www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 23-07-08 - n. 237

da Forum Belgrado Italia
 
Arrestato a Belgrado il leader serbo bosniaco R. Karadzic
 
22/07/2008
  
E’ di queste ore la notizia dell’arresto dell’ex Presidente della Bosnia Serba R. Karadzic, avvenuta in un momento particolare della vita politica serba, molto probabilmente uno dei prezzi stabiliti a Bruxelles dall’Unione Europea e dalla NATO, con l’egida dell’illegale Tribunale USA dell’Aja, per il nuovo governo serbo, il quale, sostenuto, finanziato e controllato dall’occidente, deve ora ripagare i suoi padroni, svendendo la dignità e la storia nazionale del proprio popolo. Ora Karadzic, poi toccherà al Generale Mladic e come atto finale ci sarà la resa e la consegna definitiva del Kosovo.
 
Così la Serbia sarà finalmente “civilizzata, “europea”, “liberata”, seppur immiserita, umiliata, devastata socialmente e violentata nella sua dignità nazionale.
 
Il problema non è, come ci vogliono far credere, legato ai presunti crimini di guerra avvenuti quasi sicuramente su entrambi i fronti, come inevitabilmente avviene nei processi di conflittualità e guerra fratricida. Il problema vero e centrale, che la disinformazione strategica cerca di nascondere e occultare, è quale potenza, per propri interessi strategici, ha progettato, finanziato e favorito quei processi devastanti e distruttori. Quelle leadership occidentali dovrebbero quindi andare sul banco degli imputati della storia, come facemmo con il Tribunale R. Clark per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia, che condannò storicamente e moralmente gli allora leader europei e statunitensi.
 
La vicenda di R. Karadzic, leader in quel momento storico del popolo serbo bosniaco, è interna agli eventi tragici delle guerre jugoslave e là deve trovare una risposta, che dovrebbe avere però come obbiettivo una pacificazione storica (sicuramente molto difficile) tra le genti bosniache. Ma questo certamente non interessa ai politici occidentali, che hanno fomentato attraverso fantocci fanatici locali il dispiegarsi sanguinoso delle guerre balcaniche. Le responsabilità legate a quei fatti devono essere valutate e giudicate non dai finanziatori e approfittatori occidentali di quelle guerre, ma dagli organismi politici e giurisdizionali di quei paesi.
 
Con quale coraggio si parla di giustizia, quando criminali accertati come Alija Izetbegovic, ex leader fondamentalista bosniacoeaizzatore dal 1941dell’odio etnico e religioso, non è mai stato giudicato; o Naser Oric, capo delle bande terroristiche musulmane bosniache, che scatenò il terrore intorno a Srebrenica prima della sua caduta, vergognosamente assolto nei giorni scorsi dal cosiddetto Tribunale dell’Aja. Per non citare i kosovari A. Ceku, H. Thaci o R. Haradinaj , che sono addirittura diventati capi di governo o ministri vezzeggiati dall’occidente, riconoscente per il lavoro di pulizia etnica svolto nel Kosovo. Solo quando l’occidente intraprenderà un processo di accertamento della verità storica uguale per tutti, significherà che starà lavorando per cercare e favorire la pace, la giustizia e la convivenza tra i popoli.
 
Da parte nostra continueremo a lavorare per cercare la verità storica perché solo attraverso essa ci può essere giustizia, in caso contrario si perpetueranno e favoriranno l’odio, il fanatismo e le sopraffazioni.
 
Alleghiamo qui due articoli che possono aiutare ad avvicinarsi alla verità, non quella dei media occidentali, asserviti nella loro stragrande maggioranza agli interessi strategici e geopolitici dell’occidente liberista, ma due documenti storici: il libro “Il corridoio” di J. Toschi Marazzani Visconti; e la testimonianza diretta e vissuta in prima persona dal Prof. M. Andolina (Responsabile dell’Associazione umanitaria internazionale “Fondazione Lucchetta”, uno dei più noti chirurghi trapiantasti internazionali e grande ambasciatore di pace nei teatri di guerra)
  

  
Jean Toschi Marazzani Visconti: “Il corridoio, viaggio nella Jugoslavia in guerra”
 
