da: http://www.workers.org/2006/world/sudan-0914/
Di Sara Flounders
7/9/2006
Gli sforzi statunitensi di ristabilire l'occupazione e la dominazione coloniale hanno sofferto una nuova battuta di arresto il 4 settembre. Il governo del Sudan non ha autorizzato lo stanziamento delle forze delle Nazioni Unite nella sua regione occidentale del Darfur.
Il 1 settembre, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, attraverso il Consiglio di sicurezza dell'ONU, avevano fatto approvare la Risoluzione riguardante l'invio di oltre 20.000 caschi blu in Sudan al posto dei 7.000 uomini delle Forze dell'Unione africana.
Il consigliere presidenziale Mustafa Osman Ismail ha reso noto che il governo Sudanese rifiuta la sostituzione delle forze dell'Unione africana, approvata, con una più ampia presenza ONU, perché il fine del mandato delle Nazioni Unite è un "cambio di regime". (Reuters, 4 sett.).
Gli Stati Uniti hanno sostenuto che è essenziale che forze dell'ONU subentrino alle truppe dell'Unione africana perché queste non hanno fondi sufficienti, sono sottodimensionate e sotto-equipaggiate per il ruolo di "peacekeeping" a loro assegnato (per quanto si suppone sia la NATO, guidata dagli USA medesimi, a dover provvedere alla logistica, al trasporto aereo, all'attrezzatura ed agli approvvigionamenti per le forze dell'Unione africana).
Russia, Cina e Qatar si sono astenute dal voto nel Consiglio di Sicurezza, che hanno criticato, anche se né Cina né Russia hanno esercitato il diritto di veto. La Risoluzione stabilisce che il dispiegamento avrebbe luogo "sulla base dell'accettazione del governo [sudanese]." Una campagna di pressione internazionale per costringere il Sudan ad accettare forze straniere è stata organizzata dagli USA.
Il Sudan ha buone ragioni di sospettare di una decisione spinta da Stati Uniti e Gran Bretagna. L'Inghilterra è il brutale ex colonizzatore del Sudan, da sempre contraria alla sovranità del paese africano; e per Washington, un "cambio di regime", il rovesciamento del governo sudanese, è nelle agende dei Repubblicani come dei Democratici. Sanzioni e i divieti agli investimenti, commercio, crediti e prestiti da parte statunitense sono stati posti in essere da oltre un decennio. Nel 1998, durante l'amministrazione Clinton, 17 missili Cruise hanno distrutto il complesso para-medico di El Shifa che rappresentava la maggior risorsa medica di base per il disperato fabbisogno sudanese.
Il Sudan è ben consapevole di come gli Stati Uniti hanno utilizzato una risoluzione dell'ONU nel 1990 per giustificare gli attacchi che distrussero le infrastrutture in Iraq. I 13 anni di sanzioni imposti dall'ONU sull'Iraq, richieste da Washington, hanno provocato la morte di oltre un milione e mezzo di iracheni.
Gli Stati Uniti hanno occupano la Corea del Sud per più di 50 anni sotto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Oltre 4 milioni di coreani morirono nella guerra del 1950-53 disputata sotto la bandiera delle Nazioni Unite. Le forze ONU in Iugoslavia, Congo e Haiti sono state una coperta per l'intervento e l'occupazione europea e statunitense. Non sono mai state forza di pace o riconciliazione.
Nonostante l'enunciato della risoluzione ONU, alcuni funzionari del Dipartimento di stato USA hanno insistito per un interpretazione del testo che permetta alle truppe delle Nazioni Unite di muovere verso il Darfur, anche senza l'accordo del Sudan. Ma il corpo diplomatico ritiene improbabile che gli altri paesi offrano truppe per una missione a cui il governo sudanese si oppone. Il Sudan ha promesso di attaccare qualsiasi forza entri nel paese senza invito. (French Press Agency [AFP], 1 sett.)
Tutti gli stati membri dell'ONU sanno che il Pentagono ha la capacità di sbarcare le sue forze ovunque sul pianeta; sanno che con la loro dirompente potenza di fuoco e le loro tattiche possono occupare una nazione. Ma il mondo intero sa anche che in Iraq, in Afghanistan ed ora in Libano, la determinata resistenza di base non può essere piegata così facilmente.
Il Sudan è il più grande paese dell'Africa - grande come l'Europa Occidentale. La regione occidentale del Darfur è più grande dell'Iraq. Se 150.000 militari USA non possono soggiogare l'Iraq, 20.000 caschi blu in Darfur dovrebbero fronteggiare una sostenuta opposizione in una regione nota per il suo radicato sentimento anti-coloniale.
