www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 26-02-08 - n. 216

Kosovo: un altro tassello della diplomazia di guerra italiana.

Comunicato della Rete nazionale Disarmiamoli! - www.disarmiamoli.org

 

La decisione del governo Prodi di schierarsi attivamente a favore dell´indipendenza del Kosovo chiarisce ulteriormente il ruolo svolto in questi anni dalla diplomazia e dall´esercito italiano nelle varie aree del conflitto.

 

L´attivismo dalemiano di questi giorni, in sede europea e italiana, atto a velocizzare i tempi di una vera e propria "secessione pilotata" dalle pericolosissime conseguenze politiche e militari, nasconde un orientamento dettato dal ruolo che la cosiddetta "azienda Italia" si è ritagliata in questi anni nell´area balcanica, soprattutto in Albania.

 

Nella spartizione di territori e mercati in quella che fu l´Europa "oltrecortina", l´Italia ha progressivamente trasformato il paese delle aquile in un protettorato de facto. Dall´inizio degli anni ´90 sino ad oggi, il sistema istituzionale albanese, l´esercito, le polizie, la pubblica amministrazione sono stati ricostruiti grazie all´attivo sostegno italiano.

 

In un contesto di disgregazione istituzionale, sociale ed economica, la debolissima struttura produttiva e commerciale albanese è stata facile preda dell´imprenditoria e della speculazione finanziaria italiana. Basti ricordare il famoso scandalo delle "piramidi finanziarie", che a cavallo tra il 1996 ed il 1997 ridusse sul lastrico il 50% dei risparmiatori albanesi.

 

La manodopera a bassissimo costo in loco, un sistema di potere corrotto e permissivo, fanno dei territori albanesi terra di conquista ed affari per le piccole e medie imprese italiane, le quali esternalizzano produzioni altrimenti poco remunerative nel nostro paese.

 

La "grande Albania" che si intravede dietro l´attuale secessione kosovara è quindi una proiezione del controllo italiano di un territorio ancora più vasto al di là dell´Adriatico.

 

Il fatto che ciò avvenga in dispregio del diritto internazionale, contro gli accordi che sancirono la fine dei bombardamenti NATO del 1999 poco importa ad una diplomazia determinata a ritagliarsi nicchie di potere nei territori sconvolti da guerre e occupazioni.

 

L´operazione "Leonte" in Libano, il ruolo centrale giocato dall´esercito italiano in alcune aree strategiche dell´Afghanistan, la firma degli accordi per lo "scudo antimissilistico" USA, l´accordo militare Italia - Israele, l´accettazione di una nuova base operativa dell´esercito statunitense a Vicenza, oggi il sostegno alla secessione kosovara, sono inequivocabili segnali del "destino manifesto" concepito per il nostro paese dalla diplomazia dalemiana.

 

Nel rispetto delle gerarchie e dei rapporti di forza in campo, che vedono il colosso statunitense dettare legge, le armate del "peacekeeping" italiano occupano fette di territorio oltremare, appannaggio delle industrie tricolori, di Finmeccanica ed ENI.

 

I venti di guerra spirano di nuovo forti sui cieli d´Europa e in Medio Oriente.

 

Il centro sinistra italiano indica una via per affrontare questa temperie, effettivamente nuova rispetto al ruolo giocato storicamente nel bacino mediterraneo. La vecchia diplomazia della mediazione e dell´equilibrismo tra interessi occidentali e paesi arabi è morta e sepolta.

 

L´Italia si è trasformata in una penisola corazzata, pronta a salpare verso i nuovi fronti di conflitto armato.

 

Il movimento contro la guerra, in questi giorni difficili a causa del clima pre elettorale, ha battuto un colpo, scendendo in piazza contro il rifinanziamento delle truppe italiane all´estero, votato da un Parlamento oramai delegittimato dalla caduta del Governo. Si decide così di mantenere truppe in guerra all'estero con un atto di "ordinaria amministrazione".

 

Nei prossimi giorni continueremo ad essere in piazza, contro la guerra e le sue missioni, attraverso i banchetti per la Legge d´iniziativa Popolare contro trattati segreti, basi e servitù militari.

 

La Rete nazionale Disarmiamoli!

 

www.disarmiamoli.org info@disarmiamoli.org 33810281320 3384014989

 

 

CNJ ONLUS: ITALIA E BALCANI. UNA PERFETTA CONTINUITÀ CON LE POLITICHE DEL FASCISMO

 
Nel febbraio 2003 scrivevamo:
 

 <<Il voto del Parlamento Federale Jugoslavo del 4 febbraio [2003] rappresenta un compimento simbolico del progetto revanscista sanguinario messo in atto ai danni del paese balcanico e dei suoi cittadini a partire dal 1990.

 

 Tale progetto, realizzato su procura delle consorterie occidentali da indegni rappresentanti politici (quelli oggi al potere in tutte le Repubbliche ex-federate), si è articolato in un arco di tempo simbolicamente collocabile tra il 5 novembre 1990 - quando il Congresso degli USA approvò la legge 101/513, che sanciva la dissoluzione della Jugoslavia attraverso il finanziamento diretto di tutte le nuove formazioni "democratiche" (nazionaliste e secessioniste) - al 4 febbraio 2003 - con la nascita di questa formale "Unione di Serbia e Montenegro" e la cancellazione dello stesso nome della "Jugoslavia" dalle cartine geografiche dell'Europa. [...] Il nuovo status è considerato transitorio ed è funzionale solo all'ulteriore disgregazione del paese, dunque alla creazione di nuove frontiere a dividere gli abitanti di quelle terre.

 

Il voto del Parlamento Federale viene accolto con grande giubilo dall'ideatore di questa ennesima "impresa", Xavier Solana, già ben noto alle popolazioni locali per avere comandato la aggressione militare del 1999. Tutta questa soddisfazione, palese o malcelata, da parte dei responsabili politici internazionali e locali tradisce l'ispirazione profonda delle scelte criminali compiute in tutti questi anni, a partire dal riconoscimento diplomatico delle Repubbliche secessioniste. Scelte che hanno causato indicibili tragedie umane, ridisegnando i Balcani secondo protettorati coloniali come ai tempi dell'occupazione nazifascista, trasformandone i territori in servitù militari occidentali e bacini di sfruttamento delle risorse e della forza-lavoro, devastando le basi della convivenza civile e della cultura comune di quelle genti.

 

 Per noi del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia quello che continua a svolgersi in Jugoslavia è un immenso e protratto crimine contro l'umanità, del quale ancora purtroppo non si vede la fine, e del quale dovranno rispondere quelli che ne portano la responsabilità. >> (1)

 

 La facile "profezia" dell'ulteriore smembramento della "Unione di Serbia e Montenegro" si è regolarmente verificata, non solo con la secessione del Kosovo, ma già nel maggio 2006 con la secessione del Montenegro - altro micro-Stato retto dalle mafie - attraverso una farsa referendaria piena di irregolarità, eppure sostenuta e "legittimata" da NATO e UE.

 

 Tante altre facili considerazioni sono possibili adesso, prendendo spunto dalla vicenda del Kosovo. Ma in questo frangente, lasciando da parte valutazioni e note che pure divulghiamo e divulgheremo in innumerevoli occasioni e modi (2), riteniamo prioritario concentrarci sull'Italia. Benchè impegnati in campo internazionalista, sul fronte della conoscenza e dell'amicizia tra i popoli, siamo infatti una organizzazione con base in Italia, e dobbiamo pertanto necessariamente cominciare da quanto ci è più vicino.

 

 La responsabilità che l'Italia, attraverso il suo governo, si sta prendendo, è devastante, sia sul fronte internazionale che su quello interno.

 

 Le dichiarazioni di D'Alema, che da molte settimane va preannunciando l'intenzione italiana di riconoscere in ogni caso l'improbabile "Stato" del Kosovo, dimostrano cinismo e disprezzo sia nei confronti del diritto internazionale e dell'ONU, sia nei confronti dei rapporti con tanti Stati e popoli europei, sia nei confronti della democrazia, che nei confronti della pace e della convivenza.

 

 Il Kosovo viene riconosciuto come Stato da un governo dimissionario, spaccato al suo interno, con giustificazioni del tipo: "Se non riconoscessimo sollecitamente il Kosovo [i militari italiani della KFOR] non avrebbero la necessaria copertura politica e diplomatica per operare sul terreno" (3). Ma chi obbliga questi soldati ad "operare sul terreno" ad ogni costo? Evidentemente c'è qualcosa di inespresso. Bexhet Pacolli, magnate della finanza e leader del partito “Alleanza per il nuovo Kosovo”, ha dichiarato di aver «lavorato fino a tarda notte per mettere a punto la dichiarazione di indipendenza con l’ambasciatore italiano» (4).

 

 Il ruolo politico dell'Italia, dunque, in questa vicenda è di primo piano, come lo fu nel 1999 - quando questo paese fu base di lancio dei bombardamenti su ponti, piazze, case, industrie della Repubblica Federale di Jugoslavia. Allora furono centinaia i morti ammazzati per i quali nessuno dei responsabili ha scontato la colpa: i procedimenti penali sono stati tutti insabbiati secondo la peggiore tradizione mafiosa di questo paese. Un paese di "brava gente" che senza colpo ferire rimette in scena le politiche verso i Balcani già praticate dal nazifascismo nel 1941-1943.

 

 Ora come allora, il Kosovo è zona di occupazione militare dell'Italia e di altre potenze straniere. Ora come allora, tali potenze fomentano l'irredentismo pan-albanese e consentono l'instaurazione di un regime di apartheid.

 

 Ora come allora, si prospetta il miraggio della Grande Albania, con la messa a repentaglio dei confini di almeno altri tre Stati balcanici. Oggi, come durante il Fascismo, la politica estera italiana non disdegna allenze con i settori più criminali presenti sulla scena internazionale: come negli anni '30 si addestravano e finanziavano i terroristi ustascia perchè uccidessero il Re di Jugoslavia e spaccassero quel paese, così adesso si vezzeggiano e si sostengono in tutti i modi i killer dell'UCK, trafficanti di droga, armi ed esseri umani, aguzzini del loro stesso popolo al quale hanno fatto compiere un balzo indietro di almeno un secolo dal punto di vista civile e dei diritti, reintroducendo il "kanun" e stabilendo alleanze con le peggiori bande del globo - dai produttori di oppio afghani ai camorristi e mafiosi italiani.

 

 Sul fronte interno, ora come allora, l'occupazione militare e la guerra sono condotte con toni paternalistici carichi di menzogne. In realtà, è negato ogni controllo democratico: siamo in assenza di votazioni parlamentari, anzi di fronte a votazioni che impegnavano a non riconoscere dichiarazioni unilaterali di indipendenza (5). Peraltro, dopo i bombardamenti del 1999, siamo stati abituati a queste smaccate infrazioni del dettato costituzionale. In effetti, siamo di fronte al disprezzo della volontà popolare, che è contraria alla guerra e chiede solo il rientro dei soldati impegnati all'estero in missioni neo-coloniali che costano tra l'altro cifre esorbitanti al provato bilancio dello Stato.

 

 Ora come allora si dimostra assoluto disprezzo per le istituzioni internazionali: allora era la Società delle Nazioni; adesso sono l'ONU (essendo stata violata la Risoluzione 1244 ed essendo stato calpestato lo stesso Consiglio di Sicurezza), e persino la UE (dove si è determinata una netta frattura; il balordo ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner declama con paradossale soddisfazione: “ognuno è libero di fare la scelta che vuole circa il riconoscimento dello Stato del Kosovo”).

 

 Ora come allora si instaurano rapporti ostili con i paesi ed i popoli a noi più vicini: oltre alla persistente umiliazione della Serbia e dei serbi, ricordiamo le vibranti reazioni da parte croata e slovena per i toni irredentistici usati dalle autorità italiane in occasione del revanscista "Giorno del Ricordo". (6)

 

 Per tutti questi motivi, la politica italiana nei confronti dei Balcani appare da una quindicina d'anni ricalcare le politiche imperialistiche ed ostili del Fascismo. Come Coordinamento dei soggetti impegnati, su tutto il territorio nazionale, in iniziative per la pace, l'amicizia e l'unità fraterna di tutti i nostri popoli, nutriamo profonda preoccupazione per quello che ci può ancora riservare il futuro.

 

  Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus Febbraio 2008

 

 
internazionale@comunisti-italiani.org
 

LE PRIME NEFASTE CONSEGUENZE DEL RICONOSCIMENTO DELLA SECESSIONE DEI KOSOVARO-ALBANESI

 

Andrea Genovali – Vice resp. Esteri PdCI

 

Destano stupore le dichiarazioni di Javer Solana, Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza della UE, quando dice che non vede problemi per la situazione in Kosovo perché la Nato e la UE agiscono in osservanza della risoluzione ONU 1244.

 

Le cose sono due o Solana ha un’altra risoluzione rispetto alla 1244 approvata dall’ONU oppure sta negando l’evidenza con una arroganza preoccupante.

 

I gravissimi fatti di ieri a Belgrado al termine della grande e pacifica manifestazione del popolo serbo contro la secessione, l’approvazione da parte del parlamento della repubblica Srpska di Bosnia del diritto alla secessione, la chiusura del confine con il Kosovo da parte della polizia kosovara e delle forze Nato, il preoccupante stato di tensione con la Russia e molto altro sono solo alcune delle prime conseguenza del nefasto riconoscimento della illegale secessione del Kosovo albanese dalla Serbia.

 

Anche il ministro D’Alema e Romano Prodi dovrebbero prendere atto dell’errore drammatico compiuto ieri dal governo italiano nell’aver avallato la secessione dei kosovaro-albanesi dalla Serbia perché quel riconoscimento crea un pericoloso precedente foriero di possibili tensioni e violenze fuori e dentro l’Europa e che sta già destabilizzando ulteriormente uno scenario di per sé molto complesso come gli attuali Balcani.