www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 29-11-07 - n. 205

Riteniamo utile proporre, quale contributo a una maggiore comprensione della politica estera della Russia di Putin, un saggio dell'autorevole studioso tedesco Wolfgang Seiffert, apparso recentemente in Reseau Voltaire.
http://www.voltairenet.org/article151745.html?var_recherche=Seiffert?var_recherche=Seiffert
 
Il ruolo della Russia nel nuovo ordine mondiale
 
di Wolfgang Seiffert*
 
Nel corso dei suoi due mandati, Vladimir Putin ha raddrizzato la Russia con successo, evitando accuratamente uno scontro diretto con gli Stati Uniti. Questa politica d’affermazione senza confronto corrisponde, sul piano interno, alla costruzione di uno stato forte, stigmatizzato dagli “Occidentali”, ma apprezzato dai Russi. Tale sistema autoritario deriva la sua legittimità tanto dalla sua efficacia quanto dalla sua sottomissione scrupolosa alle regole formali della legalità. Per il professor Wolfgang Seiffert, Mosca, che ha ritrovato una posizione di attore di primo piano sulla scena internazionale, non si opporrà ad una nuova avventura militare del Pentagono ma punta sul declino rapido degli Stati Uniti, addirittura sul loro crollo interno.
 
L’ordine mondiale in gestazione
 
1. L’ordine mondiale passa per una fase di sviluppo complicata e contraddittoria, determinata da un lato dai mutamenti politici e geopolitici profondi che risultano dal crollo dei sistemi dell’Europa orientale detti del “socialismo reale” e dalla riunificazione tedesca, dall’altro dal ruolo crescente degli Stati asiatici, in particolare della Cina e dell’India, e dai tentativi degli Stati Uniti di assicurare la loro egemonia mondiale. Simultaneamente, il sistema di diritto internazionale pubblico delle Nazioni Unite, nel Consiglio di Sicurezza in cui le cinque potenze atomiche mondiali (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina) predominano con il loro diritto di veto, permane senza cambiamenti malgrado i molteplici tentativi degli Stati Uniti di modificarlo in loro favore con un’interpretazione contraria al diritto o con azioni militari violente, contrarie al diritto internazionale pubblico. In questi ultimi tempi, si osserva anche che la potenza degli Stati Uniti, riducendosi sul piano politico, militare ed economico-finanziario, li costringe di tanto in tanto a sottoporsi alle regole dell’ONU per giungere ad una posizione comune delle cinque potenze con diritto di veto a proposito dell' Irak, dell’Afghanistan, dell’Iran e del Libano. In tale occasione, il ruolo della Russia nell’ordine mondiale diviene particolarmente evidente.
 
2. Anche se non bisogna sopravvalutare un’evoluzione che non rispecchia la posizione generale degli Stati Uniti, non conviene neanche ignorarla. Nella sua opera Dominare il mondo o salvare il pianeta?: L’America alla ricerca dell’egemonia mondiale [1]Chomsky giunge alla conclusione, rilevando tali sforzi degli Stati Uniti, che questa evoluzione può essere frenata. Si aggiunga che, se ci sono sempre stati tentativi ed epoche in cui una potenza mondiale ha dominato durabilmente l’ordine internazionale o si è sforzata di creare un ordine mondiale unipolare, essa non vi è mai pervenuta completamente [2] e non vi perverrà adesso. Si veda anche il discorso di Putin pronunciato alla conferenza di sicurezza di Monaco [3].
 
3. Le obiezioni abituali riguardo ad un rafforzamento del ruolo dell’ONU – sarebbe troppo debole, la sua importanza starebbe diminuendo – omettono il fatto principale, cioè che l’ONU è la sola organizzazione mondiale abilitata ad assicurare la pace e la sicurezza e, in caso di minaccia contro la pace o di rottura di quest’ultima, a prendere validamente decisioni, ivi compreso il ricorso alla forza armata, e la sola organizzazione i cui membri si sono impegnati a prestare adeguata assistenza e, su richiesta del suo Consiglio di sicurezza, a mettere truppe a disposizione. [4]
Il rafforzamento dell’ONU prima di ogni altra organizzazione, NATO compresa, costituisce dunque una priorità.
Se tutti gli stati membri dell’ONU adempissero agli impegni assunti in virtù della Carta, si formerebbe un ordine mondiale che tutti potrebbero accettare.
Tale dovrebbe essere l’obiettivo degli sforzi che impiegano tutte le forze politiche e che mi pare realista. E’ in questo quadro che considero il ruolo della Russia nell’attuale ordine mondiale.
 
La Russia, fattore attuale di potenza
 
1. La Russia di oggi passa da un lato da un processo di trasformazione che l’ha condotta dal regno del partito comunista allo Stato di diritto, alla democrazia e all’economia di mercato, in cui molto si è ottenuto, ma in presenza anche di molti insuccessi.
Tuttavia, pur con tutte le critiche giustificate o meno al suo sviluppo economico o alle sue posizioni di politica estera, essa è nuovamente un fattore di potenza di grande importanza, una potenza nucleare, un membro permanente del Consiglio di Sicurezza con diritto di veto, il solo stato, a parte gli Stati Uniti, ad essere costantemente presente nello spazio, esportatore di petrolio, di gas, di diamanti e altre risorse del sottosuolo, che possiede un’industria ed un’agricoltura in fase di sviluppo.
Certamente, essa deve fare fronte a problemi interni che sono la povertà, la corruzione, la criminalità e un rapido calo della componente russa nella popolazione. Tuttavia, riserve monetarie che raggiungono 182 miliardi di dollari, un’eccedenza delle finanze pubbliche che ammonta a 83,2 miliardi di dollari, cioè al 7,7% del PIL, e un ammortamento quasi totale del debito estero hanno per conseguenza che anche un improbabile calo del prezzo del petrolio non comporterebbe la crisi economica in Russia.
Nel 2006, la crescita reale del PIL è stata del 6,4%, il rialzo reale dei salari è giunto al 12,6% e quello degli investimenti al 10,5%.[5]
Secondo le indicazioni della banca centrale, sono affluiti in Russia più fondi stranieri rispetto ai fondi russi che sono andati all’estero. La bilancia dei movimenti di capitali ha registrato un saldo netto di 14,5 miliardi di dollari nel 2006. [6]
Dal 1° luglio 2006, la Russia è passata alla convertibilità integrale del rublo, il cambio ufficiale è stabilito a 26 rubli per dollaro, 34 per euro, cambio che applicano anche le banche e gli agenti di cambio dei paesi dell’UE. Anche se non si possono escludere difficoltà sociali, la stabilità economica della Russia continuerà a consolidarsi e permetterà compensazioni sociali.
 
2. Dal 1993, la Russia si è dotata di una costituzione che si richiama ai diritti dell’uomo, allo Stato di diritto, alla proprietà privata e alla democrazia [7] e stabilisce un sistema di giustizia costituzionale di tipo tedesco. [8]
La Russia è membro del Consiglio d’Europa e designa un giudice alla Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo, alla quale si può rivolgere ogni cittadino della Federazione di Russia.
Durante le elezioni e votazioni, la maggioranza della popolazione russa ha valorizzato il sistema politico in vigore. Adesione non significa identificazione. Tuttavia, la tendenza osservata dopo la svolta politica del 1990/1991 che consisteva nell’orientarsi verso l’occidente, nell’approfittare della nuova libertà di viaggiare soggiornare o trascorrere le vacanze all’ovest e imparare l’inglese, si è interrotta. Sonja Margolina – una giornalista russa che vive a Berlino – giunge a tale conclusione nelle sue osservazioni e analisi:
“I Russi considerano il futuro con un ottimismo che mancava loro da molto tempo. Il livello di vita di gran parte della popolazione è migliorato. Il consumatore medio si preoccupa poco della democrazia e dei diritti dell’uomo e approva la nuova politica degna di fiducia del Cremlino. L’occidente deve rimuovere le sue illusioni tendenti a costringere la Russia ad adottare i suoi valori. Il cambiamento deve venire dall’interno.” Sonja Margolina rimanda al difensore dei diritti dell’uomo Igor Awerkin, che ha dichiarato durante un seminario a Berlino: “Quando sono in Germania, ho la sensazione di venire da uno Stato fascista e di essere una vittima. Ora la Russia non è uno Stato fascista e io non sono una vittima. Sto bene e faccio ciò che considero corretto. Peraltro, si dovrebbe smettere di darci del denaro, ce la caviamo bene da soli.” [9]
Questo riorientamento della Russia verso se stessa – “La Russia ai russi” – si esprime sotto numerose forme, si amplifica e va in una direzione che procura nuovamente al paese il posto che gli appartiene nell’ordine mondiale. Lo scrittore Alexandr Soljenitzyn ha espresso tale tendenza – che non si dovrebbe screditare tacciandola di nazionalismo, ma che conviene considerare come una nuova presa di coscienza – con la pubblicazione di un opuscolo tirato in 500.000 copie in tutto il paese in occasione del 90° anniversario della rivoluzione del febbraio 1917. Soljenitzyn sostiene così la politica di Putin, nel quale vede il nuovo autocrate russo che non deve commettere gli errori dell’ultimo zar, Nicola II. [10]
 
