Giugno 2006 : Cronache di ordinaria violenza nel Kosovo degli “standard europei”raggiunti.
Questo è il
resoconto di una normale giornata ( intesa come eventi quotidiani),
verificatasi in quella regione, per la cui “liberazione“ e “democratizzazione”,
la Repubblica Federale jugoslava fu bombardata e aggredita per 78 giorni dai
civilizzatori occidentali.
A sette anni da allora, questa è la situazione sul campo quotidianamente.
Dal 7 giugno ero in Serbia nell’ambito dei Progetti di solidarietà della nostra
Associazione SOS Yugoslavia, nello specifico per il Progetto SOS Kosovo
Metohija; insieme alla delegazione del Sindacato Samostalni della Zastava di
Kragujevac (Rajka, Milja, Delke, Rajko, Jasmina, Dragan), dopo un'attesa e
rinvii vari durati un mese e mezzo, avevamo finalmente avuto la conferma della
scorta militare della Kfor, per recarci nell’enclave di Gorazdevac, con un
camion di aiuti specifici, raccolti mediante i contributi avuti da tutta Italia
e comprati in Serbia, in seguito all’appello ricevuto dalla comunità
dell’enclave.
Il 7 giugno ci dicono che la scorta era rinviata, ma che nel pomeriggio ci
sarebbe stata ridata; dopo aver passato il “confine” (come se per andare in
Alto Adige o Valle d’Aosta, un cittadino italiano dovesse chiedere il permesso
e superare controlli minuziosi, esibendo documenti e passaporti vari); mentre
eravamo a Kosovska Mitrovica (nella parte serba, a nord del fiume Ibar, dove vi
è ancora asserragliata, la più consistente concentrazione della popolazione
serba del Kosmet, alcune decine di migliaia di abitanti), al mattino cominciano
a giungere notizie di incidenti e dimostrazioni di separatisti albanesi in
alcune zone della regione, mano a mano che passa il tempo le notizie si
accavallano e cresce anche la percezione che la tensione stia aumentando anche
intorno a noi; insieme con il nostro referente Ilija Spiric presidente
dell’Associazione Sclerosi Multipla del Kosmet e nostro referente per i
Progetti in comune, mi reco al quartier generale delle forze internazionali di K.
Mitrovica (Kfor, Unmik e OSCE, oltre al presidio della Polizia serba del
Kosovo), qui incontriamo prima un responsabile Kfor che ci aggiorna sulla
situazione di crescente tensione nell’area, poi un funzionario dell’Unmik ci spiega che la situazione è molto
delicata, perché la stessa loro missione è ormai obiettivo quotidiano di
attacchi e pressioni, invitandoci a desistere; nel frattempo il responsabile
della polizia serba, un ufficiale corretto e assolutamente disponibile a
cercare una soluzione, ci aggiorna sulla situazione definendola di ora in ora
sempre più difficile, invitandoci ad aspettare le tre del pomeriggio per capire
se qualcosa si modifica sul campo.
Di fatto la
situazione era questa, come ci è stata spiegata negli incontri: il movimento
per l’indipendenza del Kosovo: “Vetevendosja, autodeterminazione” che fa
capo a Albin Kurti, di cui fanno parte i veterani dell’UCK, aveva indetto a
partire dall’8 giugno, una serie di dimostrazioni, aprendo di fatto la campagna
“politica” del processo secessionista (quella militare dura dal 1999…), su due
questioni centrali: una quella dell’accelerazione senza trattative del processo
immediato di indipendenza e l’altra la cacciata della missione Unmik, e il
ridimensionamento del ruolo della Kfor, sotto la direzione della dirigenza
separatista albanese.
In questa
ottica, la giornata dell’8 giugno è andata oltre lo stillicidio delle violenze
quotidiane contro i serbi e negli ultimi mesi, sempre più anche contro la
presenza ONU; di fatto è cominciato un piano preparato a tavolino di
dimostrazione di forza, con tentativi di assalti a enclavi e assedio delle
stesse; attacchi a mezzi ONU e alla popolazione civile serba nel territorio;
improvvisi blocchi di strade provinciali e pestaggi di serbi se individuati
come tali; assaltato l’ufficio di Pristina della legazione Unmik con
conseguente assedio degli stessi uffici, di militanti secessionisti accampati
con tende che impediscono di entrare e uscire dagli stessi; scontri con civili
serbi che hanno reagito alle violenze e intimidazioni; posti di blocco illegali
con tende ai lati delle strade provinciali.
