www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 27-08-11 - n. 375

da Rebelion.org - http://www.rebelion.org/noticia.php?id=133771
fonte Partito Comunista della Federazione Russa - http://kprf.ru/otvet/95477.html
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Vent’anni senza URSS
 
Che cosa abbiamo guadagnato e dove siamo arrivati?
 
di Konstantín Cheremisov
 
10/08/2011
 
Vent’anni fa é successo qualcosa che ha cambiato il destino di ciascuno di noi e di tutta l’umanità nel suo insieme. Ha smesso di esistere uno Stato, una superpotenza, il nucleo del sistema socialista mondiale, che garantiva un’esistenza stabile e lo sviluppo della civiltà sulla Terra.
 
Le cause e le conseguenze di ciò, che per la maggior parte di noi rappresentano un tragico fatto, richiedono un’analisi obiettiva e scientifica. Attualmente vi sono varie pubblicazioni sull’argomento: RIA novosti”, “Moskovskie novosti” e la rivista “Russia nella politica globale”, stanno facendo un tentativo di interpretare questo decisivo momento nella storia del nostro paese, in un progetto unito ed organizzato. La maggioranza delle pubblicazioni ufficiali concorda nel ritenere che ora la vita è senza dubbio più difficile, ma che si tratta di qualcosa di inevitabile quando si applicano le riforme e che se avremo pazienza, potremo vivere come in Occidente e che poi, già da adesso, si possono apprezzare diversi aspetti positivi. E’ quanto sostiene, per esempio, l’articolo: “Il livello di vita della popolazione in Russia nel 1989 e nel 2009” scritto da un baluardo del monetarismo qual è la Scuola Superiore di Economia, nel quale si parla di crescita dei consumi del 45% nel 2008, in confronto al 1990.
 
Eppure i dati relativi al consumo indicano una flessione dei prodotti alimentari. Il che non dovrebbe sorprenderci. E’ sempre difficile confrontarsi con i livelli di una superpotenza. Infatti, secondo i dati della FAO (l’organismo dell’ONU per l’Agricoltura e l’Alimentazione), a metà degli anni ’80 l’URSS risultava fra i 10 paesi del mondo con il miglior livello di alimentazione. Inoltre, si deve tenere presente che vengono forniti dati medi di un paese in cui c’è una stratificazione sociale incredibilmente alta. Sull’argomento si tace il fatto che l’Europa Occidentale, per arrivare al livello di benessere attuale, ha dovuto attendere più di cent’anni e che noi ci siamo arrivati in soli venti.
 
E allora, come era l’URSS nel 1945 e che risultati aveva raggiunto nel 1965? E l’industrializzazione degli anni 30? Vittime? Ci sono state, così come ci sono state delle ingiustizie, ma mai come quelle che vediamo oggi. Basta considerare la dinamica della crescita demografica; prima la popolazione cresceva, ora la crescita è negativa; prima si percepiva il miglioramento delle condizioni di vita (eliminazione della tessera alimentare, la fabbrica costruiva abitazioni che permettevano di trasferirsi in appartamenti propri ecc.). Negli anni 70-80 gli abitanti delle zone rurali erano finalmente arrivati ad un livello di vita decente. Quanto alla repressione, oggi possiamo constatare che vi è più gente reclusa che all’epoca di Stalin. E la velocità con cui il potere sovietico ha risolto il problema dell’infanzia abbandonata? Forse la principale differenza fra la Russia sovietica e quella odierna sta proprio qui, nella velocità con cui i problemi più gravi venivano risolti. Quanto si sente raccontare dell’inefficienza del sistema pianificato, se ne intuisce la falsità semplicemente confrontandolo con la realtà odierna. Vale la pena di ricordare che lo Stato trattava le persone in quanto persone, assumendo le proprie responsabilità di fronte al popolo. Erano impensabili situazioni come il non ricevere lo stipendio per mesi, l’essere condannati perché non si avevano i soldi per pagare le cure o non avere niente da mangiare o non poter andare a scuola o vendere prodotti alimentari senza controllo o avere paura di girare per le strade o che ci fosse gente in campagna senza acqua ed elettricità.
 
Non basta confrontare gli indicatori di consumo, bisogna farlo anche con quelli di produzione, coi sistemi sanitari e scolastici, la sicurezza e molte altre cose che rappresentano la vita quotidiana. Ma si tratterebbe di una conversazione fiume ed allora concentriamoci solo su alcune cifre.
 
Come noto, una delle principali voci delle spese familiari della maggioranza dei russi è il costo dei servizi comunali per l’abitazione. Le bollette per acqua, riscaldamento ed elettricità sono un fardello per tutti noi. Ogni anno ci sono aumenti che non corrispondono ad un miglioramento del livello di qualità dei servizi. Ma dove finiscono i nostri soldi? Nel 1989 la spesa media per tutti questi servizi era il 3% della spesa familiare, giacché ogni rublo pagato dall’inquilino era sovvenzionato da altri 6 pagati dallo Stato. Oggi, lo Stato russo si é liberato di ogni obbligo. Ci inculcano che dobbiamo essere noi ad assumerci le spese relative ai servizi comunali, lo stesso vale per la sanità e la scuola.
 
