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- popoli resistenti - serbia - 25-01-08 - n. 212
Kosovo: nuova colonia?
16/01/2008
Il Kosovo rappresenta un’altra mela della discordia nel mondo di oggi. Alla fine di dicembre, le divergenze attorno al futuro assetto politico di questa provincia serba, a maggioranza albanese, sembravano allontanare un regolamento negoziato in seno all’ONU, istituzione a cui potrebbe venire sottratta una questione che si trasformerebbe così in qualcosa di terribile: un’altra guerra nei Balcani.
Prensa Latina ha informato che in una seduta caratterizzata da esasperate discussioni e celebrata a porte chiuse, il 19 dicembre, i 15 membri del Consiglio di Sicurezza non sono riusciti a trovare un accordo sul futuro di questo territorio sotto l’amministrazione delle Nazioni Unite, in conformità con la Risoluzione 1244, in vigore dal momento in cui, nel 1999, cessarono i bombardamenti dell’aviazione statunitense e della NATO contro la Serbia.
Durante i quattro mesi di negoziati condotti dalla Serbia e dagli albanesi-kosovari, fino al 10 dicembre, il principale ostacolo al regolamento della questione è stato la raccomandazione del mediatore dell’ONU, Martti Ahtisaari, di concedere al Kosovo un’indipendenza tutelata dalla stessa ONU e dalla NATO.
La raccomandazione a separarsi, sostenuta da Stati Uniti e Unione Europea, e respinta da Russia e Serbia, ha rappresentato un incoraggiamento per gli albanesi-kosovari, che avevano ignorato più volte le offerte di ampia autonomia avanzate da Belgrado in difesa dell’integrità territoriale del paese.
Al termine della riunione del Consiglio di Sicurezza, gli albanesi-kosovari hanno assicurato di essere pronti a proclamare unilateralmente l’indipendenza del Kosovo; e i serbi hanno avvertito di avere l’intenzione di respingere la dichiarazione che, come veniva sottolineato, aprirebbe le porte a numerose rivendicazioni simili delle minoranze nazionali di stati membri dell’Unione Europea.
E allora, perché il distacco del Kosovo attira l’appoggio degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, anche se potrebbe rappresentare un cattivo precedente nel Vecchio Continente, e obbligherebbe a modificare o annullare la Risoluzione 1244, che riconosce la sovranità della Serbia sulla provincia?
Elementare. Gli Stati Uniti e i loro principali alleati europei danno un vigoroso impulso alla secessione, allo scopo di completare la disintegrazione della ex Jugoslavia, la cui principale componente, la Serbia, ha sempre occupato una posizione più vicina alla Russia che all’Occidente.
Inoltre, il Kosovo dispone di grandi riserve di lignite e carbone, trasformabili in energia elettrica in grado di soddisfare le necessità del suo sviluppo interno e di quello dei paesi vicini. Cosa non darebbero gli Stati Uniti, l’Unione Europea e le transnazionali per le abbondanti riserve energetiche di un territorio che rappresenta il 15% della superficie della Serbia? Immaginate la risposta. E’ chiaro che le autorità albanesi-kosovare hanno già avviato un ampio piano di privatizzazione del settore energetico, a favore di imprese nordamericane ed europee, lasciando naturalmente fuori la Russia.
E allora come potrebbe l’Occidente rispettare una risoluzione dell’ONU che riconosce la sovranità della Serbia sul Kosovo? Su quel Kosovo che torna anche estremamente utile ai piani statunitensi di costruzione, attraverso i Balcani, di un’enorme rete per il trasporto di petrolio e gas, che garantisca le forniture in qualsiasi circostanza.
Il Kosovo come neocolonia è ciò di cui hanno bisogno Washington e l’Unione Europea. Da qui l’ostinazione per una politica, quella dell’indipendenza, che, se per alcuni analisti potrebbe condurre solo a conflitti di bassa intensità, data la presenza sul luogo di più di 16.000 effettivi della NATO, per altri potrebbe portare ad una guerra di più vaste proporzioni, che implicherebbe una nuova ondata di pulizia etnica di serbi e rom per mano degli albanesi-kosovari.
E qui una domanda non retorica ci assilla. Nel caso dello scenario di guerra vasta, per certe elites del potere insediate a Washington e in Europa la morte di migliaia di esseri umani varrebbe più dell’economia e della geopolitica? Conoscendo i nostri polli, crediamo proprio che una simile eventualità non rovinerebbe il loro sonno.
(…)
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare