www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 21-01-04

Nuova testimonianza dei crimini  perpetrati dall’UCK in Kosovo


“Così, non temete la gente. Qualsiasi cosa sia ora coperta sarà scoperta, ed ogni segreto verrà reso noto.” (Mt 10:26)

Il resoconto sconvolgente dei fatti qui descritti, che era stato pubblicato dal Vecernje Novosti Daily il 3 novembre, era già stato confermato all’ERP KIM Info Service dai più alti delegati della KFOR e dell’UNMIK. A causa dell’indagine e della mancanza di informazioni specifiche (nominativi dei perpetratori, vittime e foto) ERP KIM non ha pubblicato questa notizia, in attesa del termine delle indagini e della relazione ufficiale della polizia UNMIK. Tuttavia, pare che i particolari della vicenda siano trapelati da fonti UNMIK al quotidiano di Belgrado Vecernje Novosti, che ne ha pubblicato il testo, le fotografie e altri dettagli specifici. Siccome la vicenda è divenuta pubblica, giudichiamo importante presentare ai nostri lettori la traduzione inglese.

Da quanto è stato appreso dall’ERP Kim, in seguito alla ricerca di una delle case albanesi nel villaggio di Prilep nella municipalità Decani, il team investigativo della polizia ONU ha rilevato un album di fotografie del tempo di guerra, in parte risparmiato dalle fiamme di un incendio. Parecchi fra questi documenti, lasciati intatti dal fuoco, mostravano crimini perpetrati dall’UCK. Le fotografie-trofeo ritraevano teste mozzate di serbi e corpi mutilati, la cui modalità di esecuzione risultava analoga alle fotografie-trofeo dei moujaheddin provenienti da Bosnia, Cecenia ed altrove. Purtroppo, la decapitazione in quanto metodo omicida non era infrequente nei conflitti bosniaci e nemmeno in quelli kosovari. Il corpo di Fr. Chariton Lukic, monaco del monastero dei Santi Arcangeli rapito dai terroristi dell’UCK nel luglio 1999 nelle strade di Prizren è stato trovato un anno più tardi privo di testa.

L’Info Service di RP KIM ha appreso che sulla base di tali documenti fotografici lo speciale team investigativo ha varato un’inchiesta approfondita, la quale ha condotto all’identificazione di gran parte degli uomini in uniforme UCK. L’organizzazione per i serbi dispersi è stata inoltre coinvolta nell’identificazione delle vittime serbe comparse nelle fotografie. Pare che le fotografie sotto accusa siano state scattate nei dintorni di Decani (in aprile o maggio 1999). Secondo le affermazioni rilasciate all’ERP KIM da una fonte internazionale che ha richiesto l’anonimato, alcuni banditi dell’UCK apparsi in fotografia occupano tuttora posizioni nei Kosovo Protection Corps, un’organizzazione capeggiata dal “Generale” Agim Checku, di recente arrestato in Slovenia sotto mandato di cattura Interpol, ed inspiegabilmente rilasciato il giorno seguente su istanza speciale del capo dell’UNMIK Sig. Hari Holkeri.

Nell’area Decani-Pec, le Unità UCK operavano sotto il comando di Ramush Haradinaj, leader politico in carica del Partito AKK. Suo fratello Daut Haradinaj, che occupava una posizione di preminenza all’interno dell’UCK (egli è infatti divenuto un “generale”) è stato condannato lo scorso anno a parecchi anni di prigione, insieme ad alcuni altri membri precedenti dell’UCK (il cosiddetto gruppo Dukagjini) per crimini commessi contro gli albanesi dissidenti del Kosovo. I fratelli Haradinaj sono anche sospettati di avere sostenuto la ribellione dell’etnia albanese del 2001 nella confinante Macedonia. Negli ultimi due anni, numerosi testimoni albanesi del Kosovo che hanno accettato di cooperare con la polizia UNMIK sul caso Haradinaj sono stati assassinati o vittime di minacce. Uno dei testimoni chiave è stato Tahir Zemaj, appartenente ai leaders dell’etnia albanese ribelle e rivale (FARK), e stretto alleato del presidente del Kossovo Ibrahim Rugova. Zemaj è stato ucciso nel 2002. Non uno solo fra questi assassinii misteriosi di potenziali testimoni contro gli “eroi” dell’UCK è stato mai delucidato dalla polizia.

Non è un segreto che oltre ai numerosi serbi del Kosovo uccisi dall’UCK nel corso e dopo il conflitto armato del 1999 vi furono anche albanesi dissidenti del Kosovo, in gran parte sostenitori di gruppi politici rivali e di clan mafiosi, che furono uccisi oppure rapiti. L’articolo seguente, pubblicato dal Vecernje Novosti getta un’ulteriore luce sui nefandi crimini commessi dall’”esercito di Liberazione Kosovaro”. L’ERP KIM non è riuscito nell’impresa di venire a conoscenza di quanto le indagini su questo specifico atto criminoso siano progredite, ma risulta incontestabile che le strutture UNMIK e KFOR possiedono evidenze e dimostrazioni più che sufficienti riguardo ai crimini dell’UCK e sul loro successore post-bellico “Corpo di Protezione Kosovaro”. Come l’Info Service dell’ERP KIM ha appreso da una fonte non ufficiale dell’UNMIK, la ragione per cui tali informazioni non vengono rese note è il timore di un possibile conflitto con le strutture dell’UCK che operano tuttora in Kosovo sotto nomi e modalità differenti.

Rivelare la verità di questo crimine dell’UCK costituisce un’ulteriore promemoria indirizzato al Tribunale dell’Aia ed alla comunità internazionale della realtà dei molti crimini bellici e post-bellici in Kosovo che richiedono indagini urgenti. Tale necessità richiede particolare sollecitudine, poiché gli iniziatori e  gli ideologi di questa campagna di terrore controllano tuttora la scena politica in Kosovo, impedendo qualunque progresso tendente alla costituzione di una società multietnica e democratica. Se tutto si svolgerà come auspichiamo, sapremo un giorno la verità circa tutti i 960 serbi che furono assassinati dopo il termine del conflitto armato, nonostante la presenza della Missione ONU e la guida dei peacekeepers NATO.

Ufficio redazionale ERP KIM (Kosovo Methoija) - Novembre 2003

Traduzione a cura di Enrico Vigna ( Assoc. SOS Yugoslavia)