di Vladislav Jovanovic *
La strategia di secessione del Kosovo e Metohija dalla Serbia si profila in più stadi. Uno è rappresentato nel ruolo dell'alto rappresentante ONU in Kosmet: questi è formalmente eletto da parte del segretario generale dell'ONU, però il suo mandato effettivo dipende dagli USA. L'ambasciatore Richard Holbroke ha dato prova di questo, quando ha apertamente invocato il primo capo dell'Unmik, Bernard Kouschner, già noto per il suo anti-serbismo, di non badare all'ONU, ma di decidere autonomamente; vale a dire, intendersi con gli USA, cosa che lui faceva diligentemente, metodo in cui neanche i suoi successori non gli sono stati inferiori, mentre continuamente competevano nel rendersi simpatici ai leader albanesi e nel ricercare le congratulazioni americane.
Il secondo stadio consiste nella sfilata di politici scelti e di uomini di stato, i quali, rilasciando dichiarazioni adescanti, saggiano il terreno di far ritenere inevitabile l’indipendenza del Kosovo, cercando così di influenzare la, per ora, ferma opinione del governo della Serbia, e di disorientare e demoralizzare la sua opinione pubblica, facendo costantemente riferimento anche alle decisioni del Gruppo di Contatto. Nelle situazioni in cui gli argomenti a favore dell’indipendenza del Kosmet mancano, loro sguainano le spade sul come la Serbia debba pagare per la "politica repressiva" di Milošević nei confronti degli Albanesi. Quando anche queste mosse rimangono prive di risultati, ricorrono al ricatto contro la Serbia riguardo alla prospettiva del suo inserimento nelle alleanze euro-atlantiche. Tentano inoltre di corrompere certe personalità a mezzo di compensi pecuniari.
In aiuto gli giunge il governo USA, che tramite gli editoriali nel Washington Post manda moniti alla Serbia per " il nazionalismo endemico e per i pericoli ai quali si espone per questo ".
Il terzo stadio è rappresentato dalle fondazioni occidentali, gli istituti di ricerca, i gruppi e le associazioni della cosiddetta società civile, i quali, dopo gli incontri con l'entourage governativo americano, oppure della NATO, mandano in onda programmi sul Kosovo indipendente e si prendono cura che quest'ultimi vengano ricevuti dalle stazioni riceventi nella Serbia, al fine di essere ascoltati e divulgati in tutta l’opinione pubblica serba, ormai confusa più che a sufficienza. Uno di tali generatori dei progetti è il Patto per la stabilità nell'Europa sud-orientale, in cui con le sue attività si è reso sfortunatamente celebre il predecessore dell’attuale ministro degli affari esteri Vuk Drašković.
Il quarto stadio, a cui spetta il compito di elaborare le supreme strategie dei tre stadi precedenti, rendendoli accettabili per lo scettico popolo serbo, è rappresentato da queste "stazioni riceventi". Certe organizzazioni non governative ne fanno parte; ai quali la sola parola "serbismo" provoca un allergia mortale; per esempio il suddetto predecessore di Drašković, che si agita in continuazione nell'intento di convincere la Serbia che non le rimane altro che di rinunciare al Kosmet, il partito LDP, i cui dirigenti corrono in una gara con risultato pari, nello sforzo di rendersi simpatici ai vari Cheku e Tachi, e ricevono le lodi e riconoscimenti da parte dei mentori occidentali del separatismo albanese.
La politica ufficiale della Serbia per ora regge bene. Per garantirsi il successo definitivo, occorre partire dalla premessa che alla Serbia, l’entrata nella UE e il Partnertariato nella NATO, sono meno importanti, di quanto invece tali organismi sono interessati di vedere la Serbia tra le proprie file.
Questo per via dell'importanza geopolitica della Serbia e dei piani di queste organizzazioni per l'ulteriore penetrazione verso Est, il loro interesse di vederla nel proprio cortile prevarica l'interesse della Serbia nel suo scopo di difendersi più efficacemente da vicini poco sicuri e di risanare i problemi del suo impoverimento economico. La politica ufficiale di Serbia deve rimanere ancora più ferma e coerente nell’obiettivo di non rinunciare al Kosmet, che il margine per la vendita e la compensazione per il Kosmet non esiste. La Serbia deve inequivocabilmente affermare che la possibilità di scelta tra Kosmet ed UE, non esiste, bensì UE e la NATO debbano scegliere tra Kosmet e Serbia. Nel caso di imposizione della soluzione orientata all'indipendenza del Kosmet, la Serbia dovrebbe considerare tale atto come ostile nei suoi confronti, e rifiutare di riconoscere il sequestro del proprio territorio, rinunciando alle intenzioni dell'integrazione nelle strutture euro-atlantiche. UE, NATO ed USA devono decidere se per loro, due milioni di Albanesi sono più importanti di otto milioni dei Serbi. Sarà difficilmente probabile che l'occidente pragmatico si accontenti del risultato inferiore, mentre perde il obiettivo maggiore. Perlopiù, questa parte maggiore che è la Serbia, si aprirebbe verso una politica alternativa, che poi non è così poco attraente ed impossibile come lo è stata soltanto sei anni fa.
* Ex Ambasciatore all’ONU della Jugoslavia e attuale membro del Forum di Belgrado
Da www.glas-javnosti.co.yu/danas
traduzione di Dragomir Kovacevic, per Forum Belgrado Italia, senza fini di lucro