3. La parte dell’élite politica russa imperniata su Putin deve chiedersi in quale direzione dovrà orientarsi la Russia, tenendo conto dell’insieme dei fattori menzionati. A breve termine, essa intende approfittare chiaramente, prima delle elezioni di dicembre alla Duma e quelle presidenziali del 2 marzo prossimo, dei forti introiti che derivano dalle esportazioni di risorse naturali, ma anche dall’industria degli armamenti, per migliorare ancora (sebbene in misura insufficiente) il livello di vita della popolazione, stimolare la propria industria e – in modo visibile soprattutto all’estero – legare nuovamente le antiche repubbliche sovietiche più strettamente alla Russia.
Dal medio al lungo termine, ciò non sarà sufficiente, ed esperti russi in economia parlano di tre opzioni tra cui la Russia dovrà scegliere, sottolineando che tale scelta non avrà luogo che a partire dalla prossima presidenza.
La Russia dovrà decidere, secondo il noto economista Vladimir Gutnik [11], o di allinearsi completamente sull’UE o sull’Asia (Cina), o di aprirsi una propria via, riprendendo certamente molto di ciò che si è affermato in Europa occidentale, ma secondo modalità proprie. Alcuni sperano così che la Russia potrà sfuggire agli obblighi della mondializzazione, ciò di cui altri dubitano. In quanto fattore indipendente nel sistema monetario internazionale, l’integrazione della Russia derivante dalla convertibilità del rublo è tuttavia considerata già da molti come un primo passo su questa via specificatamente russa.
 
4. Tutti i fattori qui menzionati giungono alla conclusione che il sistema politico generato a partire dall’esercizio del potere di Putin è duraturo e proseguirà all’epoca del nuovo presidente che inizierà nel 2008.
Le elezioni regionali che si sono svolte in marzo in 14 regioni della Russia [12] sono state generalmente considerate come test per le elezioni di dicembre alla Duma. La vittoria [1][13] dei partiti “fedeli a Putin” ha confermato questa previsione.
Quando Boris Abramowitsch Berezovski, oligarca e avversario di Putin che vive in esilio a Londra ha chiesto, nel The Guardian del 12 aprile, di rovesciare con la forza il sistema russo – “non si può cambiarlo per via democratica” – egli ha confermato a suo modo tale previsione. [14]
 
