fonte Workers World News Service -Reprinted
from the April 1, 2004
Dietro i disordini
in Kosovo
di John Catalinotto e Heather Cottin
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
Il 18 marzo il sistema mondiale dei mezzi di informazione di massa riportava
dell’esplodere nei Balcani di quello che i media amavano denominare come
“violenza etnica”. Dentro un giorno, circa 1500 soldati delle forze Inglesi,
Francesi, Italiane, Danesi e degli USA si dirigevano verso il Kosovo, provincia
della Serbia sotto occupazione,con l’assicurazione dell’intervento aggiuntivo
di altri 600 uomini della Germania.
Come per la maggior parte degli avvenimenti nei Balcani degli ultimi 15 anni,il
loro significato veniva interpretato in maniera distorta dalle corrispondenze
di questi media, che attribuivano il complesso degli atti violenti ad “antiche
ostilità etniche”, che comunque non potevano essere riportate sotto controllo
se non con l’intervento delle truppe dell’Occidente.
La verità è che per 45 anni dopo la Seconda Guerra Mondiale la Federazione
Socialista di Jugoslavia si era dimostrata in grado di realizzare rapporti di
collaborazione fra le sue diverse nazioni, popoli, gruppi etnici e religiosi.
Inoltre la Federazione coesisteva pacificamente con la confinante Albania,
un’altra nazione socialista, malgrado le notevoli divergenze politiche con i
dirigenti Albanesi.
Era stato l’intervento della NATO, specialmente dei settori Tedeschi e
Statunitensi, ad organizzare la sovversione, acutizzando tutte quelle
differenze nazionaliste e religiose che hanno portato allo sconvolgimento degli
anni 1991-1998. Alla fine sono arrivati i 78 giorni dei bombardamenti USA/NATO
sulla Jugoslavia, che hanno avuto l’inizio cinque anni fa, proprio il 24 marzo
1999.
I bombardamenti hanno causato la morte di migliaia di Jugoslavi, inclusi quelli
di etnia Albanese e i Serbi nel Kosovo.
ESPANSIONE VERSO L’EUROPA DELL’EST
L’imperialismo USA si è servito della sua organizzazione militare Europea, la
NATO, per crearsi una copertura multinazionale per la guerra del 1999. La NATO
risultava essenziale per gli sforzi degli USA nella loro espansione verso l’Est
Europeo, dopo il collasso dell’Unione Sovietica.
A provocare la guerra e lo smembramento della Jugoslavia, negli ultimi anni
Novanta, sia Washington che Berlino hanno puntato sulla KLA (UCK,Esercito di
Liberazione del Kosovo), una formazione di estrema destra di individui di etnia
Albanese.
Prima del 1998, gli stessi ufficiali Statunitensi descrivevano la KLA come una
formazione “terroristica”. Il programma politico della KLA comprendeva di
instaurare una “Grande Albania”, con l’inclusione del Kosovo e parti della
Bulgaria,della Serbia,del Montenegro e della Grecia.
I bombardamenti del 1999 terminavano quando il governo della Jugoslavia veniva
costretto ad accettare che il Kosovo venisse occupato dalle forze della NATO.
Comunque, il Kosovo giuridicamente rimaneva parte integrante della Serbia. Da
allora, le Nazioni Unite hanno dato copertura all’occupazione della NATO, e a tutt’oggi
si trovano in Kosovo 18.500 soldati di truppe NATO (KFOR). All’inizio ve ne
erano stati dispiegati quasi 40.000.
Dopo
l’occupazione del 1999, le truppe NATO in Kosovo hanno consentito ai reazionari
della KLA di cacciare dal Kosovo alcune centinaia di migliaia di Serbi, Ebrei,
Rom (Zingari) e di altre nazionalità, praticando gli incendi dolosi,
l’assassinio e le azioni intimidatorie. Molte di queste persone hanno trovato
rifugio in Serbia. I reazionari della KLA hanno anche perseguitato gli Albanesi
di idee progressiste.
“In
Kosovo non sono rimaste più minoranze etniche di qualche importanza.Dal 1999
sono fuggite 220.000 persone,” questo ha dichiarato di recente il portavoce
dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) in una
conferenza stampa a Ginevra. Dall’inizio dello scatenarsi della violenza di
questo mese, più di 4.000 Serbi hanno abbandonato le loro case.(Reuters,19
marzo)
L’INCIDENTE DEL 16 MARZO
Il 16 marzo, quattro ragazzini Albanesi sono stati travolti dall’impeto del
fiume Ibar, nel Kosovo. Solo uno di loro è sopravvissuto.
