www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 27-12-06
Ex capo della sicurezza dell’OSCE in Kosovo, attacca duramente i risultati della missione ONU
di Sherry Gossett
Dopo 6 anni dall’intervento delle Nazioni Unite e bilioni di dollari di aiuti internazionali, il Kosovo è una regione priva di leggi che “appartiene” alla mafia albanese, caratterizzata da continue pulizie etniche e soggetta a crescenti infiltrazioni da parte di Al Qaeda, legata ai mussulmani jihadisti, secondo quanto sostenuto da un funzionario OSCE intervistato da Cybercast News Service.
I ripetuti fallimenti delle Nazioni Unite hanno permesso a gruppi illegali di para-militari di fiorire e ingaggiare attacchi terroristici mirati a destabilizzare i governi regionali nei Balcani, dice Thomas Gambill, uno dei precedenti capi della sicurezza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), autodescrittasi come la più vasta agenzia di sicurezza nella regione.
Gambill è stato responsabile della supervisione della regione orientale di Gjilane in Kosovo dal 1999 sino al 2004 sotto l’autorità delle N.U. Il suo criticismo nasce nel momento in cui le N.U. si preparano a leggere il discorso finale sulla situazione nella difficile provincia del Kosovo, che è stata un protettorato delle N.U. sin da quando le forze della NATO hanno bombardato la Iugoslavia, tra marzo e maggio del 1999, per costringere il governo di Slobodan Milosevic, di maggioranza serba, a ritirare le proprie forze dal Kosovo.
La sola missione delle N.U. in Kosovo è costata 5.2 bilioni di dollari tra giugno del 1999 e la fine del 2001, secondo quanto sostenuto da un rapporto dell’ufficio contabile governativo degli USA.
Le bombe della NATO portano al contrattacco dei musulmani.
I bombardamenti della NATO sono cominciati in quanto vi erano dei rapporti che descrivevano le pulizie etniche effettuate in larga scala dai serbi ai danni della popolazione albanese kosovara. Ma non appena i bombardamenti sono cessati, presero luogo feroci pulizie etniche per mano degli albanesi, prevalentemente di religione musulmana, contro i serbi cristiani. La violenza è stata documentata e testimoniata sia dalle N.U. sia dall’OSCE.
Gambill ha condiviso centinaia di pagine delle N.U. e dell’OSCE con Cybercast News Service, mostrando come i serbi e le altre minoranze venivano sistematicamente e successivamente prese di mira per costringerle ad abbandonare il Kosovo.
A seguito dei bombardamenti del Kosovo da parte della NATO, truppe americane sotto il comando della NATO, furono disposte sui confini con le vicine Macedonia e Albania, mentre il presidente Bill Clinton decideva sulla grandezza della composizione del contingente USA da stanziare in Kosovo. Quando le truppe degli USA entrarono nella provincia nel giugno del 1999, erano già in corso le pulizie etniche da parte albanese.
Casi di violenze sessuali, tortura, incendi, uccisioni, rapimenti e minacce verbali erano presumibilmente molto diffusi come facenti parte di una campagna organizzata e di successo, condotta sotto il naso delle N.U., sostiene Gambill.
Le minoranze prese di mira dagli estremisti albanesi includevano serbi, rom, mussulmani slavi, turchi e croati.
Alcuni rapporti dell’OSCE rivelano che il KLA (Kosovo Liberation Army), che è stato finanziato e addestrato dall’amministrazione Clinton, fu il maggior responsabile delle pulizie etniche. Nell’aprile del 1999 i repubblicani del congresso degli USA promuovevano addirittura una legislazione che chiedeva che fosse approvato un aiuto militare statunitense al KLA, mentre Michael Radu, del Foreign Policy Institute, ammoniva sulle conseguenze di una tale scelta.
Altri gruppi estremisti armati parteciparono alla pulizia etnica, dice Gambill.
Il principale obiettivo di questi gruppi era la creazione di uno stato etnico puro che doveva includere l’Albania, il Kossovo e parte della Serbia, il Montenegro e la Macedonia. “Spingeranno per ottenere di più. Questo è il piano. Si chiama Grande Albania”, dice Gambill.
I documenti dell’OSCE rivelano che le persone anziane, che non potevano fuggire, venivano minacciate e le donne venivano scaraventate giù per le scale. Altri furono torturati, picchiati ed uccisi. Alcuni serbi anziani scapparono nei monasteri per rifugiarsi e chiedere protezione, ma successivamente anche questi vennero attaccati, come anche è avvenuto nel marzo 2004, secondo i documenti OSCE.
Interi villaggi si svuotarono come conseguenza di vasti incendi e saccheggi. I documenti OSCE descrivevano l’esistenza di “spostamento di moltissima gente” costretta a scappare dopo che molte delle loro case furono bruciate e dichiaravano, inoltre, che la regione del Kosovo sembrava una “zona di guerra”.
Un rapporto OSCE nota che in un mese particolare del 1999 i crimini per ragioni etniche diminuirono in misura importante, ma il rapporto aggiunge che non è chiaro se questo fosse dovuto al successo della KFOR e della NATO o perché semplicemente rimanevano solo pochi serbi nella zona.
Dopo sei mesi dalla presenza della NATO, la violenza perpetrata ai danni dei serbi divenne meno frequente, nonostante che attacchi con granate, sparatorie e rapimenti sarebbero continuati settimanalmente nei successivi 6 anni, secondo quanto riportato da Gambill. “Come anche è avvenuto una settimana fa, non è finita”, ha aggiunto.
I responsabili delle violenze etniche sono incoraggiati dalla mancanza di funzionamento della polizia locale o del sistema giudiziario, Gambill ha detto. Anche adesso, gli “sbirri buoni” sono minacciati dai membri della precedente KLA, che si trovano anche nelle forze di polizia. “Un poliziotta donna era un vero Serpico”, come la ribattezza Gambill. “Non avrebbe mai abbandonato un’indagine dopo essere stata minacciata. Fu uccisa appena dopo essere stata avvertita.”
Alle minoranze continua ad essere negato dai medici albanesi, che rapidamente hanno preso il controllo del sistema sanitario a seguito delle bombe NATO, l’accesso alla salute, Gambill ha detto. Ha raccontato un incidente nel quale un dottore serbo fu portato dietro un edificio è ammazzato con un colpo di pistola nella nuca. “A volte dovevamo raccogliere i feriti serbi kosovari lungo tutta la via sino alla Serbia, per cure mediche”, Gambill ha detto.
“Non scuotere l’imbarcazione”.
Gambill ha detto a Cybercast News Service di essere molto più frustrato per l’apatia che ha visto in parte della missione delle N.U. in Kosovo e dell’OSCE, piuttosto che da quello che lui descrive come scarso livello degli ufficiali che “ lavoravano davvero molto e avevano a cuore la missione”.
“C’era un’atmosfera di non scuotere la barca”, Gambill ha spiegato. “Molte delle persone messe in campo nella regione volevano semplicemente fare soldi e spendere le loro vacanze in Grecia. Non volevano nessun tipo di problema sotto i loro occhi”.
Furono scoraggiate le pattuglie aggressive, diceva Gambill, per paura che ogni attacco desse l’impressione che le forze della KFOR non avessero il controllo dell’area.
“Tutto era politicamente corretto. La gente aveva paura di parlare”, disse Gambill, aggiungendo che coloro che parlavano in relazione a particolari fatti venivano deportati o erano soggetti a rappresaglie. “Non c’è nessuno che sembri voler sentire o fare un cenno. Dissero che non potevano fare nulla per cambiare il sistema, così perché parlare?”
Il risultato di questo modo di fare, Gambill sosteneva, è che “ogni volta che c’è un attacco contro un serbo è considerato un attacco isolato”.
Gambill ha detto che i suoi avvertimenti e i suoi rapporti sulla gravità della mancanza di sicurezza spesso si scontravano con atteggiamenti di accondiscendenza e addirittura venivano derisi. Durante un Briefing tenutosi alla fine del 2000 per i delegati dell’OSCE provenienti da Vienna, Gambill identificò gruppi paramilitari illegali che operavano nei Balcani, in violazione della Risoluzione n. 1244 del Consiglio di Sicurezza delle N.U.
La mafia albanese fiorisce
Allo stesso Briefing, Gambill disse di aver provato a spiegare la struttura della mafia regionale, ma tuttavia, i delegati presenti tra i partecipanti attaccarono il contenuto del discorso di Gambill. Come risultato, il quartier generale dell’OSCE a Pristina spedì un messaggio ai superiori di Gambill che diceva: “Chiudetegli la bocca!”.
“Non potevi alzarti di fronte ai partecipanti al meeting e dire che avevamo perso il controllo del Kosovo, che invece la mafia lo controllava”, disse Gambill. “Ma lo fecero. Recitarono l’orribile parte”.
Gambill citò le informazioni dell’OSCE che mostravano che 42 leaders mafiosi si erano trasferiti nel Kosovo come conseguenza dei bombardamenti NATO al fine di costituire organizzazioni di stampo mafioso. Aggiunse che continuavano a prosperare nonostante gli sforzi di rafforzamento della legge nella provincia.
“Trafficanti di droga, contraffattori, trafficanti di armi e di esseri umani assumevano rapido sviluppo quando ero qui”, disse Gambill. Aggiunse, inoltre, che i maggiori capi mafia rivestivano posizioni politiche.
“Bravi sbirri” che volevano mettere sotto pressione la corruzione erano sotto minaccia, disse Gambill, aggiungendo che la mafia albanese manteneva legami con quella russa, serba, croata e italiana, con alcuni obbiettivi comuni.
Gambill ha inoltre avvertito i suoi superiori alle N.U. che il gruppo paramilitare recentemente costituitisi, la Albanian National Army, era altamente pericolosa e preparata e stava operando in Kosovo e nel nord-est della Macedonia. Ma questi ammonimenti, disse, erano sempre visti con incredulità.
In alcuni mesi, prendeva credito la tesi di attacchi dell’Albanian National Army, suggerendo alle N.U. di ammettere l’esistenza di questo gruppo.
Ora il Kosovo è entrato nella “quinta fase”, come definita da Gambill, caratterizzata da attacchi contro la stessa missione delle N.U. (UNMIK) in Kosovo. In settembre l’UNMIK avvertiva i membri del suo staff che “prima di accendere la vostra vettura, ispezionatela tutta per verificare se vi sia qualcosa di insolito e sospetto”. L’avvertimento era seguito dall’immagine di un veicolo che saltava in aria.
“UNMIK fuori!”, si legge sui muri degli edifici in Kosovo.
Un ufficiale di settore che attualmente lavora con la missione delle N.U. nell’area del Kosovo ha parlato col Cybercast News Service in anonimato. Dopo aver notato che l’esplosivo usato da Al Qaeda in Madrid nell’attacco del marzo del 2004 proveniva dai Balcani, ha detto: ” Siedo qui guardando gruppi di pattuglie speciali supervisionare e fare niente. Quante altre persone dovranno morire, mentre i terroristi si rifocillano qui, in una regione mussulmana dei Balcani non così moderata!”
“Il gioco del gatto e del topo sta per finire”, l’ufficiale notava. “Il Kosovo è pieno di estremisti così che la NATO potrebbe buttarli fuori prima che tutto salti in aria di fronte alle loro facce. Guerra al terrore! Ma lì sembra più di supportare il terrore!”.
“La mia più grande preoccupazione è sempre stata l’incursione dell’Islam più radicale nell’area”, disse Gambill. “Stanno preparando in Macedonia attacchi terroristici diretti all’esterno se il Kosovo non raggiungerà l’indipendenza”.
Se le N.U. saranno contro l’indipendenza, disse Gambill, questo incoraggerà i sauditi ad accrescere il loro coinvolgimento nella regione. “Hanno i soldi e hanno anche il potere. Ricordano ai kosovari che sono loro veri amici. E aiuteranno gli estremisti nelle loro lotte e a preparare attacchi estremistici contro truppe internazionali e della NATO stanziate qui”, Gambill ha detto al Cybercast News Service.
Da CNSNews.com - 27 settembre 2006
Traduzione di C. Gagliardini per Forum Belgrado Italia