Il voto di Izquierda Unida
Vale la pena riprendere alcune valutazioni riportate questa mattina su Liberazione: in un contesto segnato
da una prepotente crescita della percentuale dei votanti (+8% rispetto al
2000), “il voto di IU ha registrato
una leggera flessione (dal 5,45% al 4,96%), che però è più ampia se si
considera anche lo 0,51% che aveva conseguito nelle precedenti elezioni
Iniziativa per Catalogna, che si è presentata insieme ad IU in questa tornata
elettorale”, evidenziando, anche e soprattutto nel numero degli eletti,
“una crisi politica che riporta questa
formazione ad un dato simile alla sconfitta del Partito comunista di Spagna nel
1982 (quando furono eletti solo quattro deputati) e che diede il via proprio
alla trasformazione nella coalizione della Sinistra Unita”.
In realtà, analizzando a fondo i dati elettorali, emerge una situazione ancora
più drammatica e preoccupante, anche e soprattutto rispetto al futuro
dell’esperienza stessa di IU, con possibili ripercussioni rispetto
all’annunciato e già fragile progetto di Partito della Sinistra Europea, del
quale IU è uno dei “soci fondatori”. Alcune note:
a) Sul piano nazionale, IU ha costruito un accordo elettorale con una sorta di
coalizione catalana, costituita da Iniziativa per Catalogna – Verdi (ICV) e da
Sinistra Unita ed Alternativa (EUiA). La prima si è presentata da sola alle
precedenti elezioni politiche, ottenendo 119.290 voti (3,54%) ed un deputato,
mentre la seconda costituisce una sorta di IU catalana, anche se rispetto a
questa mantiene una piena e totale autonomia (è un partito vero e proprio e non
un’articolazione regionale di IU). Nel 2000, EUiA ha ottenuto 75.091 voti, pari
al 2,23%. Per questo dal numero dei voti ottenuto da IU (1.269.532, pari al
4,96%, contro 1.263.043 del 2000, pari al 5,45%) andrebbero sottratti i 233.670 ottenuti dalla coalizione
catalana, come effettivamente indicato da Liberazione, accentuando inesorabilmente il calo di IU;
b) sul piano dell’orientamento politico, ICV è collocabile tra IU ed il PSOE. Nel
resto della Spagna, tendenze assimilabili ad ICV erano presenti nel corso degli
anni ’90 in IU ma, dopo esserne uscite su posizioni moderate, sono confluite
nell’area di riferimento del PSOE;
c) rispetto alle precedenti elezioni, ICV ed EUiA insieme ottengono 233.670
voti, pari al 6,52%, riuscendo ad eleggere 2 deputati (1 in più rispetto al
2000) ed avanzando sul piano del consenso elettorale, aggravando così il
risultato negativo di IU;
d) sul piano politico più generale, l’elettorato spagnolo, anche di sinistra,
pare aver premiato i sostenitori di una soluzione equilibrata e negoziata del
rapporto tra centro ed autonomie regionali. Basti verificare, ad esempio, la
prepotente avanzata della Sinistra Repubblicana Catalana (ERC), che passa da 1
ad 8 deputati (nonostante la campagna lanciata dal governo e dallo stesso PSOE
contro questo partito, accusato di cedimento rispetto ad una linea di fermezza
contro il terrorismo, dopo che il leader dell’ERC aveva incontrato in segreto
un esponente dell’ETA per tentare di individuare una soluzione della questione
delle autonomie regionali spagnole sul modello irlandese);
e) nel parlamento uscente, IU poteva contare su 8 deputati, mentre ICV,
presentatasi sola alle elezioni, aveva eletto 1 deputato. Alle elezioni di
domenica scorsa, IU ha eletto 3 deputati (2 a Madrid ed 1 a Valencia), mentre
la coalizione catalana (ICV ed EuiA) ha eletto due deputati a Barcellona. Da questo punto di vista, IU passa da 8 a 3 deputati
(e non da 9 a 5 come su Liberazione);
f) IU, rispetto al 2000, ha perduto 1 deputato a Madrid (dove è passata dal
9,12 al 6,31%, perdendo più di 63.000 voti nonostante la maggiore affluenza
alle urne), 1 nelle Asturias (dal 10,26 all’8,53%) e ben 3 su 3 in Andalusia,
una sorta di “roccaforte rossa” (Cordoba, Siviglia –dove si è verificato un
calo dall’8,28 al 6,68%- e Malaga);
g) Dei tre eletti di IU, uno è il presidente, Llamazares, il secondo è uno dei
massimi dirigenti del PCE a Madrid, Angel Perez, la terza una candidata
indipendente di orientamento eco-pacifista.
Di fronte a questi risultati, Llamazares ha rimesso il mandato e la discussione
si preannuncia incandescente, sia dentro IU sia nel PCE. Riguardo il futuro dei
comunisti, se non si determina una rapida inversione di tendenza, siamo,
purtroppo, al “chi l’ha visto?”. E’ possibile che la riflessione arrivi a
riguardare le radici stesse dell’esperienza di IU, passata in soli 8 anni da
2.639.744 voti (10,54%) e 21 deputati ai magri risultati di oggi, segno
evidente di una crisi politica più complessiva, con un ulteriore e forse non
trascurabile elemento di tensione: i rapporti con il nuovo governo del PSOE di
Zapatero. Siamo tutti contenti per la sconfitta del bugiardo e liberista Aznar,
ma attenzione a non prendere lucciole per lanterne a proposito di Zapatero, la
cui strategia complessiva non è poi
così dissimile da quella di Fassino e D’Alema ed ha poco a che vedere con
quelle che siamo soliti definire posizioni di “sinistra alternativa”.
Marcello Graziosi