Kosovo notizie n. 2 - Febbraio 2008
A cura del Forum Belgrado-Italia
SOMMARIO
- Kosovo 2008: E’ stato clo-NATO uno stato fantocciodi E. Vigna, Forum Belgrado Italia
- Utime notizie: dal 25 Gennaio al 19 Febbraio, dal Kosovo Metohija, dalla Serbia e dal mondo
- Notizie in breve
- Enclavi serbe, spunta un piano segreto “Mitrovica” di A. Logroscino e I. Zajmi, giornalisti
- “Sull’indipendenza del Kosovo” del Gen. in pensione G. Blais, direttore OSCE BanjaLuka, Repubblica Serba di Bosnia
- «Kosovo, il presidente Napolitano sbaglia». Parla il generale Fabio Mini, ex comandante della Nato in Kosovo: «Situazione di stallo per l'Italia all'Onu»di Tommaso Di Francesco, Il Manifesto
- L’indipendenza del Kosovo consacrerà il peggiore arbitrio e aprirà la via ai diversi separatismi. Lettera aperta a Pierre Moscovici, Vicepresidente del Parlamento europeo Jean-Michel Berard,, Cronista del mensile B.I. Balkans-Infos
- La nostra Solidarietà: Campagna per la fornitura di un corredo scolastico ai Figli dei rapiti del Kosovo Metohija - Associazione “SOS Yugoslavia
- Riso amaro… per l’occidente: Pandora di Mark Bernardini

Enrico Vigna – Portavoce del Forum Belgrado Italia
19/02/2008
- Esponenti istituzionali, affinché pongano in tutte le sedi, da quelle parlamentari a quelle locali, ordini del giorno per non riconoscere e non promuovere collaborazioni di alcun tipo con una entità artificiosa, criminosa ed illegale internazionalmente.
- Operatori dell’informazione, giornali, radio, televisioni, riviste, affinchè facciano circolare informazioni, documentazioni, denunce della realtà storica e attuale del Kosovo.
- Tutte le persone oneste che credono nella giustizia e nella pace tra i popoli, che ci aiutino sotto qualsiasi forma: dal promuovere iniziative locali, al far circolare materiali, libri, filmati, appelli, al sostegno economico ai progetti di solidarietà concreta….
Questo atto di banditismo internazionale non è solo contro un popolo, quello serbo, ma è un atto contro i diritti di qualsiasi popolo…chi può escludere che un giorno non possa riguardare anche il nostro paese?
Il nostro paese comunque è già complice di primo piano con questa ingiustizia, facciamo in modo di non confonderci e di non renderci complici anche noi di questa classe politica dirigente, ancora una volta supina ed asservita alla potenza statunitense.
Difendiamo e lavoriamo per la pace, l’amicizia e la convivenza tra i popoli, veri obiettivi per costruire un futuro diverso e migliore per le future generazioni. Per cercare di impedire che i nostri figli e le madri non subiscano e vivano, ciò che stanno subendo e vivendo i bambini e le donne del obiettivo.
Ultime notizie:
PRISTINA - I peacekeeper della Nato oggi sono intervenuti nel Kosovo, appena dichiaratosi indipendente, quando folle di serbi contrari alla secessione hanno attaccato postazioni di frontiera e la polizia è scappata.I serbi hanno dato alle fiamme una postazione di frontiera e ne stavano attaccando una seconda, ha riferito un portavoce della polizia kosovara. Gli agenti che gestiscono la postazione hanno chiesto l'aiuto della forza di peacekeeping della Nato, Kfor. "Kfor ora interverrà", ha detto un portavoce senza precisare quanti dei 17.000 militari di 35 nazioni che costituiscono la forza interverranno.Le violenze sottolineano le difficoltà per la missione dell'Unione Europea per il rispetto della legge che sta per essere avviata nel territorio a maggioranza albanese, che è stato sotto l'amministrazione dell'Onu per quasi nove anni.Un funzionario occidentale si è detto convinto che sia "solo questione di tempo prima che Kfor chiuda i ponti" che attraversano il fiume Ibar nella difficile città di Mitrovica, che divide i kosovari serbi dagli albanesi.Circa 2 milioni di albanesi vivono in Kosovo assieme a circa 120.000 serbi. Metà di questi sono concentrati in un'area che corre a nord da Mitrovica al confine con la Serbia, mentre il resto vive in enclave isolate più a sud.
Poliziotti nascosti in un tunnel - Reuters
Un portavoce della polizia kosovara ha detto che nessun agente è rimasto ferito. La polizia si è rifugiata in un tunnel mentre oltre mille manifestanti cercavano di tirarlo giù, hanno detto fonti della polizia del Kosovo."Abbiamo chiesto alla Nato di inviare un elicottero per evacuare i nostri uomini", ha detto a Reuters una fonte della polizia a Pristina. I serbi locali sostenuti dal governo serbo e dalla Russia dicono che la prevista missione di supervisione dell'Ue in Kosovo, che vedrà schierati 2.000 tra poliziotti e giuristi, è illegittima, e avvertono che non ne verrà accettata l'autorità. Il responsabile della politica estera dell'Ue, Javier Solana, è atteso in Kosovo in giornata per congratularsi con i leader per la dichiarazione dell'indipendenza di domenica, indipendenza riconosciuta dalla gran parte delle potenze occidentali ma denunciata dalla Serbia e dalla Russia come una secessione illegale.
Pristina - I militari della Nato in Kosovo hanno ordinato la chiusura dei due varchi di confine con la Serbia nel nord e rafforzato la loro presenza nella zona, a causa della situazione di tensione ''molto grave e in escalation'' oltre la frontiera. A un posto di blocco e' stato dato fuoco, nell'altro vi e' stata un'esplosione. Secondo quanto rende noto la polizia a Pristina, unita' di Kfor hanno assunto il controllo dei varchi dalla polizia kosovara e internazionale poco prima di mezzogiorno. ''I due varchi nel nord sono stati chiusi, a Janjine e a Leposavic, a causa della situazione molto grave che e' in escalation in quei punti'', ha spiegato all'Agenzia di stampa tedesca Dpa, Veton Elshani, portavoce della polizia.
Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha tenuto ieri sera la seduta convocata per l’unilateralmente proclamata indipendenza del Kosovo, il dibattito è seguito dopo il discorso del presidente della Serbia Boris Tadić, dimostrando una profonda divisione sulla questione nel più alto corpo dell’Organizzazione mondiale. La proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo è l’atto illegale che rappresenta la violazione dell’intero assetto internazionale costruito per decenni, ha dichiarato alla seduta l’ambasciatore della Russia, Vitaliy Churkin ed ha richiesto l’annullamento dell’atto. Lui ha rilevato che la Russia ritiene che la Risoluzione 1244 resta in vigore e Mosca richiede che il capo dell’UINMIK proclami indipendenza nulla perché l’atto illegale di Priština rappresenta un pericoloso precedente e una minaccia di esaltazione delle violenze interetniche. Il diplomatico russo ha ripetuto che la missione dell’Unione europea nel Kosovo non è in decisione illegittima sulla proclamazione di indipendenza del Kosovo ed ha avviato un appello di continuare trattative nei limiti della Risoluzione 1244, per trovare la soluzione ampiamente accettabile. Dall’altro lato, l’ambasciatore degli Stati Uniti Zalmaj Kalilzad, ha stimato che la proclamazione dell’indipendenza del Kosovo è una reazione legittima del fallimento trattative. Anche gli ambasciatori di Gran Bretagna, Francia, Belgio e Italia hanno espresso un’opinione simile. L’ambasciatore di Vietnam all’ONU, Bui The Giang, ha espresso la preoccupazione della proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo e il suo collega del Sud Africa Dumisani Kumalo ha rilevato che il suo paese sostiene il principio dell’integrità territoriale degli stati ed ha avvertito che la proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo avrà serie implicazioni sul piano internazionale.
Il Ministero degli Esteri di Transnistria: il precedente è fatto - Radio Serbia
Consegnate le proteste ai governi della Francia, Gran Bretagna, Costa Rica, Australia e Albania - Governo Serbia
Belgrado – Il ministero degli Esteri del Governo della Repubblica di Serbia ha inviato oggi le proteste scritte ai governi della Repubblica di Francia, della Gran Bretagna, della Costa Rica, dell’Australia e dell’Albania in occasione del riconoscimento della proclamazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo e Metohija.
Nella dichiarazione del Ministero degli Esteri si dice che il ministro Vuk Jeremic, conformemente al Piano d’azione di quel Ministero adottato alla seduta del Governo della Repubblica di Serbia, ha ordinato oggi l’urgente ritiro anche dell’ambasciatore della Repubblica di Serbia in Australia Milivoje Glisic.
18/02/2008
L’ambasciatrice serba in Italia, Sanda Raskovic Ivic, Kosovo: l’Italia non si affretti a riconoscerne l’indipendenza - Adnkronos
Noi ancora speriamoche l’Italia non proceda in fretta con il riconoscimento del Kosovo senza il passaggio in Consiglio di Sicurezza. La Serbia ha appoggiato l’Italia nelle riforme dell’organizzazione delle Nazioni Unite e del Consiglio e adesso speriamo che l’Italia non appoggi completamente i Paesi che vogliono bypassare l’esecutivo Onu. Se il Kosovo diventasse indipendente questo significherebbe che le risoluzioni delle Nazioni Unite sono risoluzioni al servizio delle maggiori potenze”.
