www.resistenze.org - popoli resistenti - siria - 10-12-12 - n. 433

da www.tintaroja.es
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Siria, cronaca di una guerra annunciata
 
Tinta Roja n°19 - Autunno 2012 - organo dei Collettivi dei Giovani Comunisti di Spagna (CJC)
William Villaverde, membro del CC dei CJC
 
07/12/2012
 
Prima di tutto, bisogna capire che le aggressioni imperialiste a un determinato paese non sono la conseguenza di una crociata con una grande motivazione, ma, in generale, la spada di Damocle pende a secondo dell'idoneità del paese come obiettivo d'aggressione in un contesto internazionale. Si tratta di una somma di "meriti" che portano gli stati imperialisti a spendere ingenti somme di denaro per lanciare questi attacchi. Il criterio? Lo stesso che per il business, massima reddittività al minor costo. E in questo senso l'imperialismo cerca di rompere la catena dall'anello più debole.
 
In questa fase l'anello più debole è la Siria, come al tempo lo è stata la Libia. Quindi, questa guerra non può essere compresa al di fuori del contesto dei piani dell'imperialismo nella costruzione di ciò che va a chiamarsi il Nuovo Grande Medio Oriente.
 
La distruzione della Siria, preambolo di un attacco all'Iran.
 
Molti analisti concordano sul fatto che questo è l'obiettivo finale dell'imperialismo nella sua guerra contro la Siria.
 
L'Iran è un paese con 72 milioni di abitanti, appartenente al gruppo del N-11, situato in una zona strategica eccezionale, porta d'Asia, che controlla lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale si muove circa il 40% del petrolio mondiale, molto ricco di materie prime (soprattutto petrolio) e nemico storico degli interessi degli Stati Uniti e dell'Unione Europea nella zona.
 
Paradossalmente, l'Iran non è il paese che più sta crescendo in questo gruppo molto eterogeneo; infatti, è uno di quelli che ha una crescita più lenta, per cui entro il 2050 l'Iran non avrà superato il PIL di nessuno dei paesi del G-7 e sarà fra gli ultimi del gruppo insieme a (sorpresa!) Pakistan ed Egitto.
 
Tuttavia, nonostante tutto, l'Iran ha una serie di caratteristiche che lo rendono un paese altamente indipendente. È fortemente impegnato nel finanziamento e commercio con le potenze emergenti, come Russia e Cina, inoltre occorre rilevare anche l'interesse e gli sforzi fatti per ottenere l'accesso al nucleare, che renderanno l'Iran il secondo paese del N-11, dopo il Pakistan, ad avere questa tecnologia, e il quarto delle "potenze emergenti".
 
Così, l'Iran ha molti punti per diventare il nuovo paese aggredito. In questo contesto, la guerra in Siria può essere intesa come una strategia d'indebolimento degli alleati dell'Iran nella zona.
 
Siria, obiettivo dell'imperialismo per "meriti" propri.
 
Senza dubbio la Siria stessa annovera notevoli "meriti" propri per stare nell'agenda dell'imperialismo.
 
La Siria condivide con l'Iran la condizione di essere uno dei principali promotori dell'ingresso dei capitali cinesi nella zona. Attualmente la Cina è il secondo maggiore esportatore di prodotti in Siria dopo l'Italia.
 
A livello regionale la Siria svolge il proprio ruolo di paese nemico dell'imperialismo israeliano, mantenendo una forte tensione armata diretta nella regione delle "Alture del Golan".
 
Inoltre, è il principale sostenitore di Hezbollah, l'organizzazione armata islamica (sciita), che controlla l'intero sud del Libano ed è uno dei più grandi nemici di Israele, dalle comprovate capacità militari, come si è potuto vedere nella guerra israelo-libanese del 2006.
 
Infine, la Siria è stata storicamente il centro nevralgico delle varie organizzazioni della resistenza palestinese.
 
L'opposizione siriana e la guerra civile.
 
La società siriana è un complesso mosaico di etnie e correnti religiose che evidenziano in maggioranza i musulmani sunniti (circa il 70% della popolazione), che fino ad oggi hanno convissuto in relativa pace e nel rispetto delle minoranze.
 
L'opposizione siriana non è una novità, già esisteva nel paese, semplicemente ha cercato il momento idoneo per lanciare il colpo principale.
 
Qui si evidenzia l'opposizione settaria classica, il principale gruppo di opposizione allo Stato laico siriano in generale e, in particolare, alla famiglia Assad. Questo gruppo è composto dalla corrente siriana dei "fratelli musulmani ", islamici moderati (cioè, liberali) sunniti. Cercano, basandosi sull'argomento religioso, di creare in Siria uno stato islamico sunnita, combattendo il laicismo statale e la famiglia Assad, che appartiene a un'altra minoranza musulmana, gli alawiti.
 
A ciò si aggiunge il processo di erosione che negli ultimi dieci anni ha subito il progetto del partito Baath, in gran parte a causa della stagnazione del progetto progressista di sviluppismo arabo, ai cambiamenti in chiave neoliberisti che in Siria si stanno mettendo in atto, spazzando via molte sovvenzioni pubbliche e gli alti livelli di corruzione.
 
Tutto ciò fa si che ci sia lo scenario perfetto per considerare la Siria il nuovo anello debole per l'imperialismo nella zona. Il resto della storia già lo conosciamo, la rivoluzione siriana è stata in realtà una guerra civile fin dall'inizio. L'apparizione dell'"Esercito Libero Siriano", le armi dal Qatar e dall'Arabia Saudita, i finanziamenti nordamericani, gli islamisti radicali e i mercenari stranieri, gli ufficiali turchi al comando di distaccamenti di "ribelli" siriani, ecc.
 
La stessa mossa attuata in Libia: sostenere i futuri interessi dell'imperialismo nella regione, condannando alla guerra e alla distruzione un paese che, nonostante le sue contraddizioni, quanto meno è indipendente e sovrano.
 
 

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