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da http://www.materik.ru

23 maggio 2006


Konstantin Zatulin: “Dopo la Jugoslavia, potrebbe toccare a noi”

 

Konstantin Zatulin, responsabile dell’Istituto dei paesi della CSI e deputato alla Duma di Stato russa per il partito governativo “Russia Unitaria”, commenta il risultato del referendum in Montenegro e il completamento del processo di frantumazione della ex Jugoslavia

 

Che sia un caso o no, in questi giorni il vertice del GUAM (l’organismo che raccoglie i paesi dell’ex URSS più ostili alla Russia) è coinciso con lo svolgimento del referendum per l’indipendenza del Montenegro.

 

Fin dall’inizio degli anni ’90 l’Occidenteha spietatamente cercato di mettere le mani sulla Jugoslavia. E alla fine “ha ridotto ai minimi termini” l’ultimo frammento, la Serbia e il Montenegro. Ha messo la parola fine alla storia di un paese una volta solido e forte.

 

Ci si chiede perché l’Occidente intervenga proprio qui? Si dice che sono i montenegrini a volere la separazione. Ma è comunque un fatto che gli USA e i loro alleati europei hanno suggerito in qualsiasi forma alla dirigenza montenegrina: separatevi dai serbi, altrimenti vi sarà sbarrata la strada all’unione con l’Europa.

 

Di questa vicenda mi ha colpito un aspetto: la gente è andata a votare per l’indipendenza dietro alla bandiera americana. Cosa rappresenta questo per un paese “sovrano”? In realtà non c’è molto di che essere euforici: il Montenegro si trasformerà in una località balneare per ricchi turisti, ma non avrà alcun diritto di esprimere la propria opinione.

 

Ma la questione ha altre interessanti implicazioni. Con la stessa tenacia con cui ha disgregato la Jugoslavia, l’Occidente continuerà nella sua opera di frantumazione della CSI. Separando da essa il blocco del GUAM, che comprende Georgia, Ucraina, Azerbaigian e Moldavia. Il GUAM rappresenta un tumore assolutamente estraneo al corpo della Comunità. Ma gli USA periodicamente iniettano in questo corpo dosi delle loro vitamine multimilionarie, per non permettere alla CSI di ristabilirsi.

 

Ma anche le stesse Georgia e Moldavia devono affrontare problemi territoriali. E allora se il Montenegro (e il Kosovo) si separano dalla Serbia, perché referendum simili sull’autodeterminazione non dovrebbero essere convocati in Ossezia Meridionale, in Abkhazia e nella Transnistria? Del resto anche l’Ucraina potrebbe aspettarsi la separazione dell’Oriente filo-russo dall’Occidente “arancione”, nel caso Kiev continuasse a perseguire la linea del passaggio dalla CSI alla NATO.

 

L’ostilità nei confronti della Russia, forse, è l’unica cosa che unisce Kiev, Tbilisi e Kishinev. Dal momento che molto semplicemente essi non hanno interessi economici comuni. Le loro fabbriche, i loro campi e le loro vigne non sono ancora andati in rovina esclusivamente perché la Russia fino ad oggi ha acquistato i loro tubi, le loro mele, il loro vino e la loro acqua minerale. Mentre milioni di immigrati moldavi, georgiani e ucraini, trasferivano in patria i loro soldi.

 

E allora, se i membri del GUAM trovano così “scomodo” restare nella CSI, provino ad andarsene con il loro vino, e i loro emigranti in America, in Polonia e in Romania. Sarebbe uno spettacolo veramente interessante.

 

Un’altra cosa rimane incomprensibile. Come gli USA dopo tutti questi intrighi contro la Russia, abbiano ancora il coraggio di definirsi nostri “partner”?

 

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

per www.resistenze.org