5. Si possono naturalmente fare obiezioni a proposito dei risultati di queste elezioni, cosa che non è mancata; è stato notoriamente sottolineato che certi “partiti di opposizione” non erano stati ammessi alle elezioni. [15]
In ogni caso alcune condizioni previste dalla legge elettorale non erano state adempiute, come la clausola del 7%. [16]
La critica ha portato non solo su diverse decisioni elettorali, ma anche sul sistema politico in generale. Così, Lilla Schewzowa della fondazione Canergie a Mosca considera il sistema politico russo come un “capitalismo burocratico” senza rapporto con il liberalismo e la democrazia. [17]
Ugualmente, Mommsen giunge alla conclusione che un “sistema Putin” si è formato in Russia, che poggia sull’occupazione di tutti i posti importanti dello Stato da parte dei vecchi membri dei servizi segreti, ufficiali di S. Pietroburgo e costituisce una “democrazia diretta” verso un “regime autoritario”. [18] Nel suo esposto intitolato “La Russia arriva”, Erler si mostra più cortese nei confronti della Russia. [19] Tuttavia, conclude anche lui, la Russia di Putin oscilla tra la “democrazia diretta” e la “democrazia autocratica”.
Qua e là, una delle osservazioni fatte in queste analisi si rivela esatta. [20] Però, le misure adottate fino ad ora da Putin sono rimaste nel quadro della costituzione. E’ una delle caratteristiche di Putin che non cerca solo di non uscire dal quadro costituzionale, ma che tenta di utilizzare coscientemente lo stato di diritto per realizzare i suoi obiettivi politici. [21]
Inoltre, tali analisi soffrono regolarmente di difetti fondamentali che deformano la realtà russa.
Il limite principale incita gli autori a misurare l’evoluzione della Russia e ad indicare – esprimendolo direttamente o meno - di quanto essa si avvicina o si allontana dai valori o rappresentazioni della democrazia occidentale. Queste analisi si concentrano regolarmente sul consolidamento in Russia di ciò che essi definiscono “società civile” senza aver mai chiarito ciò che intendono con questo [22] E’ sempre stato evidente che la Russia di Putin avrebbe continuato ad aderire all’ “idea russa” [23] e che ogni tentativo di formare la Russia secondo modelli occidentali doveva fallire ed è fallito, perché non si può condurre un paese e un popolo delle dimensioni della Russia, con la sua storia, la sua lingua e cultura, a negare la propria identità. E’ l’ironia della storia che una tale politica della Russia abbia giustamente contribuito a far si che questo paese si concentrasse più che mai sui propri interessi e percorsi. [24]
 
Conseguenze per la politica estera
 
1. La volontà di Putin di fare della Russia uno “Stato forte” e la sua professione di fede a favore dell’ “idea russa” doveva anche avere conseguenze per la politica estera. Fin dal suo ingresso nelle funzioni di presidente della Russia, queste conseguenze erano percettibili e trovarono la loro espressione nel suo messaggio per il nuovo anno 1999/2000. [25]
Già a quell’epoca, potevo attirare l’attenzione sul fatto che Putin si sarebbe affidato per il futuro sulla “concezione eurasiatica”, elemento dell’idea russa, che avrebbe dato la precedenza allo sviluppo delle relazioni con gli stati della CSI ma che avrebbe considerato allo stesso tempo gli Stati Uniti come interlocutore più importante e avrebbe avviato buone relazioni con la UE. [26]
Tale orientamento della politica estera sembrava certo essere un po’ contradditorio e in un primo tempo, la sua applicazione fu segnata da incertezze e tentennamenti. Ma non si capisce come certi osservatori abbiano potuto concludere che la Russia cercava l’integrazione con l’Ovest e “l’europeizzazione”. [27]
 
2. Quello che è stato poco considerato in queste analisi, è che gli Stati Uniti perseguivano e perseguono ancora una strategia geopolitica contro la Russia che consiste, nelle vecchie repubbliche sovietiche poste ai confini della Russia (e se possibile nella Russia medesima) ad aiutare ad arrivare al potere politici che si sentivano legati soprattutto agli USA e che avrebbero condotto in seguito il loro paese non solo nell’UE ma anche nella NATO.
 
a) Il fatto che ciò rappresenti un elemento della politica ufficiale degli Stati Uniti è apparso nel discorso pronunciato dal vice presidente Cheney durante una conferenza internazionale svoltasi nel maggio del 2006 a Vilnius, nella quale egli non ha solo criticato la politica energetica del Cremlino, ma anche il preteso declino della democrazia in Russia e ha fatto appello a far valere anche a Minsk o a Mosca i valori ripresi dall’Occidente dalla Georgia o da Kiev. [28] Scholl-Latour, nel suo film e nel suo libro Russland im Zangengriff, [29] ha descritto la situazione. In questi ultimi tempi tuttavia, alcuni segnali indicano un riequilibrio della situazione dopo i primi successi di questa politica statunitense.
 
