da: www.rebelion..org - 18-02-2005
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In un articolo di Paul Labarique, la Red Voltaire informava che il Sig.Bush, nel suo discorso del 2 febbraio sullo stato dell'Unione, aveva reso note le azioni pianificate per il 2005 rilanciando il suo progetto di rimodellamento del “Grande Medio Oriente”, una zona geograficamente discontinua nella quale Washington pretende imporre la sua legge mediante il “soft power” (attraverso mezzi diversi dalla forza militare). Nel suo discorso Marocco, Giordania, Bahrein e soprattutto Egitto ottenevano un buon punteggio, mentre l'Arabia Saudita veniva richiamata all'ordine.
Segnalava inoltre che il presidente Bush indicava per nome i suoi prossimi obiettivi nella zona in questione: Siria (ed una parte del Libano) così come l'Iran, stati nei quali pretende di applicare l’"hard power" per integrarli con la forza nel "Grande Medio Oriente", benché era sembrato tentennare circa l'ordine di priorità. Aveva ricordato che il Congresso gli aveva già dato carta bianca per attaccare la Siria, ma aveva assicurato che l'Iran, proseguendo col suo programma nucleare, rappresentava un pericolo forse più importante. La credibilità di quest’ultima imputazione può misurarsi ricordando il discorso del 2003 sullo stato dell'Unione, durante il quale aveva garantito che l'Iraq si era rifornito di uranio in Africa.
“L’asse del male” risponde.
Recentemente il quotidiano argentino Pagina 12, ha informato che Iran e Siria, accusati dagli Stati Uniti di promuovere il terrorismo, hanno annunciato la formazione di un “fronte comune” per combattere “minacce e sfide” di Washington, nell’occasione in cui Teheran ha denunciato uno spionaggio aereo nordamericano per vigilare le sue centrali nucleari ed ha minacciato di abbatterne qualunque aereo spia.
Nella regione iraniana di Daylam, in un clima mediorientale sempre più teso, un'esplosione aveva provocato un allarme internazionale. Era circolata la versione che un aereo spia USA fosse stato distrutto dagli iraniani, versione alla fine smentita chiarendo che si era trattato di un'esplosione nella costruzione di una diga.
“Siamo pronti ad aiutare la Siria ad affrontare le minacce”, disse il vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref dopo essersi incontrato a Teheran con Naji al Otari, primo ministro siriano. Quest’ultimo affermò: “L’incontro si svolge in un momento delicato; è particolarmente importante perché la Siria e l’Iran stanno affrontando varie sfide ed è necessario costruire una fronte comune”. Segnalò inoltre che l'annuncio dell'alleanza siriano-iraniana giungeva proprio nel momento in cui entrambi i paesi sostengono un'aspra disputa con Washington, che accusa l'Iran di promuovere il terrorismo e di cercare di fabbricare bombe atomiche ed afferma che la Siria appoggia l'insurrezione irachena ed i gruppi radicali palestinesi, dopo avere ritirato la sua ambasciatrice in seguito all'attentato che uccise l'ex premier libanese Rafik Hariri.
In un altro giro di vite nel suo scontro con gli Stati Uniti, l'Iran denunciò che aerei nordamericani senza pilota spiano installazioni nucleari e militari del paese e minacciò di abbattere qualunque apparecchio. Il Ministro dei Servizi d’Informazione iraniani Ali Yunesi, disse ad un gruppo di giornalisti a Teheran: “Le attività di spionaggio statunitense nello spazio aereo iraniano si stanno effettuando da molto tempo a questa parte”.
Il capo dei Servizi d’Informazione iraniani confermò una notizia pubblicata dal quotidiano nordamericano The Washington Post, secondo la quale aerei statunitensi da un anno sorvolano l'Iran alla ricerca di prove su attività nucleari proibite.
Oggetti volanti sconosciuti?
Yunesi, riferendosi ai numerosi oggetti volanti non identificati che la stampa sensazionalista iraniana cataloga come U.F.O., disse: “La maggioranza degli oggetti brillanti che il nostro popolo vede nello spazio aereo sono apparecchi di spionaggio statunitensi, utilizzati per spiare le installazioni nucleari e militari iraniane”.
Il Ministro aggiunse: “Se uno qualunque degli oggetti brillanti si avvicinasse, si scontrerebbe una volta per tutte col nostro fuoco e verrebbe abbattuto. Possediamo l’equipaggiamento necessario per affrontarli”. L'Iran “non ha niente da nascondere. Queste missioni (di spionaggio) non riveleranno loro nulla perché le nostre attività nucleari sono aperte e trasparenti”.
Armamento nucleare iraniano
Gli USA accusano di sviluppare programmi nucleari a fini bellici l’Iran, mentre quest’ultimo dichiara che sono a fini civili.
Alcune ore dopo questa denuncia iraniana, si registrò un'esplosione vicino ad una centrale atomica nel sud-ovest dell'Iran. Dopo versioni iniziali di un presunto bombardamento, Teheran affermò trattarsi di un incidente durante la costruzione di una diga. Stati Uniti ed Israele, altro supernemico dell'Iran, di fronte alle prime informazioni sul presunto lancio di un missile da parte di un aeroplano non identificato, negarono che qualcuno dei loro aerei avesse effettuato un bombardamento contro obiettivi iraniani.
Il direttore della CIA Peter Goss, tuttavia, nella sua prima apparizione pubblica da quando assunse l’incarico, affermò, di fronte al Comitato dei Servizi d’Informazione del Senato, che l'Iran stava dando rifugio “ad esponenti importanti della rete Al Qaida”.
“L’Iran sta portando avanti trattative per produrre missili a lunga gittata e continua a sostenere gruppi terroristici nella regione, come gli Hezbollah”, disse Goss in dichiarazioni citate dal quotidiano statunitense The Washington Post, nella sua pubblicazione elettronica.
Israele, da parte sua, accentuò le sue accuse affermando che a Teheran mancano solo sei mesi per mettere insieme le conoscenze necessarie a fabbricare l'arma nucleare. “La questione non è se gli iraniani avranno la bomba atomica nel 2009, 2010 o 2011. È quando avranno la conoscenza per farlo”, affermò il cancelliere israeliano, Silvan Shalom, nel corso di una visita a Londra.
Il direttore dell'Agenzia Internazionale di Energia Atomica (AIEA), Mohammed Baradei, in contrasto con le dichiarazioni israeliane, dichiarò al The Washington Post che “non ci sono prove che l'Iran abbia armi nucleari”.
Il periodico concludeva sottolineando che la notizia del supposto attacco in Iran si era propagata come la polvere da sparo, spinta dal clima di nervosismo introdotto nella regione dalle minacce USA alla Siria ed all’Iran (quarto esportatore di petrolio tra i paesi petroliferi) e dal recente assassinio dell’ex-primo ministro libanese Hariri, del quale si accusa il governo di Damasco.
Aumentando l’escalation del conflitto, la Siria rispose al ritiro dell'ambasciatrice nordamericana dal proprio paese aggiungendo che tale azione rappresentava “un nuovo gesto di pressione”.
Traduzione dallo spagnolo a curato del Ccdp