Nuova testimonianza dei crimini perpetrati dall’UCK in Kosovo
“Così, non temete la gente. Qualsiasi cosa sia ora coperta sarà scoperta, ed
ogni segreto verrà reso noto.” (Mt 10:26)
Il resoconto sconvolgente dei fatti qui descritti, che era
stato pubblicato dal Vecernje Novosti Daily il 3 novembre, era già stato
confermato all’ERP KIM Info Service dai più alti delegati della KFOR e
dell’UNMIK. A causa dell’indagine e della mancanza di informazioni specifiche
(nominativi dei perpetratori, vittime e foto) ERP KIM non ha pubblicato questa
notizia, in attesa del termine delle indagini e della relazione ufficiale della
polizia UNMIK. Tuttavia, pare che i particolari della vicenda siano trapelati
da fonti UNMIK al quotidiano di Belgrado Vecernje Novosti, che ne ha pubblicato
il testo, le fotografie e altri dettagli specifici. Siccome la vicenda è
divenuta pubblica, giudichiamo importante presentare ai nostri lettori la
traduzione inglese.
Da quanto è stato appreso dall’ERP Kim, in seguito alla ricerca di una delle
case albanesi nel villaggio di Prilep nella municipalità Decani, il team
investigativo della polizia ONU ha rilevato un album di fotografie del tempo di
guerra, in parte risparmiato dalle fiamme di un incendio. Parecchi fra questi
documenti, lasciati intatti dal fuoco, mostravano crimini perpetrati dall’UCK.
Le fotografie-trofeo ritraevano teste mozzate di serbi e corpi mutilati, la cui
modalità di esecuzione risultava analoga alle fotografie-trofeo dei moujaheddin
provenienti da Bosnia, Cecenia ed altrove. Purtroppo, la decapitazione in
quanto metodo omicida non era infrequente nei conflitti bosniaci e nemmeno in
quelli kosovari. Il corpo di Fr. Chariton Lukic, monaco del monastero dei Santi
Arcangeli rapito dai terroristi dell’UCK nel luglio 1999 nelle strade di
Prizren è stato trovato un anno più tardi privo di testa.
L’Info Service di RP KIM ha appreso che sulla base di tali documenti
fotografici lo speciale team investigativo ha varato un’inchiesta approfondita,
la quale ha condotto all’identificazione di gran parte degli uomini in uniforme
UCK. L’organizzazione per i serbi dispersi è stata inoltre coinvolta
nell’identificazione delle vittime serbe comparse nelle fotografie. Pare che le
fotografie sotto accusa siano state scattate nei dintorni di Decani (in aprile
o maggio 1999). Secondo le affermazioni rilasciate all’ERP KIM da una fonte
internazionale che ha richiesto l’anonimato, alcuni banditi dell’UCK apparsi in
fotografia occupano tuttora posizioni nei Kosovo Protection Corps,
un’organizzazione capeggiata dal “Generale” Agim Checku, di recente arrestato
in Slovenia sotto mandato di cattura Interpol, ed inspiegabilmente rilasciato
il giorno seguente su istanza speciale del capo dell’UNMIK Sig. Hari Holkeri.
Nell’area Decani-Pec, le Unità UCK operavano sotto il comando di Ramush
Haradinaj, leader politico in carica del Partito AKK. Suo fratello Daut
Haradinaj, che occupava una posizione di preminenza all’interno dell’UCK (egli
è infatti divenuto un “generale”) è stato condannato lo scorso anno a parecchi
anni di prigione, insieme ad alcuni altri membri precedenti dell’UCK (il
cosiddetto gruppo Dukagjini) per crimini commessi contro gli albanesi
dissidenti del Kosovo. I fratelli Haradinaj sono anche sospettati di avere
sostenuto la ribellione dell’etnia albanese del 2001 nella confinante
Macedonia. Negli ultimi due anni, numerosi testimoni albanesi del Kosovo che
hanno accettato di cooperare con la polizia UNMIK sul caso Haradinaj sono stati
assassinati o vittime di minacce. Uno dei testimoni chiave è stato Tahir Zemaj,
appartenente ai leaders dell’etnia albanese ribelle e rivale (FARK), e stretto
alleato del presidente del Kossovo Ibrahim Rugova. Zemaj è stato ucciso nel
2002. Non uno solo fra questi assassinii misteriosi di potenziali testimoni
contro gli “eroi” dell’UCK è stato mai delucidato dalla polizia.
Non è un segreto che oltre ai numerosi serbi del Kosovo uccisi dall’UCK nel
corso e dopo il conflitto armato del 1999 vi furono anche albanesi dissidenti
del Kosovo, in gran parte sostenitori di gruppi politici rivali e di clan
mafiosi, che furono uccisi oppure rapiti. L’articolo seguente, pubblicato dal
Vecernje Novosti getta un’ulteriore luce sui nefandi crimini commessi
dall’”esercito di Liberazione Kosovaro”. L’ERP KIM non è riuscito nell’impresa
di venire a conoscenza di quanto le indagini su questo specifico atto criminoso
siano progredite, ma risulta incontestabile che le strutture UNMIK e KFOR
possiedono evidenze e dimostrazioni più che sufficienti riguardo ai crimini
dell’UCK e sul loro successore post-bellico “Corpo di Protezione Kosovaro”.
Come l’Info Service dell’ERP KIM ha appreso da una fonte non ufficiale
dell’UNMIK, la ragione per cui tali informazioni non vengono rese note è il
timore di un possibile conflitto con le strutture dell’UCK che operano tuttora
in Kosovo sotto nomi e modalità differenti.
Rivelare la verità di questo crimine dell’UCK costituisce un’ulteriore
promemoria indirizzato al Tribunale dell’Aia ed alla comunità internazionale
della realtà dei molti crimini bellici e post-bellici in Kosovo che richiedono
indagini urgenti. Tale necessità richiede particolare sollecitudine, poiché gli
iniziatori e gli ideologi di questa
campagna di terrore controllano tuttora la scena politica in Kosovo, impedendo
qualunque progresso tendente alla costituzione di una società multietnica e
democratica. Se tutto si svolgerà come auspichiamo, sapremo un giorno la verità
circa tutti i 960 serbi che furono assassinati dopo il termine del conflitto
armato, nonostante la presenza della Missione ONU e la guida dei peacekeepers
NATO.
Ufficio
redazionale ERP KIM (Kosovo Methoija) - Novembre 2003
Traduzione a cura di Enrico Vigna ( Assoc. SOS Yugoslavia)