b) In Georgia, si manifesta una forte opposizione al Presidente favorevole agli Stati Uniti. In Crimea coloro che intendevano svolgere manovre sono stati cacciati e a Kiev il rivale del presidente pro-occidentale, Yanukovic, è diventato Primo Ministro. Nella Russia stessa, le forze pro Stati Uniti sono deboli e prive di grande influenza. [30]
 
c) In queste condizioni, Putin ha seguito la sua linea di politica estera, evitando lo scontro con dei compromessi. Egli ha seguito il suo consigliere in politica estera, Karaganov, che parte dal principio che la Russia ha ancora bisogno dai 20 ai 30 anni per eguagliare gli Stati Uniti.
 
d) Durante questo periodo, dopo l’11 settembre, in nome della lotta al terrorismo, Putin ha saputo mantenere buone relazioni con gli Stati Uniti e giocare un ruolo di mediatore nel conflitto nucleare con l’Iran, ciò che ha rafforzato la posizione della Russia nella politica mondiale. La Russia ha anche rafforzato le sue relazioni in Asia, specialmente con la Cina. Malgrado divergenze di interessi storici e geopolitici tra Cina e Russia, i due campi si sforzano di evitare ogni ostilità e di far prova di cooperazione agli occhi degli USA. Recentemente, la Russia ha inaugurato l’anno della cultura cinese e, in giugno, sul lago Baikal, manovre russo-cinesi avranno luogo in condizioni supposte di una guerra nucleare. La Russia gioca un ruolo attivo nell’Organizzazione di cooperazione di Shanghai [31] che costituisce praticamente una nuova alleanza eurasiatica tra la Russia, la Cina e altri Stati asiatici a cui potrebbero aderire anche l’India, il Pakistan e l’Iran. Con l’accordo del Presidente russo, il giornalista e geopolitico russo Alexandr Dubinin, che difende il progetto “Eurasia”, si impegna a permettere alla Russia di giocare un ruolo attivo in tale alleanza.
 
3. Naturalmente, i contorni della politica estera della Russia sotto Putin non sono stati visibili che a poco a poco. Vi sono delle ragioni per pensare che con la stabilizzazione della situazione interna e lo sviluppo economico positivo (confrontare punto II: la Russia, fattore attuale di potenza) la politica estera della Russia è divenuta più chiara, più attiva e più sicura di sé.
 
a) Un grande momento di questo sviluppo è stato il discorso di Putin in occasione della Conferenza di Monaco sulla sicurezza.
 
b) Putin si è pronunciato apertamente contro le aspirazioni degli USA di creare un ordine mondiale diretto da un solo Stato, ha criticato la militarizzazione continua della loro politica estera; ha chiesto il rispetto del diritto internazionale (“l’utilizzo della forza non è legittimo che sulla base di un mandato delle Nazioni Unite”) e si è opposto contro l’intenzione degli USA di creare un sistema di “difesa antimissile” in Polonia e in Repubblica Ceca.
 
c) Questo discorso ha incontrato grande eco nel mondo; esso è stato frainteso parecchie volte o anche qualificato ingiustamente di “inizio di una nuova guerra fredda” benché Putin abbia dichiarato che non parteciperebbe ad una nuova corsa agli armamenti e che Genscher abbia dichiarato che Putin non aveva fatto che porre le domande “che noi stessi ci poniamo”. [32] Adesso, per esempio, il posizionamento di elementi del sistema di difesa antimissile in Europa è divenuto oggetto di molteplici riflessioni nella NATO come dei dibattiti di politica interna in Germania.
 
d) Nella stessa Russia, il discorso è stato accolto positivamente, soprattutto per quanto riguarda il comportamento determinato di Putin. Ma alcuni dubitano che Putin vada al di là di semplici proteste.
 