In questa situazione arriviamo al tardo pomeriggio, dove ci dicono che
l’autobus con le effigi delle Nazioni Unite, quello a cui avremmo dovuto
accodarci come convoglio, che ogni giovedì porta i civili serbi a fare compere
dei beni di assoluta necessità a Mitrovica da alcune enclavi, era stato attaccato a Rudnik da un gruppo di
albanesi che dopo avergli teso un imboscata, l’hanno assaltato e distrutto con
spranghe, bastoni e pietre (da rilevare che questi bus hanno vetri
antisfondamento, perché continuamente attaccati), terrorizzando i 50
passeggeri, tra cui molte donne e bambini, dileguandosi poi all’arrivo delle
forze Kfor. L’autista D. Perunicic ha raccontato che l’attacco è avvenuto
approfittando del fatto che negli ultimi mesi le scorte Kfor sono collocate non
vicino ai mezzi, ma in punti del percorso, per dimostrare che la situazione si
sta “normalizzando”; egli ha detto che solo nel mese scorso, era stato attaccato
due volte: il 2 e il 12 maggio, per questo era stata rimessa la scorta, ma l’8
giugno nuovamente era stata levata, con questi risultati; ha anche detto che
stavolta la violenza dell’assalto era stata molto alta e determinata.
La KPS (Corpo di Protezione del Kosovo, di fatto una polizia locale, tranne che
nelle enclavi, interamente albanesi) è giunta sul posto solo due ore dopo i
fatti. Frattanto dall’enclave di Gorazdevac, dove tutta la comunità era in
attesa per la distribuzione degli aiuti e per un momento di festa fraterna e
solidale (per loro, soprattutto per i bambini e ragazzi, un evento rarissimo),
ci viene chiesto con il cuore in mano di cercare di andare in qualsiasi modo,
che essi ci aspettano e ci ospiteranno a qualsiasi costo; lo sconcerto e la
tensione, insieme ad un senso di impotenza, crescono in noi di minuto in
minuto. Dagli uffici intanto le notizie che ci danno sono che gli assalti
all’enclave sono stati respinti, ma tutte le aree intorno alle enclavi sono
presidiate dalle forze militari perché la tensione è altissima, ed è evidente
che la giornata è pianificata dalla dirigenza separatista e che è un piano a
scacchiera, come ci spiega un funzionario serbo, per cui in qualsiasi parte può
scatenarsi una conflittualità improvvisa.
Le ore di tensione crescente non hanno
scalfito la nostra volontà e determinazione di cercare di provare ad andare,
alle 5 del pomeriggio in un clima del nostro furgone, decisamente pesante e
cupo per la situazione, avviene un ennesima consultazione tra di noi per prendere
una decisione non certo facile o leggera, decidiamo (un solo voto contrario) di
tentare l’ultima possibilità, quella di accodarci ad un altro autobus che alle
6 di sera partiva da Mitrovica o di lasciare il nostro furgone e salire
sull’autobus; consultiamo ancora il responsabile della polizia serba, che in
modo fraterno ma deciso ci “consiglia” fermamente di non muoverci da dove siamo
e di tornare indietro; il rischio più probabile è quello di restare accerchiati
in aree di tensione e di violenza, in balia di chiunque, e ci dichiara che non
potrebbe fare nulla per salvarci o proteggerci neanche volesse, in quanto loro
non possono oltrepassare il ponte sul fiume Ibar, che divide il nord dal
territorio controllato dagli albanesi, per cui lui da militare ci ribadisce che
la sicurezza delle nostre vite è in gioco. Ci comunica inoltre che si stanno
facendo convergere su Mitrovica altre truppe e mezzi militari, perché la
situazione di tensione sta crescendo e si preannunciano scenari di
conflittualità crescente, gli stessi palazzi della parte nord di Mitrovica dove
vivono famiglie albanesi, vengono presidiati da mezzi della Kfor per evitare
incidenti, anche perché il timore è che lo strano silenzio che regna nella
parte sud della città (solitamente un punto caldo delle tensioni nel Kosovo),
non lascia tranquilli e si teme che da un momento all’altro scoppino incidenti.
Intorno a noi comincia un via vai di jeep, mezzi militari, dall’altra parte del
fiume dove sono stanziati carri armati e blindati militari della Kfor, si
notano movimenti, la stessa popolazione di Mitrovica, essendo abituata ad uno
stato di mobilitazione permanente, si muove con più fretta e rapidità verso le
proprie case, ma anche pronta a mobilitarsi in pochi minuti, come sempre è
successo finora, se dalla parte sud ci sono segnali di attacchi; si
preannunciano altri giorni duri per i serbo kosovari e le altre minoranze che
sono con loro, tra cui il popolo rom.
