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Elezioni in Siria: il popolo dice No all'intervento straniero

Ajamu Baraka * | ajamubaraka.com
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

04/06/2014

Dopo tre anni di una guerra finanziata, armata e gestita dagli Usa e dai loro alleati, il popolo siriano si è recato alle urne, laddove ciò era possibile. La posizione statunitense è che il voto in Siria è illegittimo a causa del conflitto, eppure le elezioni in Ucraina sono legittime, nonostante un conflitto armato in quel paese. E' chiaro che l'obiettivo degli Stati uniti in Siria risulta essere "più morte, più guerra e più caos".

Decine di migliaia di comuni siriani hanno sfidato le minacce e le violenze per partecipare al processo elettorale

Sfidando le minacce di violenza, decine di migliaia di comuni siriani sono andati alle urne per esprimere un voto che riguardava più la dignità e l'autodeterminazione siriane che i candidati presenti sulla scheda elettorale. Dopo tre anni di atrocità inimmaginabili, fomentate da un folle e morente impero Usa, con l'assistenza delle monarchie del Medio oriente e degli stati gangster della Nato, il popolo siriano ha dimostrato, con la sua partecipazione, di non aver ceduto la propria sovranità nazionale agli interessi geostrategici degli Stati uniti e dei loro alleati coloniali in Europa e Israele.

La narrazione dominante sulla Siria, accuratamente coltivata dai propagandisti degli stati occidentali e convenientemente diffusa dai loro ausiliari nei grandi media, vuole che il conflitto in Siria sia una lotta coraggiosa condotta dalla maggioranza del popolo siriano contro la brutale dittatura di Bashar al-Assad. Il "regime" di Assad (non è mai chiamato governo), può conservare il potere solo attraverso l'uso della forza, attaccando "i propri cittadini". Il regime rappresenta la minoritaria comunità alawita e può mantenere la sua posizione dominante sul resto del paese unicamente attraverso il puro terrore.

Tuttavia, gli eventi in Siria, di cui le elezioni sono un esempio clamoroso, continuano a svelare le crepe di questa storia.

In primo luogo, è apparso chiaro che un numero considerevole di persone e comunità non alawite sostengono il governo. Ed anche quegli elementi della società siriana che non erano entusiasti sostenitori del governo hanno finito col comprendere che l'opposizione locale legittima era stata rimpiazzata da potenti forze non-siriane per opera degli Stati uniti e degli stati del Golfo che hanno fornito sostegno materiale, politico e diplomatico ad una opposizione che non solo aveva deboli legami con il paese, ma sembrava impegnata solo a ingaggiare guerra. Questo ha convinto molti che la sola scelta politicamente coerente fosse quella di sostenere il governo, come espressione di sostegno alla sovranità della Siria e del suo progetto nazionale.

Le agenzie di stampa occidentali non sono state capaci di spiegare l'enorme affluenza al voto dei profughi siriani in Libano

Come risultato, non solo il sostegno popolare al governo ha tenuto negli ultimi tre anni di carneficina, ampliandosi fino a includere quelli dell'opposizione che erano contro la distruzione del paese a dispetto di quei viscidi siriani espatriati che hanno viaggiato da una capitale europea all'altra supplicando che Stati uniti e Nato portassero avanti quanto già fatto in Libia, ovvero distruggere le infrastrutture del paese attraverso l'utilizzo della potenza aerea della Nato e inondare il paese di armi.

Ma l'indebolimento più evidente della narrazione occidentale dominante è rappresentata dalla partecipazione di decine di migliaia di siriani comuni che hanno sfidato le minacce e la violenza per partecipare al processo elettorale.

Le corporation dei media occidentali, in particolare negli Stati uniti, non essendo in grado di spiegare l'enorme affluenza al voto dei profughi siriani in Libano, ha deciso così di non darne notizia. Le immagini di siriani sfollati dalla guerra che ancora sostengono al Assad come presidente contrastano con la versione della storia costruita con cura che i soli a fuggire dalla guerra erano le persone terrorizzate dal governo.

La stampa statunitense ha invece sollevato la questione della "legittimità" delle elezioni, che si svolgono in un paese sconvolto da una "guerra civile", una posizione coerente con la loro rappresentazione della guerra tra il popolo siriano e il governo e contraria a ciò che si è invece rivelata essere, ossia una guerra in gran parte combattuta da forze straniere, con le forze di opposizione locali alleate dell'inetta, isolata, superata e militarmente irrilevante Coalizione nazionale siriana.

E mentre la stampa statunitense diffondeva acriticamente la posizione del governo Usa, che ha dichiarato nulle le elezioni in quanto una farsa illegittima, i media sembrano non cogliere la posizione contraddittoria di Washington che da una parte rifiuta la validità delle elezioni in Siria a causa del conflitto e dall'altra in Ucraina sostiene con entusiasmo delle elezioni nel mezzo di un conflitto e contestate dal punto di vista della legittimità. I media occidentali, se fossero realmente indipendenti, potrebbero porre alcune domande ovvie, come ad esempio cosa rende legittime le elezioni in Ucraina quando la metà del paese boicotta il voto e l'esercito nazionale attacca violentemente i propri cittadini della parte orientale del paese che si sono rifiutati di riconoscere la legittimità dei golpisti di Kiev?

Delle altre domande potrebbero essere: se l'amministrazione Obama ritiene opportuno sostenere le elezioni in Ucraina, perché mai si oppone violentemente a quelle in Siria, soprattutto se, come sostiene, la maggioranza del popolo si oppone all'attuale governo? L'illegittimità del governo siriano non verrebbe forse confermata dalla bassa affluenza alle urne, anche nelle zone dove c'è un minimo di sicurezza? Una volta data dalle autorità siriane la possibilità di votare ai rifugiati siriani nei vari paesi di tutto il mondo e poi in pochissimi avessero partecipato, non avrebbe trovato conferma la posizione di Washington per cui al governo di Assad manca il sostegno popolare?

Eppure, perché in varie capitali europee e di altri paesi come Turchia, Emirati Arabi Uniti, Giordania ed Egitto, sono stati compiuti sforzi per bloccare le possibilità di voto dei siriani sfollati? Le autorità temevano forse che la storia dell'assenza di sostegno ad Assad potesse essere messa in discussione se vi fosse stato un proliferare di immagini, come quelle giunte dal Libano, che mostrano migliaia di siriani in marcia verso le urne con in mano le effigi di Bashar al Assad?

Sarà interessante vedere come le autorità e i loro portavoce nei media corporativi manipoleranno il processo di voto in Siria.

Quella degli Stati uniti è una posizione di guerra costante in Siria

Il segretario di stato John Kerry ha dichiarato che le elezioni presidenziali in Siria sono state una "farsa" e che gli Usa e i loro partner sono pronti a raddoppiare rapidamente gli sforzi per sostenere le forze di opposizione nel paese. Il significato di questa posizione è che non importa che tipo di manifestazione pubblica di sostegno venga data ad Assad o chi possa emergere come capo di stato in Siria: l'obiettivo degli Stati uniti è più morte, più guerra e più caos.

Questa è l'essenza della "nuova" strategia globale presentata dal presidente Obama durante il suo discorso sulla politica estera a West Point, la scorsa settimana. La dichiarazione Usa che "cambierà le dinamiche sul terreno in Siria" è scaturita da una riunione dei cosiddetti "Amici della Siria", un insieme eterogeneo di 11 nazioni coloniali occidentali e delle loro creazioni arabe. L'amministrazione Obama intende lavorare anche su questo tipo di formazioni e alleanze regionali per promuovere i suoi obiettivi strategici, al costo minore possibile per gli Stati uniti. Naturalmente, gli interessi e i desideri degli stati e dei popoli coinvolti sono una preoccupazione secondaria. Il desiderio della maggioranza del popolo siriano di porre fine al conflitto non è nemmeno preso in considerazione. Come parte dello sforzo per assicurare il sostegno pubblico negli Stati Uniti alle azioni per destabilizzare e poi attaccare la Siria è stato presupposto che, una volta deposto il governo Assad, possa essere introdotta
una vera democrazia. Ecco perché i politici fingevano di aiutare i cosiddetti elementi moderati che sostengono la democrazia. Ma nell'ultimo anno o giù di lì, anche tale proposta è stata eliminata. La democrazia in Siria è una minaccia per gli interessi imperialistici degli Usa quanto lo è in Ucraina, e in misura sempre maggiore anche negli Stati uniti.