Il Vicepresidente sudanese Ali Osman Taha ha promesso che il suo paese sosterrà l'opposizione ad un contingente ONU in Darfur ed ha indicato in Hezbollah un modello di resistenza. "Abbiamo opzioni e piani per controbattere l'intervento internazionale", ha detto. (AFP, 1 sett.)
La campagna "Salviamo il Darfur"
La campagna internazionale di pressione sul Sudan ha fra i suoi finanziatori le più importanti forze politiche che hanno sostenuto l'invasione statunitense in Iraq.
Una manifestazione molto ben finanziata per "Salvare il Darfur" è stata organizzata per il 17 settembre in Central Park di New York, con lo scopo di richiedere l'invio di forze ONU in Sudan. Interverranno celebrità, gruppi musicali di grido i maggiori statisti statunitensi, sia Repubblicani che Democratici.
Il raduno è un consapevole tentativo di dividere il movimento contro la guerra USA in Iraq, di demonizzare ulteriormente il mondo arabo e musulmano, e tentare di vendere una nuova guerra come un'azione umanitaria.
Tra i gruppi in sostegno dei profughi del Darfur alcuni sono rimasti in silenzio e altri hanno sostenuto apertamente il bombardamento israeliano nel Libano, che ha creato oltre un milione di rifugiati. Erano fra i fautori più convinti dell'invasione e dell'occupazione USA dell'Iraq. Il Presidente George W. Bush ha incontrato gli organizzatori della campagna "Salviamo il Darfur" alla Casa Bianca ed ha lodato i loro sforzi.
Anche se "Salviamo il Darfur" conta molte organizzazioni sia religiose che di tutela dei diritti civili, la campagna è soprattutto un'iniziativa delle più radicali organizzazioni della destra evangelica cristiana e sionista.
Il Jerusalem Post del 27 aprile, in un articolo intitolato "Gli ebrei USA progettano una manifestazione per il Darfur", viene descritto il preminente ruolo delle organizzazioni sioniste in un raduno simile a "Salviamo il Darfur" svoltosi a Washington, D.C., il 30 aprile.
L'Associazione Nazionale Evangelica, l'Alleanza Evangelica e altri gruppi religiosi, fermi elettori di Bush, sono le altre maggiori forze "mobilitate" per il Darfur.
Il primo a parlare di genocidio in Darfur è stato il Gen. Colin Powell nel 2004, quando era Segretario di Stato. Il Sudan era in cima alla lista per un "cambio di regime" sia durante l'amministrazione Clinton, che durante le amministrazioni Bush.
Nonostante i grossolani sforzi dei media di semplificare e ridurre il conflitto ad una lotta tra gli arabi "Janjaweed" invasori contro il popolo africano, è importante sapere che tutti i gruppi contendenti sono africani, tutti sono indigeno o locali, e tutti sono musulmani sunniti. L'arabo è la lingua comune, insieme ad un centinaio di dialetti locali. La popolazione sudanese è quella etnicamente più variegata al mondo: oltre 400 gruppi etnici con la loro propria lingua o dialetto.
Una carestia sta infuriando nell'area a causa delle siccità che nell'ultimo decennio hanno colpito l'Africa settentrionale. La lotta per gli scarsi approvvigionamenti di acqua contrappone per la sussistenza i contadini contro gli allevatori nomadi.
C'è un argomento che tutte le forze che dichiarano preoccupazione per il popolo sudanese non accennano mai: il ruolo dell'imperialismo nel tenere il Sudan povero e sottosviluppato. Il Sudan ha risorse enormi e una gran disponibilità di minerali. La politica di Washington verso il Sudan consiste nel fomentare scontri nazionali e regionali, antagonismi nel sud e all'ovest, cosicché le multinazionali americane possano tener sotto controllo lo sviluppo delle industrie del petrolio, dell'oro, dell'uranio e i depositi di rame che potrebbero rendere il Sudan prospero.
Il governo USA si è assicurato una risoluzione dell'ONU nel suo ultimo tentativo di intimorire il Sudan. Ma il vero problema è che l'impero statunitense è troppo esteso ed incapace di vincere tutte le guerre che ha provocato al fine di dominare il pianeta.
L'utilizzo da parte di Bush del bigotto neologismo "islamo-fascismo", nonchè la sua dichiarazione di Guerra senza fine (la III mondiale) contro i paesi che lottano per difendere la loro sovranità ha incontrato resistenza dall'Iraq, all'Afghanistan, al Libano. Le nuove minacce contro la Siria, l'Iran, la Somalia ed il Sudan indurranno le nazioni a pensarci due volte prima di inviare i loro uomini a combattere per la dominazione statunitense.
This article is copyright under a Creative Commons License.
More (in francese): http://www.michelcollon.info
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del CCDP