Dopo l’ultimo colloquio con l’ufficiale
serbo, in un silenzio surreale e carico di sconforto, guardandoci negli occhi,
perlopiù colmi di lacrime represse e rabbia, decidiamo ciò che la situazione ha
di fatto deciso: si torna indietro, non c’è altra realistica e sensata
possibilità, siamo tutti d’accordo. Ora il momento più difficile è comunicare
all’enclave che non andiamo, come dire loro…siete soli, ancora una volta, ma
non ci sono altre possibilità realistiche. L’unica notizia positiva è che il
camion della Croce Rossa Serba con i nostri aiuti, è riuscito nella notte,
prima che cominciassero le violenze, a raggiungere l’enclave, per cui la gran
parte degli aiuti ha raggiunto la comunità. Dopo la telefonata ai nostri amici
e fratelli di Gorazdevac, un senso di sconfitta, di amarezza, di tristezza
infinita ci avvolgono, il silenzio pesante come un macigno cala nel furgone;
mentre andiamo verso nord, lungo la strada, incrociamo mezzi militari,
ambulanze, truppe che si dirigono verso quella terra martoriata che è il Kosovo
di oggi, violentata da interessi stranieri e da forze criminali che si sono
messe al loro servizio.
Ancora lo scorso mese, Soeren Jessen-Petersen,
rappresentante dell’ONU in Kosovo (dimissionario dal 12 giugno), aveva
dichiarato insieme ad altri esponenti internazionali occidentali, che la
situazione nella regione stava progredendo e che si stavano raggiungendo i
requisiti (di democrazia e libertà civili) per avere i cosiddetti Standard
minimi di democrazia richiesti dalla Comunità Internazionale. Io penso che per
rendere l’idea di qual è la situazione reale in Kosovo sia sufficiente
scorrere gli avvenimenti degli ultimi mesi, partendo dal dato che tutta la
popolazione serba vive in veri e propri ghetti in una condizione di apartheid,
come documentato nel Video “Kosovo 2005, viaggio nell’apartheid” prodotto
dall’Associazione SOS Yugoslavia.
Ma ecco come si svolge la vita quotidiana nel Kosovo Methoija di oggi:
10-06-2006: Dragas, oltre 25 albanesi appartenenti alla polizia del
Kosovo (KPS) hanno attaccato e distrutto la casa del Presidente di Iniziativa
Civica dei Gorani (minoranza slava musulmana) D. Cemir, che vive rifugiato a
Belgrado.
8-06-06: il commissario della polizia dell’Unmik K. Vittrup, ha annunciato oggi il rafforzamento delle forze militari nel nord del Kosovo abitato dai serbi (oltre 500 uomini della polizia internazionale e altri del KPS), a causa di un continuo aumento di episodi di violenza nella zona.
8-06-06: Staro Gracko, scoperta mina collocata dentro il cimitero ortodosso del villaggio. Disattivata dalla Kfor senza esplosione.
4-06-06: Priluzje, assassinata una donna serba da sconosciuti.
31-05-06: secondo un documento riservato dell’ONU datato 1 aprile, venuto in
possesso di giornalisti a Belgrado, le agenzie delle Nazioni Unite hanno già
predisposto un piano di evacuazione per l’esodo di altri 70.000 serbi kosovari,
che si stima scapperanno nei prossimi mesi, alla proclamazione
dell’indipendenza.
30-05-06: minato il ponte che unisce i due villaggi di Grabac e Bica, dove vivono circa 300 serbi; l’esplosione ha gravemente danneggiato ma non distrutto completamente il ponte.
28-05-06: Zvecan, assassinato in serata, un uomo serbo da tre sconosciuti mentre camminava. L’uccisione rivendicata dall’ANA (Armata Nazionale Albanese).
25-05-2006: Mala Krusa, Prizren, la polizia dell’Unmik ha dovuto usare i gas lacrimogeni per disperdere un gruppo di albanesi che ha cercato di fermare e lanciava pietre contro un convoglio di serbi che si spostavano dall’enclave. Feriti alcuni poliziotti ONU e danneggiati due bus ONU.
23-5-06: i leader della comunità serba ancora
presente in Kosovo, hanno dichiarato lo “stato di emergenza” in tutte le
enclavi, dato l’intensificarsi delle violenze contro i civili da parte dei
separatisti albanesi.
