www.resistenze.org - popoli resistenti - spagna - 18-07-04

da http://www.rebelion.org/noticia.php?id=1811

Spagna - Ingegneria neoliberale (per principianti)


Higinio Polo - Rebelión 13-07-2004

In questi giorni di luglio si sta celebrando, a Madrid, il cosiddetto Campus FAES, che accoglie una serie di intellettuali liberisti abitualmente impegnati a diffondere dottrine. La FAES, com’è noto, è la fondazione del Partito Popolare che in Spagna da impulso al pensiero più conservatore. Ha relazioni con la Fondazione Konrad Adenauer tedesca, della CSU-CDU, con la Scuola di Studi Politici di Mosca, un'organizzazione finanziata dall'Unione Europea, per sostenere nella vecchia Unione Sovietica l'ideologia della democrazia capitalista, e con altre organizzazioni similari.

Allo stesso modo la FAES, che è molto preoccupata per la situazione in America Latina (soprattutto per Cuba, è chiaro, non per Colombia, Perù o Bolivia) e che insiste sull'importanza trascendentale del vincolo transatlantico (il modo con cui oggi denominano la subordinazione della maggioranza dei paesi europei a Washington), ha invitato alcuni eminenti intellettuali organici al capitalismo per divulgare il catechismo neoliberista.

Tra questi, l’altro giorno, nel Campus FAES, c’erano: Simón Serfaty (direttore del Programa Europa CSIS, degli Stati Uniti), James Elles (presidente di European Ideas Network) e William Kristol (editore del The Weekly Standard, figlio di un celebre agente della CIA, che fu in prima linea nella manipolazione e corruzione di intellettuali durante la guerra fredda, ed egli stesso ideologo dei settori neoconservatori che stanno dietro alle guerre ed alle avventure estere del governo Bush). Pur di coinvolgere personaggi, i funzionari della FAES portarono persino Ana Palacio, presidentessa di una “Commissione Mista per l'Unione Europea."
 
Ana Palacio, l'impagabile ministro degli Affari Esteri nell'ultimo governo di José María Aznar, sembrò riflettere su Convenzione, Conferenza Intergovernamentale e Costituzione Europea, giungendo alla conclusione che i cittadini mettono in relazione il concetto di Europa con la nuova Costituzione e non col mercato capitalista. Com'era logico, Palacio si dichiarò soddisfatta di questa Costituzione che definì, in generale, frutto delle veglie di José María Aznar e questo, senza dubbio, dovrebbe fare riflettere i dirigenti del PSOE che si mostrano tanto entusiasti di quel testo, tanto lesivo per la maggioranza dei lavoratori e della popolazione.

Nel suo intervento, come c’era da aspettarsi, Kristol ribadì che l’11 settembre si aprì una nuova tappa storica e, nel caso ai presenti fosse sorto qualche dubbio, proclamò, con superbia degna di miglior uditorio, che agli inizi del XXI secolo non esiste alcun modello alternativo a quello che gli Stati Uniti rappresentano nel mondo. Secondo le mie informazioni, l'evidente sproposito fu accettato con naturalezza da parte del pubblico. Poco avveduto, poco abile, Kristol, in flagrante contraddizione con le sue stesse parole, difese la tesi che l'Unione Europea deve impegnarsi attivamente nell'azione contro il terrorismo, abbandonando quello che definì il "modello multilateralista" difeso, secondo lui, da Francia e Germania.

Un altro degli intellettuali, dispensatore di dottrina neoliberista, fu Adam Michnik, che partecipò il 9 Luglio ad un dibattito nel campus. Adam Michnik, editore di Gazeta Wyborcza, il principale quotidiano polacco, sentenziò che i paesi come la Polonia, "segnati dalla dittatura comunista", vedono nell’Occidente il "simbolo della tolleranza e dell'antitotalitarismo". Abile ed imbroglione, maneggione di argomenti falsi, Michnik, anche se sta ben attento a non sembrare eccessivamente filo-nordamericano, camminò sui carboni ardenti di fronte alle evidenti atrocità e guerre che Washington, per lui sinonimo di "occidente", ha commesso negli ultimi decenni, dal Vietnam fino a Panama, dall'Afghanistan al Nicaragua, dalla Yugoslavia a Grenada, dal Guatemala all'Iraq, per fare solo alcuni esempi.