Segnaliamo l’uscita di questo importante e prezioso testo di una rara figura di giornalista qual è l’autrice, una attenta osservatrice delle tragiche vicende jugoslave e delle distruzioni collaterali.
Un lavoro di documentazione che, soprattutto nella parte relativa alle vicende della regione Krajina e della Bosnia Erzegovina, va finalmente a colmare un vuoto di informazione e documentazione, con precisione, dettagli e particolarità conoscitive, non fondate sugli assiomi culturali e politici, con cui, in questi anni la propaganda di guerra targata NATO, aveva sapientemente drogato e permeato “ penne e cervelli”, sia di giornalisti che di osservatori, oltre che della stragrande maggioranza del movimento per la pace in generale, che, sulle vicende jugoslave si è più spesso trovato a fianco di “letture” e “proposizioni” geopolitiche funzionali ai piani egemonici dell’imperialismo, invece che degli interessi reali dei popoli. Questo molto spesso per “ignoranza” storica o di conoscenza diretta degli avvenimenti.
 
Il valore di questo libro sta proprio in questo punto fondamentale: a differenza di molti esperti, conoscitori, studiosi o analisti che studiano, analizzano, discernono a mille o più chilometri di distanza, seduti davanti a Internet o con documentazioni di “riporto”, l’autrice affronta le vicende con cognizione di causa, abbinando documentazioni ufficiali, interviste, riferimenti pubblici, con sue testimonianze dirette fatte sul campo, con i protagonisti diretti.
E come sempre tutto questo è il miglior servizio che si possa fare, per far emergere la verità e stimolare riflessioni e conoscenza.
 
Un lavorio serio, dettagliato, intelligente, anche discutibile in certe letture, perché coraggioso nell’affrontare contraddizioni, tragicità, complessità, insite in tutte le conflittualità, mai riconducibili a schemini o formule meccaniche di analisi e interpretazione. Quasi mai JTMV si lascia a andare a interpretazioni soggettive, personali; in ogni passaggio cerca di “fornire” chiavi di lettura e comprensione, mantenendole sempre in quadri generali, in dinamiche internazionali, sia storicamente che geopoliticamente. E questo è il vero lavoro di INFORMAZIONE ( l’autrice non è una militante politica), questo è il più grosso servizio che si può fare alla causa della verità e della giustizia; altrimenti si finisce nel campo dei “tifosi”, pro o contro ma senza alcuna possibilità di incidere, di relazionarsi fuori da coloro che già sono schierati..
 
In questo testo JTMV fornisce strumenti di riflessione, di conoscenza, di sapere documentato, stimola il lettore all’approfondimento, non alza bandierine o tesi precostituite, non ricerca consensi, fornisce materiale storico, spesso inedito, a ciascuno poi raggiungere una propria conclusione.
Le vicende relative alla pulizia etnica della popolazione serba, avvenuta nella Krajina e nella Slavonia ad opera delle milizie croate ustascia, è da sempre documentata e provata, ma è stata scientificamente censurata in tutti questi anni, qui trova la possibilità di conoscerla.
 
Anche nel processo di secessione della Bosnia Erzegovina, ci sono state dinamiche e passaggi “pianificati e pilotati” in luoghi molto lontani da Sarajevo e dalle genti jugoslave; questo libro rompe il letale e complice silenzio e fornisce molti elementi, per chi non è “pre schierato” a priori o in malafede, per avvicinarsi a “scomode” verità, anche per l’opinione pubblica occidentale.
Per più di 40 anni in Bosnia hanno vissuto i Bosniaci, non erano divisi etnicamente in croati, musulmani o serbi, nel senso che l’appartenenza etnica non aveva nessuna incidenza nel campo della società civile, dei rapporti sociali, in quello giuridico o dei diritti sanciti.
 
In tutti questi 40 anni nessuno aveva mai denunciato l’esistenza di campi di prigionia, né violenze o stupri in bordelli adibiti ad uso delle bestialità criminali. Le donne croate, musulmane o serbe non erano costrette a vagare con i propri bambini in braccio, attraversando ponti costruiti per unire le genti, per cercare scampo da guerre, morte e atrocità, con pochi fagotti, tanto terrore e senza più alcuna speranza in un futuro vivibile e dignitoso; cercando solo un qualsiasi tetto o riparo, una qualsiasi elemosina, una qualsiasi forma di sopravvivenza. I ragazzi e gli uomini croati, musulmani o serbi, lavoravano, studiavano, vivevano nella ricerca di costruire un proprio futuro migliore, non dovevano uccidere per non essere uccisi; costruivano ponti e case, non le distruggevano o bruciavano.
 
Eppure nelle capitali dell’occidente “democratico” teorizzavano che prima quei popoli erano stati infelici, oppressi, soggiogati per 40 anni !? E ora come stanno questi popoli, dopo questi “liberi”, “democratici”, ALLUCINANTI ( per tutti, al di là delle etnie…) 13 anni ?! Dopo aver vissuto anni di violenze, di lutti, di violenze dispiegate, di campi profughi, di sopravvivenza primordiale e di disperazione, senza più le proprie case, le proprie famiglie distrutte o devastate, senza più la propria terra e le proprie radici, con la propria dignità violentata …ORA SONO FELICI ?!
Quando la guerra era in corso, (…in troppo pochi…) abbiamo cercato di arginare, contrastare le loro menzogne, falsità, assurdità, perché ritenevamo che questo impegno fosse il miglior servizio alla lotta per la pace contro la guerra…poi è calato su queste genti e quelle terre il silenzio, l’oblio dell’indifferenza. Questo lavoro di JTMV aiuta a capire chi ha diretto e voluto questa guerra e a chi è servita: tra tante incertezze o dubbi, una cosa è certa NON certo ai popoli jugoslavi.
 
Un libro che propone un pezzo di storia, dove si sono sperimentate e attuate metodologie di disinformazione scientifica e pianificata, che sono riuscite a fare sì che 40 anni di pace, sviluppo e libertà, si sono trasformati in un tempo di buio, decadenza, regresso; mentre una guerra folle e insensata, che ha causato orrori, morte, miseria, è stata “gestita mediaticamente” come passaggio di progresso ed evoluzione; dove, ovviamente, da una parte vi erano i “buoni” e dall’altra c’erano, geneticamente, i “cattivi”. E questo è stato il tragico e orrido scenario che sta come sottofondo, come lettura ufficiale ( anche a sinistra), di quei terribili anni ed eventi.
 
Con questo libro l’autrice aiuta a mettere in guardia dai pericoli insiti in dinamiche orchestrate dai poteri forti imperialisti ( Kosovo e Iraq sono stati i passaggi successivi), per perseguire i loro interessi geopolitici o geostrategici, un pericolo che da qualsiasi punto si può provocare e sviluppare tragedie di proporzioni internazionali e di carattere storico, con ferite e ripercussioni insanabili per generazioni.
L’invito è di leggere, far leggere e circolare il più possibile questo testo, insomma di “usarlo” come strumento di informazione e documentazione sulle questioni jugoslave.
 
Come SOS Yugoslavia e Forum Belgrado Italia, faremo in modo di contribuirne alla diffusione più ampia, c’è anche la disponibilità dell’autrice a fare presentazioni e serate ove sarà possibile e utile. Chiunque sia interessato ad averne più copie per la diffusione ci contatti e gliele forniremo.
 
“ …Vincerete, ma non convincerete. Anche se vi rimane il potere di chiamare bianco ciò che è nero e nero ciò che è bianco. Il potere di trasformare…un ricercatore della verità in un impostore; un rifiuto di prendere posizione in un partito preso; e chi dubita e diffida delle verità troppo semplici in un credulone. Bella impresa non c’è che dire. Effimera, ma voi andrete fino in fondo, ormai avete preso gusto alla velocità. Ma ricordatevi bene: anche se li assassinerete sul piano fisico e morale, l’anima degli uomini che rifiutano di sottomettersi è immortale…” ( R. Debray)
 
Enrico Vigna – Portavoce del Forum Belgrado Italia
 

  
Radovan Karadzic, una testimonianza indipendente
 
In un momento in cui il mondo esulta per la cattura del "criminale" Karadzic, penso sia onesto proporre un'immagine di "minoranza" dell' uomo.
 
Nei primi anni '90 ebbi l'occasione di parlargli molte volte. In una affrontai il tema dei crimini di guerra di cui era accusato. Gli dissi "neanche mia moglie mi crede quando le dico che non mi sembri un criminale"; lui mi rispose che nei primi giorni della guerra civile "cittadini uccisero altri cittadini", e che nessuna autorità era abbastanza forte da fermare il massacro. Quando lui prese in mano la situazione i massacri furono fermati. Per dare a mia moglie un messaggio concreto della sua buona fede mi consegnò un documento in cui mi permetteva di attraversare le linee serbe con bambini musulmani da portare in Italia per cure.
 
