da:
www.uruknet.info - 17/02/2005
http://uruknet.info/?s1=1&p=9717&s2=17
Rafik Hariri ed il trucco d’incolpare la
Siria
Kurt Nimmo - 16 febbraio 2005
Il
titolo seguente, pubblicato dall’apparato di propaganda Voice of America - creata dall'Agenzia
d’Informazione USA ed operante a fianco della CIA (http://encarta.msn.com/related_761568583_12/relationship_wit
h_other_agencies.html) - dice tutto in poche parole: Israele dà il benvenuto alle pressioni sulla Siria;
Campagna per bloccare l’accordo sui missili russi. (http://www.voanews.com/english/2005-02-16-voa33.cfm)
L'assassinio di Rafik Hariri, il primo ministro libanese, è una vera e propria
fortuna propagandistica per Israele e gli Stati Uniti ed ha ottenuto il
risultato di un pressoché unanime dito puntato contro la Siria, sebbene sarebbe
eccessivamente insensata da parte della Siria un’azione di quella sorta,
specialmente con gli Stati Uniti ed Israele alle calcagna, alla ricerca di un
qualsiasi pretesto per invadere il paese. La Siria era con particolare evidenza
un obiettivo da colpire sulla lista del Likud-Strausscons, ancor prima che Bush
includesse il paese nel suo discorso manicheo sull’"asse del male",
scritto dallo Strausscon David Frum, un “discepolo” lacchè finito alla centrale
Strausscon, l'Istituto Americano delle Imprese.
Riporta Voice of America:
"La Siria ha ripetutamente lanciato appelli per una riapertura dei
colloqui di pace con Israele e per migliorare le relazioni con gli Stati Uniti.
Indicazioni danno come improbabile che ciò possa accadere nel breve, mentre è
probabile che aumentino le pressioni sulla Siria per il ritiro delle sue truppe
dal Libano ".
Da quando il gruppo del Likud e gli Strausscons sono affetti da una grave
allergia alla pace, e Siria ed Iran hanno ambedue la prospettiva di essere
attaccati in un modo o nell’altro nel corso dei prossimi quattro anni,
ovviamente attribuire un senso ai colloqui di pace è questione che neppur si
pone.
Se siete interessati a relazioni obiettive su Libano e Medio Oriente, dovete
leggere giornali e visitare siti web esterni agli Stati Uniti.
Bushra al-Khalil, un avvocato libanese ed attivista politico, ha riferito ad Aljazeera: "Se noi guardiamo al modo
in cui l'assassinio è stato condotto, vediamo che è molto sofisticato. Io ho
avuto modo di conoscere le misure di sicurezza di Hariri; avrebbe potuto
aprirvi una breccia non di certo un
sistema locale" (http://english.aljazeera.net/NR/exeres/7EFAB726-9014-495D-89
39-187E68035462.htm). "La domanda è: chi trae profitto
dalla sua morte? I nemici della Siria. Io
penso che la morte di Hariri sia parte del piano per dividere la regione in
minuscoli deboli stati settari. Questo piano è cominciato in Iraq e
continuerà a colpire in tutti gli altri paesi arabi."
Come Bushra al-Khalil afferma, Hariri era un fautore del pan-arabismo, ovvero
del nazionalismo arabo senza restrizioni di confini (la maggior parte di questi
confini furono concepiti da colonialisti europei). Israele e Stati Uniti hanno
lavorato febbrilmente nel corso degli anni per sradicare il nazionalismo arabo
– come già avevano fatto prima di loro gli europei – considerandolo una
minaccia di gran lunga maggiore rispetto al fondamentalismo islamico. Israele
ha infatti fondato e strutturato organizzazioni islamiche integraliste, in
passato, come cuneo contro il nazionalismo palestinese (si veda l'analisi di
Richard Sale: Hamas history tied to Israel:
http://www.upi.com/view.cfm?StoryID=18062002-051845-8272r).
Una guerra contro un Wahhabi “che dà
di matto” è un imbroglio più facile da sostenere, piuttosto che una guerra
contro nazionalisti arabi che esigono l’autodeterminazione e la fine della
dominazione straniera. In modo simile, gli Stati Uniti hanno speso miliardi di
dollari per creare, addestrare, ed avviare la rete islamica del terrore
(al-Qaeda ed altre) in Afghanistan, inizialmente per estromettere l'Unione
Sovietica, sguinzagliandola poi altrove, prevalentemente nei Balcani sotto
l'egida della NATO (http://prisonplanet.com/us_supported_al_qaeda_cells_during_balkan_wars.html).
Imad
Fawzi al-Shuaibi, capo del Centro Studi Strategici di Damasco, ha dichiarato ad
Aljazeera: "E’ evidente che
l’assassinio di Hariri rappresenta un colpo contro la Siria ed il Libano. Egli
non era un nemico della Siria. Era uno storico e tradizionale amico ed alleato
della Siria… Ultimamente aveva avuto disaccordi con la Siria, ma non ne ha
chiesto il ritiro delle forze dal Libano, o fomentato l'ostilità verso la Siria
o preteso la fine del suo ruolo in Libano."
