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Il problema del Kosovo e il futuro dell’Europa
Voce della Russia
14.04.2007
L'ambasciatore della Russia alle Nazioni Unito, Vitaly Churkin, avverte che la probabile adozione del piano ONU per il Kosovo, presentato dall'inviato speciale e Segretario-generale per la provincia, Martti Ahtisaari, piano che accorda al Kosovo elementi d’indipendenza nonostante proteste di Belgrado, avrà l’effetto di esasperare la questione del separatismo regionale su tutta la mappa politica del mondo.
Questa è una domanda politicamente forte.
Se il consiglio di Sicurezza dell'ONU dovesse adottare una decisione sul Kosovo imposta da una delle parti in lotta, si genererebbe un effetto onda in tutto il mondo. Questo, dice Churkin, è chiaro a chiunque, e lo dimostra il commento particolareggiato di Peter Iskenderov, analista politico russo.
Il 27 marzo scorso, l'ambasciatore russo all'ONU, afferma che la Russia aveva proposto al Consiglio di Sicurezza di predisporre un gruppo di osservatori internazionali, da inviare a Belgrado e Pristina, con il compito di produrre un’analisi approfondita del modo in cui la risoluzione 1244, adottata dal Consiglio nel 1999, era stata eseguita.
Venerdì (30 marzo ndt) il Consiglio di Sicurezza sostiene la proposta della Russia. I membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, aggiungeva Churkin, saranno così in grado di valutare la realizzazione, o piuttosto, la non-realizzazione della risoluzione 1244, o così crediamo.
Il Presidente serbo Boris Tadic osserva che Belgrado e Pristina si trovano oggi di fronte ad una migliore opportunità di riprendere il dialogo sullo status del Kosovo, piuttosto che durante il corso delle consultazioni del Consiglio di Sicurezza sul problema della provincia.
Difendendo i propri interessi in Kosovo, suggerisce Pietro Iskenderov, la Serbia difende anche il proprio futuro e quello europeo. Condividendo pienamente l'opinione del Presidente serbo, gradirei aggiungere che è tempo che gli stessi leader europei si preoccupino del futuro dell'Europa.
La crisi in Kosovo è divenuta una notevole frattura che divide il continente, con contraddizioni tra Serbia e leader albanesi del Kosovo, che risultano più pericolose in quel contesto.
Gli sviluppi nell'Unione europea, ed in Europa, in generale, sono ancora più deludenti.
L'incapacità dell'Europa di trovare una soluzione al problema del Kosovo riduce a niente tutte le disposizioni dell’UE sul formulare una politica estera comune.
Non appena l'Unione europea si scontra con un problema veramente importante e complicato, dice Pietro Iskenderov, la famosa unità europea comincia a scricchiolare.
La Slovacchia è uno dei paesi che hanno osato esprimere dissenso sul Kosovo.
Il ministro degli Esteri slovacco, Jan Kubis, ad una recente riunione dei ministri degli Esteri dell’UE a Brema, ha rifiutato di sostenere l'idea di accordare al Kosovo una "indipendenza sotto sorveglianza", dichiarando che, per decidere dello status del Kosovo, si dovrebbe tenere conto dei problemi e dei desideri di entrambe le parti in conflitto, che sono Belgrado e Pristina.
La Slovacchia è l'unico paese dell’UE in cui è cresciuto un interesse circa il Kosovo e riguardo al modo in cui gli eventi si stanno sviluppando.
Anche Spagna, Cipro, Grecia e Romania hanno, in un modo o nell’altro, espresso il loro disaccordo col progetto di indipendenza per il Kosovo.
Nel frattempo l'UE discute di questo da pressoché 18 mesi.
Il fatto che ancora non sia riuscita ad accordarsi su di un problema chiave, rivendica l’esperto russo, rende molto evidente la crisi profonda di una singola Europa.
Traduzione dall’inglese a cura del CCDP