“Noinon riconosceremo mai l’indipendenza del Kosovo. Questa è la posizione del governo, del presidente e del popolo serbo. Il Kosovo-Metohija è la culla del nostro Stato medievale e della nostra Chiesa, e parte di tutti noi”. “…Pensiamo che per i problemi etnici dobbiamo offrire soluzioni europee, ossia un’autonomia molto vasta, sostanziale, che riguarderà i diritti delle minoranze e i diritti degli albanesi che vivono in questa regione del nostro Paese… Nonsi debbano offrire soluzioni territoriali ai problemi etnici… MaStati Uniti ed Unione europea fanno questo in questo momento: offrono una soluzione territoriale per un problema etnico”. Così facendo, ha messo in guardia la Ivic, si rischia di “creare tanti problemi, e di aprire il vaso di Pandora, offrendo a tanti movimenti per l’indipendenza in tutto il mondo un esempio da seguire per procedere nel loro cammino”. Belgrado è convinta che non sia una cosa saggia sradicare il processo relativo al futuro status del Kosovo dal grembo del Consiglio di Sicurezza direche gli albanesi erano molto rilassati perché hanno capito che questi negoziati servono solo per spendere una certa quantità di tempo prima di riuscire nel loro scopo, che è quello dell’indipendenza…Sulla missione Ue, non abbiamo nulla contro questa missione, ma vogliamo che abbia un quadro legale, che passi per il Consiglio di Sicurezza Onu perché altrimenti dipenderà solo dal governo albanese kosovaro che potrà dire prima o poi che non ne ha più bisogno. Non esiste inoltre una struttura, un organismo internazionale cui i serbi della regione possano rivolgersi in qualsiasi modo, voglio ricordare che l’Unmik prevede che 4 volte l’anno si vada in Consiglio Onu a illustrare il rapporto sul compimento degli standard: Questo ora non è più previsto…Il negoziatopuò procedere perché è lo stesso negoziato che porta nuove idee. Nella fase delle trattative condotte dalla Trojka Ue-Usa- Russia, sono emerse le proposte di soluzione che prendevano ad esempio i modelli di Hong Kong e delle isole finlandesi Äland: in queste ultime, abitate da svedesi, gli abitanti hanno tutto ciò che dà corpo e significato alla loro autogestione, ma non hanno formalmente la sovranità e l’indipendenza. Sono parte della Finlandia. Questo è stato rifiutato dagli albanesi, che hanno rifiutato tutto tranne l’indipendenza… La cosa che noi vogliamo è andare in Europa con i nostri confini internazionalmente riconosciuti, insieme con la provincia di Kosovo e Metohija.
Il Governo ordina l’urgente revoca dell’ambasciatore della Serbia da Washington Belgrado - Governo Serbia
Il presidente del Governo della Repubblica di Serbia Vojislav Kostunica ha dichiarato stasera nel Parlamento di Serbia che il fatto che gli USA hanno riconosciuto il falso stato del Kosovo non può rendere reale quel falso stato e che il Governo di Serbia ha ordinato che l’ambasciatore della Serbia a Washington si ritiri subito a Belgrado.
Nella dichiarazione si dice che Thaci, Sejdiu e Krasniqi hanno commesso un grave delitto contro l’ordinamento costituzionale di sicurezza della Serbia dell’articolo 321, paragrafo 1 relativo al delitto di minaccia all’integrità territoriale dell’articolo 307, paragrafo 1 della Legge penale della Repubblica di Serbia.
Secondo l’articolo 8 della Costituzione della Repubblica di Serbia il territorio della Repubblica di Serbia è unico e indivisibile, e i confini della Repubblica di Serbia sono intangibili e si cambiano solo in procedura prevista per il cambiamento della Costituzione, si aggiunge nel comunicato.
La Republika Srpska si mobilita contro l'indipendenza del Kosovo
La mobilitazione contro l'indipendenza del Kosovo cresce in Republika Srpska. Lunedì, alcune migliaia di manifestanti hanno sfilato nelle vie di Banja Luka, richiedendo il passaggio all'indipendenza della loro regione rispetto alla Bosnia-Erzegovina. I loro responsabile politici prevedono altre manifestazioni nelle settimane a venire.
Lunedì all'inizio del pomeriggio, gruppi di giovani raggiungono un corteo di alcune migliaia di manifestanti nel centro di Banja Luka. La loro parola di ordine: l'indipendenza della Republika Srpska (RS). Mentre il corteo sfila in una calma piena di tensione, essi cominciano improvvisamente a lanciare pietre e uova sui consolati di Francia e Germania che incrociano sulla loro strada. Fascisti!, gridano a squarciagola mentre i due paesi si preparano a riconoscere l'indipendenza del Kosovo.
Già domenica, l'organizzazione “Izbor io naš (La scelta appartiene a noi) “ aveva chiamato i cittadini a manifestare il loro malcontento. Qualche centinaio di persone della Krajina, sulla piazza del centro città di Banja Luka,. I manifestanti, inalberavano bandiere serbe e scandivano slogan come “non diamo il Kosovo! ", non avevano comunque causato incidenti.
Il presidente di “Izbor io naš ", Dane Cankovic, ha assicurato che questa mobilitazione era solamente un inizio, e che una grande manifestazione sarà organizzata in marzo.
Da parte sua, il presidente dell'organizzazione dell'università di Banja Luka (SOBL), Dejan Kragulj, ha annunciato che un assembramento avrà luogo anche per mostrare il sostegno degli studenti di Banja Luka agli studenti serbi di Mitrovica, nel Kosovo.
I dirigenti della RS con una sola voce - Il Corriere della Bosnia - Erzegovina (Traduz. del FBIt)
L’ attuale Presidente Zeljko Komsic, ha dichiarato che la Bosnia non saràcertamente uno dei primi paesi a riconoscere il Kosovo. Quanto al membro bosniaco della presidenza, Haris Silajdzic, ha dichiarato che "lo statuto del Kosovo non riguarda la Bosnia-Herzegovina", sottolineando che "il periodo è delicato per il suo paese e per la regione, ma che la Bosnia-Herzegovina è uno Stato riconosciuto sul piano internazionale con le sue frontiere, la sua sovranità, la sua integrità", e che "nulla potrebbe cambiare ciò". Senza sorpresa a Sarajevo, la proclamazione d'indipendenza del Kosovo non ha mobilitato le folle. Nessuna bandiera o slogan, del lato albanese o serbo, è stata scorta domenica. L'argomento di attualità, nella capitale, resta le manifestazioni contro la violenza e la corruzione, che hanno continuato nella calma, sabato 16 febbraio....
Fiamme a Belgrado - www.byzantine.com (Traduz. di BFIt)
Intorno 4 del pomeriggio di domenica, dopo che il criminale di guerra albanese Hashim Thaci ha dichiarato l'indipendenza unilaterale della provincia meridionale serba del Kosovo-Metohija, violente proteste sono scoppiate in ogni parte della Serbia , inclusa la capitale Belgrado, e sono durate fino alla mezzanotte.
L'ambasciata americana e quella Slovena erano i bersagli principali dei manifestanti. Tra lo sventolio dibandiere serbe e lo slogan "Kosovo è Serbia", "non rinunceremo al Kosovo", i manifestanti hanno rotto le finestre su entrambi gli edifici e hanno lanciato bottiglie incendiarie dentro. Dopo aver sfondato il cordone di polizia davanti all'ambasciata Slovena i dimostranti hanno messo a soqquadro l'edificio, spaccando e bruciando i mobili e le bandiere della UE appese sul balcone. Davanti all'ambasciata americana, le automobili con le targhe diplomatiche erano demolite e pietre erano lanciate verso l’edificio dell’ambasciata.
Anche l'ambasciata francese è stata attaccata, distrutti i due ristoranti McDonald in centro di Belgrado, cosi’ come la sede del partito LDP, come pure gli uffici dei mezzi di comunicazione finanziati da Soros,. Un giornalista di FOX TV ha detto alla Tanjug che era stato risparmiato dalla rabbia dei dimostranti, solo perché ha detto di essere russo, così l’hanno lasciato andare via.
La polizia ha usato i lacrimogeni e le pallottole di gomma per disperdere i dimostranti.
Secondo le agenzie, più di 60 persone erano i feriti, inclusi membri della polizia.
Proteste a Novi Sad, Nis, Banjaluka Merdare... - www.byzantine.com (Traduz. di BFIt)
L'attacco brutale alla sovranità della Serbia e alla sua integrità territoriale, orchestrata da Washington e Bruxelles, che attraverso di loro ha portato alla costituzione di un Kosovo fantoccio, gestito da terroristi albanesi, ha provocato reazioni ugualmente forti in altre città serbe, come Novi Sad, Nis e Banjaluka capitale della Republika Srpska. In Novi Sad, la polizia è riuscta ad impedire ai dimostranti di demolire il grande magazzino sloveno Merkator. Il McDonald in Novi Sad è stato attaccato e danneggiato.
Più di mille riservisti dell’esercito e veterani di guerra, dalle città vicino al Kosovo-Metohija amministrativo si sono radunati a Merdare, la piccola città nella così definita zona neutrale vicino al confine amministrativo della provincia del Kosovo. Lo scontro con Nato (KFOR) che pattugliano questa zona (principalmente americani), è stato solamente verbale questa volta.
Attacchi agli edifici UE in Kosovska Mitrovica - www.byzantine.com (Traduz. di BFIt)
Nella città di Mitrovica nel Nord del Kosovo , nella parte abitata dai serbi sono state lanciate tre granate contro gli edifici dell’Unione Europea e del personale delle Nazioni Unite, che hanno favorito la creazione di uno stato mafia dei terroristi albanesi sul territorio della Serbia. Non ci sono stati feriti e sono solo stati distrutti vetri e danneggiate auto del personale.. "Gli albanesi possono celebrare tutto ciò che desiderano, ma questa loro creatura neonata, non sarà mai un paese indipendente finchè esisteranno i serbi", ha dichiarato all’Associated Press Djordje Jovanovic un esponente serbo kosovaro di Mitrovica, riassumendo così il sentimento generale che prevale fra i serbi del mondo intero.