Chiaramente negli Stati Uniti gira una versione completamente diversa della
storia. "La morte di Hariri dovrebbe e nei fatti deve dare rinnovato
impeto alla realizzazione di un Libano libero, indipendente e sovrano” ha
dichiarato William Burns, assistente Segretario di Stato per gli Affari
Mediorientali, dopo una riunione con il Ministro degli Affari Esteri libanese Mahmoud
Hammod (http://abcnews.go.com/International/wireStory?id=504546
). "E ciò significa l'immediato e completo adempimento della risoluzione
ONU 1559, ovvero il completo ed immediato ritiro da parte della Siria di tutte
le sue forze dal Libano".
La divisione ABC News, ovvero il
Ministro della Disinformazione di Bush, ha sentenziato: "Washington accusa
la Siria di aiutare militanti anti-israeliani e di sostenere gli insorti in
Iraq".
Nessun chiarimento è stato fornito a sostegno della prima e seconda accusa,
pressoché interamente senza fondamento, come ammesso dal Pentagono (http://www.usatoday.com/news/world/iraq/2004-07-05-detenuti - usat_x.htm).
“Ci sono ben pochi stranieri combattenti" in Iraq, ha riferito il luglio
scorso a USA Today il Lt.Col. Paul Kennedy, comandante del 2°
Battaglione, 4° Reggimento della Marina. Infatti, come evidenzia Jim Lobe, la
campagna di propaganda per accusare la Siria di favoreggiamento e sostegno alla
resistenza irachena è un affare completamente targato Strausscons. “Questa
campagna di propaganda pare si basi principalmente su asserzioni, addotte come
pretesto, da ufficiali militari e dei servizi segreti degli Stati Uniti, non
identificati, citati nel Washington Time”
[un remoto giornale di destra di Moonie] e su un successivo articolo del Washington Post circa gli effetti
dell'insurrezione dei Sunniti in Iraq, insurrezione organizzata, rifornita, ed
anche diretta da “una manipolo di vecchi Baathisti iracheni operanti in Siria.'
Allo stesso tempo numerosi resoconti pubblicati, riguardanti i risultati della
presa di Fallujah, hanno stabilito che il numero dei Siriani e di altri
combattenti stranieri coinvolti nell'insurrezione era assai inferiore al
previsto, liquidando così la teoria da tempo sostenuta dal Pentagono e dai suoi
fautori neocons, che stranieri provenienti dalla Siria o da altri paesi
rappresentassero i maggiori artefici della sollevazione.
Gli Strausscons di Bush vogliono farci credere che la Siria aneli alla
distruzione, insulsamente dirigendo l'insurrezione irachena ed uccidendo amati
leaders libanesi. Ciò è assolutamente senza senso.
Nel frattempo, i risultati politici dell’assassinio di Hariri stanno andando
precisamente nella direzione desiderata dal Likud-Strausscons. Così riporta il
quotidiano libanese The Daily Star(http://www.iht.com/getina/files/226251.html):
"Le due conseguenze più immediate si ripercuotono sulla politica interna
libanese e sulle relazioni
siriano-libanesi
…Il terzo importante aspetto riguarda le relazioni tra Siria e potenze
straniere, USA e Francia in primo luogo, ONU ed Europa più in generale. La
velocità, la chiarezza e l'intensità con cui lunedì gruppi d’opposizione
libanese hanno biasimato la Siria ed il suo alleato governo libanese per la
micidiale dose di discorsi sull'inquieto asse siriano-libanese, riporta al
contesto politico centrale nel quale dev’essere analizzata l’intera questione”.
Come al solito, in tutto questo, si dimentica la storia. La Siria è stata
un’attrice riluttante negli affari interni libanesi, contrariamente a quanto
affermano gli Strausscons e specialmente l’ambiguo Likud in Israele. "Nel
luglio del 1976 l'esercito siriano entrò in Libano ed impose una tregua
[durante la guerra civile libanese]. La Siria si coinvolse inizialmente per
proteggere i cristiani dalla sconfitta per mano dei musulmani. Henry Kissinger
e gli israeliani raggirarono il presidente siriano Assad, facendogli credere
che se non fosse sceso in guerra per frenare l’OLP ed i musulmani, allora
Israele stesso sarebbe dovuto andare a svolgere il lavoro, una prospettiva che
Assad trovò terrificante. Kissinger giocò abilmente sulle paure di Assad ed
ebbe successo nel dividere ulteriormente gli
arabi a beneficio d'Israele". Così scrive Ted Thornton (http://www.nmhschool.org/tthornton/mehistorydatabase/civil_war_in_lebanon.htm#syria_enters ), sintetizzando il lavoro di
Patrick Seale su Assad: The Struggle for the
Middle East (http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0520069765/104-631097
6-8431104).
Ovviamente, Israele “scese in campo” senza remore, con effetti devastanti per i
civili libanesi innocenti, e gli Hezbollah, una guerriglia efficacemente
operante in opposizione all’occupazione israeliana del Libano meridionale, fu
organizzata di conseguenza. La presenza dell’OLP in Libano fu una situazione
completamente creata da Israele. Non vi sarebbero infatti stati militanti palestinesi
in Libano, se Israele non avesse “trasferito" (cioè pulito etnicamente) un
gran numero di Palestinesi fin dalla creazione, nel 1948, dello stato
colonialista-colonizzatore israeliano.
Per maggiori informazioni sulle incursioni illegali d’Israele (spesso in
diretta violazione della Convenzione di Ginevra riguardo ai civili), si veda
Noam Chomsky in: Israel, Lebanon and the
“Peace Process” (http://www.chomsky.info/articles/19960423.htm).
Traduzione dall’inglese a cura del Ccdp