Michnik non fece neppure riferimento alla speciale circostanza che conferisce agli Stati Uniti il primato assoluto nell'albo d'oro mondiale delle invasioni militari di altri paesi. Michnik criticò quella che denominò la "fobia antiamericana" che, secondo lui, ha reso la sinistra europea più vicina a Stalin, Fidel Castro, o Saddam Hussein (!) piuttosto che ai presidenti eletti attraverso le urne, come Clinton o Bush. Nella sua truffaldina e selettiva memoria storica, oltre a commettere l'evidente sproposito di paragonare Castro a Saddam Hussein, Michnik ignorava che la maggioranza dei presidenti nordamericani hanno commesso crimini di guerra nell'ultimo mezzo secolo, come passava sotto silenzio i nomi dei più sanguinari dittatori - da Mobutu a Videla, da Suharto a Papá Doc, da Marcos a Franco, da Pinochet a Trujillo, passando per lo stesso Saddam Hussein - che, come risaputo, furono appoggiati da Washington per giungere al potere ed aiutati in seguito a mantenere sanguinarie dittature nei loro paesi.

Di modo che, trattando il pubblico al campus della FAES come una scolaresca senza buon senso, Michnik tracciò così un quadro angelico della democrazia capitalistica, piena di presidenti eletti, come Clinton (benché evitasse di fare riferimento alla sua responsabilità nell’embargo all'Iraq nella decade degli anni novanta, che causò più di un milione di morti), o come Bush (che ha già invaso due paesi, al margine di ogni legalità internazionale, e che è diretto responsabile della morte di decine di migliaia di persone), democrazia che contrasta, per lui, con la sinistra europea, che continua a non impegnarsi nella causa della libertà. Democrazia capitalista che, secondo il criterio del giornalista polacco, non ha nulla a che vedere con la mancanza di libertà e la povertà di buona parte dei paesi del pianeta.

Michnik non fece rimproveri all'infame guerra ed invasione dell'Iraq, né riferimenti alle migliaia di vittime, né ricordò come organismi umanitari - da quelli dipendenti dalla stessa ONU  fino ad Amnesty International – abbiano condannato i massacri di cittadini, le torture, il bombardamento di popolazioni civili irachene o afgane. La sfacciataggine e la disonestà intellettuale di Adam Michnik sono già leggendarie, ma gli stessi uditori del Partito Popolare, che assistevano alla sua conferenza, dovrebbero essere coscienti del fatto che il giornalista polacco insultava la loro intelligenza attraverso quella stravagante e falsa analisi storica, più consona a limitati propagandisti del capitalismo piuttosto che ad intellettuali che si pretendono rigorosi. Sicuramente non era nelle sue intenzioni, ma così, trattava gli uditori della sua conferenza come se fossero dei ritardati.

Gli intellettuali forzati, che si riuniscono in questi giorni a Madrid, nei saloni del Partito Popolare (ben pagati, sebbene ritengano che le loro insonnie meritino di più), proseguono impegnati nella crociata propagandistica. Questa sostiene l’indifendibile tesi della bontà del mercato e dei supposti vantaggi della globalizzazione liberista, benché queste siano smentite ogni giorno dalla realtà del mondo. Girandosi dall’altra parte quando sorgono esplosioni di disperazione sociale ed occupati ad abbellire il sistema capitalista - riscuotendo per le loro importanti minute, come è logico - gli intellettuali, convenuti nel campus della FAES, davano prova di un repertorio completo di quell'ingegneria neoliberista, per principianti, che sta distruggendo il mondo.

traduzione dallo spagnolo del Ccdp