www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 24-07-07
Kosovo Metohija 2007:
NO ad un nuovo atto di banditismo internazionale; NO ad una nuova illegalità internazionale; NO all’indipendenza imposta dall’imperialismo USA; NO a nuovi scenari di guerra e violenze nei Balcani e in Europa.
24 Marzo 1999: iniziava la criminale aggressione della NATO alla Repubblica Federale Jugoslava, con 78 giorni di bombardamenti sulle infrastrutture civili e sociali del territorio della Serbia e Montenegro; uccidendo oltre 3000 persone (70 % civili, di cui la metà bambini) e 7.000 feriti (80% civili e oltre la metà bambini); devastando con i proiettili all’uranio impoverito la terra, il popolo ed il futuro di quel paese, immiserendolo e riducendolo socialmente ad un paese del Terzo Mondo (…se non del Quarto); tutto questo fuori dal Diritto Internazionale ed in violazione dei minimi principi della Carta dell’ONU ed in Italia calpestando l’art. 11 della Costituzione.
Un’aggressione “umanitaria” motivata dall’obiettivo di portare in quella provincia jugoslava, la multietnicità, la multireligiosità, un sistema democratico e di libertà, per impedire pulizie etniche, stragi, genocidio contro i kosovari albanesi; per fermare violenze e garantire sviluppo, pace e tolleranza.
Dopo otto anni, secondo le varie fonti ONU, OSCE, KFOR, UNMIK, mass media internazionali, questi sono alcuni dati della situazione nel Kosovo d’oggi:
- 300.000 militari della Nato e KFOR avvicendatisi in otto anni (oggi 17.000), di cui 150 morti più i deceduti per uranio impoverito (circa 50 italiani), per un costo di 1,6 miliardi di dollari l’anno;
- dei 461.000 abitanti non albanesi (su 1.378.980) che popolavano la provincia serba, oggi sono rimasti circa 100.000 (di cui la stragrande maggioranza concentrata nell’area di Mitrovica, nel nord; i profughi scappati dalle pulizie etniche sono circa 300.000;
- dei 55.000 (su 125.000 abitanti) serbi, rom e altri che vivevano fino al 1999 nel capoluogo Pristina, oggi ne sono rimasti 42 (di cui 11 bambini), assediati e rinchiusi in un palazzo;
- 80 % di disoccupazione;
- scoperti mediamente 2 luoghi al mese, sedi di traffico di droga, armi, donne, organi;
- attività produttive completamente inesistenti;
- agricoltura ridotta del 60% (una volta vini, frutta, ortaggi andavano in tutta la Jugoslavia);
- tutte le miniere ferme o chiuse;
- l’economia “sommersa” però determina il 96% (!) delle importazioni e il 4% di esportazioni, quella che si definisce un economia…”drogata”;
- 148 chiese, monasteri, luoghi sacri ortodossi, distrutti, devastati o bruciati;
- 140.000 case di serbi, rom e altre minoranze bruciate, escluse le enclavi;
- nel solo 2006, 186 attentati contro serbi e rom (1 ogni 48 ore);
- secondo fonti della Kfor, vi sono attualmente in circolazione, o depositate nel Kosovo, almeno 400.000 armi di vario tipo, bombe, mine, ecc. (La Stampa 06/05);
- l’ONU ha denunciato che l’82% dei finanziamenti dati al parlamento di Pristina, risulta speso per BMW, Mercedes, cellulari satellitari, uffici privati. In otto anni sono stati versati 3 miliardi di euro (di cui 2 dalla UE);
- la mortalità infantile è del 3,5 %, la più alta d’Europa;
- 2.500 serbi rapiti e/o assassinati (di cui 1953 civili) dalla pulizia etnica dell’UCK, più 361 albanesi jugoslavisti e centinaia di rom, considerati collaborazionisti;
- tutti i Diritti fondamentali dell’Uomo, sanciti dalla Carta dell’ONU sono totalmente negati alle minoranze non albanesi rimaste: diritto al lavoro, alla casa, studio, sanità, diritti sociali, acqua, luce, riscaldamento, diritti civili, religiosi, politici. Nessuno di questi è oggi praticabile o garantito;
- la popolazione non albanese rimasta, scampata dalla pulizia etnica vive attualmente in “enclavi”, aree circoscritte assediate e sorvegliate dai militari Kfor; una vera e propria vita nell’apartheid. Campi di concentramento a cielo aperto, una vergogna dell’Europa;
- i 13 Diritti fondamentali dei Bambini, sanciti dalla Convenzione ONU del 1989, sono TUTTI negati alle minoranze non albanesi del Kosovo;
- scienziati e Fondazioni ambientaliste internazionali hanno denunciato il territorio del Kosovo come il più uranizzato d’Europa;
- Camp Bondsteel: 1000 acri di terra confiscati fino al 2099, la più grande base americana dai tempi del Vietnam, può ospitare fino a 50000 persone; all’interno 25 chilometri di strade, 300 edifici, 14 chilometri di barriere in cemento e terra, 84 chilometri di filo spinato, 11 torrette di controllo. Nel suo perimetro esterno sono compresi 320 chilometri di strade e 75 ponti. Tutto questo per difendere la democrazia?