e) Il vice presidente dell’Accademia russa degli affari geopolitici, il generale Leonid Ivashov, ha dichiarato che l’Iran dovrà prepararsi a reagire ad un attacco nucleare, ma che se questo si producesse, la Russia si limiterebbe a condannare gli attacchi (“gli Stati Uniti hanno commesso un errore”), dichiarando che la vittima aveva essa stessa provocato tale attacco. [33] Dachitchev ha ugualmente sottolineato nel suo articolo sulla Literaturnaia Gazeta che doveva esserci una risposta globale ad un attacco globale. [34] Già qualche tempo fa, Dachitchev ha qualificato il posizionamento eventuale di armi nucleari americane in Ucraina di “Cuba al contrario”
 
f) Effettivamente, non si rischia di sbagliare nel ritenere che il discorso chiaro e tondo di Putin a Monaco ha avuto luogo nel contesto di una minaccia di guerra degli USA contro l’Iran, poiché coloro che prevedono un tale attacco sono sempre più numerosi. [35]
 
g) Ma nonostante questa situazione, Putin continua a seguire il suo consigliere in politica estera Karaganov che gli consiglia di non rischiare un conflitto militare con gli USA e di evitare i conflitti con dei compromessi. Il comportamento della Russia in seno al Consiglio di sicurezza dimostra che essa si sforza anche là di giungere ad una de-escalation.
 
4. L’esempio più recente di questo atteggiamento si è avuto in occasione dell’arresto di 15 soldati britannici da parte dell’Iran. Al Consiglio di sicurezza, la Russia ha vigilato affinché la risoluzione depositata fosse redatta in maniera che questa non contenesse né condanne dell’Iran né l’esigenza di liberare i soldati britannici, ma che essa chiedesse una schiarita rapida della questione [36] Più tardi la Russia ha preteso, dopo un colloquio con l’ambasciatore inglese a Mosca, un “rapporto indipendente”dell’ONU. [37] Così la Russia prova ad impedire un aggravamento della situazione e a risolvere la questione pacificamente, nel quadro del diritto internazionale. In contraddizione con questa posizione e con questi fatti, Die Welt scrive che “Putin non fa che coprire i mullah” e, senza esaminare i fatti, rimprovera all’Iran di violare il diritto internazionale. [38] Anche se questa posizione della Russia non è più menzionata nei rapporti sulla liberazione dei soldati britannici che nel frattempo ha avuto luogo, essa fu lo stesso all’origine della soluzione pacifica del problema.
 
5. Se la Russia mantiene le sue posizioni, potrebbe, malgrado l’immagine molto negativa che ha nell’opinione dei paesi dell’UE (soprattutto in Germania), imporsi come una potenza mondiale che si impegna a favore della sicurezza e della pace, mentre gli USA rafforzano sempre più la loro fama di centro di agitazione e di fonte d’insicurezza. Se questo attacco militare all’Iran da parte degli Stati Uniti, previsto da molti, avvenisse nonostante tutto, la Russia proseguirà una politica di non ingerenza. Gli Stati Uniti naturalmente lo sanno e ne tengono conto nei loro calcoli strategici. La grande maggioranza dei russi ne sarà riconoscente al proprio governo. La Russia ne approfitterà politicamente ed economicamente, sia si tratti di un maggior prestigio, che di vendite più importanti e costose delle sue ricchezze naturali o di un aumento del turismo verso la Russia.
 
6. La quintessenza delle mie riflessioni è dunque che la Russia rappresenta e rappresenterà nell’ordine mondiale che si sta sviluppando un importante fattore d’influenza che agisce in favore della sicurezza internazionale, della pace e dell’affermazione del diritto internazionale, ma che sarà prudente se fosse in gioco il suo potenziale e non correrà rischi che potrebbero nuocere al paese.
 
Il senso delle analisi scientifiche
 
1. Le analisi scientifiche dovrebbero dare un’immagine obiettiva, realistica del loro oggetto di studi. Ma ciò implica che esse siano – come ogni lavoro scientifico – spogliate da pregiudizi, da clichè e da idee preconcette. [39] Se non sono date queste condizioni preliminari, queste analisi non possono adempiere alla loro funzione e contribuiscono al fatto che la politica ne tragga cattive conclusioni che – come lo mostrano molti esempi del passato – trascinano risultati molto negativi. Ogni analista dovrebbe essere consapevole di questa responsabilità. E’ soprattutto il caso in cui i risultati evidenti di uno studio avvalorano le opinioni dell’analista. Ora occorre almeno dire la verità.
 
2. Un certo numero di persone si chiederanno perché parlo qui spesso della Costituzione, delle leggi e dei tribunali russi mentre regolarmente si pretende che la Russia sia molto lontana dallo stato di diritto e dalla sicurezza giuridica. Ma questa generalizzazione è falsa e d’altra parte, è proprio una caratteristica della politica putiniana di utilizzare lo strumento del diritto per realizzare i suoi obiettivi politici. Certo, lo stato di diritto russo attuale assomiglia più a quello di Caterina II che a quelli dell’Europa dell’Ovest. Ma se Putin si sforza di rimanere nel quadro della Costituzione e delle leggi in vigore, non si dovrebbe ignorarlo. Sfortunatamente, dopo la scomparsa di esperti di diritto dell’Est come Boris Meissner e Brunner, non restano che pochi giuristi in Germania che si occupano in modo approfondito della legislazione russa.
 
3. Questo vale anche per la domanda spesso posta di sapere ciò che succederà dopo la partenza di Putin. Molti osservatori specialisti dell’evoluzione della Russia si sono pressoché limitati, negli ultimi quattro anni, ad occuparsi di tale questione, senza tuttavia giungere ad un risultato.
 
Quello che è però certo, è che Putin, come prevede la Costituzione, non può essere rieletto presidente l’anno prossimo. Quello che è altrettanto certo, è che la Costituzione non sarà modificata per permettere la rielezione di Putin. Lo stesso ha dichiarato che non andrà ad occuparsi di economia ma che vorrebbe continuare ad occupare una funzione di influenza politica in seno allo Stato.
 
Consultando la Costituzione russa, si constata che tutto il potere esecutivo è esercitato dal governo della Federazione di Russia (articolo 110, comma 1). Per questo il presidente che sarà eletto il 2 marzo 2008 potrebbe, due settimane dopo il suo ingresso in carica, proporre alla Duma Vladimir V. Putin come candidato al posto di capo del governo e, se la Duma è d’accordo (articolo 111, comma 1), nominarlo Primo ministro. Sarebbe senz’altro una “posizione d’influenza” nello Stato e per un vecchio presidente una funzione accettabile. Essa creerebbe una continuità concettuale tanto che personale.
 
*Wolfgang Seiffert
 
Nato nel 1926, Wolfgang Seiffert è stato professore di diritto economico internazionale e di diritto internazionale a Berlino Est fino al 1978. Da allora è passato nella Repubblica Federale Tedesca dove ha lavorato presso l’Istituto di diritto dell’Europa Orientale dell’Università di Kiel fino al 1994. Dopo il suo ritiro in pensione, insegna il diritto russo e europeo a Mosca.
 
 
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura di Massimo Marcori
 
[1] P. 268 ss dell’edizione tedesca
[2] Daschitschew W. I., Moskaus Griff nach der Weltmach (Il tentativo di Mosca di dominare il mondo), Hamburg-Berlin,Bonn, 200
[3] “Il governo unipolare è illegittimo e immorale”, di Vladimir V. Putin, Réseau Voltaire, 13 febbraio 2007
[4] Vedere la Carta delle Nazioni Unite, a tale proposito, soprattutto l’articolo 43 del Capitolo VII
[5] Indicazioni tratte da un rapporto dell’OCSE, e da Neue Zurcher Zeitung del 28/11/2006, p. 10
[6] Comunicato dalla banca centrale di Russia di gennaio 2007 e Neue Zurcher Zeitung del 13./14/1/2007, p. 11
[7] “Costituzione della Federazione russa”
[8] Vedere V.A. Krjazkov/L.V. Lazarev, Verfassungsgerichtsbarkeit in der Russischen Foderation (Giustizia costituzionale della Federazione Russa), Berlino 2001
[9] Sonja Margolina, Die Grenzen der Lehrmeisterei (I limiti della pedanteria), in “Neue Zurcher Zeitung” del 13/2/2007, p. 25
[10] Vedere anche Ulrich M. Schmid, Ein aittestamentarisches Geschichtsbild (Un punto di vista storico obsoleto), in Neue Zurcher Zeitung del 15/3/2007, p. 25
[11] Vladimir Gutnik è l’autore del libro Politica tedesca dell’ordine economico, Mosca, 2002 (in russo)
[12] Frankfurter Allgemeine Zeitung del 12.3.2007, p. 3
[13] Ibid.
[14] La “smentita” che Berezovski ha avanzato il giorno dopo è stata espressa perché la procura russa ha immediatamente preteso che la Gran Bretagna eliminasse lo status di rifugiato di Berezovski e lo consegnasse alla Russia; vedere Russie actuelle, 13/4/2007
[15] Ibid.
[16] Vedere anche a tale proposito: K.K. Casanova/A.S. Prudnikova, Droit électoral, Mosca 2007 (in russo), che comprende ugualmente una veduta degli atti normativi in vigore.
[17] Lilla Schewzowa, Putin Vermachtnis (il testamento di Putin) in: Russiands Renaissance – Zeitsschrift fur internazionale Politik, H. 7/2006, p. 38-46
[18] Vedere Margarete Mommsen, Wer herrscht in Russland? (Chi regna in Russia?), Monaco, 2003, e sue fonti
[19] Genot Erler, Russland kommt (La Russia arriva), Fribourg-Bale-Vienne,2005
[20] Così, le constatazioni di Michael Ludwig, “Putins Zugriff” (L’impresa di Putin), nel Frankfurter Allgemeine Zeitung del 3/4/2007, p. 1, sono generalmente corrette.
[21] Un'altra considerazione è il fatto che la Russia è piuttosto uno Stato delle leggi alla Caterina II che uno Stato di diritto nello stile dell’Europa occidentale. Ignorare questa caratteristica della politica di Putin sarebbe tuttavia sbagliato. Una discussione dovrebbe partire da qui. A proposito del problema del “regno del diritto”, si veda generalmente Hans Hattenhauer, Europaische Rechtsgeschichte (Storia del diritto europeo), Heidelberg 1999, numeri 1463, 1464 e 2209
[22] Wolfgang Seiffert, Selbstbestimmt (Autodeterminato), Graz 2006, p. 173
[23] Wolfgang Seiffert, Wladimir W. Putin – Wiedergeburt einer Weltmacht?(Vladimir V. Putin – Rinascita di una potenza mondiale?), Monaco 2000, p. 84-87
[24] Ibid., p. 103
[25] Vladimir V. Putin, “La Russia all’alba del nuovo millennio”, sito internet del presidente del 29/12/1999 (in russo)
[26] Wolfgang Seiffert, op. cit., p. 87-94
[27] Mommsen per esempio, op. cit., p. 225
[28] Neue Zurcher Zeitung del 5/5/2006, p. 3
[29] Scholl-Latoru, Russland im Zangengriff (La Russia presa in tenaglie), Berlino 2006
[30] Vedere J. Mette, “Bar mit Balalaica” (Un orso a balalaika), in: Der Spiegel 1/2006, p. 86-90
[31]Vedere “Die Schanghaier Kooperationsorganisation” (L’organizzazione di cooperazione di Shanghai), in: Kasachstan KZ del 17/5/2004
[32] Vedere lo Tagesspiegel del 13/2/2007
[33] “L’Iran deve tenersi pronto a neutralizzare un attacco nucleare” di Leoni Ivashov, Réseau Voltaire, 16 febbraio 2007
[34] Wjatscheslaw Daschitschew “La risposta mondiale ad un rischio mondiale”, in Literaturnaja gazetta 14.- 20/3”007 (in russo)
[35] Ray McGovern, “Wake Up! The Next War is Comining” in: Informationsclearinghouse.info, 20/2/2007
[36] Spiegel Onlinedel 31/3/2007
[37] Ibidem
[38] Die Welt del 31/3/2007, p. 1
[39] In merito all’evoluzione in regresso dell’economia statunitense, vedere anche Wilhelm A.M. Buckler, “Gli Stati Uniti hanno perso la loro supremazia economica”, in The Privateer n° 35 del 3/4/2007