www.resistenze.org - popoli resistenti - siria - 07-12-11 - n. 388

da http://www.infosyrie.fr/actualite/partage-des-roles-lonu-deplore-lotan-degaine/
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Divisione dei ruoli: l'ONU "deplora", la NATO avanza
 
di Louis Denghien
 
02/12/2011
 
Valutiamo il bilancio di 4.000 morti, ma di fatto le informazioni attendibili che riceviamo sono di gran lunga superiori". Navi Pillay, "la signora dei diritti umani" delle Nazioni Unite, è irremovibile a proposito del bilancio di più di otto mesi di disordini in Siria. Ed è anche perentoria sull'analisi della situazione attuale: "Avevo detto ad agosto davanti al Consiglio di Sicurezza che, quando un numero crescente di disertori avessero minacciato di prendere le armi, ci sarebbe stata la guerra civile. Ormai, è ciò che sta accadendo".
 
I morti, parliamone invece di farli parlare
 
A rischio di ripeterci, la direzione delle Nazioni Unite si è messa, sul dossier siriano, al servizio della egemonia americana, ripetendo gli slogan e le "analisi" della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato, negando con il suo silenzio l'implicazione fondamentale dei gruppi armati anti-regime e il supporto logistico e finanziario dato loro dalle potenze straniere: Stati Uniti, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Francia, Gran Bretagna, per non parlare della fazione libanese Hariri, e, forse, sotto forma di jihadisti volontari, dalla Libia "liberata". L'ONU di Ban Ki-moon e Navi Pillay, fa sua la visione semplicistica e menzognera degli eventi siriani diffusi da euro-americani e arabi.
 
Essa rifà, a dire il vero, quello che aveva già fatto prima in Iraq e in Jugoslavia, poi in Costa d'Avorio e Libia. "Le machin" [l'aggeggio] deriso da de Gaulle è diventata una macchina per diffamare e poi isolare ed aggredire le nazioni che non piacciono al Grande Fratello invecchiato, ma ancora aggressivo d'oltre Atlantico.
 
A rischio di ripeterci, ricordiamo che le "fonti affidabili" di Navi Pillay provengono interamente dai "rapporti" dell'OSDH (osservatorio siriano dei diritti dell'uomo) londinese di Rami Abdel Rahman, dai "comitati locali di coordinamento" portavoce dei rivoltosi di Homs e altri: in breve dagli attivisti dell'opposizione radicale. La cifra di 4.000 vittime dichiarata dall'ONU e dai media è sospetta. Nel suo stesso quantificare, naturalmente, ma anche nella sua "imprecisione strutturale": questa cifra comprende un migliaio (o più) di membri della polizia vittime degli attivisti (vengono uccisi o feriti ogni giorno dei soldati e poliziotti in Siria)? Include i civili uccisi da questi stessi gruppi o bande armate perché sono dei dirigenti, dei cristiani o alawiti, o prede del racket? Include infine i guerriglieri, disertori e/o islamisti, uccisi dalle forze di sicurezza nei combattimenti che si svolgono in Homs o nelle campagne? In breve, quanti sono i civili pacifici e disarmati nel conteggio ufficiale? Ben inteso che le provocazioni dei cecchini nascosti approfittano delle manifestazioni per logorare la polizia, che in un contesto di guerriglia urbana sono obbligatoriamente generatrici di incidenti. Incidenti poi sfruttati dalle mille bocche della disinformazione mediatica.
 
Questa guerra civile tanto desiderata
 
A rischio di stancarvi, affermiamo che le Nazioni Unite deplorano o fingono di deplorare in Siria una guerra civile che esse hanno incoraggiato con le loro ripetute dichiarazioni. Una guerra civile finanziata, assistita in tutti i modi diplomatici o segreti - non è vero Sarkozy? - dal blocco occidentale, che vede in questa, in assenza di opportunità di intervento dell'ONU, il mezzo per rovesciare il regime.
 
Noi diciamo che, perché vi sia una guerra civile, bisogna essere in due. Tuttavia, alcune migliaia di mercenari, jihadisti o "disertori", alcuni dei quali sono al confine del banditismo puro, non costituiscono un "campo" politico e sociale. I gruppi armati sono abbastanza potenti, grazie agli aiuti stranieri, per mantenere un clima di insicurezza, ma non in tutta la Siria. In effetti gli incidenti sembrano concentrarsi principalmente nel settore Homs-Idleb. Non sono evidentemebte abbastanza potenti da coinvolgere l'intero paese, tutte le società siriana, e "liberare" una parte del territorio siriano: controllore più o meno un quartiere come Bab Amr Homs è una cosa, mettere un intero paese in una situazione di insurrezione, è tutt'altra cosa.
 
Si noti inoltre che l'analisi catastrofica di Navi Pillay è stata subito un po' "attenuata" dal suo stesso portavoce: Rupert Colville ha infatti tenuto a precisare che nelle circostanze che attraversa attualmente la Siria: "è difficile affermare categoricamente fino a che punto sia una guerra civile".
 
Bene, nel contesto diplomatico che conosciamo, la guerra civile diventa una realtà virtuale, mediatica, prima di concretizzarsi veramente, eventualmente nella realtà. Si parla da più mesi di un popolo virtuale siriano, sollevato unanimemente contro i governanti, di un "esercito siriano libero" forte di 15 o 17 mila combattenti tutti virtuali. Allora, parlare e far parlare di guerra civile gli da' una realtà politica. E se la guerra civile esiste solo negli articoli e nelle dichiarazioni dei guerrafondai occidentali, si può - nello spirito di questi - giustificare l'intervento militare straniero, questo "veramente reale".
 
Si tratta, a nostro avviso, del modello di pensiero e di azione di una grande macchinazione anti-siriana. Adesso c'è più che mai, la realtà sul campo per contrastare queste strategie: decine di migliaia di combattenti siriani, libanesi, perfino iraniani e russi, con, attualmente, le armi al piede, ma pronti ad accogliere eventuali "visitatori" turchi, della NATO o sauditi del Qatar.
 
 

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