La
prima storia che emergeva da questo fatto accidentale asseriva che i bambini
erano stati inseguiti e cacciati nel fiume da alcuni giovani Serbi con i loro
cani. Ma il 18 marzo, a Pristina, Derek
Chappell, un portavoce delle autorità di occupazione delle Nazioni Unite
(UNMIK), dichiarava ai media che questo in via definitiva non corrispondeva al
vero, che il sopravvissuto all’annegamento aveva riferito ai suoi genitori che
lui e i suoi amici da soli erano entrati nel fiume e subito erano stati
inghiottiti dalla violenza della corrente. Chappell asseriva che forze
organizzate avevano usato la menzogna per scatenare virulenti attacchi contro
le popolazioni Serbe della regione.
Veniva riferito che 24 persone erano state uccise e 500 ferite negli scontri,
quasi tutti della popolazione Serba. Venticinque chiese Serbo Ortodosse e
monasteri erano stati incendiati e quasi 400 case date alle
fiamme.(ITAR-TASS,22 marzo)
Alcuni
funzionari ONU e Occidentali venivano autorizzati a dichiarare che l’incidente
doveva essere inteso come la provocazione ad uno scontro per conseguire la
separazione del Kosovo dalla Serbia. Tale separazione avrebbe costituito una
violazione agli accordi del 1999.
Non
sarebbe stata la prima volta che veniva fabbricato un incidente per
giustificare lo scontro. Nel gennaio 1999, la KLA e l’ufficiale Statunitense
William Walker avevano conclamato che la morte di un gruppo di combattenti
della KLA nel villaggio Kosovaro di Racak doveva intendersi invece come un
massacro di civili. Il “massacro di Racak” era stato usato per giustificare la
guerra della NATO contro la Jugoslavia, che gli USA e la Germania avevano
appoggiato come un intervento “umanitario”. (N.d.T.: non è trascurabile il
ruolo dell’Italia in questa “guerra umanitaria”, visto che molti bombardieri
partivano dalle basi in Italia, come Aviano!)
Quest’anno, l’anatomopatologa Finlandese Helena Ranta, che aveva condotto le
indagine legali relative al caso Racak, dichiarava al Berliner Zeitung del 17
gennaio che erano stati uccisi anche elementi delle forze di sicurezza Serbe e
che non vi era alcuna prova che i corpi dei morti che lei aveva esaminato
fossero di civili o che fossero stati sottoposti ad esecuzioni sommarie.
LA
PROTESTA A BELGRADO PRENDE DI MIRA GLI STATI UNITI
Il 18 marzo, quasi 10.000 persone hanno marciato nel centro di Belgrado in
solidarietà con le popolazioni della comunità Serba bersagliate nel
Kosovo. Vladimir Krsljanin, un
collaboratore dell’ex Presidente Jugoslavo Slobodan Milosevic, comunicava da
Belgrado a “Workers World” che 2.000 dimostranti avevano circondato
l’Ambasciata USA fino alle due del mattino. Da allora l’Ambasciata è rimasta
chiusa.
Krsljanin
ci ha dichiarato che 200 elementi perturbatori o provocatori avevano dato luogo
ad un attacco alla moschea di Belgrado per incendiarla. La polizia non ha
cercato di fermarli, era in attesa di rinforzi, ma ha protetto l’Ambasciata
USA. Molti dimostranti giustamente ribadivano che gli Stati Uniti erano
responsabili per il deteriorarsi delle condizioni di vita nei Balcani e per le
minacce alla Serbia.
In Kosovo dal 1999, migliaia di Albanesi, Serbi, Bulgari e di altre popolazioni
sono stati lasciati senza lavoro da industrie e miniere che il governo della
Jugoslavia in precedenza aveva sempre tenuto in attività. Inoltre in Kosovo è
venuta a cessare l’assistenza medica gratuita assicurata dallo stato e il
sostegno per l’istruzione quasi tutto a carico del governo.
Nel
1999, la NATO ha permesso alle formazioni paramilitari della KLA di assumere il
controllo sul Kosovo. Negli ultimi due anni, queste stesse forze operative
addestrate dalla CIA hanno aiutato ad organizzare paramilitari per aggredire la
vicina Macedonia.
Il principale risultato di quest’ultima provocazione sarà quello di introdurre
più forze armate nella regione per rimpolpare l’alleanza imperialista della
NATO nell’Europa dell’Est.
In molte delle nazioni ex socialiste dell’Europa dell’Est, dalla Polonia al
Turkmenistan, dall’Uzbekistan all’Ungheria, la NATO ora sta proteggendo le
multinazionali imperialiste dell’Occidente e sta promovendo le fortune delle
industrie militari Occidentali, specialmente di quelle Statunitensi.
Nei Balcani, l’intervento imperialista non ha portato “soccorso umanitario”, ma
ha fatto crescere lo sconvolgimento della regione.
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