Insomma, alla fine siamo solo noi gli unici interessati. Sembra che il nostro Stato non abbia alcun interesse ad avere una popolazione sana e formata culturalmente. Le spese destinate alla sanità prevedono solo il 3,5% del Pil, il che non è poco. Ma la popolazione per la sanità spende già l’1,5%, cifra in aumento data la politica di privatizzazione dei servizi sanitari. E, stando agli esperti, abbiamo un deficit di medici con un coefficiente di plurimpiego che raggiunge l’1,6. Sarà per il carico di lavoro eccessivo che i medici fanno diagnosi spesso sbagliate: dieci volte di più che nei paesi della UE. Una situazione simile la troviamo anche nel sistema scolastico. Se vogliamo avere un livello di conoscenza accettabile e ricevere un’educazione superiore o professionale qualificata, dobbiamo pagare. L’università privata è in crescita. Per fare ricerca scientifica dobbiamo pagarci un master. Contemporaneamente, vediamo come aumenta il carico di lavoro del corpo insegnati, il che si ripercuote negativamente sulla qualità dell’educazione.
 
E’ già cresciuta una generazione che non ha conosciuto l’URSS; la gioventù attuale si fa un’idea della vita in Unione Sovietica partendo dagli stereotipi inculcati dai media. E per strano che possa sembrare, c’è una parte delle vecchie generazioni che sembra essere affetta da amnesia. Lo stereotipo principale è che in URSS mancasse tutto.
 
Certo i cittadini sovietici avevano motivi per criticare il sistema di distribuzione, specie dei prodotti alimentari. C’erano irregolarità distributive a seconda delle regioni, c’erano le code, ecc. Ma necessita segnalare che lo scontento nasceva dai nuovi livelli di alimentazione raggiunti. Poi la percezione di molte di quelle insufficienze era dovuta alla pressione ideologica. Per esempio in URSS nel 1989 si consumavano in media 363 kg di latte e prodotti caseari a persona in un anno (negli Stati Uniti erano 262). Ma nei sondaggi condotti in URSS il 44% degli intervistati dichiarava di non consumare latte a sufficienza. In Armenia, dove la propaganda antisovietica era notevole, il 62% della popolazione si lamentava, nonostante che nel 1989 proprio in quell’area il consumo di latte fosse di 480 kg a persona.
 
Se il potere di acquisto attuale della maggioranza dei cittadini russi fosse uguale a quello di venti anni fa, ora il deficit sarebbe più grave di quello che abbiamo vissuto nell’epoca della perestrojka, che si contraddistinse proprio per i frigoriferi vuoti e che spianò la strada ai “riformatori”.
 
Per avere chiara coscienza dei risultati degli ultimi decenni dovremmo guardarci intorno, prendere un foglio e dividerlo in due colonne: nella prima mettere i cambiamenti positivi e nella seconda i negativi. Per esempio, quanti abitanti di Mosca hanno migliorato le loro condizioni fra il 1971 e il 1991 e quanti fra il 1991 e il 2011? Com’è variata l’alimentazione? Quante aziende vi erano in città e in campagna e quante ne rimangono? Ricordare o chiedere come si trascorrevano le vacanze (tenendo presente che erano alla portata della maggioranza della popolazione). Procedendo così sarebbe interessante poter fare delle considerazioni oneste e serene. Credo che la principale conclusione a cui si arriverebbe, sarebbe che la Russia di oggi vive di ciò che è stato creato allora, cioè del potenziale sovietico e una volta che questo sarà stato consumato, il paese sarà sull’orlo dell’abisso. Nel paese s’inculcano valori morali falsi, l’humus ideale per riprodurre persone senza principi. Il sistema venutosi a creare ha tolto alla gente il diritto al lavoro, all’educazione e alla sanità gratuiti. Un sistema che ha lasciato la nostra gioventù senza futuro e gli anziani senza protezione sociale. Un sistema che ha distrutto i vincoli culturali e familiari della nostra società, dove si danno per scontate corruzione e ladrocinio. Un sistema che ha distrutto la sicurezza dello Stato e generato una scandalosa incapacità di comando e una struttura organizzativa malata. Creare il paradiso in terra è impossibile e la giustizia è un concetto soggettivo, gli scontenti ci saranno sempre. Ma i criteri che devono guidare il funzionamento efficace delle strutture di governo, devono essere in primo luogo la sicurezza ed un livello di vita degno per la maggioranza della popolazione. E partendo da questo possiamo bocciare i 20 anni di governo di questi "perestroiki" che distrussero una superpotenza e che oggi calpestano perfino i diritti costituzionali dei cittadini russi ad una vita degna in un stato sociale.
 

 


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