I politici di Washington e Londra hanno già provveduto al cambio, sostenendo quelle che vengono chiamate le forze islamiste "moderate" raccolte intorno al Fronte islamico (IF) con al Nusrah, affiliata siriana ufficiale di al Qaeda, che agisce di sottofondo. Il problema per il popolo siriano è che i moderati che l'Occidente sostiene sono fondamentalisti salafiti-wahabiti che rifiutano la democrazia rappresentativa e sostengono l'imposizione della sharia in Siria. Così, mentre Usa e alleati definiscono le elezioni in Siria una farsa, la loro soluzione è di sostenere le forze che vorrebbero eliminare persino il pretesto della partecipazione democratica. Questo è il progresso che viene imposto alla società laica e pluralista della Siria dai "liberatori" occidentali.

Non c'entra Assad, ma il popolo siriano e l'imperialismo

Le questioni di legittimità democratica non hanno mai determinato i rapporti degli Stati uniti con un qualsiasi stato in cui gli Usa avevano interessi strategici ed economici. Se l'impegno per la democrazia e la governance democratica fosse il fattore determinante del sostegno statunitense, l'amministrazione Obama non sarebbe alleata con le dittature monarchiche del Golfo, avrebbe condannato i colpi di stato in Honduras ed Egitto, non avrebbe dato sostegno diplomatico ed economico al colpo di stato in Ucraina e non spalleggerebbe gli elementi dell'estrema destra in Venezuela che tentano di destabilizzare il governo democraticamente eletto di quel paese.

C'è stato un tempo in cui questo sarebbe stato chiaro al movimento pacifista e contro la guerra, antimperialista, progressista e della sinistra negli Usa e in Occidente. Ma nel corso degli ultimi vent'anni, con l'infiltrazione ideologica del liberalismo nella sinistra, delle tendenze socialdemocratiche e di destra dell'anarchismo "anti-autoritario", la confusione politica risultante ha visto un allineamento della sinistra al progetto imperiale degli Stati uniti, dagli attacchi contro la Repubblica Federale di Jugoslavia a quelli ai progetti nazionalisti in tutto il Sud del mondo, dalla Libia alla Siria. Da quell'ultimo sussulto di solidarietà antimperialista rappresentato dalle manifestazioni di massa contro l'attacco illegale contro l'Iraq nel 2003, i movimenti per la pace, contro la guerra e antimperialisti sono relativamente allo sbando.

La confusione politica ha visto un deciso allineamento della sinistra al progetto imperiale Usa

Questo disordine e inefficienza ha luogo nel momento storico nel quale, allo scopo di mantenere la sua egemonia globale, l'Occidente colonial-capitalista ha deciso di tornare a fare quello che gli riesce meglio: seminare morte e distruzione. Per quelli di noi che comprendono la responsabilità, trovandoci, come siamo, al centro di questa mostruosità chiamata Stati uniti, è nostro dovere di rimuovere la patina di umanitarismo che cela la brutale logica interna del dominio e "lottare", termine ormai passé per la sinistra nichilista post-moderna.

Quando un popolo, come ha fatto quello siriano, dimostra il suo impegno per l'integrità della propria esperienza nazionale in opposizione agli sforzi degli stati imperialisti nei quali risediamo, l'unica posizione di principio che possiamo assumere è di essere solidali con queste persone, a prescindere da come giudichiamo le contraddizioni interne di quella nazione o stato. Il popolo della Siria ha detto di no ad un intervento straniero. Noi, nell'imperialista
Occidente, possiamo forse fare di meno?

* Ajamu Baraka, organizzatore e attivista di lungo corso per i diritti umani, editore di Black Agenda Report
 

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