CON LA “LEGGE SULLA TERRA” SI CONSOLIDA IL PROCESSO DI TRASFORMAZIONE CAPITALISTICA IN RUSSIA: DRAMMATICO APPELLO DEL PCFR AL POPOLO

 

 

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale è concentrata sui preparativi di guerra, in risposta ai terribili attentati negli USA, la Duma (il parlamento russo), con il concorso determinante di tutte le forze dello schieramento “borghese” e l’avallo del presidente Putin, ha approvato il testo definitivo del cosiddetto “Codice della terra”, la legge che, d’ora in avanti, consentirà praticamente tutte le operazioni di compravendita di parti del suolo della Federazione Russa, dando la possibilità a oligarchi, criminalità e capitale straniero di ottenere il pieno controllo dell’economia del paese, con conseguenze sociali facilmente intuibili. A questo non era giunto neppure Eltsin. I comunisti russi, che, già in occasione dell’avvio della discussione alla Duma, avevano manifestato in piazza, davanti al Parlamento, e in aula, con clamorose manifestazioni di dissenso (lo speaker comunista della Duma, G. Selezniov, era stato persino colto da malore, mentre tentava di impedire le manovre anticostituzionali dei presentatori della proposta di legge), paiono intenzionati a sviluppare qualsiasi iniziativa di massa per sventare questa accelerazione del processo di trasformazione capitalistica, attraverso la convocazione di un referendum che si dicono sicuri di vincere. L’iniziativa culminante sarà rappresentata dalla giornata nazionale di lotta, fissata per il 5 ottobre, che dovrebbe raccogliere l’adesione di milioni di lavoratori russi.

L’avvenimento, già di per sé importante, avviene, tra l’altro, in un contesto politico-istituzionale caratterizzato da preoccupanti segnali di deriva autoritaria, che hanno come obiettivo il ridimensionamento del Partito comunista, la cui influenza, in una società segnata dalle più gravi ingiustizie sociali, viene data in crescita impressionante (dal 35 al 40 per cento delle intenzioni di voto): in questi giorni, in modo arbitrario, è stato definitivamente impedito al candidato comunista (dato come vincitore dai sondaggi) di partecipare alle elezioni per la guida dell’importante regione di Rostov sul Don. 

A tal proposito, ci sembra importante segnalare il comunicato, dai toni allarmati, stilato dal Presidium del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, che smentisce l’immagine, ricorrente in Occidente anche tra i militanti della sinistra antagonista, di un partito sostanzialmente supino, in nome degli interessi nazionali,  alle iniziative di Putin, e che, al contrario, evidenzia  la presenza di un passaggio drammatico, e forse decisivo, della lotta di classe in Russia, in cui i comunisti sembrano voler intervenire con la massima determinazione.

M.G.

 

 

Comunicato del Presidium del C.C. del Partito Comunista della Federazione Russa

 

22 settembre 2001

 

Il 20 settembre 2001 è stato portato a compimento un atto, che è possibile definire come tradimento degli interessi nazionali della Russia. Con le forze dei deputati alla Duma di Stato dei partiti “Unità”, “Patria - Tutta la Russia” e “Mela”, in palese violazione delle norme costituzionali e del regolamento parlamentare, è stato approvato il “Codice della terra” proposto dal governo. E’ stata così apertamente calpestata la volontà delle assemblee legislative di quasi quaranta soggetti (regioni, repubbliche autonome e territori, nota del traduttore) della Federazione Russa. E’ stato ignorato il parere di praticamente quasi tutte le regioni delle zone di frontiera del paese, di milioni di nostri concittadini, che non sono d’accordo con questa decisione.

Con l’approvazione del “Codice della terra” si sono create le condizioni per la svendita incontrollata della terra russa agli stranieri e alla criminalità. Tale decisione permetterà di fare incetta, senza incontrare alcun ostacolo, dei giacimenti più ricchi, dei quartieri abitativi e industriali, dei porti marittimi e degli aeroporti, del patrimonio forestale e delle zone destinate al riposo e alla ricreazione. Con l’aiuto di formule oscure contenute nel “Codice della terra”, saranno messe in vendita le terre destinate all’agricoltura.

L’imposizione del “Codice della terra” appare come un’operazione particolarmente cinica, perché viene decisa in un momento di particolare aggravamento della situazione internazionale. Oggi il mondo si trova sull’orlo di una guerra mondiale. Il paese, come non mai, ha bisogno di un clima di concordia e di pace civile. In questo modo si afferma invece una volontà di sopraffazione e di violenza.

Il Presidium del C.C. del PCFR, insieme alle altre forze popolari e patriottiche, afferma la sua determinazione a fermare la svendita della terra russa.

Ci rivolgiamo a tutti i capi dei poteri esecutivi e legislativi delle repubbliche, dei territori, delle regioni e dei circondari autonomi, con la richiesta di non far passare l’antipopolare “Codice della terra” nel Consiglio della Federazione.

Richiediamo la creazione di una commissione congiunta per la rielaborazione del documento.

Sollecitiamo il presidente della Federazione Russa a sottoporre, senza alcun indugio, il “Codice della terra” all’esame di una seduta del Consiglio di Stato.

Esigiamo che questo problema, essenziale per ogni cittadino, venga sottoposto al giudizio del Tribunale Costituzionale della Federazione Russa.

Il Presidium del C.C. del PCFR rivolge un pressante appello a tutti i cittadini del paese, perché prendano parte all’azione nazionale di protesta del 5 ottobre 2001. I comunisti ritengono che la decisione su questioni che investono gli interessi vitali di ogni abitante del paese debba essere presa da tutto il popolo.

Siamo convinti che un referendum nazionale impedirà la svendita della nostra terra agli stranieri e alla criminalità.

Crediamo fermamente che solo tutti insieme potremo DIFENDERE LA TERRA E PRESERVARE LA RUSSIA!

 

Traduzione dal russo

di Mauro Gemma   

apparso nel sito internet www.kprf.ru