da Il Manifesto
23 maggio 2006
Finalmente uno Stato per Milo
Tommaso Di Francesco
Il capo della commissione elettorale annuncia prima del tempo l'indipendenza del Montenegro: il 55,4% a favore, il 44,6% contro. Tutto bene per Ue e Osce
Dovevano essere ancora scrutinate 25mila schede di 45 seggi ieri
mattina quando, alle 10,30 circa il capo della commissione elettorale, lo
slovacco Frantisek Lipka - esponente di un paese che fece una secessione
autoritaria nel 1992-1993 senza coinvolgere in un referendum la popolazione
ceca e slovacca -, ha confermato con queste parole la vittoria del sì al
referendum per l'indipendenza del Montenegro dalla Serbia: «Il 55,4% degli
elettori si è espresso a favore e il 44 per cento per il mantenimento dello
stato unico». Mancavano (sic) allo scrutinio, secondo la stessa commmissione
elettorale, 25mila schede, più del5%dei 480mila elettori aventi diritto.
La sceneggiatura doveva essere rispettata e bisognava riconoscere ben prima del
tempo utile che la quota di «più del 55%»prevista dall'Unione europea per dare
legittimità alla scelta referendaria, era stata superata almeno di qualche
decimale in più, lo 0,4% - mentre i voti che non erano stati contati erano
ancora più del 5%.Una cosa vergognosa,manon era finita. Perché ci sono state le
quasi eguali, enfatiche felicitazioni arrivate da opposte sponde, da Niki
Vendola con un occhio agli interessi pugliesi, e da Emanuele Filiberto, con un
occhio al passato monarchico e al legame con Casa Savoia del Montenegro.
Passato mica tanto, visto che lo ieratico ministro Vuk Draskovic da Belgrado ha
invitato la Serbia ad accettare la separazione di Podgorica e a «stringersi
attorno alla famiglia reale dei Karadjorgevic » per rifondarsicome«monarchia
costituzionale ».
Una giornata comunque che era cominciata peggio: nella notte il premier
indipendentista Milo Djukanovic aveva sostanzialmente preannunciato la vittoria
facendo scendere in piazza i separatisti e facendo capire che quelli erano solo
una piccola avanguardia degli altri pronti a scendere in piazza. Così
ilMontenegro ha votato,di strettissima misura - il paese resta pericolosamente
spaccato - per l'indipendenza e tutte le istituzioni internazionali che si
battono il petto per difendere il federalismo, si sono congratulate per la devastazione
dell'ultimo residuo di federalismo della Jugoslavia di Tito. Il risultato del
referendum, che ha visto un'affluenza dell'86,3% dei 485mila aventi diritto, è
stato in un primo tempo contestato dal leader del fronte unionista, il
socialista Predrag Bulatovic. Ma dall'Unione europea è arrivato un avallo con
l'alto rappresentante per la politica estera, Javier Solana, che si è
«congratulato con il popolo montenegrino».
Anche per l'Osce - storica organizzazione sulla Sicurezza e Cooperazione
europea, dal triste ricordo per la responsabilità avuta nell'abbandono della
missione civile in Kosovo che diede il via ai raid della Nato - tutto è andato
«secondo gli standard internazionali ». Ora con la vittoria nel referendum, il
Montenegro pone fine a un'unione storica con la Serbia che andava avanti dal
1918, senza dimenticare che l'attuale entità statale era stata formata nel 2003
sotto gli occhi dello stesso Javier Solana che ora plaude alla secessione. Il
premier montenegrino Djukanovic, che adesso ha un suo stato - uno stato perMilo
-, ha sempre sostenuto che l'indipendenza faciliterà l'integrazione nella Ue, e
ieri ha annunciato che adesso il principale obiettivo di questo nuovo paese
sovrano è l'ingresso nell'Unione Europea, celebrando il coronamento di un
decennio di battaglie per staccarsi da Belgrado dopo essere stato nel 1992 il
beniamino di Milosevic.
L'obiettivo è raggiungere l'integrazione nella Ue subito dopo Bulgaria, Romania
- il cui ingresso è stato però rimandato al 2007 pochi giorni fa dall'Ue - e
Croazia, ma prima di Macedonia, Albania e Serbia - con Belgrado i negoziati
erano stati da poco sospesi perché la Serbia-Montenegro non ha ancora estradato
il presunto criminale di guerra serbo, RadkoMladic. Sarà la Serbia ad ereditare
le sedi internazionali, come il seggio alle nazioni unite. Si divideranno le
ambasciate, e si apre un nuovo affare: chi armerà il nuovo esercito
montenegrino? La Serbia resta senza sbocco al mare. Ci sarà scontro sulla
marina militare e le sue appetibili basi. Lo sconfitto è il premier Vojislav
Kostunica che si è battuto per l'unione di stato. E gli ultranazionalisti
Radicali stavolta mandano a dire da Belgrado che lavoreranno per la
riunificazione.
Vittoria dei sì al referendum, bandiere del Montenegro sventolano per le strade di Podgorica