Annuncio di Kostunica e Jeremic: seguiranno reazioni alla decisione del Parlamento kosovaro - Radio Serbia
Il primo ministro di Serbia Vojislav Koštunica oggi pomeriggio si rivolgerà pubblicamente in occasione della proclamazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo nel Parlamento della provincia nonché in ricorrenza della illegittima decisione sull’avviamento della missione dell’UE nel Kosovo. Il ministro degli Affari Esteri di Serbia Vuk Jeremić stasera terrà le consultazioni con i capi delle missioni diplomatiche accreditati a Belgrado e comunicherà la posizione di Serbia sulla situazione nel Kosovo, si dice nel comunicato dal gabinetto del capo della diplomazia serba
Sinodo della Chiesa Ortodossa Serba: atto di violenza contro legge e giustizia - Radio Serbia (Traduz. FBIt)
Il sinodo della Chiesa ortodossa serba ha stimato l’odierna proclamazione di indipendenza del Kosovo e Metohija come atto nullo e un atto di violenza contro la legge e contro la giustizia. Nel comunicato, è stato indicato che la separazione del Kosovo e Metohija dallo stato di Serbia è una caratteristica del periodo di occupazione e tirannia. Il sinodo ha invitato arcivescovo di Ras e Prizren Artemije, i monaci, serbi kosovari e tutti gli altri minacciati nel Kosovo che restino nei propri focolari e nei santuari preservando la pace e la fiducia nella vittoria finale della giustizia divina. Sinod ha espresso le attese che le ONU e il Consiglio di sicurezza conforme alla Carta dell’ONU e la risoluzione 1244, nonché degli obblighi internazionali difenderanno i diritti umani e sovrani della Repubblica di Serbia.
Questo ha dichiarato ai media di Belgrado, il capo della Chiesa Ortodossa serba in Kosovo. Il Kosovo è sempre stato e deve rimanere terra serba, ha detto. Nell’opinione del vescovo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo sarà solo una “ temporanea occupazione” della terra serba. La Chiesa Ortodossa in Kosovo ha dichiarato che non riconosce l’indipendenza del Kosovo e rimarrà fedele a Belgrado.
La Chiesa Ortodossa serba chiede lo stato di guerra per il Kosovo
La Serbia dovrebbe mobilitare le sue forze armate, dichiarare il Kosovo 'territorio occupato' e comprare armi dalla Russia per riprenderselo, il capo della Chiesa Ortodossa in Kosovo ha così parlato domenica ai media serbi.
"L'affermazione del capo di stato maggiore, generale Zdravko Ponos, che il Kosovo non sarà difeso militarmente dall'esercito, è un disonore", ha dichiarato il vescovo Artemije al quotidiano Glas Javnosti.
"La Serbia dovrebbe comprare armi dalla Russia e da altri paesi e dovrebbe invitare la Russia a spedire volontari e stabilire una presenza militare in Serbia", ha affermato.
"Il Kosovo è stato e sempre sarà serbo", ha detto il vescovo.
"Tutto passerà, e così sarà per l'occupazione del Kosovo", ha aggiunto il settantatreenne leader della Chiesa Ortodossa.
"Nei prossimi giorni, dobbiamo aspettarci dichiarazioni stampa rabbiose, ha sottolineato il commentatore serbo Bosko Jaksic . Il livello di relazioni diplomatiche coi paesi che riconoscono lo stato balcanico nuovo sarà abbassato", ha scritto nel quotidiano pro-governativo Politika.
“Le campane delle chiese suoneranno continuamente, e noi sappiamo che il vescovo ci chiamerà a lottare per il Kosovo per altri 500 anni se necessario. L'esercito sarà messo in stato di allarme alto. Ci saranno critiche forti ai media occidentali se non mostreranno le immagini dei rifugiati serbi”.
Sarà una battaglia maratona - Reuters, Douglas Hamilton (Traduzione FBIt)
Il Consiglio della Corona di Serbia: il progetto di Mussolini e Hitler è stato finalmente realizzato - www.byzantine.com (Traduz. di BFIt)
Il Consiglio H. R. H. di Serbia ha emesso un comunicato stampa fortemente aspro, dichiarando che "il 17 di febbraio 2008 sarà una data che vivrà nell'infamia":
"In questo giorno l'Europa ha diminuito la sua moralità, la sua storia e mostrato che porta dentro il suo organismo il germe della sua stessa caduta! In questo giorno Su l'America ha rinunciato a Washington, a Lincoln ed a Wilson.
"Non è solo la sconfitta dei serbi, è una sconfitta di un'idea di un mondo senza la violenza, di un'Europa unificata, di una societá di uguaglianza, con legge, legalità e giustizia. È una sconfitta dell'idea di democrazia. È una sconfitta delle regole universalmente accettate del diritto internazionale.
"Una parte del progetto di Mussolini e Hitler è stato finalmente realizzata, nel territorio di Serbia.
"Per ciò, non dobbiamo biasimare gli albanesi, ma quelli che hanno sostenuto loro, che li ha riconosciuti, incoraggiati e li ha finanziati! Sono LORO, quelli che dobbiamo riconoscere e smascherare per la loro perseveranza nel loro odio contro i serbi, per la loro dedizione agli scopi che avevano tentato di realizzare in entrambe le guerre mondiali, che avevano tentato ed avevano perso.
"Il mondo ha, ancora una volta, cominciato ad avvicinarsi alla sua caduta sul territorio di Serbia. Non siamo felici di sapere che domani il destino subito della Serbia e dei serbi, i misfatti che hanno subito, molti vedranno succedere nel loro paese e nelle loro case.
"Kosovo continua a rimanere la nostra storia ed il nostro destino, ma è il loro futuro. Oggi noi sentiamo vergogna per essi, essi cominceranno a sentire vergogna per sè stessi domani.
"Noi preghiamo per la giustizia, la vita e la salute dei nostri cittadini che vivono in Kosovo e Metohija".
Come reagirà la Republika Srpska con la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo? - Courier des Balkans (Traduz. di FBIt)
Il Kosovo è una domanda che ci riguarda tutti, e la proclamazione di indipendenza per l'albanesi avrà delle conseguenze per tutti i serbi, ovunque siano, e particolarmente per noi in Republika Srpska ed in Bosnia-Erzegovina, ed è per ciò che è necessario che ci facciamo sentire ", ha detto Kragulj, presidente di SOBL, l'organizzazione degli studenti delle università di Banja Luka
Marko Vidakovic, presidente del consiglio degli studenti di Sarajevo Est, nel territorio del Republika Srpska, ha detto ieri che chiamerà gli studenti a manifestare in modo pacifico, in caso di dichiarazione di indipendenza.
Mila Grubor, presidente del parlamento degli studenti di Banja Luka, così come gli studenti vicini a questa organizzazione, affermano chiaramente loro posizione sul problema del Kosovo.
Siamo interessati a tutti i problemi del nostro popolo, e quello è cocente. Vedremo bene ciò che accade domenica ", ha detto Grubor.
Se il Kosovo diventa indipendente, la Republika Sprska anche!
Branislav Dukic, presidente del movimento serbo di associazioni non-governative (SPONA), ha incontrato dei membri dell'Ufficio dell'Alto-rappresentante (OHR) e della missione di polizia dell'unione europea (EUPM), per parlare dell'eventualità della proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo.
Volevano che spiegassimo come ci comporteremo se il Kosovo proclama l'indipendenza. abbiamo deciso di non organizzare di manifestazioni. Chiamiamo tutti i cittadini a restare calme ed a non uscire nelle strade se c’è l'indipendenza del Kosovo. SPONA, in questo caso, chiederà tuttavia immediatamente, al Parlamento della Republika Srpska di dichiarare l'indipendenza e la secessione della Republika Srpska dal territorio della Bosnia-Erzegovina. Abbiamo il diritto di farlo, il diritto del popolo all'auto-determinazione ed alla secessione ", ha sottolineato Dukic.
La polizia della Republika Sprska fa sapere che è pronta a reagire a qualsiasi eventualità, ivi compreso delle sommosse o manifestazioni che potrebbero avvenire, per la dichiarazione unilaterale di indipendenza della provincia del sud della Serbia.
L'EUFOR ha dichiarato di disporre in questo momento, di 2.500 soldati, che sono pronti a reagire velocemente ed efficacemente a qualsiasi situazione di crisi.
Kostunica ha sottolineato che durante i secoli, varie volte molti potenti toglievano via il Kosovo per forza. Ma nella nostra storia questa è la prima volta che gli usurpatori ci chiedono di acconsentirlo, di approvarlo e accettarlo, di salutare l’usurpazione del Kosovo come schiavi. Di firmare che non è nostro quello che è stato nostro per secoli. Di ammettere che non proveniamo dal Kosovo, e invece ne proveniamo.
Siamo gente normale in tempi difficili. Il mondo pone davanti alla nostra generazione un compito troppo grande. Il mondo ci chiede: quanto costa quello che siete voi serbi? Quanto costa la vostra memoria? Quanto per la vostra storia? Quanti metri quadrati ci sono nei vostri monasteri? Vi pagheremo per i danni. È meglio che vi paghiamo per essere qualcosa altro. Vi conviene essere qualcosa altro e non quello che siete. Sono costretto a dire: è grave per noi quel compito che ci fanno fare in questi tempi difficili. Abbiamo mica il diritto di rinunciare alle origini, al nome, alla casa, alla fede, alla storia? Cancellare Gazimestan. Andare avanti in qualche direzione, verso le promesse che è meglio essere umiliato e privato di memoria e del carico della storia. Se ogni generazione precedente dei serbi, posta davanti alle decisioni cruciali, avesse fatto così durante i secoli, noi cosa saremmo oggi?
Siamo marcati da quella richiesta del mondo posta solo davanti al nostro popolo. Cos’è nella nostra memoria, nella nostra storia, nella nostra terra, in noi, che spinge il mondo a cambiarci per forza, a ridurci per forza, a cancellare la nostra memoria per forza? E in più, a obbligarci a firmare di accettare tutto ciò. A punire anche noi stessi. A sedere al tavolo della famiglia europea come l’unico Stato che abbia avuto la sedia al tavolo europeo con un indegno commercio, rinunciando da solo alla memoria e all’identità.
Questo è sempre di più il secolo della forza e non della giustizia. Se oggi accettiamo quello che ci chiedono, rinunceremo non solo alle generazioni prima di noi, ma anche priveremo qualche futura generazione di vincere nei tempi di diritto e giustizia. Noi possiamo rinunciare ai nostri avi, non possiamo minacciare i diritti dei successori e rimanere quello che siamo.
Come i serbi furono uniti in Kosovo nel 1389 e a Orasac nel 1804 così anche oggi tutte le istituzioni statali e tutti i cittadini della Serbia devono essere uniti nella difesa del Kosovo. E questa è forse l’unica questione dove non ci devono essere delle differenze. Così ieri il Governo ha preso la decisione storica di cancellare a priori e per sempre la proclamazione illegittima del falso stato nel territorio della Serbia.
Chiunque abbia sentito dei serbi e della Serbia sa che la Serbia è in Europa e che i serbi sono il popolo europeo. E due secoli fa, non solo che la Serbia scopriva l’Europa ma anche l’Europa scopriva la Serbia. E quando lo fece, ci trovò le idee europee e i valori e il Kosovo come l’altro nome per quello che è il più importante che i serbi diedero alla civiltà cristiana. In Europa quindi nessuno può introdurci la Serbia o portarla via, e nell’Unione europea la Serbia ci deve entrare intera, così come l’hanno fatto tutti gli altri membri.
Tutti sappiamo che abbiamo rispettato tutto quello che il diritto internazionale chiede ai Paesi democratici. Per otto anni siamo stati partner amichevoli a tutto il mondo. Non abbiamo trasgredito nessun accordo. Non abbiamo mostrato né rabbia, né dispetto, né indignazione. Non ci siamo staccati neanche da quelli che lo meritavano. Oggi chiediamo: quale Stato del mondo avrebbe sopportato quello che si impone alla Serbia? Quale Stato si sarebbe trattenuto così tanto? Quali cittadini avrebbero mostrato così tanto autocontrollo e la massima dignità in mezzo alla disgrazia nazionale, preparata ed eseguita da fuori?
Con l’esempio della Serbia tutti possono capire facilmente, cosa oggi accade quando il debole si oppone al forte, almeno con le argomentazioni e con i più legittimi mezzi democratici. E tutte le inaudite campagne, pressioni, ricatti e minacce servono solo a minare l’autostima e la fiducia della Serbia nella legge e nel diritto, nel buon senso e nella verità e ad accettare questa anarchia e il diritto del più forte.
È triste che nel XXI secolo uno ha i dubbi se scegliere la giustizia o l’ingiustizia, e proprio da quella risposta dipende non solo il futuro della Serbia ma anche l’ordinamento legale e il futuro del mondo. Perciò siamo convinti che difendendo il Kosovo la Serbia difende qualcosa di più del suo territorio.
Gentili cittadini, anche da questo posto mandiamo un’altra volta il messaggio ai serbi che vivono in Kosovo e Metohija e a tutti coloro che rispettono e ritengono la Serbia il loro Stato, che il Kosovo è la Serbia e che loro possono solo essere cittadini di Serbia. Tutti i bambini in Kosovo devono dormire tranquilli come se fossero in Sumadija. Quelli che hanno assunto l’obbligo di garantirglielo devono assolutamente adempire quell’obbligo.
13/02/2008
Popovic: il Kosovo e Metohija indipendente non è economicamente mantenibile - Radio Serbia
Il capo del team economico per il Kosovo e per il sud della Serbia centrale, Nenad Popovic, ha dichiarato che, dall’aspetto economico, l’indipendenza del Kosovo e Metohija non sarebbe assolutamente mantenibile. Nella regione ci sono il 60% di disoccupati, e le restrizioni di corrente elettrica sono quotidiane, ha detto Popovic alla Voce dell’America. Lui ha fatto sapere che in Kosovo le fabbriche non lavorano, oppure lavorano con il 10% di capacità rispetto al periodo prima del 1999, che non ci sono investimenti stranieri e che non ci saranno se si arriverà all’illegale proclamazione dell’indipendenza. Facendo sapere che gli investitori desiderano la sicurezza legale...
Le autorità kosovare continuano la loro violenta usurpazione del patrimonio culturale e spirituale della Serbia in Kosovo e Metohija. - Radio KIM
“ E’ con grande costernazione e disgusto che leggiamo la nuova presentazione della pubblicità turistica del Kosovo, con offerte di visita a una sorta di Illiro-Albanesi chiese di un “Bizantino Kosovaro” stile. Il vescovo Teodosio del Kosovo ha dichiarato che questo processo di “kosovarizzazione”, va avanti da molto tempo, proponendo una versione falsificata della storia del Kosovo, negando completamente il patrimonio culturale e spirituale serbo della provincia.
NOTIZIE in BREVE:
Taiwan si è congratulata per l’indipendenza del Kosovo
Monstersandcritics.com
Le regioni separatiste ex sovietiche hanno preso forza dall’indipendenza del Kosovo
Reuters
Il portavoce del parlamento polacco annuncia il riconoscimento del Kosovo
Rian
La Turchia riconosce l`indipendenza del Kosovo
"La Repubblica di Turchia si felicita del contenuto della dichiarazione d'indipendenza adottata dal Parlamento del Kosovo e ha preso la decisione di riconoscere la Repubblica del Kosovo"
Hürriyet
La Cina si unisce alla Russia contro l'Indipendenza del Kosovo
La Spagna non riconoscerà il Kosovo
L`Afghanistan riconosce il Kosovo
Radio Nuova Europa
DAL Kosovo:
Enclavi serbe, spunta un piano segreto Mitrovica - Ansa.it 16/02/2008
Kosovska Mitrovica, Serbia - I tricolori serbi garriscono al freddo del vento invernale dei Balcani. Nessuno li ha ammainati in nessuna delle enclave serbofone di un Kosovo che - tutt'intorno - resta invece addobbato a distesa con i colori dei vessili albanesi: pronti a sventolare domani per l'agognata secessione da Belgrado. Sono le due facce di una terra contesa, che si guardano in cagnesco anche in queste ore a dispetto degli appelli alla moderazione e della retorica di una multietnicità svanita da tempo. Una terra sulla quale aleggia pure il fantasma di un piccolo smembramento: quello di Mitrovica nord, ultima roccaforte serba collegata con la madrepatria, per la quale si vocifera di "un piano segreto" di controsecessione.
La situazione sul terreno, almeno per ora, appare relativamente tranquilla. Il governo di Pristina, confortato dal comando del contingente Nato (Kfor) e dall'amministrazione Onu della provincia (Unmik), dissemina i suo comunicati di rassicurazioni. Ma le ansie e le diffidenze reciproche non mancano. Tra gli albanesi prevale il desiderio di far festa, sebbene non senza timori sparsi qua e là; tra i serbi è tutto un cocktail di paura dell'accerchiamento e sorda irritazione. Lo snodo più delicato è proprio Kosovska Mitrovica, città tagliata in due dal ponte sul fiume Ibar.
Di qua, a sud, ci sono 80.000 albanesi e quattro gatti serbi; di là, a nord, 20.000 serbi (40.000 con quelli dei sobborghi circostanti) e qualche raro albanese. In mezzo, un distaccamento di militari della Kfor debitamente rafforzato per l'occasione. Armi ce ne sono un po' dappertutto, ma il timore più diffuso non è quello di uno scontro imminente. Semmai d'un nuovo innalzamento della tensione, di una rottura definitiva a colpi di fatti compiuti. I giornali kosovaro-albanesi - e qualche fonte serba - accreditano l'esistenza del "Piano segreto".
Una strategia concordata dai leader locali più combattivi con Belgrado per rispondere all'indipendenza unilaterale di Pristina con una controsecessione di segno opposto. Ufficiale è l'intenzione di Milan Ivanovic bolla intanto come "una occupazione" anche la neonata missione civile Eulex dell'Ue. Capofila dei radicali in città, Ivanovic è favorevole all'idea di un grande raduno di protesta entro lunedì - per rovinare i festeggiamenti di Pristina, fa capire - e a un'immediata dichiarazione formale di rigetto dell'indipendenza da parte della fortezza di Kosovska Mitrovica.
Una scelta che il suo omonimo e rivale politico Oliver Ivanovic, leader moderato della enclave, contesta: "La partizione - opina - è scritta nei fatti. Per questo è meglio evitare gesti plateali e lasciare che la separazione si consolidi da sé". "Altrimenti - nota - c'é il rischio che a pagarne il prezzo siano i serbi delle enclavi del Kosovo centro meridionale", isolati nella massa albanese e candidati fin d'ora alla sorte di profughi toccata negli ultimi anni a 200.000 compatrioti (dei 300.000 che erano nella provincia). Piccole comunità di assediati (o di autoreclusi, a seconda dei punti di vista), come quelle dell'area circostante la storica sede vescovile ortodossa di Pec (sorvegliata da militari italiani) o quella raccolta attorno all'antico monastero di Gracanica, sotto la protezione d'un drappello di soldati e soldatesse svedesi. Nella stessa Pristina, capitale del nascente Stato albanofono, ne sono rimasti 50 o giù di lì, sprofondati in vite semicatacombali.convocare un'assemblea dei serbi del Kosovo a Mitrovica nord per respingere la secessione e confermare i legami con la Serbia. Il presunto piano comprende qualche 'dettaglio' in più: si parla di 1000 agenti dei servizi segreti di Belgrado sopraggiunti in abiti civili; e del progetto serbo di sigillare il ponte sull'Ibar all'indomani dello strappo di Pristina, di creare un coordinamento fra tutte le enclavi e di buttare fuori dalla zona nord, senza troppi complimenti, i rappresentanti delle missioni internazionali che vi si trovano. Gli echi che risuonano sul posto non cancellano tutte le inquietudini. E non solo tra gli avventori del bar Dolcevita, covo irriducibile di umori turboserbi e di giornalisti in cerca di folklore a tinte forti.
"Non credo a scontri nel giorno dell'indipendenza, anche se qui girano molte armi", dice all'ANSA Adem Mripa, sperduto albanese di Mitrovica nord. "Non so nulla di piani segreti, ma sono preoccupato, confido solo che la Kfor sia in grado di prevenire almeno il pericolo di violenze", incalza il suo connazionale Nexhmedin Spahiu. Sulla trincea etnica opposta,
"Nessuno pensa a noi - sospira all'ANSA uno di loro, Bora Denic, vicino all'ottantina - chi ha potuto se ne è andato da quel dì. Disordini? Non crediamo ce ne saranno, ma non sappiamo davvero cosa attenderci in un posto nel quale, in pubblico, non é più prudente neppure parlare la nostra lingua". di Alessandro Logroscino e Ilire Zajmi.
SUL Kosovo:
Sull’indipendenza del Kosovo - Gen. in pensione G. Blais, direttore OSCE Banja Luka, Repubblica Serba di Bosnia
L’autoproclamata indipendenza del Kosovo dalla Serbia pone seri problemi non tanto sul futuro dei Balcani, futuro pieno di incognite indipendentemente da ciò che accade a Pristina, quanto sulle regole che governano il diritto internazionale.
Le non infondate obiezioni di Serbia e Russia all’indipendenza si basano sul diritto internazionale che garantisce l’integrità degli stati, sulla Carta delle Nazioni Unite e sull’Atto Finale di Helsinki he stabilisce l’inviolabilità delle frontiere. Questi principi sono stati violati e non v’è dubbio che, almeno giuridicamente, l’autoproclamata indipendenza è palesemente illegale.
Non discuto sulle opportunità e sulle convenienze politiche che molti stati, fra i quali pure l’Italia, hanno concordato per dare sostegno alla nuova realtà.
Tuttavia, i problemi da affrontare sono tali che l’Unione Europea ha stabilito di inviare un enorme numero di funzionari, ho letto la cifra di 2.600, nel nuovo paese per controllare e guidare l’amministrazione pubblica, il sistema giudiziario, l’organizzazione della polizia e quella militare, il sistema scolastico. Permanenza che si protrarrà per anni e anni con spese enormi e con dubbie ricadute. Il Kosovo non ha strutture amministrative, non ha una società civile, non ha una economia trasparente, non ha tradizioni unitarie.
E’ probabile che il nuovo Kosovo non entri nelle Nazioni Unite, per il veto della Russia, come non entrerà a far parte della OSCE, per il veto della Serbia e di altri stati europei decisamente contrari all’indipendenza, quali la Spagna, la Romania, la Slovacchia, la Bulgaria, la Grecia, Cipro. Sarà un paese con frontiere parzialmente bloccate e con la presenza di una minoranza serba, arroccata nelle aree settentrionali del Kosovo, probabilmente tentata a domandare, a sua volta, la secessione dal Kosovo albanese.
Inoltre, questa indipendenza costituisce un pericolosissimo e devastante precedente. Già scozzesi, baschi e tutte le minoranze nel mondo che anelano ad una loro indipendenza si faranno forti di questo precedente per poter godere dello stesso trattamento e degli stessi privilegi che hanno avuto gli albanesi del Kosovo.
Nei Balcani sono a rischio l’integrità della Macedonia e della stessa Bosnia, dove rispettivamente albanesi e serbi avranno buone carte da giocare, anche se non in un futuro immediato, per domandare una secessione.
Di fronte a indubbi vantaggi a breve termine, sopra tutto fruibili dagli americani per porre in Kosovo una loro base militare che possa diventare la più importante in Europa, si prospettano scenari assai cupi nel medio e lungo periodo, che continueranno a non dare pace alla martoriata terra dei Balcani.
«Kosovo, il presidente Napolitano sbaglia» Parla il generale Fabio Mini, ex comandante della Nato in Kosovo: «Situazione di stallo per l'Italia all'Onu» - Tommaso Di Francesco da Il manifesto 22 Dicembre 2007
«È davvero uno stallo, anche per l'Italia e purtroppo il presidente Napolitano sbaglia». Parla il generale Fabio Mini, ex comandante della Nato in Kosovo sulle «ombre» del ruolo italiano per l'inestricabile nodo balcanico nel Consiglio di sicurezza dell'Onu, dopo le «luci» della moratoria sulla pena di morte.
Il ministro degli esteri D'Alema, presidente di turno del Consiglio di sicurezza, ha relazionato sul cosiddetto fallimento del negoziato per lo status, e allo stesso tempo ha tentato di inserire nel quadro della legalità delle Nazioni unite, la missione che si chiama «civile e di polizia» decisa dall'Unione europea. Ma è tornato a mani vuote: non c'è stato compromesso, ha detto. Perchè?
Innanzitutto perché la missione europea non è vista bene soprattutto dai kosovari albanesi i quali hanno una lobby fortissima negli Stati uniti, anche sul riconoscimento di un eventuale dichiarazione unilaterale d'indipendenza. La promessa dell'indipendenza fatta da Bush a marzo era chiara. E quindi si sentono forti. I kosovari albanesi vogliono gli americani, non vogliono gli europei. D'altra parte, una nuova missione europea che riguardi una parte della ricostruzione e una parte delle questioni giuridiche e di polizia, è una missione minimalista che non affronta i grandi problemi ed è senza appoggi internazionali molto forti.
E poi c'è il no della Russia che minaccia il veto. Ma ora si mostra anche disposta ad aprire alla «missione Ue» solo se rispetta la 1244, cioè il riconoscimento della sovranità della Serbia sul Kosovo...
Giuridicamente la missione Ue potrebbe essere proponibile, nel senso che se una organizzazione internazionale, ancorché regionale, si offre volontaria può farlo ma con l'accordo delle parti, serba e albanese in questo caso - ovviamente l'accordo per ora non c'è. Ma potrebbe farla soprattutto con l'accordo internazionale, per un mandato di almeno una parte non indifferente dell'Onu. E anche questo non è il caso, per ora. D'altra parte bisogna riconoscere che la 1244 - con cui l'Onu assumeva la pace di Kumanovo dopo i raid della Nato sull'ex Jugoslavia - metteva veramente un vincolo secco che era quello del riconoscimento della sovranità della Serbia sul Kosovo.
Questo non è stato mai messo in discussione, anzi la 1244 rimandava ad un accordo tra le parti, non ad una imposizione dall'alto sullo status finale.
C'è stata polemica tra il presidente della Commissione esteri della Camera Umberto Ranieri e il ministro degli esteri britannico Miliband che sosteneva che la 1244 garantisce l'indipendenza...
Ha fatto bene Ranieri, perché non è vero, è falso, anzi in un certo senso è vero il contrario. Dirò di più: i serbi si sono veramente molto arrabbiati, anche per un fatto fondamentale che un articolo nell'appendice della Risoluzione Onu 1244 stabilisce che ci possa essere l'intervento di forze di polizia o comunque forze di sicurezza serbe in Kosovo soprattutto per dare sicurezza ai siti patrimoniali e religiosi. Non è mai successo.
Ma non crede che l'ambiguità vera sia rappresentata dalla motivazione con cui si vuole avviare la missione Ue, quella di preparare e gestire l'indipendenza? E' una pregiudiziale che non fa onore al tentativo, nel senso che qualsiasi traccheggiamento verso l'indipendenza è visto male dai erbi i quali non l'approveranno mai perché è una perdita di sovranità. Per il Kosovo una soluzione immediata non c'è, non bisogna dunque avere fretta.
Le commissioni esteri e difesa della Camera sono andate in Kosovo, anche a Decani. Lì padre Sava ha detto di sentirsi in un «limbo»...
Anch'io penso al Kosovo come ad un limbo. Ma non credo che a padre Sava o al vescovo Artemje di Gracanica, dove vive la seconda grande enclave serba, siano contenti del limbo. Non ne possono più, però si rendono conto da realisti quali sono che la soluzione che gran parte della comunità internazionale vuole è soltanto quella dell'indipendenza. Per adesso.
C'è dunque una situazione di stallo per la diplomazia italiana. Con un Parlamento che dice cose diverse dal governo e, in aula, impegna all'unanimità il governo a non riconoscere proclamazioni d'indipendenza unilaterali...
Se uno stato vuole rimanere stato e quindi vuole rimanere ente che fa parte del consesso internazionale vigente, con tutto quello che è sancito dalla Carta delle Nazioni unite, questo stato deve essere sovrano e quindi la sovranità gli deve essere riconosciuta. La Comunità internazionale, della quale l'Italia fa parte, non può pertanto riconoscere quello che sta per accadere in Kosovo, vale a dire una dichiarazione unilaterale d'indipendenza. Altrimenti si smantellerebbe il sistema degli stati. C'è stato in questi giorni un allarme dei Servizi europei e dell'intelligence italiana su una precipitazione nei Balcani.
Non vedo la lotta armata immediata e deflagrante. Quello che vedo è invece una lotta armata strisciante, nel senso che ci saranno di sicuro delle forze estremiste che vorranno premere sui pochi serbi rimasti in Kosovo e quindi ci saranno ancora espulsioni, possibilità di larvate od occulte pulizie etniche, così come da parte serba soprattutto nazionalista ci saranno anche dei tentativi di instaurare organizzazioni clandestine in Kosovo. La situazione è difficilissima da gestire e non vorrei essere nei panni dell'Ue che va lì con un mandato di supervisione senza poteri effettivi. Napolitano ieri si è rivolto ai militari di Pristina dicendosi sicuro del loro buon lavoro «affinché il problema dello status del Kosovo si realizzi nelle condizioni previste, dal punto di vista della pace e della collaborazione tra le diverse etnie, come d'altronde indica il piano dell'Onu»...
Sono un po' perplesso. Sono sette anni che andiamo avanti con queste parole ma i fatti non dicono così. I kosovari albanesi non vogliono assolutamente uno stato multietnico, a parole lo dicono sempre, di fatto non lo vogliono. Così come dall'altra parte anche i serbi non riconoscono molti diritti agli albanesi rimasti nella parte a nord dell'Ibar di Mitrovica. Quindi il Kosovo multietnico è una speranza, è veramente qualche cosa nella quale potremmo sperare perchè tutti dobbiamo essere multietnici, tutti gli stati dovrebbero esserlo. Il fatto fondamentale è che però i soldati in questo hanno poche possibilità. Perché il piano dell'Onu non c'è. Il fatto che le Nazioni unite non abbiamo mai tentato seriamente di costituire un Kosovo multientico è nella realtà. I rientri dei profughi serbi sono falliti. Anzi sono stati boicottati. Quando io parlavo di fare rientrare due comunità piccolissime vicino a Pec, ho trovato veramente ostacoli solo nell'amministrazione Unmik-Onu. Non volevano rischiare. O non c'erano soldi, andavano solo a chi volevano loro. Il Kosovo multietnico nel piano dell'Onu non c'è mai stato.
KOSOVO – Memoria Storica:
L’indipendenza del Kosovo consacrerà il peggiore arbitrio e aprirà la via ai diversi separatismi
Lettera aperta a Pierre Moscovici, Vicepresidente del Parlamento europeo - Jean-Michel Berard, Cronista del mensile B.I. Balkans-Infos
Il 28 e 29 marzo 2007, il Parlamento europeo ha approvato con 319 voti contro 268 il rapporto presentato da Joost Lagendijk sul futuro del Kosovo e sul ruolo dell’UE (1). Questo rapporto è una proposta di risoluzione del Parlamento europeo che convalida le conclusioni di Martti Ahtisaari, inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per i negoziati sullo statuto finale della provincia serba. Il diplomatico finlandese prevede per Pristina una forma di indipendenza a sovranità limitata. L’ossimoro è tutto da gustare... Ioannis Kasoulides, eurodeputato cipriota affiliato al Partito Popolare Europeo, è insorto contro questa nuova nozione. « Un paese indipendente è interamente sovrano, oppure non è indipendente ». Tutto questo farebbe sorridere se quasi ad ogni capoverso le 14 pagine del rapporto Lagendijk, malgrado i loro dinieghi (in particolare paragrafo 3 p.5), non rappresentassero una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite relativa alla sovranità degli Stati, dell’Atto finale di Helsinki del 1975 sull’intangibilità delle frontiere dei paesi europei e della risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 10 giugno 1999 che giustamente si richiamava al trattato di Helsinki per riaffermare la sovranità di Belgrado sul Kosovo e il mantenimento delle sue frontiere.
Ma gli eurodeputati francesi hanno votato a favore di questo testo! Già mi vengono i brividi pensando alle implicazioni che esso non mancherà di comportare. Dobbiamo accusare l’ignoranza dei nostri rappresentanti? No, Signor Moscovici, non voglio che lei ne esca così facilmente. Lei sa.
Il rapporto inizia (paragrafo B, p.3) col giustificare l’aggressione della Jugoslavia da parte della NATO, distorcendo la cronologia degli avvenimenti per farli aderire alla sua tesi. L’Alleanza atlantica sarebbe intervenuta per impedire un’espulsione in massa della popolazione civile. È inesatto: lei inverte le cause e le conseguenze. Prima del 23 marzo 1999 non erano sfollate che 2.000 persone e, in pochi giorni, dopo l’inizio dei bombardamenti, un milione di Albanesi del Kosovo fuggirono o furono espulsi dalla provincia dalle forze armate serbe. Solo cinque giorni prima della guerra, il 19 marzo 1999, una nota del Ministero degli Esteri tedesco classificata « molto confidenziale » concludeva che la repressione serba non era diretta contro gli Albanesi in quanto gruppo etnico, ma contro i membri dell’UCK e coloro che li sostenevano. (2) Questo cambia tutto: non si tratta più di purificazione etnica, ma di legittima difesa di uno Stato sovrano di fronte ad una guerriglia separatista. Quella nota metteva giustamente in guardia contro un’iniziativa militare occidentale che rischiava di attirare rappresaglie contro la popolazione civile albanese. Ed è precisamente ciò che accadde. Le conseguenze, che il suo relatore rifiuta ostinatamente di chiamare « guerra », furono settant’otto giorni di bombardamenti. Quindicimila tonnellate di bombe sganciate su tutto il paese, tra cui munizioni all’uranio impoverito, pure vietate dalla Convenzione di Ginevra, flagrante smentita delle vostre pretese umanitarie. La vostra non-guerra, in violazione della Carta dell’ONU, di quella della NATO, della Convenzioni di Vienna, di Ginevra, di Helsinki e, accessoriamente, della nostra stessa Costituzione francese, ha anche aperto la strada all’unilateralismo del tipo praticato dagli Americani in Iraq. Gli stessi che oggi lo denunciano dimenticano opportunamente di essere stati gli zelanti iniziatori di quello che lo ha preceduto.
Voi trattate la Serbia come se fosse ancora in pugno a Slobodan Milosevic. Devo ricordarvi che egli è stato cacciato dal potere nell’ottobre 2000 e che attualmente è deceduto? La Serbia è uno Stato perfettamente democratico e, malgrado il marasma economico in cui si dibatte il paese, paria della vostra « comunità internazionale », si vive più sicuri a Belgrado che a Pristina. Da otto anni, il Kosovo è dissociato dalla Serbia e il radiosi futuri del pluri-etnismo che ci avevate promesso si fanno ancora attendere. Che cosa le permette di supporre che, in questo campo, l’indipendenza farà ciò che otto anni di protezione dell’ONU non sono riusciti a realizzare? Con la sua « società tollerante e non segregazionista » (capoverso D, p.4) lei si riempie la bocca con parole di un ottimismo a comando degno dell’era Breznev. In Kosovo, la divisione etnica è una realtà. Pensi che attualmente i Serbi hanno una tale paura dell’indipendenza auspicata nel vostro voto, che riesumano i loro morti e li traslano in quel che resta della Serbia. Dopo l’indipendenza, se arrivaste ad impedire la secessione delle enclavi del nord della provincia, nella migliore delle ipotesi avreste per i Serbi delle riserve indiane, nella peggiore avreste dei ghetti. Data la sua storia familiare, come può approvare questo?
Quale ironia strappare alla Serbia il 15% del suo territorio per farne uno Stato indipendente su criteri etnici (il suo famoso 90% di Albanesi e 10% di Serbi, formula che non può non ricordare il vile abbandono dell’Europa dell’Est da parte di Churchill a Yalta), mentre, parallelamente, vi sfiancate per mantenere unita una Bosnia-Erzegovina che di multi-culturale ha ormai solo la vernice, dopo che le tre comunità che la compongono hanno votato per i campi nazionalisti e si girano ostentatamente le spalle!
Voi convalidate (capoverso E, F e G, p.4) le proposte di Martti Ahtisaari d’indipendenza del Kosovo rinviando, schiena contro schiena, le due parti le cui posizioni si saranno radicalizzate. Di fatto, punite Belgrado per i difetti di Pristina. La Serbia ha proposto per il Kosovo « tutto, salvo l’indipendenza ». Quale paese d’Europa sarebbe così largo con una delle sue regioni? Le dichiarazioni radicali che troverete sono quelle degli Albanesi del Kosovo, i quali non concepiscono altro che la secessione. In più, è il non rispetto della Risoluzione 1244 da parte della NATO e della missione delle Nazioni Unite (la MINUK), specialmente sul piano monetario, ma anche amministrativo e della salvaguardia delle frontiere, ad aver rotto i legami tra la capitale e la sua provincia. Come si può ora, prendere a pretesto questa rottura per renderla definitiva? Come si fa a ragionare sulla mancanza di fiducia tra le comunità e sull’instabilità della situazione (paragrafo J, p.4) per proporre la fuga in avanti? Soprattutto quando poco prima (paragrafo I, p.4) lei ammette che « le relazioni tra il Kosovo e la Serbia, dati gli stretti legami culturali, religiosi ed economici, devono essere rafforzati ». Che ragionamento assurdo! Prima lei erige una frontiera tra la provincia serba ed il resto del paese, poi chiama Pristina e Belgrado a rafforzare i loro legami al di sopra dei suoi reticolati!
Il suo relatore si felicita (paragrafo 8, p.6) della proposta di Martti Ahtisaari che disegna «i contorni di una larga autonomia per le comunità serbe ed altre, che comporta un grado sostanziale di autonomia municipale ». In poche parole, lei prevede l’indipendenza per la provincia e l’autonomia per le municipalità serbe della provincia. Spingere all’estremo il frazionamento, balcanizzare i Balcani, che programma! Qui si ritrova lo spirito della Commissione Badinter quando, durante l’inverno 1991-1992, quella sfilza di apprendisti stregoni, non contenta di affrettarsi a firmare l’atto di morte di una Jugoslavia ancora in vita aprendo la via all’indipendenza delle repubbliche separatiste di Slovenia e Croazia, estese la sua ampiezza alla totalità delle repubbliche della federazione, precipitando la Bosnia-Erzegovina nell’inferno che tutti conosciamo. Signor Moscovici, vuole riservare alle sventurate popolazioni del Kosovo la sorte della Bosnia? Oppure è per la sua posizione strategica, sola confessione sincera del rapporto Lagendijk (paragrafo L p.4) che desidera prolungare il caos, pretesto per una presenza militare occidentale? Perché ha così fretta (capoverso 1 p.5) di seppellire la Risoluzione 1244 che diceva il giusto?
In uno strano spirito democratico, il rapporto auspica (capoverso 4 , p.5) la formazione di un governo filo-europeo in Serbia. Bisogna essere proprio cinici per farsi meraviglia del risultato registrato dall’estrema destra a Belgrado, perché anche qui, si tratta di un effetto speculare al vostro atteggiamento nei confronti del popolo serbo: disprezzo chiama disprezzo. Quale altra scelta avete lasciato ai Serbi dei quali mutilate il paese? Dopo avergli strappato il Kosovo, blandirete la secessione degli Albanesi della valle di Presevo, dei musulmani del Sangiaccato di Novi Pazar, degli Ungheresi di Voivodina? Quando della Serbia non resterà più che un orticello, che cosa credete che avverrà? Getterete ancora dell’obbrobrio sui Serbi che dissotterreranno i loro fucili per difendere i resti della loro casa comune?
Al capoverso 34, p.10, il Signor Lagendijk invita « i paesi vicini a rispettare le frontiere esistenti ». Bisogna pensare che l’Europa tema l’Anschluss all’Albania del Kosovo e di una parte della Macedonia, per proibire a questi paesi quello che essa stessa si permette di fare: tranciare nel vivo uno Stato sovrano, membro dell’ONU. Immagini per un solo istante la stessa scena in Francia, Signor Moscovici. La Bretagna, la Fiandra, l’Alsazia, il Paese basco, l’Occitania, la Catalogna, la Corsica che reclamano un’ « indipendenza a sovranità limitata »... Impossibile? E perché, dal momento che voi avete aperto il vaso di Pandora? Pensate di essere credibili nelle città-ghetto delle nostre periferie, quando in Francia mettete in prima fila la cittadinanza, mentre a Bruxelles sbandierate l’etnia? Bisogna scegliere: si tratta della Repubblica o del comunitarismo. Il secondo non è risolvibile nella prima.
Lei conosce il proverbio rumeno: quando brucia la casa del vicino, rifornisciti d’acqua. Che segnale invia lei a quel membro dell’UE, che siede a Bruxelles da appena quattro mesi, che assiste stupito nel perimetro del Parlamento europeo allo smembramento del suo vicino, mentre anche Bucarest, con 1.620.000 cittadini di ceppo ungherese concentrati in Transilvania, alberga nel suo seno il proprio Kosovo? Dal momento che mettete in pericolo il suo equilibrio, come fate a meravigliarvi dei prodigiosi risultati del tribuno di estrema destra Corneliu Vadim Tudor, che intende « governare il paese con la mitragliatrice »? Della folgorante ascesa dell’euroscetticismo in questo paese che pure ha accettati considerevoli sacrifici, dopo la caduta di Ceausescu, per far parte dell’UE? Non ha dunque timore di vedere la Romania andare di nuovo alla deriva verso « anni di smarrimento », in stivali e camice verdi? (3) Tutti i giorni leggo molti titoli della stampa rumena, Signor Moscovici. Conosco, perciò, il suo coinvolgimento personale nell’adesione di Bucarest all’UE. Lei conosce la sua situazione e i timori che hanno determinato il suo voto negativo del rapporto Lagendijk, a fianco della Grecia, della Bulgaria, di Cipro e della Spagna. Perché non si è degnato di rispondere alla proposta originale e costruttiva di Adrian Severin, eurodeputato rumeno e socialista come lei?
Perché non tiene in alcun conto le critiche di quei paesi contrari al vostro piano? Certo, Atene e Bucarest sono tradizionali alleate di Belgrado. Ma lasciar credere che la Romania, la Bulgaria e la Grecia abbiano votato solo per ragioni di buon vicinato con la Serbia è molto insufficiente e lei lo sa. Che cosa pensa che farà ora la minoranza turca di Bulgaria (il 10% della popolazione), già piuttosto turbolenta? Massacrerà anche le frontiere bulgare, quando le autorità di Sofia reprimeranno brutalmente le aspirazioni separatiste delle loro popolazioni turcofone? La prevedibile esplosione della Macedonia, dove un abitante su tre è albanese, non rischia di estendersi a macchia d’olio sul versante greco? Atene non ha forse valide ragioni per contestare il vostro approccio al problema kosovaro, avendo sempre nella memoria il doloroso trauma del disastro di Smirne dove, nel 1922, 1.500.000 Greci dell’Asia minore furono respinti in mare dai Turchi che cancellarono così 2.500 anni di presenza ellenica sull’altra sponda del Mar Egeo?
E la sfortunata Cipro che vive sotto la permanente minaccia di Ankara, la quale nega persino la sua esistenza, sa meglio di chiunque altro, da Nicosia ultima capitale divisa d’Europa, che cosa significhi la partizione etnica di un paese. È allora sorpreso che due eurodeputati ciprioti abbiano preso la parola per opporsi con forza al vostro rapporto? Il loro intervento è stato puramente chimerico?
Chimerico è stato anche l’atteggiamento della Slovacchia, travagliata dalla sua popolazione di ascendenza ungherese (10% della popolazione)? Chimerico, infine, anche il comportamento della Spagna, che si gioca la sua sopravvivenza per contrastare le inesorabili forze centrifughe che, poco a poco, distaccano le sue province, il Paese basco, la Catalogna e l’Andalusia? Garantire l’indipendenza del Kosovo significa avvalorare la decisione delle armi. È cedere alla legge del più forte, quella della giungla, la quale, si sa, non ha niente a che vedere con il diritto. Lei pretende che la sua Europa sia una garanzia di pace per il futuro, ma ora essa sta seminando terribili germi di guerra.
Con l’occhio fisso sul Kosovo, lei dimentica che è una provincia della Serbia e che è al livello di quel paese che si deve esaminare chi è maggioranza e chi è minoranza. I Serbi del Kosovo nel loro paese non saprebbero di essere una minoranza. Se si ragiona sulla scala della Serbia, sono gli Albanesi, principalmente residenti nel Kosovo, ad essere una minoranza, cioè il 17% della popolazione.
Il Kosovo è, lo si voglia o no, una delle più forti concentrazioni al mondo di arte religiosa medievale. Essendoci andato, prima della tragedia che ha insanguinato la regione, ho potuto constatare di persona il significato di 1370 santuari disseminati sul suo piccolo territorio. Il nome ufficiale della provincia, Kosovo e Metohjia, sempre taciuto dai nostri media, non è casuale: Kosovo è il genitivo di Kos, una parola serba che significa «merlo», e Metohjia che deriva dal greco Metohos, designa un territorio collegato ad un monastero. Alcuni di quei monasteri, come Gracanica o Decani, sono classificati dall’UNESCO nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Dall’inizio della tutela dell’ONU, nel giugno del 1999, più di cento edifici religiosi, di cui alcuni tra i maggiori, del XIII o del XIV secolo, sono stati polverizzati da estremisti albanesi. Quando, in Afghanistan, i Talebani fecero saltare i Buddha di Bâmyân, classificati dall’UNESCO tra il Patrimonio Mondiale dell’Umanità, il coro di protesta fu generale nel denunciare la barbarie e l’oscurantismo. Quando « i Talebani d’Europa » fanno saltare in Kosovo un monastero ortodosso del XIII secolo, il vostro silenzio è eloquente... Consulti dunque la magnifica opera di Gojko Subotic, « Terre sacrée du Kosovo » (Editions Thalia, 2006). La apra alla pagina della chiesa della Madre di Dio di Ljevisa, a Prizren, del XIV secolo. Guardi bene le sue linee, i suoi affreschi di una bellezza commovente. Ora può ammirarli solo lì. L’edificio è stato incendiato e distrutto dagli Albanesi durante gli « avvenimenti del marzo 2004 », come vengono pudicamente designati dal vostro rapporto (capoverso C p.4), troppo timoroso di usare la parola giusta: pogrom. Lo stesso mese, il villaggio serbo di Svinjare fu evacuato dei suoi abitanti e saccheggiato, prima di essere interamente bruciato dagli Albanesi sotto lo sguardo impassibile dei soldati francesi della KFOR. A quella gente lei desidera accordare l’indipendenza! Senza dubbio, per incoraggiarli nei loro progressi democratici?
Lei che criticò così duramente il Presidente François Mitterrand per aver frequentato René Bousquet, uno degli ingranaggi della Soluzione finale, non ha imbarazzo ad andare fianco a fianco con Agim Ceku il quale, prima di diventare Primo ministro del Kosovo, è stato un agente segreto dell’esercito croato, resosi famoso nella Krajina con le sue attività, prima di comandare le bande di tagliagole dell’UCK e di essere perseguito per crimini di guerra commessi tra il 1995 e il 1999? Perché, malgrado la presenza di migliaia di soldati della KFOR, i sequestri di persona e gli omicidi sono in Kossovo moneta corrente e i Serbi non ne sono le sole vittime: lo sono tutti i non albanesi: Rom, Ebrei, Gorani, Ashkali che sono minacciati. (4)
Lei che dice di essere socialista, non si sente imbarazzato a ritrovarsi nell’interessata vigliaccheria dell’Europa che il grande Jaurès aveva denunciato in simili circostanze oltre un secolo fa? (5) Non la turba il silenzio compiacente dei media occidentali?
Lei dice: « La soluzione apportata al Kosovo non creerà precedenti nel diritto internazionale ». Le circonvoluzioni dei paragrafi 6 p.6 e 2 p.11 sono altrettante prodigiose acrobazie giuridiche. Si può intuire l’imbarazzo del redattore, che certamente ha dovuto ripetere a lungo il suo numero di equilibrista ma, ahimè, senza convinzione: tutti i vostri postulati non possono mascherare i crudi fatti. Come procederete per impedire il precedente? In nome di che cosa rifiuterete agli Albanesi di Macedonia (circa il 30% della popolazione macedone) quello che avete concesso agli Albanesi di Serbia (17% degli abitanti)? Che cosa direte agli Ungheresi e ai Siculi di Transilvania che, in particolare dall’anno scorso, hanno moltiplicato le azioni politiche aggressive, i referendum illegali sull’autonomia di un Territorio siculo che si estende su circa tre dipartimenti rumeni? Non capisce che il rapporto Lagendijk è pienamente d’accordo con loro, con quelli che inanellano dichiarazioni e manifestazioni provocatorie nei confronti dei simboli dello Stato, che durante la festa nazionale rumena si mostrano con bracciali neri in segno di lutto e che addestrano sui Carpazi una loro milizia paramilitare?
Che cosa farete di fronte al riconoscimento, sulla base del precedente kosovaro, della Transnistria da parte del Kremlino, che da tempo collega la regolazione delle due pratiche? Di quali margini di manovra disporrà l’Europa per opporsi ad una presenza russa dotata del più grande arsenale militare del nostro continente, a Costanza, in quell’enclave alle sue porte?
Dal punto di vista catastale, il Kosovo è serbo per più del 58% (6). E’ una realtà totalmente passata sotto silenzio nel rapporto di Joost Lagendijk. Come gestirete il diritto imprescindibile alla proprietà privata (Articolo 17 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) con l’indipendenza di un Kosovo albanese che spoglia i Serbi nella culla stessa della loro nazione? Avete appoggiato il ritorno degli Albanesi cacciati dalle loro case, ma la sorte dei non albanesi, Serbi, Rom, Ashkali, Ebrei, Gorani, i quali non hanno avuto altra scelta che la valigia o la cassa da morto, vi è indifferente. In otto anni, niente è stato fatto per il loro ritorno. La vostra pretesa società multi-etnica porta soprattutto il marchio dei Diritti dell’Uomo multi-standard.
Il voto del rapporto Lagendijk al Parlamento europeo è stato fatto precipitosamente, per paura di un sorpasso. Il suo stesso relatore ha riconosciuto che, solo due giorni prima, Martti Ahtisaari aveva ottenuto l’appoggio del Segretario generale dell’ONU per il suo piano. La passività intellettuale e la fuga in avanti come linea politica: ecco qualcosa di cui non andare troppo fieri. Al contrario, il coraggio politico è saper dire « no » anche quando tutti dicono « sì ». Affermare le proprie convinzioni, soprattutto se esse vanno contro delle posizioni dominanti.
La sua storia familiare la lega alla città rumena di Braïla, grande porto danubiano e patria di Panait Istrati. È un’eredità drammatica, dolorosa, che le dà una responsabilità particolare e supplementare. Lei che è un eurodeputato francese, perché non afferma dall’emiciclo di Strasburgo i valori del nostro paese, dove i cittadini sono eguali in diritti e doveri, quali che siano le loro origini o le loro religioni? E’ diventato, per parafrasare Panait Istrati, la campana fessa dell’idea europea al punto da perdere ogni senso critico, perfino sulla questione decisiva del Kosovo? In questo caso, per lei sarà facile capire che io respingo il rapporto del Signor Joost Lagendijk con lo stesso disgusto e la stessa indignazione con cui ho respinto la vostra Costituzione europea. Signor Moscovici, quella che ci costruite è l’Europa delle tribù. La dittatura delle minoranze attive. Ed io non ne voglio sapere, né per me, né per i miei figli.
Dal nostro comfort occidentale, ci si può accontentare delle vostre decisioni irresponsabili adottate in nome nostro, dirsi « che non c’è fumo senza fuoco », che il Kosovo è, in ogni caso, perduto per la Serbia e che, se il passato della provincia è stato incontestabilmente serbo e cristiano ortodosso, il suo presente è altrettanto incontestabilmente albanese e musulmano sunnita. Si può, in effetti, chiudere gli occhi sui pogrom anti-serbi, come quelli del marzo 2004, e sulle irrimediabili devastazioni di un patrimonio artistico e religioso unico.
Oppure si può, da uomini liberi – ma ce ne sono ancora? – dirsi che ogni uomo che viene ucciso, non per ciò che fa ma per ciò che è, è una parte della nostra stessa umanità che se ne va, che ogni chiesa fatta saltare nel nostro continente è una violenza fatta alla nostra stessa chiesa.
Nel momento in cui si va a decidere lo statuto finale del Kosovo, questo è in ogni caso il senso del mio impegno. Avevo sperato – senza dubbio piuttosto ingenuamente – che fosse anche il suo...
(1) Parlamento europeo, rapporto n° A6-0067/2007, disponibile sul sito Internet http//:www.europarl.europa.eu/
(2) Jürgen Elsässer, La RFA dans la guerre du Kosovo, chronique d’une manipulation, Editions L’Harmattan, Paris, 2002, p.48 à 51
(3) Pierre Moscovici è figlio di Serge Moscovici, nato nel 1925 a Braïla, in Romania. Di famiglia d’origine ebrea, egli fu escluso dal suo liceo per le leggi antisemite, sfuggì di poco al pogrom di Bucarest del gennaio 1941 da parte della Guardia di Ferro, milizia fascista rumena, poi fu costretto al lavoro coatto fino al 1944. Nel 1947, lasciò la Romania per raggiungere Parigi, dove diventò il grande psicologo sociale che tutti conoscono. Serge Moscovici racconta questa odissea nelle sue memorie, Chronique des années égarées, Editions Stock, Paris, 1997.
(4) Vedi l’eccellente documentazione in DVD di Michel Collon e Vanessa Stojilkovic, Les damnés du Kosovo, Bruxelles, 2000.
(5) Jean Jaurès, « Il faut sauver les Arméniens », Editions Mille et Une Nuits, Paris, 2006. Discorsi del 1896-1897.
(6) Ziua, (« Le Jour », quotidiano rumeno di diffusione nazionale), « Le Kosovo, propriété des Serbes », Bucarest, 8 gennaio 2007.st, 8 gennaio 2007.
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
Parlano i bambini del Kosovo Metohija:
Il Kosovo è la mia terra,
da sempre essa è una martire,
la amano solo lo persone giuste,
ed essa è sempre nel mio cuore.
Il Kosovo ha imparato a soffrire,
è sopravvissuto addirittura a tre guerre,
di esso racconta mia madre,
e racconteremo anche io e te.
Il Kosovo è un gigante che lotta da solo,
e suscita in me la speranza,
che nel giorno del giudizio, quando anche il cielo si aprirà,
io rimarrò con lui, qui dove sono le mie radici.
Danijela R. – 1° media (Dal libro di E.Vigna “Dalla guerra all’assedio”- Città del Sole Ed)
La nostra Solidarietà:
Campagna per la fornitura di un corredo scolastico ai Figli dei rapiti del Kosovo Metohija
Contribuisci anche tu e sostienici in questo impegno di solidarietà

Caro amico/a,
continua l’impegno di SOS Yugoslavia, con una specifica campagna di solidarietà per i Figli dei Rapiti del Kosovo, all’interno del Progetto “ SOS Kosovo Metohija”.
In collaborazione con l’Associazione Srecna Porodica (l’Associazione di donne profughe e vedove di guerra, con cui collaboriamo da anni), anche quest’anno lanciamo una sottoscrizione per fornire materiale scolastico ai bambini serbi e rom, figli dei rapiti e scomparsi del Kosovo, che fanno parte di Srecna Porodica.
Aiutaci a contribuire all’acquisto di un corredo scolastico minimo per questi bambini, a cui la violenza criminale ha rapito e assassinato uno o entrambi i genitori, e che ora vivono come profughi in Serbia. Una situazione che riguarda circa 1.300 rapiti e scomparsi non albanesi dal giugno ‘99 in poi; la loro sorte rimane ignota per la burocrazia ma è evidente che il loro destino è stata la morte.
La maggior parte di essi erano civili, giovani o padri di famiglia, con la sola colpa di appartenere acomunità non albanesi del Kosovo.
Per questi bambini, mogli o nonni sopravvissuti, oltre ad una vita miserrima in campi profughi, senza lavoro, aiuti, soprattutto senza speranze nel futuro; lontani dalle loro case e terre bruciate, distrutte o occupate da famiglie albanesi.
Questa è la situazione a otto anni dai bombardamenti della NATO sulla ex Jugoslavia; bambini o parenti che non hanno neanche una tomba né un luogo dove piangere i propri cari.
Tutto questo nel silenzio e nell’omertà dei giornali e dei mass media occidentali. Perché?
Ci auguriamo che sia per un senso di vergogna.
Noi non possiamo fare molto con le poche forze rimaste, ma quello che possiamo fare è sostenere queste famiglie parte di Srecna Porodica, dove vi sono figli di scomparsi che vivono nei campi profughi di Nis (sud della Serbia); garantendo loro una minima dotazione scolastica (penne, quaderni, matite, album, ecc.), definita insieme a SP.
Le sottoscrizioni raccolte saranno ridistribuite a ciascun bambino non in denaro, ma direttamente in materiale scolastico uguale per tutti, comprato in loco. Se sarà superato l’obiettivo economico minimo di raccolta fondi per questi bambini, la parte economica restante sarà data agli orfani di guerra di SP.
L’elenco dei bambini con la loro situazione e breve storia, è disponibile a chi intenda approfondire questa dolorosa realtà.
Ti chiediamo di contribuire economicamente a questo impegno, piccolo ma di grossa importanza per queste famiglie con redditi inesistenti o da sopravvivenza, e in un sistema scolastico “nuovo”, in cui l’acquisto dei testi è interamente a carico degli scolari. Il corredo che forniremo con il tuo aiuto, per questi bambini è una piccola garanzia per coltivare il diritto allo studio, altrimenti ormai alla mercé della legge del più forte e soprattutto di coltivare il diritto alla speranza in un altro futuro.
Confidando nella sensibilità che conosciamo, vi invitiamo a contribuire tramite versamento su:
Ist. Bancario San Paolo c/c 10160153 – ABI 1025 – CAB 01100 – CIN U
oppure su c/c postale n. 78730587 intestato a SOS Yugoslavia, causale “Campagna Scuola Kosovo”
Settembre 2007, il Direttivo di Associazione “SOS Yugoslavia”- V. Reggio 14 – 10100 Torino sosyugoslavia@libero.it
Riso amaro…per l’occidente: Pandora - Mark Bernardini www.bernardini.com
Il pitale di Pandora è crepato? La domanda è lecita, perché, dopo il Kosovo, adesso ne vedremo delle orrende. Fuori i georgiani (mi perdoni Ray Charles) dall’Abchasia e dall’Ossezia del Sud. Fuori i turchi (mamma) da Cipro. Fuori gli iberici ed i galli da Euskadi. I britannici dall'Irlanda. I valloni dalle Fiandre ed i fiamminghi dalla Vallonia. Fuori i romeni dalla Transnistria, e poi gli italiani dalla Padania, e gli albanesi albanensi da Ariccia, gli aricciaroli con tutta la porchetta da Genzano, i bergamaschi di sopra da Bergamo di sotto, i bergamaschi di sotto da Brescia, quelli di San Giovanni da Cinecittà e quelli di Porta Romana dal Parco Lambro. E che gli yankees non gioiscano più di tanto: prima o poi, dovranno levarsi dalle balle, a cominciare dal Dakota, dove i Lakota stanno ricreando il libero Stato indipendente degli autoctoni. Non mi risulta che i ceceni abbiano voglia di uscire dalla Federazione Russa, checché se ne dica in Occidente, ma se fosse così, fuori dalle palle anche loro: i russi dall'Ichkeria e i ceceni da Mosca, ché ce n'è più che in Cecenia, come ci sono più calabresi in Argentina che in Calabria...
Sembra tutta da ridere. Vedremo tra quanto quel ghigno sparirà dalle vostre facce da incoscienti, affogato in un bagno di sangue innocente.