www.resistenze.org - popoli resistenti - spagna - 17-03-04

Il voto di Izquierda Unida


Vale la pena riprendere alcune valutazioni riportate questa mattina su Liberazione: in un contesto segnato da una prepotente crescita della percentuale dei votanti (+8% rispetto al 2000), “il voto di IU ha registrato una leggera flessione (dal 5,45% al 4,96%), che però è più ampia se si considera anche lo 0,51% che aveva conseguito nelle precedenti elezioni Iniziativa per Catalogna, che si è presentata insieme ad IU in questa tornata elettorale”, evidenziando, anche e soprattutto nel numero degli eletti, “una crisi politica che riporta questa formazione ad un dato simile alla sconfitta del Partito comunista di Spagna nel 1982 (quando furono eletti solo quattro deputati) e che diede il via proprio alla trasformazione nella coalizione della Sinistra Unita”.

In realtà, analizzando a fondo i dati elettorali, emerge una situazione ancora più drammatica e preoccupante, anche e soprattutto rispetto al futuro dell’esperienza stessa di IU, con possibili ripercussioni rispetto all’annunciato e già fragile progetto di Partito della Sinistra Europea, del quale IU è uno dei “soci fondatori”. Alcune note:

a) Sul piano nazionale, IU ha costruito un accordo elettorale con una sorta di coalizione catalana, costituita da Iniziativa per Catalogna – Verdi (ICV) e da Sinistra Unita ed Alternativa (EUiA). La prima si è presentata da sola alle precedenti elezioni politiche, ottenendo 119.290 voti (3,54%) ed un deputato, mentre la seconda costituisce una sorta di IU catalana, anche se rispetto a questa mantiene una piena e totale autonomia (è un partito vero e proprio e non un’articolazione regionale di IU). Nel 2000, EUiA ha ottenuto 75.091 voti, pari al 2,23%. Per questo dal numero dei voti ottenuto da IU (1.269.532, pari al 4,96%, contro 1.263.043 del 2000, pari al 5,45%) andrebbero sottratti  i 233.670 ottenuti dalla coalizione catalana, come effettivamente indicato da Liberazione, accentuando inesorabilmente il calo di IU;

b) sul piano dell’orientamento politico, ICV è collocabile tra IU ed il PSOE. Nel resto della Spagna, tendenze assimilabili ad ICV erano presenti nel corso degli anni ’90 in IU ma, dopo esserne uscite su posizioni moderate, sono confluite nell’area di riferimento del PSOE;

c) rispetto alle precedenti elezioni, ICV ed EUiA insieme ottengono 233.670 voti, pari al 6,52%, riuscendo ad eleggere 2 deputati (1 in più rispetto al 2000) ed avanzando sul piano del consenso elettorale, aggravando così il risultato negativo di IU;

d) sul piano politico più generale, l’elettorato spagnolo, anche di sinistra, pare aver premiato i sostenitori di una soluzione equilibrata e negoziata del rapporto tra centro ed autonomie regionali. Basti verificare, ad esempio, la prepotente avanzata della Sinistra Repubblicana Catalana (ERC), che passa da 1 ad 8 deputati (nonostante la campagna lanciata dal governo e dallo stesso PSOE contro questo partito, accusato di cedimento rispetto ad una linea di fermezza contro il terrorismo, dopo che il leader dell’ERC aveva incontrato in segreto un esponente dell’ETA per tentare di individuare una soluzione della questione delle autonomie regionali spagnole sul modello irlandese);

e) nel parlamento uscente, IU poteva contare su 8 deputati, mentre ICV, presentatasi sola alle elezioni, aveva eletto 1 deputato. Alle elezioni di domenica scorsa, IU ha eletto 3 deputati (2 a Madrid ed 1 a Valencia), mentre la coalizione catalana (ICV ed EuiA) ha eletto due deputati a Barcellona. Da questo punto di vista, IU passa da 8 a 3 deputati (e non da 9 a 5 come su Liberazione);

f) IU, rispetto al 2000, ha perduto 1 deputato a Madrid (dove è passata dal 9,12 al 6,31%, perdendo più di 63.000 voti nonostante la maggiore affluenza alle urne), 1 nelle Asturias (dal 10,26 all’8,53%) e ben 3 su 3 in Andalusia, una sorta di “roccaforte rossa” (Cordoba, Siviglia –dove si è verificato un calo dall’8,28 al 6,68%- e Malaga);
g) Dei tre eletti di IU, uno è il presidente, Llamazares, il secondo è uno dei massimi dirigenti del PCE a Madrid, Angel Perez, la terza una candidata indipendente di orientamento eco-pacifista.

Di fronte a questi risultati, Llamazares ha rimesso il mandato e la discussione si preannuncia incandescente, sia dentro IU sia nel PCE. Riguardo il futuro dei comunisti, se non si determina una rapida inversione di tendenza, siamo, purtroppo, al “chi l’ha visto?”. E’ possibile che la riflessione arrivi a riguardare le radici stesse dell’esperienza di IU, passata in soli 8 anni da 2.639.744 voti (10,54%) e 21 deputati ai magri risultati di oggi, segno evidente di una crisi politica più complessiva, con un ulteriore e forse non trascurabile elemento di tensione: i rapporti con il nuovo governo del PSOE di Zapatero. Siamo tutti contenti per la sconfitta del bugiardo e liberista Aznar, ma attenzione a non prendere lucciole per lanterne a proposito di Zapatero, la cui strategia complessiva  non è poi così dissimile da quella di Fassino e D’Alema ed ha poco a che vedere con quelle che siamo soliti definire posizioni di “sinistra alternativa”.

Marcello Graziosi