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"SABER"
al vertice della casamatta Democrazia
Un anno dopo l'assassinio del primo ministro Serbo dr Zoran Djindjic non è
chiaro chi è il colpevole, e specialmente chi sia il mandante dell'assassinio.
La versione ufficiale notifica che il diretto esecutore è un comandante
dell'Unità per le operazioni speciali del Ministero serbo per gli affari
interni, e che venne organizzato e assistito da un membro del clan Zemun. Se
accettiamo ciò come verità, significa che il killer proveniva dallo stesso
ambiente che portò Djindjic al potere e che formalmente era sotto il suo
controllo.
Sono personalmente incline alla versione che, il pubblico sospetta, mandante
sia un potente servizio segreto straniero. Se tale caso è vero, avremo degli
indizi di ciò tra uno o due decenni (ma mai una prova schiacciante). Allo
stesso tempo verrà confermata la presunzione che il complotto era stato
organizzato da coloro che sostenevano
il potere. Chiaramente in nessuno dei due casi, il motivo, oggi non è stato
soddisfatto.
La violenza Politica divenne caratteristica del teatro politico serbo il 5
Ottobre 2000. Rifletteva il modo di giungere al potere: attacchi con cui
occupare e bruciare le sedi della RadioTelevisione della Serbia, il cui
direttore generale Dragoljub - Dragan Milanovic subì un linciaggio, oppure
il Parlamento Federale (dove vi erano
tutti i materiali elettorali, anch'essi bruciati), o l'edifico del Comitato
cittadino del Partito Socialista di Serbia (SPS).
La violenza continuò bruciando le case dei più noti membri del SPS (drastico
esempio sono i casi di Leskovac e Secanj), con occupazione degli ingressi dei
loro appartamenti e tentativi di linciaggio (invece, se qualcuno si opponeva,
come il coraggioso Gorica Gajevic, ex segretario generale del SPS, si
disperdevano le "intrepide" masse).
Vi era anche un invisibile mezzo che istigava la gente e creava "dei
comandi volanti" che forzavano con minacce e i kalasnikov a conquistare il
governo, le istituzioni e le aziende. Perseguendo più di 40.000 membri del SPS
che furono sostituiti e che rimasero senza un lavoro.
La fase successiva delle persecuzioni dell'opposizione Democratica di Serbia
(DOS) dei suoi rivali politici, iniziò con il parlare della "casamatta
politica della Democrazia".
Tutti i socialisti in cella! era il motto dei leader del nuovo governo,
regolarmente trasmesso dai mass media. Infinite accuse di crimini, arresti
politici di membri del SPS, accuse di tentati furti per miliardi di dollari
(...), iniziarono anche dei processi, processi politici davanti la Corte
gestiti dal DOS che minacciava i giudici a non rinunciare a usare ogni
minaccia. Il tutto raggiunse il culmine con l'arresto del Presidente Slobodan
Milosevic nella notte tra il 31 Marzo e il 1 Aprile 2001 e il suo rapimento
all'Aja il giorno di St. Vito, dello stesso anno.
L'arresto del Presidente Milosevic venne gestito personalmente da Legija, eroe
del momento agli occhi del nuovo governo per via del suo ruolo svolto il 5
Ottobre 2000, ma oggi primo sospettato dell'assassinio del primo ministro
Djindjic. E sul rapimento all'Aja sappiamo qualcosa di più, oggi: secondo la
dichiarazione di un ex deputato del boss della sicurezza di Stato della Serbia,
l'operazione venne gestita personalmente dall'attaché militare inglese a
Belgrado, sotto la supervisione del delegato della CIA.
La Persecuzione degli oppositori politici continuò. Nuove speranze per il
governo del DOS furono date dall'assassinio di Djindjic. Invece di attuare vere
indagini e di scoprire i killers, essi attuarono "SABER" - un modo
incostituzionale di proclamare lo stato di emergenza in tutta la Serbia. Come
nell'assassinio di John F. Kennedy in USA, Aldo Moro in Italia, Olof Palme in
Svezia, ma non solo dopo l'assassinio del dr Zoran Djindjic, in Serbia causò lo
stato di emergenza. La ragione è ovvia - lo scontro con i criminali ma anche
con gli oppositori politici.
Natasa Micic con il suo Ordine diede alla polizia, secondo la Legge, poteri che
può avere solo in guerra, ma non in stato di emergenza: la polizia ebbe
l'autorità del tribunale. Le conseguenze furono circa 13.000 arrestati durante
questo periodo.
Solo per fare una comparazione, quando Pinochet, in Cile, prese il potere
uccidendo il Presidente socialista Allende, arrestò 4.000 persone.
Durante "SABER" i diritti degli arrestati, accordati secondo il
Codice Penale, e secondo gli
obbligatori documenti internazionali, vennero brutalmente violate; un grande
numero di arrestati venne sottoposto nuovamente a indagini giudiziarie o
vennero ripresentate le ragioni del loro arresto, a tutti venne tolto il
diritto alle visite degli avvocati e dei parenti, perfino l'ora d'aria non
venne concessa. Alcuni vennero sottoposti a pressioni, false promesse, e altri
a minacce e ricatti con l'estorsione di "desiderabili" dichiarazioni
ecc. I Mass Media in Serbia furono istruiti ogni giorno dal Governo. Altri
giorni portavano nuovi bersagli per lo scontro; nominalmente, miravano alle
attività criminali, ma essenzialmente attaccavano gli oppositori politici imputandoli
di false e mostruose accuse. I successori di Djindjic volevano rimanere per
sempre.
Si sbagliavano.
Un anno dopo tali eventi nulla è lo stesso. I principali protagonisti di
"SABER", al vertice della casamatta Democrazia in Serbia, per volontà
del popolo, sono stati rimossi dal principale teatro politico. Le
investigazioni che erano state annunciate, probabilmente, riveleranno dettagli
riguardo l'abuso di potere durante tale operazione.
La Democrazia significa dominio del diritto. In tale sistema non vi è posto per
"SABER". Miserabile è la democrazia in cui i principali investimenti
sono dedicati alla costruzione delle casematte invece che delle scuole e degli
ospedali.
Uros Suvakovic, M.A.
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traduzione di Alessandro Lattanzio
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