sosteniamo la candidatura del Kazakhstan per la presidenza di questa organizzazione e speriamo che la presidenza del Kazakhstan aiuti a dare all'organizzazione la spinta positiva che necessita al suo lavoro.
Colleghi,
la nostra politica estera è mirata ad un lavoro congiunto, pragmatico e non-ideologico per risolvere gli importanti problemi che abbiamo di fronte.
In termini più ampi, ciò di cui sto parlando è una cultura di relazioni internazionali basata sul diritto internazionale - senza tentativi di imporre modelli di sviluppo o di forzare il ritmo naturale dei processi storici. Questo produce la democratizzazione della vita internazionale ed una nuova etica nelle relazioni tra stati e popoli particolarmente importante. Che richiede anche l'espansione della cooperazione economica ed umanitaria tra i paesi.
Ciò spiega l'attenzione che noi dobbiamo prestare alla costruzione di un comune spazio umanitario all'interno della CSI, rendendo il nostro lavoro con i russi all'estero più efficace ed avvalendoci maggiormente della cooperazione tra le organizzazioni della società civile che ha dato prova del suo valore. Gioventù, istruzione, scambi culturali e professionali, sono tutti una parte importante della cooperazione umanitaria.
Per ricostruire il proprio potenziale economico e divenire più consapevole delle proprie possibilità, la Russia di oggi cerca di sviluppare relazioni paritetiche con tutti i paesi che evitano ogni atteggiamento di arroganza. Non faremo nient’altro che difendere i nostri interessi economici ed avvalerci dei nostri vantaggi competitivi come fanno tutti i paesi nel mondo.
Noi sosteniamo lo sviluppo di istituzioni e di meccanismi che prestano uguale considerazione agli interessi di tutti i partner. Questo è vero per progetti in tutti i campi - nel settore dell’energia, dell’industria e nell'area del transito internazionale. Questi progetti esistono e sono in via di perfezionamento.
La Russia continuerà a condurre iniziative nel perseguire l'integrazione economica nell'area della CSI e, più ampiamente, in tutta la regione dell’Eurasia. Noi abbiamo bisogno di sostenere i processi di integrazione che hanno luogo nella Comunità Economica Eurasiatica e nell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai. Questo- lo sottolineo- è precisamente un caso nel quale lo sviluppo economico è sinonimo di sicurezza, inclusa la sicurezza dei nostri confini.
Voglio reiterare la nostra disposizione a costruire l’Unione di Stato tra Russia e Bielorussia.
La Russia è aperta a tutte le forme e i modelli di integrazione. A questo riguardo noi siamo preparati ad andare tanto lontano quanto i nostri amici della Bielorussia sono pronti ad andare. Il ritmo al quale noi costruiamo l'Unione di Stato dipende solo dalla sostanza e dalla vera profondità dei processi di integrazione in atto.
Non stiamo pressando nessuno. Noi siamo pronti a tenere discussioni franche con i nostri partner su ogni problema che si para sul cammino. Ma restiamo fermamente impegnati nella nostra politica di ampio sviluppo delle relazioni con la Bielorussia in aree vitali come l'economia, i trasporti, la protezione sociale, la cura sanitaria e la cooperazione umanitaria.
Ad ogni modo, noi agiremo per mantenere gli interessi dei popoli della Russia e della Bielorussia.
Noto anche che stiamo sviluppando una partnership sempre più costruttiva con l'Unione Europea. Noi crediamo che tutti questi elementi positivi nelle nostre relazioni dovrebbero ora essere cementati e sviluppati nel nuovo accordo strategico fondamentale di partnership tra la Russia e l'UE.
Soprattutto, abbiamo bisogno di condurre una seria discussione che coinvolga politici e membri degli affari e delle comunità accademiche sui modi per facilitare il movimento di capitale, di beni, servizi e lavoro sui continenti europeo ed asiatico. La Russia, con la sua posizione geopolitica può e vuole giocare un ruolo importante a questo riguardo e farà di tutto per incoraggiare questi processi.
Propongo che noi cominciamo questa discussione al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, nel giugno 2007.
Traduzione dall’inglese di Bf per resistenze.org