www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 27-11-06
Lavoratori in lotta - il movimento operaio si riorganizza
Lavoratori della Jugoremedija Farmaceutici occupano la loro fabbrica per evitarne la svendita.
Questi lavoratori serbi posseggono attualmente ancora il 58% della fabbrica (ndt: come era di legge prima dell’arrivo della “democrazia occidentale”, minimo il 51% della proprietà doveva essere di proprietà dei dipendenti) e hanno resistito allo sfratto.
Serbia : la lotta paga, il movimento operaio si riorganizza. I lavoratori della Jugoremedija Farmaceutici resistono alla svendita ed allo sfratto.
La Fabbrica statale di farmaci serba “Jugoremedija”, nella città di Zrenjanin, fu privatizzata nel 2000 e il 58% delle azioni vennero date ai lavoratori e lo Stato prese il 42%. Poi nel 2002 il nuovo governo vendette le sue azioni a Jovica Stefanovic, un losco capitalista locale, che aveva fatto fortuna contrabbandando sigarette e che era ricercato dall’Interpol all’epoca in cui comprò le azioni di “Jugoremedija”.Come tutti gli altri compratori nella privatizzazione serba, Stefanovic non fu nemmeno indagato per riciclaggio di denaro, perché la posizione del Governo serbo a quel tempo, era , ed è ancora, che sia meglio avere denaro sporco con le privatizzazioni, che non lasciare che i lavoratori dirigano la compagnia, perché questo “ riporterebbe ai giorni bui dell’autogestione”.
Cerchiamo di spiegare il contesto.
Il primo attacco all’autogestione jugoslava avvenne già prima del crollo della Jugoslavia socialista. Il primo tentativo organizzato per ridurre il sistema dell’autogestione in Serbia risale alla fine degli anni ’80. Ma il primo pieno processo di privatizzazione e di riduzione dei diritti dei lavoratori avvenne dopo che Milosevic fu mandato al Tribunale dell’Aia. Nel contesto della Serbia in transizione del 21° secolo, con la transizione verso il capitalismo e la democrazia parlamentare, tutto divenne lecito nella lotta contro ciò che il nuovo governo neoliberista vedeva come il “ mostro ideologico dell’autogestione”- anche se ciò significava che il governo e i tribunali infrangevano la legge.
Violando tutte le leggi, lo Stato autorizzò il nuovo co- proprietario della Jugoremedija, Stefanovic, a diventare l’azionista principale della fabbrica. Attraverso varie manovre illegali, la struttura di proprietà fu modificata: a Stefanovic fu assegnato il 68% delle azioni e la quota dei lavoratori fu ridotta al 32%.
Nel Dicembre del 2003 i lavoratori cominciarono uno sciopero e occuparono la fabbrica, e allo stesso tempo una azione legale contro la ricapitalizzazione.
Questa fu la prima occupazione di un luogo di lavoro nella Jugoslavia post-socialista!
Nel Maggio del 2004 lo Stato, costretto dalla lotta dei lavoratori, indagò sulla privatizzazione della “Jugoremedija” e decretò che l’investimento di Stefanovic violava lo statuto.
Lo Stato non fece nulla per far osservare la violazione del contratto. In risposta i lavoratori, soprattutto donne, manifestarono nella capitale, Belgrado, e occuparono l’Agenzia di Stato per la Privatizzazione per un intero giorno. Solo dopo questa occupazione lo Stato cominciò a prendere in seria considerazione la violazione. Nel mentre l’occupazione della fabbrica continuava.
Nel corso dell’estate del 2004, le guardie private di Stefanovic tentarono molte volte di prendere la fabbrica, ma i lavoratori e le lavoratrici, con coraggio e determinazione fermi, li respinsero ogni volta. Alcune volte usarono i loro corpi per bloccare i veicoli militari. Ciò tenne il boss fuori… ma lui ritornò…
Nel Settembre del 2004, all’esercito privato si aggiunse la polizia serba, che aveva l’ordine di sfrattare i lavoratori dalla Jugoremedija”. La polizia e l’esercito privato forzarono i picchetti operai ed entrarono dentro la fabbrica, con il risultato che, dopo gli scontri molti lavoratori furono ricoverati in ospedale e quattro dei leader dello sciopero furono arrestati. I lavoratori furono accusati di disturbo della quiete pubblica e procedimenti legali sono ancora in corso; dopo aver svuotato fisicamente la fabbrica , licenziò illegalmente i duecento lavoratori.
Dopo aver partecipato alla conferenza per l’Azione Globale dei Popoli a Belgrado, nell’Agosto del 2004, i lavoratori della “Jugoremedija” si unirono ai lavoratori di altre fabbriche per formare l’Unione dei Lavoratori e dei dipendenti azionisti della Serbia. All’inizio l’obiettivo dell’Unione era limitata alla lotta contro la corruzione nella privatizzazione, ma dopo aver fatto esperienza dei diversi aspetti della privatizzazione in Serbia, l’Unione propose un altro obiettivo: la richiesta di un’Assemblea costituente sui processi di privatizzazione. Chiedendo che il popolo deve prendere le decisioni che influiscono sulle proprie vite e sui posti di lavoro, e una nuova costituzione deve andare in questa direzione. Sui muri di Belgrado apparvero delle scritte che chiedono:” Chi possiede le nostre fabbriche?”
Nonostante siano senza lavoro da due anni, i lavoratori della “Jugoremedija” si rifiutano di cedere. La loro militanza e le loro azioni di lotta e proteste li hanno trasformati in un simbolo della resistenza contro il capitalismo neoliberista in Serbia.
Alla fine,in risposta ad una serie di azioni concrete e legali, nel maggio 2006 la Corte Suprema Serba ha emesso una sentenza che dichiarava illegale rispetto al contratto, la ricapitalizzazione e ordinava alla Corte Economica di Zrenjanin di riaprire il caso. In estate la Corte Economica di Zrenjanin ha riportato la struttura di proprietà al 58% per i lavoratori e il 42% privato.
In accordo con la legge serba, i lavoratori-azionisti hanno convocato un’assemblea di tutti gli lavoratori azionisti per organizzare la loro strategia e programma.
Ora l’obiettivo primario è di impedire al boss Stefanovic di dividere la compagnia, ottenere una ingiunzione del tribunale che autorizzi i lavoratori a decidere democraticamente chi dirige la loro fabbrica, e come.
da “Labour Start”, ottobre 2006
Traduzione di C. Busto per Associazione “ SOS Yugoslavia”.