18-05-06: Kosovska Mitrovica, scontri tra serbi e albanesi nel quartiere
di Bosnjaka Mahala, dopo che un albanese aveva sparato colpi di pistola contro
un poliziotto serbo in servizio di sicurezza locale. L’autore della sparatoria,
Bastri Hajdari è già noto come appartenente all’ex UCK, e già più volte
arrestato per episodi di violenza e aggressioni, in questi anni. In seguito
agli scontri decine di persone sono state fermate.
11-05-06: K. Mitrovica, due ragazzi serbi di 19 e 21, sono stati anni assassinati alle tre della notte ad un distributore di benzina, non è stato rubato o rapinato nulla, quindi l’obiettivo era di colpire i due ragazzi.
10-05-06: Podujevo, attaccata e devastata la chiesa ortodossa di S. Elijah, nel 2004 era stata distrutta dai separatisti e si stavano facendo dei lavori per ricostruirla; gli assalitori dopo aver sfondato il portone hanno devastato l’interno ricostruito e tutte la finestre.
9-05-06: Rudnik, attaccato e distrutti i vetri dell’autobus che trasportava a Mitrovica per le visite mediche e l’approvigionamento alimentare settimanale, gli abitanti dell’enclave serba di Osojane, circa 60 persone tra cui molte donne e bambini.
8-05-06: Bica, rubato un trattore e distrutte le apparecchiature per la fornitura dell’energia elettrica alle case.
7-05-06: Suvi
Lukavac, nella notte uccisi i cani da guardia dell’enclave e poi la notte
seguente rubati alcuni trattori.
6-05-06: Rudare, due sconosciuti che bloccavano la strada con una Golf
nera senza targa, hanno sparato colpi di fucile contro la macchina della
Diocesi Ortodossa della regione, con sopra Padre Srdjan, che tornava da una
visita all’enclave; alcuni proiettili sono rimasti conficcati nella vettura.Il
padre è riuscito a scappare.
5-05-06: Pristina, nove poliziotti dell’Unmik feriti durante scontri
alla manifestazione indetta per l’indipendenza del Kosovo, mentre cercavano di
assaltare un edificio dell’ONU.
30-04-06: Bica, sconosciuti hanno aperto il fuoco contro fedeli serbi
che stavano celebrando la pasqua ortodossa.
23-04-06: K. Mitrovica, attaccata a colpi di pietra e distrutti i vetri
della casa di un profugo da Prizren, nella periferia della città, da
sconosciuti.
23-04-06: Suvi Do, attaccata con pietre una macchina guidata da un
serbo, lungo la strada provinciale, danneggiata la vettura.
22-04-06: Tucep, un gruppo di uomini armati ha attaccato con colpi di
fucile la casa di una famiglia serba del posto; la moglie che era in casa è
rimasta indenne dall’attacco.
16-04-06: Gojbulja, attaccata e danneggiata la chiesa ortodossa di Sveta
Petka nell’enclave serba, completamente circondata dalla popolazione albanese.
15-04-06: K. Mitrovica, attaccata con bombe e bottiglie Molotov la casa
di un profugo di Istok, che vive nella periferia della città, la momento
dell’assalto vi erano sette membri della famiglia, tra cui i bambini: Non ci
sono stati feriti.
9-04-06: Suvi Lukavac e Tucep, attaccate nella notte alcune case serbe e
portati via quattro trattori e sette mucche.
4-04-06: Straza, attaccata nella notte con fucili automatici la casa
della famiglia serba di C. Ivkovic, ucciso il cane da guardia che aveva dato
l’allarme, i sei membri della famiglia sono rimasti illesi.
27-03-06: K. Mitrovica, un ragazzo serbo di 19 anni è stato picchiato e
pugnalato da un gruppo di giovani albanesi proveniente dall’altra parte del
ponte sul fiume Ibar, mentre passeggiava con la sua fidanzata.
26-03-06: Klina, lanciate due bombe contro la casa di un serbo rientrato
in Kosovo, gravi danni materiali ma nessun ferito nella famiglia.
…..Questo è il Kosovo “liberato” per cui si è bombardato e devastato il popolo jugoslavo, queste sono la democrazia e la libertà portate.
Enrico Vigna ( Associazione SOS Yugoslavia, Italia), 14 giugno 2006
“S’ALZO’ DI KOSOVO UNA FANCIULLA”
…Ella va di Kosovo sulla piana.
E scende sul campo la giovane donna…E rivolta nel sangue i guerrieri.
Qual guerriero in vita ella trova, lo leva da quel molto sangue, lo lava con
fresc’acqua.
E conforta con vino vermiglio… E
ristora con pane bianco…”
(Antico poema epico del Kosovo)
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