www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 19-03-04

KOSOVO METHOIJA Marzo 2004
Appello per fermare la pulizia etnica e gli orrori contro la popolazione serba e non albanese


Dalle telefonate e i contatti di questi giorni e ore con Associazioni e personalità del Kosovo Methoija e dei profughi in Serbia, mi è stato chiesto di far girare queste parole, che racchiudono in sé la tremenda realtà di una terra nuovamente bagnata dal sangue del popolo serbo e nuovamente percorsa da forti venti di guerra e di destabilizzazione dell’intera area balcanica, Serbia e non solo come vedremo in seguito.

“Agli amici del popolo del Kosovo Methoija e del popolo serbo, alle Associazioni come la vostra ed alla sua persona, conosciuta e stimata per quanto fatto finora per il nostro popolo, vi giunga questo appello da questa terra martoriata, , dove in questi giorni il sangue e la guerra, sono nuovamente parte della nostra già difficile quotidianità di questi terribili e duri cinque anni trascorsi dai bombardamenti della Nato, e dalla conseguente espulsione e pulizia etnica di centinaia di migliaia di nostri fratelli e sorelle dalle proprie case, dai propri campi, dalle proprie radici millenarie e molte migliaia anche strappati alla vita ed all’affetto delle loro famiglie, mediante assassinii e rapimenti. 

Vi chiediamo di attivarvi in qualsiasi modo e forma per contribuire a cercare di fermare l’orrore e il bagno di sangue, causati da queste forze terroristiche che distruggono, incendiano, uccidono e lapidano uomini e donne che da sempre vivono qui.  Vi chiediamo di informare correttamente quali sono le verità e la realtà di quanto sta accadendo, di chiedere a tutte le persone oneste e che credono nei diritti umani nel vostro paese di aiutare il nostro popolo a non subire un vero e proprio genocidio. Distruggono anche gli ultimi cimiteri, monumenti e monasteri della cultura ortodossa che ancora non avevano distrutto in questi anni. Siamo stanchi di vedere i nostri campi e le nostre case bruciate, di essere vessati, uccisi, perseguitati con la sola colpa di essere serbi e di voler continuare a vivere dove da centinaia di anni abbiamo sempre vissuto. In  una terra per la cui difesa dalle aggressioni e dalle occupazioni degli stranieri invasori, nella storia, sempre abbiamo versato fiumi del nostro sangue. Siamo stanchi ma non consegneremo ad assassini e terroristi estremisti, la nostra terra, le nostre vite, le nostre radici, la nostra dignità. Dovranno ucciderci tutti, anche i nostri figli e le nostre mogli. E’ un nostro diritto.

Le chiediamo di divulgare queste parole, di dare voce a noi, semplici cittadini, stranieri a casa propria, di un popolo senza voce, senza televisioni, senza neanche più la forza per urlare la nostra indignazione e le nostre ragioni. Ma determinati a non cedere. Nel nostro ospedale di Kosovska Mitrovica non ci sono più posti liberi, non ci sono sufficienti medicinali, non c’è sufficiente sangue per colmare quello versato dagli estremisti albanesi; da ogni angolo di questo Kosovo crocefisso questo è l’ultimo lembo di terra dove confluiscono i nostri fratelli e sorelle scacciati dalle bande assassine, che dopo averli terrorizzati e incendiato le case, non sono riusciti ad assassinare.

Nelle nostre case scarseggia tutto, i nostri figli non hanno più nulla che non sia paura e angoscia. Aiutateci a fermarli, che la gente onesta e buona si alzi per gridare basta, la nostra amicizia e fratellanza  sarà eterna.
Noi siamo ancora in piedi e fermi nella volontà di fermarli, di resistere, ma siamo soli con i nostri fratelli della Serbia. Ci dicono gli internazionali di qui, perché siamo serbi.
Sappiamo che lei e le vostre Associazioni, non la pensate così, per questo confidiamo sulla vostra amicizia e impegno. Ma fate presto.
Con rispetto e tanta amicizia. “

Cittadini e cittadine delle Istituzioni e Municipalità, dell’Ospedale e delle varie Associazioni civili e sociali di Kosovska Mitrovica, Nord del fiume Ibar, a cui si associano  profughi delle Associazioni dei Profughi in Serbia.



Le ultime case, monasteri, campi che ancora non avevano bruciato ora lo hanno fatto. Assalti, devastazioni, lapidazioni, bombe; ancora paura, orrore, violenza, sangue, morte. Il tutto sotto l’occhio “distratto” di 20.000 soldati della Nato. ECCO a cinque anni dalla “liberazione” , dai “ bombardamenti umanitari”, che cosa è il “ Kosovo liberato”. Un “bantustan”, un enorme campo di concentramento a cielo aperto, dove alcune etnie non “pure” vivono da cinque anni in una condizione di prigionieri e di paria, non potendo svolgere alcuna attività.

Una regione dove in cinque anni ,ci sono stati migliaia di attentati, migliaia di assassinati e di rapimenti, di feriti, nella stragrande maggioranza commessi contro serbi, e in numero minore, contro non albanesi o albanesi kosovari jugoslavisti.

Ecco nuovamente questi “dannati del Kosovo”, nuovamente in prima pagina, ma non per denunciare questo stato di cose barbaro e criminale, ma perché le bande assassine dell’ex UCK, oggi regolarizzate nel Corpo Protezione del Kosovo, comandato dal criminale di guerra della ex Jugoslavia A. Ceku, stanno cercando di terminare la pulizia etnica e la cacciata definitiva delle ultime migliaia di serbi  e di qualche altra etnia , che non avevano preso la via dell’esilio e della fuga, come gli altri circa 300.000 che sono scappati in gran parte in Serbia.

Quanto sta avvenendo non ha nulla di particolarmente nuovo per chi, in questi anni ha continuato a seguire gli avvenimenti kosovari , ci pare una logica conseguenza delle dinamiche contestuali.
Cosa è successo? E’ semplicemente successo che, a partire da un ennesimo evento “scatenante” ( ricordare Vukovar, Srebrenica, le stragi del mercato di Sarajevo, Racak….) in questo caso una presunta barbara uccisione di tre bambini albanesi da parte di serbi a Mitrovica: va ribadito, nella stessa notte ufficialmente smentita da Derek Chappell portavoce dell’Unmik, si è messo in moto un ennesimo passaggio storico per l’area..

Come “un’ora x” una notte dei cristalli, come è stata definita da media locali, scatta una coordinata e sincronizzata campagna in tutto il Kosovo Methoija, ovunque c’è ancora qualche “enclave” di sopravvissuti serbi e rom, circondati da filo spinato e truppe KFOR, ovunque c’è ancora una chiesa ortodossa al cui interno, vivono assediati, qualche anziano con i monaci, si scatenano assalti, incendi, assassinii, una vera e propria azione sincronizzata militarmente, da un esercito senza divisa, ma molto ben dotato di pistole, fucili mitragliatori, granate, mortai e bottiglie incendiarie e in sole 20 ore si scatena l’orrore:

Mitrovica, Caljavica, Kosovo Polje, Gnjilane, Bicha, Grabac, Osojane, Belopolje, Pec, Gorazdevac, Obilic, Prizren, Svinare, Lipljan e vergogna per l’Unesco e l’Onu la distruzione della chiesa Sveti Ilja a Vucitrin e dell’antichissimo monastero di Djakovica ( che erano patrimoni dell’umanità); parte delle 16 chiese e monasteri distrutti nella sola notte. In 60 ore: 31 morti oltre 500 feriti ufficiali, mancano notizie dei villaggi sparsi per la regione, e centinaia di case incendiate e distrutte. Persino l’ospedale di Mitrovica Nord è stato attaccato con mortai, come denunciato dal direttore M. Ivanovic. Anche la Kfor ha avuto quasi un centinaio di feriti di cui alcuni gravi; la stessa Onu ha avuto macchine incendiate e sedi assaltate, per questo il 19 marzo Annan ha chiesto il rientro dello staff presente nel Kosmet.

Ma in queste dinamiche militari ancora una volta quello che emerge è nuovamente il ruolo vergognoso e funzionale alla preparazione degli eventi, avuto dai mass media occidentali ( tranne come sempre rare eccezioni, come per esempio Remondino e pochi altri della carta stampata): che immediatamente parlano della barbara uccisione dei bambini albanesi (prima falsità: smentita dall’Unmik), poi di scontri interetnici ( seconda falsità: da una parte vi sono degli assalitori armati, dall’altra degli assaliti disarmati),  di esplosione della rabbia  degli albanesi per l’accaduto (terza falsità: gli stessi funzionari Unmik, a giornalisti scozzesi dello Scotsman parlano di Pogrom pianificato, così come il comandante delle truppe italiane a "Repubblica" ha dichiarato che “ serviva solo un pretesto…tutto era programmato…”; come è possibile che in un territorio completamente militarizzato, centinaia di individui si spostino armati da una cittadina ad una altra per dare assalti, incendiare, uccidere e 20.000 soldati armati ed equipaggiati sofisticatamente…non vedano ?!). Poi di atti di violenza di estremisti albanesi( quarta falsità: uccidere uomini e bambini, bruciare case e monasteri, non possono essere mediaticamente definiti atti di violenza, ma sono giuridicamente dei crimini; il comandante delle truppe italiane:"… gli albanesi vanno di casa in casa per uccidere…”).

