Il Partito Comunista Sudanese sui massacri perpetrati dalle Forze di Supporto Rapido a Bara e El Fasher
Partito Comunista Sudanese | solidnet.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
30/10/2025
Dichiarazione dell'Ufficio politico del Partito Comunista Sudanese sui massacri perpetrati dalle Forze di Supporto Rapido a Bara e El Fasher
Il nostro partito si oppone con chiarezza e determinazione agli orribili massacri perpetrati contro i civili nelle città di El Fasher e Bara, così come in altre zone del Kordofan e del Darfur; una posizione che non ammette ambiguità né giustificazioni.
Le Forze di Supporto Rapido continuano a perpetrare violenze sistematiche contro civili disarmati: esecuzioni sul posto, arresti arbitrari, saccheggi e distruzione di proprietà, sfollamenti di massa costringendo i residenti a fuggire... e altro ancora, come documentato e confermato dai rapporti delle Nazioni Unite, delle organizzazioni per i diritti umani e dai media.
Questa violenza sistematica e infernale è il risultato di tutte le guerre che il nostro Paese ha subito, caratterizzate dalla barbarie e dall'incapacità di assicurare i responsabili alla giustizia. L'impunità non è mai stata un'eccezione, quanto piuttosto una tra le ragioni principali del ripetersi di questi crimini. La continua mancanza di responsabilità ha ricreato un ambiente che consente il ripresentarsi dei crimini di guerra e del genocidio contro le popolazioni delle città e dei villaggi non appena le forze del regime si ritirano, come si è visto a Bara e El Fasher.
Quello a cui assistiamo oggi è il proseguimento di una politica radicata sin dai primi massacri nel Darfur. Pertanto, per affrontare questi crimini è necessario che tutti coloro che hanno impartito ed eseguito gli ordini siano immediatamente e fermamente chiamati a rispondere delle loro azioni.
Sottolineiamo inoltre che l'incapacità di proteggere i civili disarmati e il ritiro dell'esercito dalla città di El Fasher, rimasta fedele per mesi di fronte alla milizia Janjaweed, costituiscono un atto irresponsabile da condannare. Il compito primario e più importante dell'esercito è quello di proteggere i cittadini e la patria, non di proteggere se stesso.
Noi, nel Partito Comunista Sudanese, affermiamo sempre che ciò che sta accadendo non è solo una lotta militare per il potere, ma rappresenta piuttosto una complessa scena del conflitto tra le ali parassitarie del capitalismo all'interno del Paese per il potere e le risorse. Queste forze hanno accumulato ricchezza e privilegi attraverso la corruzione e lo sfruttamento del potere finalizzato al saccheggio delle risorse, utilizzando il conflitto armato e il terrorismo per rafforzare il loro dominio.
La guerra è, allo stesso tempo, un piano regionale/internazionale/imperialista volto a indebolire lo Stato sudanese e a creare le condizioni per la disintegrazione e la divisione, al fine di esaurire le capacità del popolo, la ricchezza del Paese e violare la sovranità nazionale. Questa dimensione politica ed economica (locale, regionale e internazionale) del conflitto impone alla comunità internazionale una doppia responsabilità: intervenire immediatamente per fermare questa guerra e questi massacri.
Noi del Partito Comunista Sudanese invitiamo i popoli del mondo e le loro organizzazioni democratiche, in primo luogo i partiti comunisti e dei lavoratori, nonché le organizzazioni per i diritti umani e la coscienza del mondo intero, alla solidarietà internazionale con il popolo sudanese che sta soffrendo da solo e con fermezza di fronte a una guerra brutale che entra nel suo terzo anno senza una prospettiva di risoluzione o di fine... Ci appelliamo ai movimenti popolari in tutto il mondo nelle piazza, sui giornali, social media o altri mezzi perchè operino per la cessazione immediata della guerra in Sudan e la solidarietà con il nostro popolo.
Chiediamo inoltre di trasformare le "dichiarazioni soft" e gli appelli formali in misure concrete per proteggere i civili, aprire corridoi umanitari per la popolazione, fornire aiuti e condurre indagini neutre e indipendenti su tutti i crimini di guerra nel nostro Paese. Le critiche e le condanne espresse dalle istituzioni internazionali e dei diritti umani devono essere seguite da azioni concrete: l'imposizione di sanzioni politiche, economiche e diplomatiche ai responsabili delle violazioni, il divieto di esportazione di armi e di supporto logistico ai criminali e il deferimento dei crimini a meccanismi giudiziari internazionali e locali indipendenti.
Chiediamo inoltre:
1. Un cessate il fuoco immediato, la dichiarazione di una tregua umanitaria e la completa apertura di corridoi umanitari verso El Fasher e altre zone del Darfur, Bara e tutto il Kordofan settentrionale e meridionale, garantendo la protezione dei convogli umanitari.
2. Un'indagine internazionale rapida, indipendente e trasparente sui crimini di guerra e l'assunzione di responsabilità da parte di tutti coloro che hanno commesso, ordinato o contribuito a questi crimini.
3. Un'azione urgente da parte dei popoli del mondo, delle forze democratiche e delle organizzazioni per i diritti umani per esercitare pressioni sugli Stati e sugli organismi internazionali affinché cessino qualsiasi sostegno o complicità politica o militare con le parti responsabili delle violazioni.
Allo stesso tempo, invitiamo l'avanguardia del nostro popolo, le forze di mobilitazione di massa e le forze democratiche a unire le loro fila, intensificare la lotta pacifica di massa e sviluppare iniziative politiche volte a fermare la guerra, strappare il potere ai governi de facto di Port Sudan e Nyala e tornare sulla via della rivoluzione per costruire uno Stato civile democratico che salvaguardi i diritti umani e realizzi la giustizia sociale.
- Non permetteremo che le testimonianze delle vittime vengano sepolte in dichiarazioni che esprimono solo simpatia senza alcun seguito. Il sangue grida giustizia, esigendo protezione reale e responsabilità.
- Fermate le uccisioni. Aprite i corridoi per gli aiuti. Assicurate i responsabili alla giustizia.
- Giustizia per le vittime - e libertà e pace per il popolo del Sudan.
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