www.resistenze.org - popoli resistenti - siria - 18-10-11 - n. 381

da http://www.infosyrie.fr/actualite/ligue-arabe-ou-anti-syrienne/
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Lega araba o anti-siriana?
 
Guy Delorme
 
17/10/2011 
 
La Lega araba torna alla carica. Dopo i moniti al governo siriano di metà settembre, del tenore: “riformate tutto subito e fermate immediatamente il massacro”, l’organismo diplomatico arabo ha lanciato domenica 16 ottobre alla fine di una “riunione straordinaria”, una nuova iniziativa per la Siria: si richiede una “conferenza per il dialogo nazionale” tra il governo e l’opposizione siriana, che potrebbe aprirsi entro 15 giorni al Cairo.
 
L’iniziativa della Lega araba è motivata dal desiderio di “porre fine alla violenza” e di “evitare l’intervento straniero”, e naturalmente di “realizzare le legittime aspirazioni del popolo siriano e il cambiamento desiderato”. La Lega ha annunciato la creazione di un “comitato ministeriale” presieduto dal Qatar e che rappresenta i pesi massimi della diplomazia araba, tra cui il segretario generale Nabil al-Arabi, con l’incarico di “contattare i dirigenti siriani per mettere fine a tutti gli atti di violenza”.
 
Dietro la Lega, il Golfo, dietro il Golfo...
 
Si potrebbe guardare con favore a questo - molto relativo - ammorbidimento della Lega rispetto al suo precedente intervento: dopo tutto, gli ambasciatori arabi invitano al dialogo e a una risoluzione della crisi rigorosamente siriana o al massimo araba. Ma siamo obbligati a notare i seguenti punti:
  
- È su domanda del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) che si è tenuta la riunione straordinaria sulla Siria. Ora, il CCG riunisce monarchie come Arabia Saudita, Oman, Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Qatar, molto note per la loro ostilità al regime siriano - in particolare per mezzo delle televisioni al-Jazeera e al-Arabiya che controllano - e la loro sottomissione a Washington. Il solo fatto che la commissione ministeriale sia presieduta dal Qatar, Stato proprietario della catena d’intossicazione anti-siriana al-Jazeera, dovrebbe illuminare sugli scopi reali di quest’impresa. 
  
- Le parole di “cambiamento (auspicato)” e di “violenza” riflettono sempre l’argomentazione dell’opposizione radicale: il “cambiamento” è l'uscita di scena di Bachar al-Assad, la “violenza” è quella delle forze dell’ordine. La Lega araba camuffa oggi sotto il “dialogo” i suoi obiettivi di cambiamento di regime, di orientamenti e alleanze geopolitiche per la Siria. 
  
- Caldeggiare il “dialogo” tra governo e opposizione è nella migliore delle ipotesi un pio desiderio, nella peggiore un’ipocrisia diplomatica, essendo noto che l’opposizione - che è nelle grazie della Lega e del CCG, sotto l’influenza turco-americana del Consiglio nazionale siriano (CNS) che ha sede ad Adalia, a Istanbul o nella galassia Facebook - reclama come pregiudiziale la partenza pura e semplice di Bachar e del suo governo, minacciandolo anche di citarlo in giudizio davanti ad un tribunale speciale. Per dialogare, bisogna essere due: Bachar ha compiuto passi storici sulla strada del dialogo, riformando la costituzione in senso più liberale, autorizzando la creazione di partiti non soggetti al Fronte nazionale progressista, liberando degli oppositori e permettendo ad altri di riunirsi a Damasco e altrove. Il CNS chiama invariabilmente alla sollevazione e dunque a quella guerra civile che i nostri diplomatici arabi dicono di temere. E del resto ha reiterato il suo rifiuto a ogni dialogo con il potere siriano. 
  
Parlando del CNS, un comunicato della France-Presse (AFP) precisa che il suo eventuale riconoscimento come rappresentante legittimo del popolo siriano è stato “invocato” dai partecipanti a questa riunione “straordinaria” (di cinismo e arroganza), ma che la “corrente maggioritaria” ha giudicato necessario “dare una possibilità (a Nabil al-Arabi) di fare applicare le riforme necessarie il più rapidamente possibile”: sono davvero dei buoni principi questi emiri e parlano proprio come un comunicato di Erdogan, lasciando poche illusioni di un approccio onesto da parte della Lega araba - per non parlare del CCG - del dossier siriano. 
 
- Infine, evocare pubblicamente la possibilità di un “intervento straniero”, anche rigettandone il principio, contribuisce a renderlo plausibile agli occhi dell’opinione internazionale e a rafforzare nelle loro ambizioni belliciste i diplomatici imperialisti e interventisti della NATO. 
  
La Siria che a dispetto di questo ambiente così particolare fa ancora parte della Lega araba, non ha mancato di denunciare l’ambiguità dell’iniziativa: “Il momento scelto per questa riunione è strano e sospetto” ha dichiarato Youssef Ahmad, delegato di Damasco alla Lega. Sospetto perché coincide più o meno con i reiterati tentativi degli euro-americani di ottenere dal Consiglio di sicurezza un testo di condanna per Damasco di fronte alla comunità internazionale. Si ha inoltre la sensazione che la Lega, certamente araba ma non troppo nazionalista araba, suoni il suo spartito in un’orchestra più grande, con un direttore non del tutto arabo. Il 10 settembre scorso, Nabil al-Arabi aveva adottato verso Bachar un tono conciliante a indicare l’attaccamento della lega “alla sicurezza e stabilità della Siria”. Eccolo tornare alla carica, un mese più tardi, ancora più ben disposto di prima. E allora? 
  
Il fatto è che la Lega araba è anche il Consiglio di cooperazione del Golfo, oltre che senza dubbio il suo più grosso contributore finanziario, e da questi arabi non c’è molto da attendersi che si sia siriani, nazionalisti arabi, laici o semplicemente non allineati a Washington. La Lega sa che la sua proposta mediatica di “dialogo” non ha nessuna chance di concretizzarsi. Le permette appena una posizione “onorevole” agli occhi di americani ed europei. 
  
Ad ogni modo e siamo obbligati a ripeterci, il governo siriano, in mancanza del sostegno della “Lega arabo-atlantista”, dispone dell'appoggio della maggioranza dei siriani e di parecchi governi arabi o musulmani, di quello libanese, iraniano e iracheno. La Lega araba, che è a nostro avviso aliena al percorso e al sentire degli arabi, ha in Tunisia, Libia, Bahrein e anche in questo Egitto da dove parla, abbastanza gatte arabe da pelare!
 
 

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