www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 24-03-10 - n. 311

da Sindacato Samostalni Zastava Kragujevac, Serbia 
 
 
      
24 marzo 2010… NOI continuiamo a NON DIMENTICARE!
 
S.O.S. Yugoslavia - S.O.S. KOSOVO METOHIJA 
Associazione di Solidarietà - Onlus 
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Cari Amici e Amiche 
Cari compagni e compagne
 
Come avete potuto leggere anche negli ultimi appelli del Sindacato Samostalni della Zastava di Kragujevac, la situazione sociale in Serbia è in peggioramento continuo. Chiunque in questi anni è stato più volte nel paese, ogni volta che ritorna trova un ulteriore deterioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie. Coloro che con i “cambiamenti” dell’ottobre 2000 avevano sperato in un miglioramento della situazione, si trovano ora in una condizione di “disperazione sociale“: decine di migliaia di licenziamenti, disoccupazione, abbattimento di quelle misure minime di difesa sociale che esistevano fino all’ottobre scorso e che riguardavano i prezzi, la sanità, i servizi, la scuola, la casa, i sussidi per pensionati e fasce deboli. Oggi, queste misure sono state abolite come conseguenza delle privatizzazioni selvagge che sono in pieno corso nel paese e che riguardano TUTTI i settori.
 
Per dare un’idea di come può essere lo stato d’animo e le prospettive dei lavoratori serbi e jugoslavi, penso basti questa affermazione del Governatore della Banca Centrale di Jugoslavia M. Dinkic, membro del pool di economisti detto “G17 “ che si occupava del “risanamento“ dell’economia jugoslava per conto del governo, del FMI e della Banca Mondiale. In una intervista all’Agenzia Tanjug, alla domanda su cosa pensasse delle decine di migliaia di licenziamenti, della miseria crescente e del relativo malcontento montante, il signor Dinkic aveva sinteticamente risposto: “…Dobbiamo e saremo inesorabili…”.
 
Di fronte a tutto questo, che è conseguenza di un embargo decennale e dei bombardamenti che hanno messo in ginocchio il popolo serbo e lo hanno portato indietro di quasi 100 anni (come dichiarato da analisti internazionali dell’ONU a settembre), noi pensiamo che come lavoratori, come uomini e donne coscienti, sostenitori della pace e della solidarietà tra i popoli, abbiamo un debito civile e morale verso questi lavoratori ed i loro figli. Verso quelle vedove e orfani di guerra, vittime innocenti di quei bombardamenti e di giochi politici internazionali effettuati sulle loro vite, di cui noi tutti, volenti o nolenti, siamo responsabili e coinvolti, causa le scelte dei nostri governi (e le 1381 azioni effettuate da nostri aerei su quelle terre, portando non certo cibo o medicine…).
 
Ci viene richiesta SOLIDARIETA’, non elemosina, perché la solidarietà è anche richiesta di giustizia. Perché la solidarietà spesso è l’unica arma che possiede chi lavora, perché la solidarietà fa parte del patrimonio del movimento operaio e della storia dei popoli. Perché con la solidarietà aiutiamo a non far morire il sentimento della speranza per questi lavoratori e forse anche per noi.
 
Perché solidarietà significa anche dignità, e chiunque sia stato in Serbia e nell’ex Jugoslavia, tra quelle genti, tra quei lavoratori, sa che dignità e fierezza si trovano e si respirano in ogni angolo di quel martoriato paese. E spesso ciascuno di noi andando là, stando tra quelle genti, ha non solo imparato ma si è arricchito, nell’anima e nella coscienza.
 
Solidarizzare, sostenere chi è vittima di una guerra non voluta o scelta, è anche questo lotta per la pace, contro la guerra, intesa come atto e politica di imposizione.
 
Anche così si è contro logiche liberiste e di impoverimento dei popoli. Contro derive politiche, etiche e culturali, di società come la nostra, dove non solo è impossibile e difficile di questi tempi impedire di andare in guerra come paese, ma anche mantenere e far vivere culture e sentimenti di solidarietà, di giustizia, di emancipazione e progresso.
 
Anche così si resiste e si dice NO allo stato di cose presente! Non siamo molti, ma ci siamo, tutto è difficile ma ci proviamo.
 
Nel mondo sindacale, in ambiti politici, nell’associazionismo internazionale, isole di resistenti e solidarizzanti, continuano a cercare di rompere muri di indifferenza e sordità. Come Associazione “SOS Yugoslavia SOS Kosovo Metohija” e insieme agli appartenenti della nostra Associazione, insieme alle altre 8 (poche) realtà solidali, che in questi anni hanno cercato di fare una piccola ma dignitosa parte, ma anche a nome di tutti coloro che nel nostro paese stanno facendo ogni sforzo perché questo messaggio giuntoci da Kragujevac, NON restino “lettere morte“: chiediamo di non essere sordi, di non far morire almeno la speranza in tempi migliori e più giusti, perché senza anche quella, le nostre responsabilità verso i nostri figli e le nuove generazioni, sarebbero ingigantite e incancellabili.
 
“…non so se c’è un tempo della fine, ma so che c’è sempre la SPERANZA.
La SPERANZA come coscienza e la coscienza come lotta per la vita…
SENZA FINE…”. (EV)
 
 

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