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Fonte: UPI, The Washington Times, Middle East Online ed Al Jazeera

Elaborazione: CSCAweb – dal 12 al 14 gennaio 2005

http://www.nodo50.org/csca/agenda05/iraq/diario_enero.html

 

L'Amministrazione Bush ha già piani d’attacco contro la Siria, che accusa di appoggiare la resistenza irachena

 

I piani sono compresi in quella che il Pentagono denomina “Opzione Salvador”, cioè la creazione degli squadroni della morte per annientare fisicamente coloro che considera i principali dirigenti e membri della resistenza contro l'occupazione dell'Iraq. Il quotidiano The Boston Globe fu il primo a riportare questi piani il passato 8 gennaio, ma ora sono l'agenzia United Press International (il giorno 11) ed il quotidiano The Washington Times (il giorno 12) ad affermare che il Pentagono ha già pronto un piano per bombardare presunti campi di addestramento della resistenza irachena in Siria, così come diversi altri punti di passaggio nella frontiera tra Siria ed Iraq.


Con questi attacchi gli USA cercherebbero di frenare la spirale di attacchi ed attentati degli  insorti iracheni e migliorare le condizioni di sicurezza, prima delle elezioni del 30 gennaio.

Questi mezzi d’informazione aggiungono come argomentazione che la Siria è la principale “banca” della resistenza e che sono “molti i milioni di dollari” che stanno affluendo attraverso il paese per finanziare le operazioni della resistenza irachena.


Ciò che il Pentagono vuole mettere in moto è “un piano generale d’intimidazione” alla Siria, dato che dal mese scorso, quando avvenne la visita a Damasco di Richard Armitage, in cui si intimò al presidente siriano Bachar al-Assad di ostacolare i movimenti dei baathisti iracheni, non c'è stata alcuna risposta positiva.


Secondo analisti arabi citati da Al Jazeera, la decisione di Bush di invitare Mahmoud Abbas alla Casa Bianca non sarebbe altro che la copertura che occulterebbe l'attacco contro la Siria.

Le minacce avvengono mentre il presidente siriano ha previsto di realizzare una visita di Stato in Russia, il giorno 24 gennaio, in cui discuterà l'acquisto di un missile chiamato “Iskander”, meglio conosciuto come SS-26, con un raggio d’azione che copre tutto il territorio israeliano e che può superare i sistemi di difesa esistenti. Questo missile, che non ha per il momento nessun equivalente né tra le armi USA né tra quelle NATO, è estremamente efficace in quanto la sua rampa di lancio è mobile. Parallelamente, secondo il portavoce del Dipartimento di Stato Richard Boucher, gli USA hanno minacciato la Russia di sanzioni economiche se venderà detto missile ai siriani. La decisione di attaccare la Siria per il suo supposto appoggio alla resistenza irachena è anche difesa dal governo collaborazionista di Allawi ed in particolare dal denominato “ministro” della Difesa, al-Salan.

 

Traduzione dallo spagnolo a cura del Ccdp