La Serbia ha risposto nuovamente compatta, come all’inizio dei bombardamenti Nato nel 1999, nelle telefonate con varie città emerge un quadro di unità nazionale, di ripresa di una identità e dignità nazionali in questi anni calpestati dallo strapotere occidentale e dai Quisling locali, che in questi anni hanno fatto da maggiordomi ai voleri della Nato e del FMI e Banca Mondiale, portando il popolo serbo in un tunnel di miseria e disperazione sociale, mai visti neanche durante embarghi e guerre. Fabbriche, uffici, miniere, scuole, università in sciopero, le piazze di tutta la Serbia riempite da centinaia di migliaia di manifestanti, in alcuni casi anche esasperati e stanchi di tutto quanto è accaduto. Una ferma e grande prova di presenza, di identità e dignità nazionali ritrovate, in un momento nuovamente tragico della storia di questo generoso e forte popolo.

Ma proprio in questi aspetti si può trovare una lettura di quanto sta accadendo non casualmente; in molte interviste di questi giorni, mi viene spesso chiesto “PERCHE?”, proprio ora, in forme così violente. Proprio la scorsa settimana che ero là ho fatto alcune interviste a personalità politiche e sociali, che usciranno nei prossimi giorni, e nelle quali vi sono spiegati e approfonditi,  alcuni aspetti delle scelte politiche nazionali e statali, avvenute in questo ultimo mese a livello istituzionale, e dove ci possono essere le chiavi per comprendere gli avvenimenti di queste ore. Una è quella della formazione del nuovo governo Kostunica, avvenuta nelle scorse settimane, in cui il ruolo del Partito socialista Serbo è stato fondamentale, non perché come erroneamente scritto da liberi pensatori locali ( anche di sinistra estrema) che non conoscono nei dettagli gli avvenimenti, il PSS è andato al governo ( una stupidaggine), oppure come scritto da qualcuno avrebbe abbandonato scelte precedentemente sancite, ma perché la formazione e la vita di questo nuovo governo è stata fondata sulla base di un accordo istituzionale, alle condizioni della necessità degli interessi nazionali del popolo serbo PRIMA DI TUTTO. E solo su questo potrà contare sull’appoggio esterno non contrario del PSS, ma ecco dove possiamo trovare la risposta al piano di violenza programmata scatenata in questi giorni nel Kosovo Methoija, un vero e proprio tentativo di dare una spallata definitiva alle ultime presenze serbe nella regione, quasi per anticipare prossime scelte del nuovo governo di Belgrado.

Infatti in uno dei sei punti programmatici stabiliti nella formazione del nuovo governo ci sono due riguardanti il KOSMET : il primo è l’aver stabilito per ora l’impossibilità del cambiamento della Costituzione serba ( cosa più volte tentata di essere messa all’ordine del giorno dal precedente governo Dindijc su pressioni occidentali), dove è sancita l’inviolabilità degli attuali confini della Repubblica, quindi dove il Kosovo Methoija è e resta una provincia della Repubblica di Serbia e nessuno può, a nome del popolo serbo trattare per la sua separazione. Questo è praticamente uno schiaffo agli USA fortemente schierati con la linea dell’ex Uck per l’indipendenza del Kosovo e quasi un ritorno indietro per la politica Usa nell’area.

Il secondo riguarda la richiesta ufficiale da parte del nuovo governo,  dell’applicazione della Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dove al punto 4, allegato 2, è stabilito il rientro di personale dell’esercito e polizia della Yugoslavia ( che non c’è più) e della Serbia ( che esiste ancora). Altro punto che riapre una trattativa sul futuro del Kosmet, diverso da come era stato fino allo scorso governo; e anche qui un ostacolo alla definitiva soluzione prospettata dall’ex Uck e avallata dagli Usa di una definitiva Indipendenza con conseguente espulsione delle ultime comunità serbe rimaste.

Ma c’è anche un altro elemento che deve far riflettere, per entrare nelle dinamiche dell’area attuali, ed è quello di uno scontro di interessi sempre più evidenti tra Europa e Usa ( uno su tutti la questione dei corridoi, uno fortemente voluto da Germania ed Europa, l’altro al contrario voluto dagli USA), e Kostunica è fautore di una politica fortemente indirizzata e rivolta verso l’Europa, a tutti i livelli, anche per la sua formazione culturale e storica.

Mentre vengono annunciate queste nuove direzioni politiche, non certo rivoluzionarie ma sicuramente fondate su concetti di sovranità nazionale, diritto internazionale e interessi nazionali, tutti concetti altamente indigesti alla logica e politica imperialista nordamericana, ecco che improvvisamente accade un evento come la barbara uccisione di bambini albanesi…il tentativo di una pulizia etnica completa e rapida che, forse nelle intenzioni avrebbe poi sancito una situazione “de facto”, che sarebbe stata soltanto da ratificare a livello di comunità internazionale, appoggiata dagli Usa. Ecco che il nodo Kosovo sarebbe definitivamente sciolto, alla Serbia del nuovo governo più attento ai propri interessi nazionali, un monito a rientrare nei ranghi e ad accettare supinamente e docilmente, decisioni prese da altre parti ma non trattabili, come è stato in questi ultimi quattro anni. Tenendo conto che, nessuno ne parla in questo momento all’interno della stessa Serbia, vi è un’altra situazione esplosiva ed è il Sangiaccato, abitato in stragrande maggioranza da musulmani che già da anni, ma ultimamente sempre di più, stanno proponendo mediante pressioni, violenze, attentati contro serbi e rom, per farli andare via, il distacco dalla Serbia per unirsi al Kosovo indipendente e piano piano dare vita alla famosa “trasversale verde”, che dalla Bosnia musulmana va fino alla Macedonia, altra area esplosiva di cui non si parla, ma dove ancora oggi le tensioni sono altissime e dove in molte zone vi è il coprifuoco.

Ecco i tasselli per una Serbia ridotta anch’essa ad uno staterello dove sarà solo più possibile dire “ signor sì” al padrone di turno.
E’ ovvio che queste sono valutazioni e riflessioni da approfondire, ma queste non sono solo mie ma anche di politici e studiosi di là; stranamente mi erano state espresse e formulate come prospettive in positivo, proprio dieci giorni fa, non avendo il dono della profezia non si poteva prevedere una risposta così tempestiva e rapida. Ma forse sono solo coincidenze i drammi di questi giorni sono solo rabbia popolare causata dal barbaro assassinio di tre bambini albanesi…..

Riguardo l’appello pubblicato sopra, io credo non possiamo rimanere inerti, penso che ovunque c’è la possibilità va riproposto il dramma e la situazione del Kosovo Methoija, ovunque sia possibile vanno denunciati tutti gli orrori e i crimini di questi banditi . Ogni Associazione, rivista, giornale deve dare voce a questa resistenza contro l’annientamento e la pulizia etnica, contro una nuova guerra e altri bagni di sangue; rompere il silenzio e la disinformazione scientifica, nuovamente al lavoro nell’area balcanica, è fare una battaglia per la pace contro la guerra.
In ogni momento o iniziativa per la pace si parli del dramma di questo popolo. Ricordiamo che per iniziative informative sono a disposizione di tutti il Video di M. Collon e V. Stojilkovic, tradotto e curato dall’Associazione SOS Yugoslavia e il libro “ Kosovo liberato”- Ed. Città del sole, che sono utili e unici strumenti specifici sulla realtà del Kosmet, ricchi di dati e documentazione.
Per info: mail: posta@resistenze.org  - oppure : 338-1755563

Da parte della nostra Associazione SOS Yugoslavia, rafforzeremo i progetti con l’Associazione dei Profughi del Kosovo Methoija con cui già lavoriamo, presto avremo altra documentazione e cercheremo di dare risposte a richieste ed emergenze direttamente da loro.

“Al di sopra di tutti gli abissi.
Al di sopra di tutti i mali
Malgrado tutti i crimini commessi
E l’odio non sradicato.
Noi persistiamo
e  nessuno ci sradicherà
dai nostri focolari e dalla storia “  ( Poema epico del Kosovo Methoija)


Enrico Vigna (Associazione SOS Yugoslavia ), 19 marzo 2004