Quando i croati sfondarono il fronte occidentale migliaia di profughi serbi stavano scappando dai territori invasi. C'era una ragazza croata con un tumore in fase terminale che voleva morire tra le braccia di sua madre, abitante a Banja Luka. Per una croata viaggiare contro la corrente dei serbi in fuga era un grosso problema, e nemmeno importanti organizzazioni internazionali erano riuscite ad aiutarla. Io chiesi aiuto a Karadzic e lo ottenni. Degli amici veneti e triestini la misero su di un aereo per Belgrado; qui venne presa in carico da miei colleghi serbi che la nascosero per una notte in un ospedale, quindi iniziò il suo viaggio verso Banja Luka in una ambulanza messa a disposizione dai serbo-bosniaci. Io la precedevo di qualche chilometro per trattare il suo passaggio ai vari posti di blocco. La ragazza era molto coraggiosa e strinse la vita tra i denti, rifiutandosi di morire prima di aver visto sua madre. Alla fine arrivò a casa della madre e poche dopo ore morì come aveva chiesto. I serbo-bosniaci mi diedero una medaglia quale segno di riconoscenza per aver dato loro l'occasione di mostrare la loro vera natura.
 
Prima che la guerra volgesse in favore dei croati e dei musulmani la sacca di Bihac era assediata dall'esercito di Mladic e la gente stava per morire di fame.
 
Io fui contattato da alcuni membri del Quinto Corpo d'Armata musulmano per una missione di soccorso alla popolazione di Bihac. Avevano riempito due camion con cibo, in particolare zucchero, ma non sapevano come passare attraverso le linee serbe. Nemmeno l'ONU era riuscita ad ottenere i permessi.
 
Io offrii una cena a Zagabria ad un membro dello stato maggiore croato e ottenni da lui il permesso di passare attraverso il territorio croato, fino al confine di Moscenica con la zona occupata dai serbi.
 
Arrivai poi a Pale di sera e chiesi di parlare con Karadzic; era occupato con il Gruppo di Contatto europeo, e mi fu chiesto di aspettare. Nell'attesa molto lunga fui invitato a cena in una sala piena di soldati e funzionari del governo serbo-bosniaco. A metà della cena mi accorsi che i presenti si irrigidivano, mentre alla mie spalle la voce di Karadzic: "cosa vuoi questa volta?" Io riuscii a malapena ad ingoiare un grosso boccone e balbettai: "i bambini di Bihac stanno morendo di fame, tu non li lascerai morire, vero?"
 
Karadzic sospirò e mi diede il permesso di passare con i camion, ma mi raccomandò di fare attenzione perché "quelli erano terroristi". Io ebbi il coraggio di rispondergli "è proprio quello che dicono di te".
 
Così fui in grado di guidare i due camion con targa croata con due autisti musulmani attraverso la Croazia e la Republika Srpska. Nessun osò torcere un capello ai miei autisti. Ebbi solo un problema con un funzionario dell'ONU che mi denunciò per violazione dell'embargo contro la Serbia, avendo io una tanica di benzina in macchina...
 
Poi i due camion riuscirono a passare dentro la sacca di Bihac, altri camion li seguirono nelle settimane seguenti, poi i musulmani cercarono di rapirmi, ma questa è un'altra storia.
 
Quando il Tribunale dell'Aja emise il primo mandato di cattura contro Karadzic la motivazione era quella di essere stato il comandante in capo dell'esercito serbo che si era reso responsabile di quei crimini. Chissà se qualcuno ricorda che una settimana prima di Srebrenica il giornalista del Piccolo di Trieste, Maranzana, aveva scritto un articolo in cui definiva Karadzic un presidente ormai praticamente spodestato (da Mladic, per ordine di Milosevic?) quasi prigioniero nella sua residenza di Pale. La mia impressione è che il Tribunale, in ossequio a chi pagava lo stipendio ai suoi giudici, abbia emesso il mandato di cattura un po' frettolosamente, inventandosi gli unici crimini di cui Karadzic poteva certamente definirsi innocente.
 
Io non so se Radovan abbia rubato da bambino la marmellata o se abbia mai ordinato di uccidere qualcuno nella sua vita; posso solo testimoniare che l'uomo che io ho conosciuto mi ha sempre concesso di aiutare bambini di entrambe le fazioni senza alcuna discriminazione. Non ebbi mai l'impressione di parlare con un mostro.
 
Prof. Marino Andolina (Trieste)