www.resistenze.org - popoli resistenti - spagna - 07-11-06
fonte:www.solidnet.org , 9 ottobre 2006
La questione basca - La posizione del PCPE
Documento del Comitato Esecutivo del Partito Comunista dei Popoli di Spagna
La lotta del popolo basco è la lotta di tutti i popoli e di tutte le nazioni dello stato spagnolo.
La classe operaia basca deve uscire vittoriosa dall’attuale processo di trattative.
Il PCPE ha sempre sostenuto che il conflitto basco troverà una soluzione solo attraverso un processo di negoziato politico, con la partecipazione di tutti i suoi protagonisti.
Per questo l’inizio, pubblico, del processo di negoziato politico in Euzkadi – a partire dalla dichiarazione di una tregua permanente da parte dell’ETA – è stato considerato dalla nostra organizzazione come un fatto positivo.
Lo stato spagnolo – in quanto stato plurinazionale – si è confrontato storicamente con la sfida democratica a dare attuazione ad un processo politico di autodeterminazione, che faccia in modo che finalmente la formazione statale spagnola rappresenti il risultato dell’unione volontaria di popoli liberi e sovrani. Vale a dire dei popoli che lo decidano.
E’ necessario far constatare che il processo di negoziato, oggi aperto in Euzkadi, non è il risultato della volontà dello stato e del suo governo, ma il prodotto della lotta eroica e della mobilitazione del popolo basco per la conquista dei propri diritti nazionali. Questa grande lotta è stata piena di sacrifici, quale risultato della brutale repressione attuata dai poteri dello stato, che comprende numerose violazioni dei diritti individuali e collettivi, tra cui non sono mancati l’assassinio e la pratica della tortura.
Questa violenza dello stato ha ottenuto una risposta corrispondente nella violenza del popolo organizzato; violenza che a volte ha assunto una valenza rivoluzionaria e che, in altre occasioni, non è stata tale. Il PCPE si esprime da tempo, rivendicando la necessità di superare questa fase della lotta con l’iniziativa politica. Tra l’altro, perché i poteri dello stato centralista, e i governi di turno, hanno gestito questa situazione a proprio beneficio – presentandosi come vittime e non come responsabili di essa – e la hanno utilizzata come strumento, ottenendone, di fronte ad una buona parte della base sociale, la legittimazione delle pratiche più aggressive.
Con la ferma volontà del popolo la sinistra abertzale ha potuto resistere di fronte alla grande operazione politica della transizione, e a superarla senza risultare distrutta da tale processo, al contrario di quanto è successo ad altre forze di sinistra in ambito statale; le quali, assimilando la strategia e gli interessi dei poteri dello stato, si sono trasformate in uno dei suoi pilastri, legittimando – dalla cosiddetta sinistra – la politica nei confronti di Euskal Herria, ripetendo lo stesso ritornello “antiterrorista” e accettando la brutale repressione praticata per tanti anni contro questo popolo.
Una volta riconosciuto pubblicamente il processo di negoziato da parte del governo Zapatero – e degli altri attori politici baschi e statali – ci muoviamo in uno scenario di scontro tra le differenti posizioni, che corrispondono agli interessi delle classi sociali che si confrontano.
L’obiettivo del governo Zapatero non è altro che quello di spaccare la sinistra abertzale, ottenere la sua integrazione nelle istituzioni come forza “assimilabile”, e porre così fine al periodo di lotta e di resistenza del movimento nazional-popolare, che si è manifestato per più di trent’anni. In definitiva, risolvere ciò che è rimasto in sospeso durante la transizione, per – ora, con questo processo –stabilizzare il dominio borghese in tutto lo stato.
In nessun momento il governo è disposto – né esiste la volontà politica per questo – ad aprire un processo di autodeterminazione che riconosca al popolo basco il diritto a decidere in termini reali.
Sotto questo aspetto, Zapatero rappresenta la posizione dell’oligarchia spagnola, che storicamente ha sempre negato qualsiasi processo di autodeterminazione nello stato, e che al massimo ha realizzato concessioni in relazione al cosiddetto “stato delle autonomie”, quale strategia per cercare di contenere qualsiasi processo di costruzione nazionale che sfugga al controllo. L’attuale processo di riforme degli statuti di autonomia, che stanno passando al Parlamento spagnolo, ha come obiettivo finale quello di chiudere il dibattito su tale questione per un nuovo periodo di tempo.
Il negoziato – come attualmente si va sviluppando -, dove la sinistra dello stato è assente e non esiste una mobilitazione di solidarietà con il popolo basco in lotta per i suoi diritti nazionali, è favorevole alla strategia del governo.
Restringere la lotta per i diritti nazionali alla sola Euzkadi è un modo per indebolire questa causa, ed è parte di una strategia per sconfiggerla.
Occorre riconoscere che, in parte, questa situazione è il prodotto del diverso sviluppo delle forze di sinistra in Euzkadi e nel resto dello stato. La sinistra abertzale ha diritto di ritenere di non avere nulla da aspettarsi dalla sinistra statale nella sua lotta nazionale. Ma allo stesso tempo, la sinistra abertzale non deve dimenticare l’importanza che il sostegno della sinistra statale, in alcune fasi, ha avuto nel determinare i suoi successi.
Oggi la strategia del governo Zapatero, unita alla mancanza di volontà della sinistra abertzale di partecipare ad alcuna iniziativa politica con la sinistra statale, si sta trasformando in uno dei punti deboli della sinistra basca nel processo negoziale.
La classe operaia basca si gioca molto in questo processo. Non è uno scenario nuovo quello dell’accordo della borghesia basca con l’oligarchia spagnola, per continuare a spartirsi il potere e a garantire così il dominio sulla classe operaia, e la continuità e la stabilità della formazione capitalista, tanto spagnola quanto basca. La vittima di questa strategia di accordo è sempre la classe operaia.
L’ipotesi che l’attuale processo negoziale abbia fine con l’autodeterminazione del popolo basco non si poggia su elementi politici consistenti che l’avvalorino. Né gli attuali rapporti di forza, né l’assenza di un processo di forti cambiamenti socio-politici, indicano una situazione favorevole al raggiungimento di questo obiettivo nel medio periodo.
Oggi è necessario mobilitare tutte le risorse perché il processo in corso possa saldarsi con un’avanzata delle posizioni della classe operaia, con la risoluzione della situazione dei prigionieri e con un’accumulazione di forze che permetta, nelle migliori condizioni, di conquistare il diritto all’autodeterminazione.
Arrivare al libero esercizio del diritto di autodeterminazione – obiettivo irrinunciabile per il PCPE – sarà il frutto di un processo statale di ampia mobilitazione sociale e politica, in cui un emergente blocco di sinistra – dotato di un dettagliato programma politico di trasformazioni radicali -, sia capace di imporre una fase costituente in cui, in modo democratico, si decida, non solo sulla forma dello stato, ma anche sui suoi protagonisti.
In questa situazione la classe operaia basca e l’insieme degli strati popolari – con gli altri popoli dello stato – potrà scegliere tra il cammino dell’indipendenza o la partecipazione al nuovo progetto di stato – prodotto del processo costituente -, una repubblica di carattere confederale e socialista. Così l’autodeterminazione vedrà aprirsi la strada dell’emancipazione.
L’ipotetica scelta tra la Spagna monarchica dell’oligarchia e l’indipendenza non apre la strada dell’emancipazione alla classe operaia basca, ma, in ogni caso, la strada verso un differente tipo di oppressione.
Per questo, la sfida che hanno di fronte oggi le organizzazioni rivoluzionarie è quella di battersi per un’alternativa unitaria, che acquisisca una posizione di forza nell’attuale processo negoziale, per conseguire un’avanzata della classe operaia basca e dei settori popolari e che –come risultato - formi parte del processo di accumulazione di forze che dia impulso al processo costituente che apra la strada al superamento dello stato monarchico-borghese, frutto della transizione e del tradimento di coloro che vi hanno partecipato.
Per l’avanzata della classe operaia in Euzkadi
Per il diritto di autodeterminazione
Per la Repubblica di carattere confederale
Comitato Esecutivo del PCPE, Settembre 2006
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare