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- popoli resistenti - serbia - 18-03-08 - n. 219
Balcani senza NATO, senza basi e contingenti militari stranieri
Intervento di Zivadin Jovanovic, Presidente del Forum BelgradoperunMondo di Eguali al meeting internazionale di Salonicco, 1-2 Marzo 2008.-
Signor Presidente, Cari Amici e Compagni,
Vorrei innanzitutto ringraziare il Comitato Greco per la Pace e la Distensione Internazionale ed il Consiglio Mondiale della Pace per aver invitato il Forum Belgrado a partecipare a questo importante e tempestivo incontro, e per la loro calda accoglienza.
In effetti è vero che i Balcani non hanno bisogno della NATO, degli USA, né di altre basi o contingenti militari stranieri. I popoli della regione capiscono molto bene il nuovo ruolo aggressivo e neocoloniale della NATO. Sono contro le basi militari e i contingenti stranieri, perché le basi e le truppe straniere portano con sé la dominazione straniera, il pericolo di trascinare i nostri paesi al conflitto e alle guerre con altri paesi, inclusi quelli amici e fraterni. Le basi e le truppe straniere privano i Balcani della loro libertà, della loro identità culturale e della loro sovranità.
Sfortunatamente, i popoli della regione hanno sempre meno possibilità di esprimere le loro reali volontà e di costringere le dirigenze politiche al rispetto dei veri interessi nazionali e statali. Il solco tra le masse popolari e le loro elites politiche a proposito delle relazioni con la NATO e delle basi militari, è diventato così profondo da compromettere la stabilità interna e il normale funzionamento delle istituzioni costituzionali. A partire dai mass media, controllati dal capitale delle multinazionali, il pubblico viene bombardato quotidianamente dalle storie sul progresso della democrazia, mentre, in pratica, le istituzioni democratiche subiscono continuamente l’interferenza del capitale corporativo e dei centri di potere militare-finanziario. In queste circostanze, gli incontri internazionali come questo hanno un ruolo indispensabile per diffondere una consapevolezza pubblica dei pericoli della NATO e delle basi militari straniere e per unire le forze che lottano per la pace nella battaglia per liberare i Balcani da tutte le basi e truppe militari straniere. I Balcani non devono diventare la base logistica USA e NATO per i loro piani di controllo dell’area del Mar Caspio, Euroasiatica e della Siberia. I Balcani non hanno bisogno di essere coinvolti nel conflitto USA e NATO con la Russia.
La cosiddetta transizione dai paesi ex-socialisti ha significato innanzitutto il trasferimento della ricchezza economica nazionale e naturale alle compagnie multinazionali ed una parallela militarizzazione dei loro territori, attraverso la diffusione delle basi NATO e USA. La catena delle basi militari NATO e USA che comincia dal Mar Baltico ( Polonia e gli altri Stati baltici ) a nord, e continua attraverso la Repubblica Ceca, la Romania e la Bulgaria fino all’Anatolia ( Turchia ) a sud, è quasi completata. Manca solo l’Ucraina in questa catena, ma è sottoposta ad una enorme pressione per entrare nella NATO, evitando le procedure e le istituzioni democratiche.
Fin dalla crisi Yugoslava e particolarmente con l’aggressione del 1999 contro la Serbia ( RFY ), la NATO è diventata la macchina militare per trasformare degli stati sovrani in clienti e fantocci obbedienti. Da strumento difensivo, la NATO è diventata una alleanza aggressiva per promuovere il neocolonialismo degli USA e degli Stati più ricchi dell’Europa. La Serbia (RFY ) è stata la prima vittima di questo nuovo ruolo della NATO. L’aggressione militare del 1999 contro la Serbia (RFY), giustificata in pubblico come una eccezione alla regola secondo cui soltanto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite può autorizzare l’uso della forza militare, costituì di fatto il precedente che proseguì più tardi in Iraq e ovunque, mettendo da parte il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Ridisegnare la mappa dei Balcani con l’uso combinato del potere militare della NATO e degli strumenti economici dell’Europa, ha facilitato la parallela proliferazione di stati fantoccio e di basi militari USA e NATO. E’ abbastanza chiaro che il loro obiettivo sono l’energia e le risorse minerarie strategiche dell’Est, mentre i Balcani costituiscono l’avamposto degli USA e della NATO.
La Serbia fu bombardata apparentemente per proteggere la minoranza nazionale albanese nella Provincia del Kosovo e Metohija. In realtà, questo è stato il modo per rendere stabile la presenza e le basi militari americane nella provincia serba. “ La guerra contro la Repubblica Federale Yugoslava fu per correggere l’errore fatto dal Generale Eisenhower durante la Seconda Guerra Mondiale. Di conseguenza, fu necessaria per ragioni strategiche per rendere conseguentemente stabile la presenza delle truppe americane sul quel territorio”- scrive il noto uomo politico tedesco Willy Wimmer nella sua lettera al Cancelliere Gerhard Schroeder il 2 Maggio del 2000. Ciò spiega perché gli USA crearono la base militare “Bondsteel” vicino a Urosevac in Kosovo e Metohija, e perché essa è la più grande base americana in tutto il mondo.
Se l’obiettivo dell’aggressione NATO del 1999 era “correggere l’errore” dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, e se una parte di questa “correzione” era rendere stabile la presenza delle truppe americane nella base di “Bondsteel”, allora è logico concludere che la recente proclamazione “coordinata” unilaterale “dell’indipendenza” del Kosovo, è anch’essa il risultato del “ragionamento strategico” americano. Infatti, gli USA già nell’aprile del 2000, solo qualche mese dopo la fine dell’aggressione, richiesero che gli alleati Europei riconoscessero lo” stato indipendente” del Kosovo il più presto possibile.
Lasciate che si ricordi agli stimati partecipanti a questa conferenza quali sono stati gli effetti della “presenza” Americana e NATO in Kosovo e Metohija dal 1999 ad oggi. Prima di tutto, circa 270.000 Serbi e non-Albanesi sono stati espulsi dalla Provincia. Nove anni dopo, nonostante i proclami di UNMIK e KFOR, che il loro compito è di facilitare la costruzione di una società multietnica e multiculturale, nonostante il chiaro obbligo di UNMIK e KFOR di garantire un libero e sicuro ritorno di tutti i rifugiati e profughi, a queste persone non è stato permesso di ritornare alle proprie case. Nello stesso periodo centinaia di migliaia di Albanesi di Albania si sono trasferiti illegalmente nella regione. Circa 3.000 Serbi e non-albanesi sono stati uccisi o rapiti. Un totale di 150 monasteri ortodossi Serbi e di chiese ortodosse cristiane sono state bruciate e distrutte. Decine di migliaia di case di Serbi sono state bruciate, molte di più illegalmente occupate. Nonostante ciò, nessuno è stato condannato dai tribunali per tutti questi crimini. La Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (1999) è stata rispettata solo per le parti relative agli obblighi della Serbia (RFY). Nessuno dei provvedimenti che garantivano i diritti e gli interessi della Serbia e dei Serbi sono stati rispettati.
I negoziati per il futuro status del Kosovo e Metohija di Vienna del 2006-2007, nonostante fossero sotto l’egida delle Nazioni Unite, non sono stati molto differenti da quelli tenuti a Rambouillet all’inizio del 1999. Entrambi sono stati più delle simulazioni di negoziati che dei seri tentativi di trovare una soluzione finale. In entrambi i casi gli USA stavano dettando e imponendo tutto ciò che è funzionale ai loro interessi strategici. Essi sapevano molto bene che le loro richieste non erano soltanto illegali ma anche inaccettabili per qualunque stato sovrano. In entrambi i casi gli Americani tennero ben sotto controllo gli Albanesi perché non accettassero niente di meno dell’indipendenza , ma gettarono il discredito sulla Serbia (RFY) per far fallire i negoziati. Rambouillet servì a giustificare l’aggressione militare della NATO e Vienna per imporre la proclamazione unilaterale dell’indipendenza L’aggressione militare del 1999 e la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo del 17 Febbraio 2008 sono due gradini della stessa strategia, portare via il Kosovo e Metohija alla Serbia per trasformarli in una fortezza militare Americana, inserita nei piani a lungo termine verso l’Est. Collocare dei terroristi Albanesi e dei criminali nelle posizioni chiave dello stato a Pristina svela il metodo di promuovere coloro che non hanno alternativa, oltre che sentire ed eseguire ciò che ci si aspetta da loro.
Quali sono le conseguenze?
Prima di tutto, le prospettive dei Balcani sono drasticamente cambiate con l’autodichiarazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo. Le vittime immediate sono la Serbia e la nazione Serba, e particolarmente i Serbi rimasti in Kosovo e Metohjia. La Serbia ha dichiarato gli atti di Pristina nulli e vuoti e che la provincia del Kosovo e Metohija rimarranno sempre parte integrante della Serbia. Tra breve, le prossime vittime saranno gli altri paesi della regione, e particolarmente quelli che hanno una minoranza nazionale albanese all’interno dei loro confini, come la Macedonia, il Montenegro e la Grecia, poi la Bosnia e l’Erzegovina e altri. La storia insegna che le soluzioni imposte con la forza non possono essere durature. La loro vita può durare al massimo quanto la presenza dei loro padroni.
Secondariamente, la proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, viola i principi basilari della Carta delle Nazioni Unite, dell’atto finale dell’OSCE e la Risoluzione 1244 dell’ONU del 1999. L’autoproclamazione è avvenuta al di fuori del sistema delle Nazioni Unite. Perciò questo atto mina alla base il ruolo delle Nazioni Unite, particolarmente il ruolo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli USA e alcuni paesi influenti membri dell’Unione Europea stanno minando il sistema della legalità internazionale fondato dopo la Seconda Guerra Mondiale, aprendo in questo modo la strada al caos, all’insicurezza e all’escalation armata. Non ci sono dubbi che la legalizzazione del separatismo e del terrorismo Albanese, prima o poi, si ritorceranno contro gli interessi euro-americani.
Terza cosa, tutto ciò viola la sovranità e l’integrità territoriale della Serbia, imponendo un cambiamento dei suoi confini internazionalmente riconosciuti senza il suo consenso. Ciò determina un precedente estremamente pericoloso, in modo che le minoranze nazionali in altri paesi d’Europa e del mondo sono state incoraggiate a reclamare un eguale diritto alla secessione. La dichiarazione unilaterale di Pristina ha aperto il vaso di Pandora e le vere domande sono: dov’è il prossimo “Kosovo”, quanti “Kosovo” e UCK terroristi ci saranno in Europa, nel Caucaso, Asia, Africa, Medio Oriente… Sono venute già alla luce ripercussioni nelle regioni separatiste, in un certo numero di Repubbliche ex-sovietiche e in alcuni paesi membri dell’UE. Le dichiarazioni che il Kosovo è un caso “unico” non riflettono la realtà e sono solo tattiche il cui obiettivo è indebolire l’opposizione internazionale e incoraggiare i riconoscimenti bilaterali. Non ci sono dubbi che proprio gli stessi che oggi rivendicano l’”unicità” del caso Kosovo, lo citeranno come precedente se servisse per i loro interessi.
Quarto, l’Unione Europea ha commesso un altro errore storico nel sostenere la proposta cosiddetta Marthi Athisaari per una secessione controllata del Kosovo e Metohija dalla Serbia. L’UE ha ignorato il fatto che una tale proposta era contraria alla Carta delle Nazioni Unite e alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che garantivano la sovranità e l’integrità territoriale della Serbia e che il Consiglio di Sicurezza avrebbe potuto non approvarla. Sotto pressione americana, l’UE ha accettato di inviare una missione di 2000 uomini (EULEX) nella Provincia Serba per rimpiazzare la missione delle Nazioni Unite (UNMIK), ancora una volta senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza. Tutto ciò ci fa concludere che l’UE non era in condizioni di dimostrare di aver imparato la lezione dopo aver partecipato all’aggressione del 1999 guidata dagli USA, al di fuori della propria legalità, dei presupposti politici e del rispetto di sé. L’UE, di fatto, ha accettato di prendere parte alla distruzione di un vecchio paese Europeo, mettendo perciò una bomba a tempo sotto i pilastri della propria stabilità, solo per soddisfare la strategia americana verso Est. Tutto ciò può essere confrontato solo con l’errore di Monaco del 1938, le cui conseguenze non necessitano di essere citate.
E adesso?
Primo, questo gioco imperialista di frammentare gli Stati sovrani e di imporre i loro interessi dovrebbe essere duramente condannato in tutti i nostri paesi. La dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo è una bomba a tempo, posta sotto i pilastri della pace e della stabilità in Europa.
Secondo, dovremmo fare di tutto per spiegare al pubblico i pericoli delle secessione unilaterale del Kosovo e Metohija e protestare duramente affinchè i governi e i parlamenti della regione, e di tutti i paesi amici nel mondo, non la riconoscano. La secessione unilaterale non è negli interessi degli Albanesi in Kosovo e Metohija, ma negli interessi degli USA e della NATO per rendere stabile la NATO-izzazione dei Balcani.
Terzo, siamo legati dai nostri obiettivi di pace e progresso a sostenere e promuovere l’aiuto e la solidarietà con la Serbia e il popolo serbo nel loro sforzo di difendere i loro diritti di libertà, sovranità e integrità territoriale.
Quarto, a sostenere in modo fermo una soluzione pacifica e negoziata al problema dello status del Kosovo e Metohija, nel rispetto dei principi basilari della legge internazionale, della Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (1999) e dell’autorità del Consiglio di Sicurezza.
Infine, dobbiamo continuare la battaglia per liberare i Balcani dalla NATO, dalle basi e dalle truppe militari straniere.
Grazie.