In questa situazione, l’ex mediatore ONU Athisaari ha consegnato al Consiglio di Sicurezza ONU un rapporto che arriva alla conclusione (su pressioni di USA e Germania, con l’Italia di supporto) che nel Kosovo ... ESISTONO Standard minimi di democrazia e sicurezza, per concedere l’indipendenza.
In questa situazione, proprio in queste settimane, il Presidente USA G. Bush, ha riaffermato l’irrinunciabile obiettivo dell’indipendenza agli albanesi del Kosovo; in questa situazione, cosa ancor più grave per quel che ci riguarda, non solo il ministro degli esteri D’Alema (che, non scordiamolo mai, decretò l’adesione dell’Italia all’aggressione della RFJ nel ’99, in qualità di Primo Ministro), ma lo stesso Prodi, con al fianco George Bush, il 9 giugno ha caldeggiato il processo di indipendenza del Kosovo.
Kosovo, indipendenza obbligata?
Dopo gli avvenimenti di questi ultimi mesi alcuni nodi contraddittori emergono chiaramente:
- La logica dell’imposizione tout court dell’indipendenza da parte degli Usa e dell’Unione Europea.
- Una frattura preoccupante per il futuro, tra la Russia, la Cina da una parte e l’UE e gli Usa dall’altra: stante la ferma posizione contraria espressa dalla Russia e dalla Cina, con la determinazione dell’uso del veto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che potrebbe sfociare in una spaccatura pericolosa, innescando ulteriori instabilità e conflittualità internazionali. Proprio in questi giorni, la decisione di rimandare al Gruppo di contatto (formato da Usa, GB, Francia, Germania, Italia e Russia) la questione del processo di indipendenza, è, da un lato, una piccola vittoria della determinazione e la fermezza con la quale la Serbia, affiancata dalla Russia, hanno rifiutato qualsiasi processo di indipendenza; dall’altro è un ultimo tentativo da parte degli USA di imporre forzosamente il processo di indipendenza, estrapolandolo dal negoziato in sede ONU, in cui non sono riusciti ad ottenerlo. Ricordiamo che già in giugno il Gruppo di contatto si era riunito senza invitare la Russia, facendo così capire in modo inequivocabile, che tipo di indirizzo vi era nel tentativo di trovare una soluzione negoziata.
- Le contraddizioni all’interno della stessa Europa: con Grecia, Spagna, Francia, Romania, Bulgaria e altri paesi contrari o perlomeno scettici di fronte alla prospettiva secessionista del Kosovo.
- La logica imperialista dell’ordine mondiale targato Usa, per cui nelle situazioni di conflitti, le parti direttamente coinvolte, sono espropriate della possibilità di trovare soluzioni ai loro problemi, eque e fondate sulle loro esigenze, in quanto le decisioni sono prese nelle capitali occidentali.
- Dopo otto anni di Protettorato militare, la realtà materiale sul campo non conta nulla, ma la definizione dello status del Kosovo è palesemente solo un tassello subordinato alle geopolitiche/strategiche dell’imperialismo Usa e Nato.
Cosa è realistico e possibile fare nel nostro paese per non essere complici di un ennesimo atto di ingiustizia e illegalità internazionale, nelle istituzioni italiane ed europee, nelle istanze politiche e di movimento, sul piano dell’informazione?
A livello di Governo, è fondamentale che gli esponenti istituzionali (Senatori e Deputati), espressioni della lotta contro la guerra, degli interessi dei lavoratori e dei popoli, si impegnino fortemente ad aprire un dibattito non precostituito, libero dalle logiche e dagli interessi imperialistici, che metta in discussione l’attuale posizione del Governo, favorevole all’indipendenza, chiedendo il rilancio della mediazione delle Nazioni Unite e la prosecuzione delle trattative tra le parti. E’ necessario un confronto per costruire una politica estera indipendente e basata sul Diritto Internazionale e la legalità internazionale, fondata sulla ricerca di soluzioni pacifiche e negoziali dei conflitti.Ciò costituirebbe non solo una svolta vera e innovativa rispetto ai precedenti governi, ma anche legata ad un interesse nazionale e svincolata dagli interessi imperialistici nordamericani. O questo Governo, in politica estera e internazionale, va e si qualifica in questa direzione e strategia, oppure non si comprende su cosa e perché si dichiara in discontinuità con il precedente Governo di centro-destra. E’ necessario che gli esponenti istituzionali e i giornalisti che si riconoscono in questo quadro di lettura generale portino avanti, nelle sedi istituzionali e negli organi informativi con interpellanze, proposte e denunce, questa battaglia per riaffermare i diritti e gli interessi dei popoli. Ovviamente i militanti della lotta per la Pace,dei movimenti contro la guerra, delle forze politiche progressiste hanno il compito di sostenere e supportare questa battaglia di Giustizia e di Verità, con il dovere di denunciare e contrastare apertamente questo Governo e la sua politica estera, se non si distinguerà dalle politiche asservite all’imperialismo americano.
L’unica possibilità di costruire un vero processo di Pace per il Kosovo, è che tutte le parti (Albanesi, Serbi, Rom, e le altre minoranze) abbiano una soluzione che difenda in modo equo e paritario gli interessi e i diritti di tutti reciprocamente, soluzione che non può che essere il risultato di trattative paritarie tra le parti sotto l’egida dell’ONU.
Questo riteniamo sia il vero impegno e lavoro per costruire un mondo migliore per tutti.
20 Luglio 2007
Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia