www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 23-02-08 - n. 216

Emergenza Kosovo
 
Appello di “SOS Yugoslavia”
 
A fronte dell’ennesima violenza nei confronti della legalità internazionale compiuta con la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo, la forzatura degli equilibri nella regione balcanica con l’aggravarsi di tensioni internazionali e soprattutto la prospettiva sempre più tragica per le enclavi serbe, ci rivolgiamo a chi dispone della sensibilità per cogliere la gravità dell’ingiustizia commessa, che è carica di potenziali tragedie.
 
Chiunque, dotato di lucidità ed onestà intellettuale, può cogliere l’ombra degli interessi geopolitici che stanno dietro i recenti avvenimenti scatenati dalla dichiarazione d’indipendenza del Kosovo albanese, che oltre ad aggravare l’opposizione Nato - Russia e a fornire un pretesto per altre secessioni patrocinate da ingerenze straniere in qualunque zona del mondo, condanna la popolazione serba residente nelle enclavi del Kosovo alla fine di ogni prospettiva, o peggio, ad altre violenze da parte degli estremisti albanesi.
 
Impegnati fin dal 1999 con progetti umanitari a sostegno delle famiglie jugoslave colpite dal disastro seguito alla fine della campagna di bombardamenti sulla Repubblica Federale di Jugoslavia: ristrutturazione industriale con licenziamenti di massa, diffusione di malattie tumorali provocate dalle sostanze tossiche uscite dagli impianti industriali bombardati e dall’uranio impoverito, un milione di profughi di tutte le etnie (il 10% della popolazione), e devastazione dello stato sociale. Dal febbraio 2003 attivi anche in Kosovo, a sostegno delle comunità di alcune enclavi, con il Progetto “SOS Kosovo Metohija”, riteniamo più viva che mai la necessità di proseguire in questo lavoro di solidarietà concreta e consapevole.
 
Chi sente la gravità di quanto accade e giustamente s’indigna perché più cosciente e informato, perché vede al di là dell’immediato e intravede la deriva tragica che può seguire e dispone pure di buona volontà, s’impegni al nostro fianco.
 
Si tratta di solidarizzare unendo e mantenendo in equilibrio i due aspetti del lavoro solidale, quello materiale e quello di informazione.
 
Con tenace perseveranza ci sforziamo di mantenere viva una realtà umanitaria che supera i limiti della solidarietà neutra e superficiale, a favore di una condivisione con soggetti individuali e collettivi di cui si condividono anche le battaglie per la verità e la giustizia, ma sempre unite ad atti di aiuto concreto.
 
I bambini e gli oppressi del Kosovo hanno bisogno di sapere, che esiste la gran parte del mondo che non condivide quello che gli è stato fatto, ed il miglior modo di farglielo sapere è aiutarli materialmente.
 
Abbiamo bisogno di una cultura ed una coscienza popolare alternativa a quella dominante, che superi la competizione fra i popoli, aiutare quelle famiglie è una buona occasione per partecipare alla costruzione di quella cultura.
 
Braccia tese, con idee precise.                                                                             
Grazie
 
Il nostro che fare: il Progetto “SOS Kosovo”
 
La situazione logistica è veramente complessa e molto difficile da tutti i punti di vista, sia per la comunicazione estremamente complicata e discontinua, che per l’impossibilità, di fatto, di portare cose particolari. Ma è soprattutto la situazione politica che rende complicata qualsiasi progettualità, in quanto la stessa prospettiva di questo precario stato di vita nelle enclavi, ha un futuro oggettivamente e realisticamente incerto.
 
Tutti coloro che sono stati incontrati e intervistati in Kosovo, alla domanda cosa pensano degli sviluppi futuri, danno pacificamente per scontata tale realtà.
 
Per questo i nostri Progetti di solidarietà vanno pensati in un’ottica di contingenza continua, che sono indicati nei dettagli del Progetto SOS Kosovo, sulla base degli accordi presi con i nostri referenti del posto.
 
Un altro aspetto delicato e su cui va fatta una specifica attenzione, è proprio quello dei referenti nelle comunità delle enclavi. C’è un rischio molto alto: se non si è attenti nello stabilire il referente, peccando di superficialità, invece di aiutare si fanno dei danni e si creano problemi alla comunità dell’enclave interessata, favorendo divisioni e disgregazioni, che già esistono per motivi più generali. Così l’aspetto della solidarietà, invece che avere una funzione positiva e costruttiva, produce un fattore di negatività sociale, con gravissime conseguenze nel loro vivere quotidiano internamente all‘enclave.
 
Per questo, come Associazione SOS Yugoslavia e nello specifico del Progetto SOS Kosovo, abbiamo chiesto loro di indicare pubblicamente i loro referenti di fiducia.
 
Per chi volesse darci una mano o essere informato sui dettagli, le richieste, i percorsi concordati e i progetti di lavoro, contattateci.
 
I primi obiettivi concreti dei Progetti sono:
 
- Progetto Orahovac 
- Progetto Gorazdevac 
- Progetto “Associazione Sclerosi Multipla del Kosovo Metohija”, Kosovska Mitrovica 
- Progetto per i Figli dei rapiti del Kosovo in collaborazione con: “Associazione Donne di “Srecna Porodica” (“Per una Famiglia Felice”), Nis
 
L’ultima decisione dell’Associazione è stata quella di iniziare una campagna di sostegno economico o di adozione a distanza con i figli dei rapiti di “Srecna Porodica” (donne vedove e profughe di guerra) e bambini dell’Associazione Sclerosi Multipla del Kosovo.
 
Dalla lettera di un bambino serbo kosovaro dell’enclave di Orahovac:
 
“ …la mia infanzia trascorre circondata dal filo spinato, anche se ho dodici anni, da quattro anni non ho ciò che hanno tutti bambini del mondo, cioè la libertà. Io vorrei che tutte le fabbriche di filo spinato si trasformassero in fabbriche di giocattoli e fiori, così avremmo abbastanza giocattoli e fiori per tutti i bambini del mondo…”    Dusan M. 12 anni - (Tratto dal libro: E. Vigna – Dalla guerra all’assedio - Ed. La Città del Sole)
 
Il direttivo di “SOS Yugoslavia” – Febbraio 2008 
sosyugoslavia@libero.it